"Paganini non ripete"
Questo celebre detto popolare, utilizzato ancora oggi per motivare il rifiuto di ripetere un gesto o una frase, ebbe origine nel febbraio del 1818 al Teatro Carignano di Torino, quando Carlo Felice, dopo aver assistito a un concerto di Paganini, fece pregare il maestro di ripetere un brano.
Il leggendario violinista, le cui composizioni erano considerate ineseguibili da altri musicisti, gli fece rispondere con la famigerata frase: «Paganini non ripete».
A causa di questo suo rifiuto, gli fu negato il permesso di eseguire un terzo concerto in programma.
La controversia, inoltre, causò l'annullamento dei concerti previsti a Vercelli e Alessandria e in una lettera inviata all'amico avvocato Luigi Guglielmo Germi, Paganini scrisse: «La mia costellazione in questo cielo è contraria. Per non aver potuto replicare a richiesta le variazioni della seconda Accademia, il Sig. Governatore ha creduto bene di sospendermi la terza. In questo regno, il mio violino spero di non farlo più sentire».
Il 27 ottobre 1782 nasceva a Genova Niccolò Paganini, considerato uno dei più grandi violinisti di tutti i tempi.
Era chiamato il “violinista del diavolo” per l'abilità esecutiva che solo colui che scende a patti con il demonio può possedere: la sua tecnica straordinaria gli permetteva di portare a termine salti melodici di diverse ottave e di eseguire lunghi passi con accordi che coprivano tutte e quattro le corde, alternando note eseguite con l’arco e note pizzicate alla mano sinistra. Le sue violente esecuzioni finivano quasi sempre con la volontaria e progressiva rottura delle corde e la conclusione del concerto sull'unica corda superstite, quella di sol.
Questa sequoia colossale è l’organismo vivente più grande del Pianeta (niente a che vedere con elefanti o balene)
È stato chiamato “Generale Sherman” e si trova nel Sequoia National Park, in California. Ha un'altezza di circa 84 metri e una circonferenza a terra di oltre 30 metri.
È l'albero con il volume più grande al mondo: ben 1487 metri cubi di legno, all’incirca quanto 1000 abeti rossi.
Pensate all’animale più pesante al mondo (la balenottera azzurra) e moltiplicate per 12 👉 Ecco, questo è il peso stimato del Generale Sherman, ben 1.9 milioni di chilogrammi.
Si pensa che abbia all’incirca 2500-2700 anni: esisteva quando Gesù cristo o Gaio Giulio Cesare non erano ancora venuti al mondo.
Nonostante la sua età avanzata, il Generale Sherman continua a crescere, aggiungendo circa 1 metro cubo di legno ogni anno.
Queste immagini dell'amichevole Partizan-Fuenlabrada di ieri sera hanno fatto il giro del mondo. Innanzitutto per la location: uno stadio all'aperto da 8000 persone. Poi, come al solito, per lo spettacolo incredibile del tifo serbo. Quello che molti non sanno è che gli avversari spagnoli non sono per nulla casuali.
Estate del 1991: Zeljko Obradovic ha 31 anni e si trova a Roma con la nazionale jugoslava per giocare gli Europei. Qualche giorno prima dell'esordio riceve una chiamata dal direttore sportivo del Partizan, Kikanovic: è disposto a tutto pur averlo come coach. Obradovic ci pensa 48 ore poi accetta: deve rinunciare agli Europei e al contempo chiude la sua carriera da giocatore (la Jugoslavia vincerà poi l'oro...). Quella è però anche l'estate dello scoppio della guerra nei Balcani, e a settembre la FIBA intima al Partizan di trovarsi un'altra sede per le partite casalinghe della Coppa dei Campioni, altrimenti sarebbe stata esclusa. Un amico di Obradovic, quasi per scherzo, gli dice che a 20 km da Madrid, a Fuenlabrada, c'è un palasport molto bello praticamente inutilizzato.
Il Partizan accetta.
Nasce il “Partizan de Fuenlabrada”, così chiamato dai cittadini spagnoli che un po' alla volta si affezionano alla squadra riempiendo il palasport e tifando per una squadra di un'altra nazione.
