Thread definitivo sul caso Roggero, a smentita delle baggianate che giornalisti e politici stanno ripetendo in queste ore. 🧵1/2
#MarioRoggero non è stato condannato perché “in Italia non ci si può difendere”. È stato condannato definitivamente a 14 anni e 9 mesi per due omicidi volontari, un tentato omicidio e il porto dell’arma fuori dalla gioielleria, perché ha inseguito tre rapinatori che stavano fuggendo e ha sparato contro di loro sulla pubblica via. La pena base per il primo omicidio è stata fissata nel minimo, 21 anni, poi ridotta a 10 anni e 6 mesi grazie a due attenuanti: provocazione e attenuanti generiche, queste ultime concesse in misura prossima al massimo. L’appello ha ulteriormente ridotto gli aumenti per il secondo omicidio, il ferimento del terzo rapinatore e il porto dell’arma, facendo scendere la pena da 17 anni a 14 anni e 9 mesi. Si può ritenerla ancora severa. Non si può raccontare che i giudici abbiano ignorato la rapina e il trauma.
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La sua condizione psicologica è stata esaminata con una perizia psichiatrica disposta dal giudice, dopo valutazioni discordanti dei consulenti. Il perito incontrò Roggero più volte, utilizzò test psicodiagnostici e considerò il disturbo post-traumatico legato alla violenta rapina subita nel 2015. La conclusione non fu che stesse benissimo, ma che il disturbo non avesse abolito né grandemente scemato la capacità di intendere e di volere. Secondo i giudici agì lucidamente, con condotte orientate a uno scopo e mantenendo il controllo delle proprie azioni. Il trauma può spiegare una reazione; non basta, da solo, a eliminarne l’imputabilità.
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Anche la versione raccontata da #Roggero è stata verificata, non liquidata. Sosteneva di essere uscito per cercare la moglie e che un rapinatore gli avesse puntato contro la pistola, risultata poi giocattolo. I filmati mostrano invece che, prima di uscire, Roggero si scontrò fisicamente con la moglie e la spostò per raggiungere l’uscita. Tre secondi dopo la fuga dei rapinatori uscì armato, li raggiunse mentre salivano sull’auto e aprì il fuoco. Le immagini non mostrano alcun rapinatore che all’esterno gli punti l’arma. La balistica ha inoltre accertato colpi esplosi a distanza molto ravvicinata, alcuni intorno al metro o al metro e mezzo. Uno dei tre era già colpito e piegato; Roggero continuò a sparare e indirizzò l’arma anche verso l’abitacolo.
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La grazia, quindi, può essere chiesta soltanto per ciò che è: un provvedimento eccezionale di clemenza, eventualmente giustificato dall’età, dalle condizioni personali e dalla severità della pena. Non è una revisione della sentenza e non serve a proclamare che il condannato “aveva ragione”. È stata invece preceduta da ministri e leader politici che hanno parlato pubblicamente di “ingiustizia”, “grazia subito” e necessità di evitargli il carcere, mentre non risultava ancora depositata un’istanza. Soltanto dopo il richiamo del Quirinale la moglie ha presentato formalmente la domanda, questa volta chiedendo correttamente “clemenza e umanità”.
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La pressione politica sul Presidente della Repubblica è stata istituzionalmente scomposta. L’articolo 87 della Costituzione attribuisce la grazia al Capo dello Stato e la Corte costituzionale, con la sentenza n. 200 del 2006, ha chiarito che la decisione sostanziale è presidenziale e risponde a finalità umanitarie. Il ministro istruisce la pratica, acquisisce gli elementi e garantisce la regolarità del procedimento; non può annunciare politicamente il risultato né trasformare Mattarella nell’esecutore di una decisione della maggioranza.
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Nemmeno il diritto comparato salva questa propaganda. In Francia la difesa deve essere contemporanea all’aggressione, necessaria e proporzionata; per difendere soltanto un bene, la legge esclude espressamente l’omicidio volontario. In Germania occorre respingere un attacco “presente”; persino l’eccesso dovuto a paura o panico presuppone una situazione difensiva ancora esistente. In Spagna servono un’aggressione illegittima in corso e la necessità razionale del mezzo usato. Con la dinamica accertata dai giudici italiani, Roggero sarebbe stato processato e con ogni probabilità condannato anche lì.
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Anche il riferimento agli Stati Uniti viene usato in modo infantile. Le norme cambiano da Stato a Stato e alcune, soprattutto in Texas, consentono in casi circoscritti l’uso della forza letale per impedire la fuga immediata dopo una rapina. Ciò non significa avere una licenza per giustiziare una persona ormai inerme. La forza letale deve comunque collegarsi a una minaccia grave o alle condizioni tassative previste dalla legge. Persino per la polizia, la Corte Suprema ha stabilito che non si può sparare a un fuggitivo non pericoloso soltanto per impedirgli di scappare. Nel caso Roggero l’inseguimento potrebbe essere valutato diversamente in qualche Stato; i colpi ravvicinati contro chi era già ferito, piegato o non più minaccioso resterebbero il punto più gravemente incriminante.
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Umanamente si può capire che un uomo appena rapinato, segnato da un precedente trauma, perda il controllo. Giuridicamente, però, comprendere non significa assolvere.
Le conseguenze.
Le attenuanti servono precisamente a tradurre quella comprensione nella pena. La grazia può aggiungere clemenza. Nessuna delle due può riscrivere i filmati, la balistica e tre gradi di giudizio per trasformare un inseguimento armato in legittima difesa.
Se la politica ritiene che la legge vada cambiata lo dica apertamente e presenti una riforma. Ma smetta di raccontare ai cittadini che Mario Roggero è stato condannato per aver esercitato la legittima difesa. Questo, semplicemente, non è ciò che emerge dagli atti processuali.
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