The match at 6 p.m. Italian time is unfair. Here are my moves: 4-5-1 formation with Kvara as captain. An amazing fantasy season. Last GW I was knocked out of the top 1k but my overall performance this year has been incredible. #UCLFantasy
Ieri sera.
Ultima giornata della regular season del campionato spagnolo.
Il campionato migliore in Europa.
Un campionato dove anche squadre importanti come Gran Canaria e Saragozza possono giocarsi la salvezza.
Il Saragozza gioca in trasferta sul campo del Rio Breogan.
Mancano 4 secondi alla fine, Saragozza è sotto di tre.
Sugli spalti alcuni tifosi sono già in lacrime.
Due tiri liberi per Saragozza, Trae Bell-Haynes segna il primo.
Meno due.
Sbaglia volontariamente il secondo, la palla gli torna in mano.
Mancano due secondi, è raddoppiato.
Vede con la coda dell'occhio Spissu fuori dai tre punti.
Marco tira quasi senza guardare.
Canestro.
Vince Saragozza di uno. Gran Canaria perde a Valencia.
Saragozza è salvo, Gran Canaria retrocede.
Spissu chiude uno dei match più importanti della sua vita con 20 punti, 9 assist e 30 di valutazione.
È proprio in questo momento che l'indole italica, in particolar modo quella sarda, si fa largo nell'anima di Spissu.
Il petto non può far altro che denudarsi.
Inizia una corsa senza meta per il campo, alla velocità di Bolt.
Sbatte contro chiunque.
Sembra un autoscontro al quale è andato in crash il software.
Tutti gridano "Vamos", lui grida "Ejaaaaaaaaa" e poi qualcosa che finisce per "....roiaaaaaaaaaaaaa".
La bocca è spalancata.
Abbraccia gente a caso.
Qualche dirigente lo porta fuori dal campo.
La squadra ha festeggiato fino all'alba.
In questo momento però, alle 10:30 del mattino, nessuno ha più notizie di lui.
L'ultimo accesso sui social è di ieri pomeriggio.
A Saragozza, questa immagine, sarà il simbolo della salvezza.
Una gigantografia verrà messa all'ingresso del palasport.
Caro Marco, quando ti riprenderai, sappi che ci hai reso orgogliosi di essere italiani anche in terra iberica.
"repetita iuvant"
ITALIANI, I MIGLIORI.
Dell’Ing. Marco Pianigiani (ingegnere navale, La Spezia)
Sono in Norvegia, in fondo ad un fiordo del cazzo, privo di qualsiasi attrattiva naturalistica, se non fosse perché il termine villaggio è completamente diverso dalla nostra tradizione mediterranea e dalla nostra percezione semantica; un territorio di 1410 km quadrati con una popolazione di 1147 abitanti, come capirò in seguito, uguale ad altri mille, ovvero una impalpabile spolverata di case lontane una dalle altre.
Nella lunga notte invernale, queste case sono rintracciabili, ai bordi dell’unica strada che circumnaviga il fiordo, perché hanno delle abat-jour, delle luci, delle candele finte alle finestre prive di scuri, sempre accese notte e giorno.
Questo lontananza abitativa delle persone, è rappresentativa della densità dei sudditi del regno, più grande dell’Italia ma con soli cinque milioni di abitanti.
La prima caratteristica di questo popolo, che salta all’occhio dello straniero, è la presunzione di superiorità, evidente effetto della mancanza di abitudine alla convivenza che inevitabilmente porta al confronto con gli altri e ad una reale consapevolezza di sé come individui e come popolo.
I Norvegesi disprezzano gli Svedesi, figuriamoci gli Italiani, ma come sono finito in questo posto?
Lavoro in un grande gruppo cantieristico italiano e sono in una squadra che deve consegnare una nave rompighiaccio per ricerca oceanografica ad un armatore norvegese presso il cantiere che si trova in fondo a questo fiordo del cazzo.
