Confesso che Ignazio La Russa mi mette a disagio. Un limite mio. È un maschio del Novecento che non riesce a uscire dalla grottesca armatura di pece in cui è rimasto imprigionato da bambino. Gli piace fare il bullo. […] Se non fosse il presidente del Senato derubricherei la cosa a “problema mio”. Invece La Russa è la seconda carica dello Stato. Regala la sua solidarietà pelosa al nostro Andrea Joly per le botte ricevute fingendo sdegno, liquida la Stampa col solito sarcasmo da capocomico e aggiunge: “non credo che passasse da lì per caso, trovo che sarebbe stato meglio che avesse dichiarato di essere un giornalista”. Mi sfugge, presidente: per farsi menare di più o di meno? C’erano cento fascisti in mezzo alla strada a mezzanotte che cantavano a squarciagola canzoncine mussoliniane riempiendo l’aria di fumogeni. Cercavano privacy?
L’editoriale del direttore Andrea Malaguti è su La Stampa
#LaRussa #politica #CasaPound
“Ho avuto paura di essere strangolato, mi mancava il respiro". Parla Andrea Joly, il giornalista de La Stampa aggredito nella tarda serata di sabato 20 luglio da una decina di militanti di Casa Pound a Torino. L'attacco è avvenuto in via Cellini, fuori dall'Asso di Bastoni, un circolo frequentato da simpatizzanti di estrema destra. Il giornalista vedendo fumogeni e fuochi d'artificio ha istintivamente iniziato a registrare la scena con il suo smartphone. Due militanti lo hanno notato e avvicinato, chiedendogli: "Sei dei nostri? Cosa filmi?". Gli hanno messo la mano sul cellulare, pretendendo che cancellasse tutto. Intuendo il potenziale pericolo, Joly ha cercato di allontanarsi, ma è stato inseguito, trascinato a terra, preso per il collo e a pugni da altri militanti
Video di @p40it@AndreaJoly_
In queste immagini girate dal giornalista de La Stampa Andrea Joly si vede un raduno di Casa Pound davanti all'Asso di Bastoni, circolo frequentato da simpatizzanti di estrema destra a Torino. Il giornalista si trova a passare di lì per caso. Assiste alla scena con fumogeni e fuochi d'artificio e gli viene istintivo documentarla. Ma due militanti notano la sua presenza e gli si fanno sotto: "Sei dei nostri? Cosa filmi?". Mettono la mano sul cellulare e pretendono che venga cancellato tutto. Il giornalista capisce che la cosa potrebbe diventare sgradevole e si allontana, ma i militanti chiamano altri militanti, lo inseguono, lo atterrano e lo prendono a calci.
#torino #lastampa #casapound #aggressione
Nella tarda serata di sabato Andrea Joly, giornalista de La Stampa, è stato aggredito in via Cellini all'esterno dell'Asso di Bastoni a Torino, un circolo storicamente frequentato da simpatizzanti e militanti di estrema destra. Un filmato girato dal cronista stesso, che passava di lì per caso, immortala il momento in cui gli attivisti lo avvicinano chiedendogli: «Sei dei nostri?», poi reagiscono appena intuiscono che Joly non c’entra con loro.
Da una prima ricostruzione fuori dal locale era in corso una festa di Casa Pound con fumogeni e fuochi d'artificio. A Joly è stato intimato di consegnare lo smartphone quindi lo hanno minacciato e aggredito, mentre lui si allontanava lo hanno calciato facendolo cadere e a quel punto lo hanno colpito con dei calci. Il giornalista è stato costretto a farsi medicare in ospedale. Le indagini sono affidate ora agli agenti della Digos della polizia che in queste ore stanno analizzando i filmati per cercare di identificare gli autori dell'aggressione
#torino #casapound
«I'm not God». Non sono Dio. Sollievo in sala. L'artista serba Marina Abramović esordisce così davanti agli studenti dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Quella frase, pronunciata con naturalezza durante la discussione su "quanto l'arte possa fare per cambiare il mondo", allontana subito l'idea che i presenti hanno di lei. Donna di ghiaccio, performer senza limiti, guerriera dell'arte contemporanea. È tutte queste cose Marina Abramović, "nonna della performance art". Ma sembra anche una nonna e basta, quando con le sue parole tiene a bada le paure altrui, lei che non sembra averne mai provate. Lo sembra anche quando chiede dove siano «la borsa e il mio bastone», avvolta nel suo vestito nero illuminato solo dallo smalto rosso che le brilla sulle dita. O quando chiede un tè caldo «ma rigorosamente con il latte». La ricerca del latte viene interrotta solo dai fotografi. Abramovic li accetta, ma vuole scegliere le inquadrature, lo sfondo, la luce. L'immagine, qualsiasi essa sia, è cosa sua.
L’intervista di @AndreaJoly_ è su La Stampa
#marinaabramovic #artista #arte
Nel momento sportivo più alto della sua vita, #Sinner ha scelto di dire questo:
“Vorrei che tutti avessero genitori come i miei. Non mi hanno mai messo pressioni, mi hanno sempre lasciato scegliere. Auguro a tutti i bambini di crescere con genitori come i miei”
Grazie ❤️