Il Partizan gioca così le partite in "casa" a 2600 km da Belgrado.
Quell'anno i serbi non partono con i favori del pronostico, anzi. Le stelle si chiamano "Sasha" Djordjevic e "Sasha" Danilovic, due giovani di 23 e 21 anni, l'allenatore, Obradovic, non ha nessuna esperienza.
La squadra è sull'aereo tutte le settimane per giocare in casa o in trasferta. La stagione va molto meglio del previsto e il Partizan arriva quarto nel proprio girone, incrociando così la prima dell'altro girone ai quarti: la Virtus Bologna. Vista la situazione momentaneamente più tranquilla in patria, la FIBA concede al Partizan di giocare gara 2 a Belgrado al Pionir (gara 1 ed eventuale gara 3 al PalaDozza). Il Partizan perde in gara 1, vince in casa in gara 2, e poi compie l'impresa vincendo gara 3 a Bologna: vola così inaspettatamente alle Final Four di Istanbul.
In semifinale il Partizan batte l'Olimpia Milano con un grande secondo tempo, e in finale deve affrontare lo Joventut Badalona in un derby tutto spagnolo. Lo Joventut segna il canestro del +2 a 11 secondi dalla fine. Djordjevic riceve dalla rimessa, corre per tutto il campo, tira da 8 metri e segna il canestro della vittoria.
Il "Partizan de Fuenlabrada" è campione d'Europa.
Con un allenatore esordiente, senza nessun americano in squadra, giocando una sola partita nella propria città in tutta la stagione, con due città in festa per il titolo: Belgrado e Fuenlabrada.
Ieri, per 10 minuti consecutivi, gli 8000 tifosi del Partizan hanno intonato un coro per il Fuenlabrada. A distanza di 32 anni è ancora immensa la riconoscenza per quella piccola città alle porte di Madrid che è stata la casa che gli ha permesso di salire per la prima, e finora unica, volta sul tetto d'Europa.
Il Pozzo di San Patrizio a Orvieto, un
capolavoro d’ingegneria rinascimentale.
Nel lontano 1527, durante il "sacco di Roma", l’allora pontefice Clemente VII cercò rifugio a Orvieto dove decise di commissionare la costruzione di un pozzo che sarebbe dovuto servire come riserva d'acqua in caso di assedio, affidando l'incarico ad Antonio da Sangallo il Giovane.
Il genio ingegneristico di Sangallo ideò due rampe elicoidali a senso unico che, essendo completamente indipendenti fra loro, consentivano di trasportare con i muli il carico d'acqua senza ostacolarsi e senza dover ricorrere all'unica via che saliva al paese dal fondovalle.
Inizialmente il pozzo, profondo ben 54 metri, fu definito "Pozzo della Rocca" in riferimento all'adiacente "Fortezza dell'Albornoz". In epoca ottocentesca, tuttavia, assunse l'attuale nome di "Pozzo di San Patrizio", datogli dai frati del convento dei Servi che si ispirarono alla nota leggenda del santo irlandese.
Si credeva infatti che in Irlanda, in corrispondenza di una grotta senza fondo, situata sull'isolotto di Station island nel Lough Derg, si potesse raggiungere l'aldilà. La caverna simboleggiava la porta di accesso al Purgatorio, e solo dopo aver affrontato una serie di terribili prove per purificarsi dai propri peccati si raggiungeva la fine della grotta che rappresentava l'ingresso in Paradiso. È proprio nei pressi di questa cavità che San Patrizio amava ritirarsi in preghiera: per questo motivo la caverna ottenne l'appellativo di "Purgatorio di San Patrizio", ed il pozzo prese il nome del santo proprio perché fu utilizzato anch'esso come luogo di espiazione dei peccati, richiamando la discesa nelle profondità della caverna irlandese.
Da ragazzino avevo il suo poster attaccato in camera. Era il mio idolo di gioventù. Giocavo con i polsini da tennis come faceva lui, portavo le Asics ai piedi come lui, mi gasavano le sue sforbiciate, il suo carisma, i suoi gol #GianlucaVialli