E questo posto improvvisamente si è trasformato in un laboratorio antropologico, dove ho capito fino in fondo perché noi Italiani siamo amati individualmente ma odiati come popolo; guardo gli operai norvegesi sono esteticamente impeccabili, tuta mai scolorita, scarponi, casco, occhiali protettivi, cuffie antirumore, ma tecnicamente incapaci per fare un lavoro banale serve un quaderno di istruzioni.
Poiché con gli operai norvegesi non riuscivo a completare gli ultimi lavori per la consegna della nave, ho dovuto richiamare la mia squadra italiana che è formata da un gruppo di napoletani; una mattina si sono presentati in cantiere in otto; chi già con addosso gli abiti da lavoro, chi con un sacchetto del Conad con dentro una tuta che ha visto mille lavaggi; il loro capetto si chiama Maurizio, come dice lui “coming from Torre Annunziata”.
Lo guardo e gli chiedo: “Dove sono i cassoni degli attrezzi e del materiale?”
“Boss mi hai chiamato ieri l’altro sera, secondo te in 24 ore oltre a trovare un volo ed un albergo cosa posso fare di più?”
“Secondo te, con che cazzo lo facciamo il lavoro?”
“Sono le 8 del mattino, in portineria mi hanno detto di andare tutti insieme al corso della sicurezza di questi mammalucchi e poi mi organizzo”
sto per inveire tutti suoi avi quando mi dice: “Prima che tu cominci a gridare nel telefono aspetta mezzogiorno che ti do un ritorno”
“Se non mi arriva il ritorno sicuramente ti arriverà una flangia cieca DN300 in piena fronte”.
Arrivò mezzogiorno, e passò; mezzogiorno e mezzo, niente; all’una arriva Maurizio, prima che potessi offenderlo come sempre mi anticipò: “Già che c’ero sono andato a mangiare, poi ho trovato il magazzino del materiale, ho visto che c’è quasi tutto quello che mi serve e mi sono messo d’accordo con Alf”
“e chi è Alf?”
“Il magazziniere, è nu bravo guaglione”
“Ma Alf parla inglese?”
“No, ma quando mai! e poi io non parlo inglese”
“Chissà che cazzo avrà capito!”
“Ho trovato anche il magazzino degli attrezzi, è a disposizione di tutti, inoltre i polacchi mi prestano il banco, la saldatrice, il cannello, la piegatubi, e la torcia per il TIG”
“e le fasce di sollevamento?”
“Sono d’accordo con il gruista dopo le tre si ferma e mi fa gli imbarchi; domani sera ti chiudo il primo impianto”.
Maurizio non è mai stato in questo cantiere, non è mai stato in Norvegia, ma è laureato in sopravvivenza alla facoltà di Castellammare di Stabia, guardo lui e guardo i suoi uomini guizzare come delfini intorno ai norvegesi che sembrano un branco di acciughe stordite.
Ecco perché questo popolo è odiato, perché è più intelligente.
Non ci voleva molto a capire che bisognava dedicare tutta la prima pagina solo ad Alex che oltretutto era stato amico sincero e collaboratore della Gazzetta…
Green arrow and temporally in top 1k. The bet in the first match works. Now it is time to support Atleti.
I think a proper choice in GK spot: they will play each home match. #UCLFantasy
@joaquin_roth 75 for me. Different choices for the second match. I went back temporally in top 1k (Upamecano scored, no more words). Fingers crossed and enjoy the match.
State uccidendo la passione di tantissimi tifosi, state rovinando i sogni dei bambini, state facendo diventare il calcio SOLO uno strumento di potere politico (e altro). In pratica, state uccidendo il calcio voi, non la pirateria o i retropensieri.
[18/18]
Qui Marotta risponde con "[...]Non dico non ricordo, non trovo un collocamento con questo, ma non voglio addentrarmi[...]. Soprattutto "non trovo collocamento". Fa sembrare che nella sua memoria un ricordo ci sia, ma che non riesca/voglia collocarlo nella situazione.
[3/6]
#Rocchi#Inter Probabilmente a causa di qualche bug, ci hanno segnalato che sul nostro profilo questo thread sparisce non appena si carica la pagina. Quindi ricondividiamo solo per lasciarlo accessibile (sperando che non sparisca anche questo 🤣)