Si chiama Giulia Torrini, è la Presidente dell’associazione "Un Ponte Per” e ha appena denunciato in tribunale a Roma lo Stato italiano e la società Leonardo Spa per essersi resi complici del genocidio a Gaza vendendo e fornendo armi a Israele.
Lo ha fatto assieme ad Arci, Acli e le associazioni A buon diritto, Assopace Palestina e Pax Christi.
Nella denuncia c’è una richiesta precisa: “L’annullamento immediato di tutti i contratti con le imprese che forniscono armi a Israele”.
Torrini si è appellata alla legge 185 del 1990 che vieta di fornire armi a Paesi che violano il diritto internazionale, la Costituzione e l’articolo 51 della Carta delle Nazioni unite.
@manginobrioches I fasci stanno dove stanno perché si è smesso di appenderli. E perché si criminalizza la violenza di classe. La retorica della marcia pacifista è evidentemente fallimentare.
@fabcet Ma poi da quando questi li becchi da soli? Con casco slacciato? L'altro interviene dopo minuti...o tizio stava facendo machoman per i cazzi suoi a menar gente o comunque non stava seguendo le direttive...Chiunque abbia vissuto dei cortei sa che è una strana dinamica
E tra l'altro, chi era lì ha visto perfettamente come il gruppetto di poliziotti staccatosi per inseguire i manifestanti in fuga,abbiano lasciato indietro il collega, e abbiano aspettato prima di recuperarlo. Codardi e infami pure tra di loro? O occasione colta?
RIPORTO PER ESTESO LA TESTIMONIANZA OCULARE DI @ritarapisardi IN MERITO AL VIDEO DELL'AGENTE MALMENATO A TORINO.
ECCO COSA E' SUCCESSO:
Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del "poliziotto martellato", soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque.
La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione.
Fortuna vuole che quella scena l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.
Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni.
In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto.
A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.
Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un'asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello).
Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l'hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare". I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno.
Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov'è la nostra capacità di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato".
Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l'ultima volta l'emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce.
Ora al di là di tutto, questo volevo raccontare, solo perché ero lì, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiungerò altro, possiamo parlarne di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli, o nei commenti.
A Torino un ragazzo di 15 anni, la notte di Halloween, è stato adescato da tre coetanei (due ragazzi e una ragazza) che credeva essere amici: lo hanno sequestrato portandolo in una casa vuota, lo hanno privato del cellulare per non chiamare i genitori e, con la minaccia di un cacciavite costantemente puntato, lo hanno torturato fino alle 13 del giorno seguente commettendo anche degli abusi sessuali, forse filmando il tutto. I dettagli li risparmio.
Un applauso alla madre che ha detto “A tutti i ragazzi chiedo di fermarsi, di smetterla con gli insulti sui social e con le spedizioni punitive, agli aggressori penserà la legge mentre noi dobbiamo cercare giustizia e non vendetta”.
Stiamo parlando di ragazzi di 14, 15 e 16 anni.
Così, mentre la giustizia speriamo faccia il suo giusto corso, venitemi a dire anche stavolta che l’educazione affettiva in tenera età non serve, perché “a sei anni non devono ancora sapere” e poi perché “a quindici anni ne sanno già più di noi”.
No, non ne sanno loro a sei, a dieci e a quindici, e non ne sapete nemmeno voi a cinquanta.
Le immagini che ci arrivano dal Sudan sono relativamente poche. E quelle che raccontano meglio la gravità degli eventi sono troppo dure per poterle mostrare in tv o mettere in pagina sui giornali. Un esempio: la foto di una mamma e del suo bambino impiccati allo stesso albero.
150 mila morti in Sudan non li riusciamo a contemplare. La più grande crisi umanitaria del mondo, la più grande crisi di sfollati e di affamati del mondo, finché è descritta soltanto a parole non buca la nostra attenzione.
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La guerra in Sudan è cominciata il 15 aprile del 2023 perché il generale a capo di una milizia paramilitare - le Forze di supporto rapido (Rsf) - ha sfidato il capo dell’esercito regolare con l’ambizione di prendersi tutto il Paese.
