“Ricordo il nome di tutte le donne che si sono ammazzate insieme al figlio disabile, sono stata tutte loro. È inevitabile, è capitato di pensarlo a tutte noi madri caregiver”. Fondatrice e portavoce di Tetrabondi Ets, che da anni promuove progetti e iniziative per costruire un approccio diverso alla disabilità, Valentina Perniciaro è diventata caregiver con la nascita del suo secondo figlio Sirio: “Sono uscita dal buio quando ho imparato a vedere un bambino dietro l’immagine che diagnosi, parole e sguardi avevano costruito. Ma fondamentale è stata anche l’energia di tutte quelle donne che come me erano da mesi nel reparto di terapia intensiva neonatale”.
E pensando alla tragedia accaduta a Roma, dove Luca Abbasciano e Valentina Pambianco hanno ucciso la figlia Bianca e poi si sono tolti la vita, Valentina Perniciaro dice: “Bianca anche nella sua complessità avrebbe avuto diritto di frequentare la materna. Avrebbe fatto bene a tutti: agli altri bambini, a lei, ai suoi genitori. Avrebbe voluto dire concedere alla madre non solo magari di lavorare, ma anche il contatto con se stessa e con il mondo. Oggi lei e i suoi genitori sono al cimitero. Ed è una responsabilità collettiva”.
Su Repubblica l’intervista di Alessia Candito
#rep
Cinque anni esatti dopo il ritiro degli Occidentali, in Afghanistan l’istruzione femminile è vietata; un gruppo di insegnanti, però, non cede. Dopo la chiusura della prima esperienza, sostenuta anche da “Avvenire”, continua a far studiare in segreto 900 giovani
Continua a leggere il reportage della nostra Lucia Capuzzi che fa parte della serie "Guerre dimenticate"
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Basta aver letto la sentenza della Corte d'Appello, confermata dalla Cassazione, per comprendere quanto una grazia a Roggero sarebbe difficilmente giustificabile.
Lo stato emotivo del gioielliere non ha reso legittima la sua difesa. A maggior ragione, quello stesso stato emotivo non può giustificare la grazia. Anche l’assenza di qualsiasi segno di pentimento, confermata dalle parole del gioielliere nelle interviste, pesa inevitabilmente sulla valutazione.
La mobilitazione degli esponenti del Governo per un provvedimento di clemenza del Presidente della Repubblica e certi titoli di alcuni giornali amici rendono palese che, più che una richiesta di grazia, si tratta di una vera e propria sfida al Colle.
Ed è una china pericolosa.
Perché in Italia abbiamo così pochi laureati rispetto al Regno Unito? Dipende anche da come facciamo gli esami?
Il divario è impressionante.
Nel Regno Unito il 60% dei giovani tra 25 e 34 anni possiede un titolo di studio terziario. In Italia siamo attorno a un giovane su tre.
Ma il dato forse ancora più significativo riguarda chi entra all’università.
Nel Regno Unito il 67% degli studenti conclude il bachelor nei tempi previsti. In Italia soltanto il 37%. Considerando anche i tre anni successivi alla durata teorica del corso, si arriva all’84% nel Regno Unito e appena al 56% in Italia.
Da dove nasce una differenza così grande?
Le cause sono numerose: disuguaglianze familiari di partenza, orientamento insufficiente, minore convenienza economica percepita della laurea e debole collegamento tra università e mercato del lavoro.
Ma dovremmo porci anche una domanda: quanto conta il nostro modo di insegnare e valutare?
Nelle università italiane hanno ancora un peso molto rilevante esami orali e scritti concentrati sulla capacità di ricordare e riprodurre grandi quantità di contenuti. Nel sistema britannico è più frequente trovare una combinazione di esami, saggi preparati durante il corso, progetti, presentazioni, lavori di gruppo, dissertation e prove take-home. Non significa che gli esami siano facili o che si possa “fare tutto a casa”. Significa che la valutazione è spesso distribuita nel tempo e misura una gamma più ampia di capacità: comprensione, scrittura, applicazione delle conoscenze, ricerca, argomentazione e soluzione di problemi.
Il nostro nuovo lavoro sull’istruzione nell’era dell’IA parte proprio da questa contraddizione.
Il mercato del lavoro richiede sempre più capacità critica, comunicazione, lavoro di squadra, competenze digitali, giudizio e uso intelligente dell’IA. Molti esami continuano invece a selezionare soprattutto la memoria di breve periodo: memorizzare, ripetere, dimenticare.
La memoria e una solida conoscenza di base restano indispensabili. Il problema nasce quando diventano quasi l’unico criterio di valutazione.
Un sistema costruito su esami molto concentrati, stressanti e prevalentemente mnemonici può scoraggiare studenti che possiedono ottime capacità relazionali, creative e applicative. Talenti preziosi per il lavoro e per la società, ma poco riconosciuti dall’università, finiscono così per rallentare, abbandonare o non iscriversi affatto.
La soluzione è costruire esami di seconda generazione: una combinazione trasparente e rigorosa di conoscenze fondamentali, analisi di casi, progetti, presentazioni, lavoro di gruppo e capacità di utilizzare e verificare criticamente gli strumenti di IA.
Domandiamoci se il modo in cui valutiamo gli studenti non contribuisca a selezionare una gamma troppo ristretta di talenti e ad allontanare persone che avrebbero molto da offrire.
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@RapPalermo questa la situazione tra via Corleo e via Archimede. Campana mia svuotata, rifiuti e ingombranti abbandonati ogni giorno. Si può eliminare la campana visto che si trova a ridosso di incrocio e scambiata per deposito rifiuti?
La voce di #TopoGigio compie 100 anni - I cento anni di Peppino #Mazzullo, la storica amatissima voce di #TopoGigio. Compagni di lavoro per 40 anni. Lo abbiamo incontrato a Santo Stefano di Briga, nel messinese
Letizia Vella - TGR #Sicilia
"A pranzo mangiavamo pesce marcio, guadagnavamo 1,43 euro l'ora" dicono gli operai del consolato Usa a Mi.Nella piana di Sibari 4 braccianti stranieri arsi vivi. A Mantova operai che lavoravano per 9 euro al dì. Era il 2021 quando parlavo di schiavitù in un libro. Cambiato nulla
2 giugno 2026 - Il Presidente della Repubblica sul tema "seconde generazioni".
Chiaro, semplice ed esaustivo.
P.S. Fossi in quelli che fanno certa propaganda politica su questo tema come minimo mi vergognerei. Ma temo non conoscano il nobilissimo sentimento della vergogna.