I miliziani delle Rsf usano la guerra come un pretesto per uccidere e stuprare nelle aree etnicamente africane, in un Paese che oggi è a maggioranza araba.
Alcune vittime degli stupri etnici, che sono riuscite a scappare in Ciad, hanno raccontato che, durante le violenze, lo slogan degli stupratori era: “I vostri figli saranno arabi”. Oppure: “Quest’anno tutte le ragazze di qui saranno incinte dei figli dei Janjaweed”.
Janjaweed significa “I demoni a cavallo”. È il vecchio nome delle Forze di supporto rapido, che poi lo hanno cambiato per darsi un tono più serio ma senza rivedere di conseguenza i loro metodi.
Vent’anni fa i Janjaweed furono responsabili di una campagna di uccisioni di massa di persone nere che fece 300 mila morti e che non fu considerata un genocidio. Ora ce n’è un’altra, che va avanti da due anni.
Due giorni fa le Rsf sono entrare nella città di al Fasher, dove si erano riversati centinaia di migliaia di persone etnicamente africane in fuga, perché era l’unica grande città della zona dove i miliziani non fossero ancora arrivati.
Nelle immagini satellitari ad alta risoluzione si vedono grosse chiazze di sangue nella sabbia che indicano i punti delle città dove, nelle ultime 48 ore, sono avvenute le uccisioni. Ma le immagini più esplicite sono altre: le esecuzioni postate sui social network dagli stessi miliziani.
Si ascolta qui:
La Polizia protegge dei fascisti che volantinano fuori da una scuola ed arresta un liceale minorenne.
Siamo nel metaverso?
No. È successo a Torino, ieri, al Liceo Einstein.
Diventeremo come l'Afghanistan.
Temono l'islamizzazione ma i fondamentalisti li abbiamo al governo.
Culturalmente stiamo tornando indietro di 50 anni!
Educazione sessuale io la feci nel 1975 in 5ª elementare.
Nel 1975!!!
Vedete cosa succede a far tornare i fascisti?
Immagina nascere e vivere sotto le bombe e sentire un bianco occidentale che ti fa la morale perché ti radicalizzi e odi mortalmente lo stato che ti affama e uccide da decenni.
A giugno negli Stati Uniti è stata uccisa insieme a suo marito una deputata democratica, Melissa Hortman, che si batteva per il diritto all’aborto. L’assassino si scagliava contro aborto e comunità Lgbt+. Non ricordo in quel caso dichiarazioni di Meloni contro il clima d’odio.🤷🏼♂️
Ho appena letto su ig il tweet di uno che diceva "se condivido la cittadinanza con i leghisti non capisco perchè dovrei avere problemi a condividerla con chiunque altro" e mi sono sentita rappresentata.
@Giusylo3 Ormai la sanità si sta dividendo in privato per chi può permetterselo e volontariato per chi non può. E, nel mentre, il nostro SSN baluardo di eccellenza e universalità viene piano piano smantellato. E noi italiani assistiamo passivi e complici
"Stiamo smantellando Gaza, lasciandola in rovina con una distruzione senza precedenti e il mondo non ci ha ancora fermato. I cittadini di Gaza riceveranno una pita e un piatto di cibo, e questo è tutto" per "permettere al mondo di continuare a fornirci protezione internazionale". Ecco cosa dice un Ministro del Governo criminale di Netanyahu, il quale, a sua volta, già stamattina aveva fatto capire che l'apertura ad aiuti umanitari ben "limitati" per i palestinesi è necessaria per non perdere la protezione internazionale, mentre si accingono a distruggere tutta Gaza.
Siamo ben oltre l’orrore. Siamo alla vergogna più ignominiosa e infamante.
Oltre 50mila civili trucidati, oltre 1 milione di bambini affamati. Europa e Governo italiano hanno perso la faccia: zero sanzioni diplomatiche e commerciali, no embargo sulle armi a Israele. Restare a guardare, lasciar fare: c’è una sola parola, COMPLICITÀ!