Il sig. @RoVannacci ha il patriottismo capovolto: il suo interesse nazional coincide col racconto del Cremlino
Roberto Vannacci non avendo argomenti validi la buttarla in caciara con @CarloCalenda nel programma @Ariachetira di
@DAVIDPARENZO .
Ripete la provocazione “vada lui a combattere”, come un trolletto di X con mattoni e bandierine e intanto si auto assolve: “non sono pro Putin, sono pro Italia”. Ma poi, frase dopo frase, l’Italia scompare e resta un messaggio utile a Mosca: smontare il sostegno a Kiev, delegittimare gli ucraini, dipingere l’Europa come un branco di sciocchi che si rovina da sola.
La parte più squallida è quella sui soldi “buttati via”: Vannacci ha costruito la sua narrazione su immagini luride e volutamente degradanti. Non parla di controlli, di condizionalità, di audit. Non discute di come si riduce la corruzione in un Paese in guerra. No: preferisce la pornografia politica. In un’intervista a Open, testuale: risorse finite “nella corruzione, in gabinetti d’oro, ville di lusso, yacht e serate con prostitute”. Non è un’analisi: è propaganda da osteria, con l’obiettivo di far schifo al pubblico per ottenere una conclusione preconfezionata (“basta aiuti”).
L’Ucraina ha scoperto e reso pubbliche frodi negli appalti militari (armi/forniture), con indagini e arresti tramite SBU e procure: non “insabbiamento”, ma emersione delle truffe.
Dopo gli scandali, Kiev ha avviato una stretta sui meccanismi di acquisto e sui controlli, proprio per ridurre intermediazioni e ruberie.
Dal 1° gennaio 2026 ha centralizzato gli acquisti per le Forze Armate in un’unica agenzia, per standardizzare procedure e rafforzare tracciabilità e responsabilità.
Questa è la differenza tra propaganda (“tutto finito in cesso”) e realtà: problemi emersi, colpevoli perseguiti, regole irrigidite.
Ora, si può e si deve parlare di corruzione in Ucraina, come in qualunque Paese. Ma chi lo fa seriamente usa dati, riforme, strumenti di controllo. Vannacci no: usa stereotipi e insinuazioni “da fogna” per screditare un intero popolo che resiste a un invasore. È una scelta politica precisa: sostituire il merito con il disgusto. E quando il disgusto diventa argomento, la verità diventa facoltativa.
Poi c’è l’energia. Vannacci la racconta come se la dipendenza dalla Russia fosse stata una specie di età dell’oro: gas “a buon prezzo”, famiglie europee “punite”, costi “impennati” per colpa della linea dura. Anche qui: patriottismo capovolto. La dipendenza energetica da Mosca non era un beneficio: era una vulnerabilità strategica che il Cremlino ha dimostrato di saper “weaponizzare”. Non è un’opinione: è la ragione per cui l’UE ha costruito REPowerEU e per cui la Commissione rivendica la riduzione della quota di gas russo (dal 45% al 19%) e presenta una roadmap per chiudere la dipendenza, proprio perché quel legame è un rischio politico oltre che economico.
Il punto che Vannacci evita sempre è questo: se “conviene” dipendere da un fornitore che usa l’energia come leva geopolitica, allora non stai difendendo l’Italia. Stai difendendo il potere di ricatto di chi ti vende energia. E chiamarla “convenienza” è il modo elegante per dire servitù.
Infine, la parte più disonesta: fingere che il problema sia la “testardaggine europea” e non l’aggressione russa. Vannacci parla come se la guerra fosse un incidente amministrativo: soldi spesi male, energia cara, famiglie arrabbiate. Quello che non dice è la conseguenza ovvia della sua ricetta: se smetti di sostenere chi viene invaso, vincono gli invasori. E se vincono gli invasori, il prezzo non lo paghi con un talk show: lo paghi con più instabilità, più minacce, più riarmo, più ricatti.
Vannacci si presenta da patriota e poi lavora per rendere “normale” la resa davanti alla forza. È la mentalità fascista in versione 2026: virilismo a parole, resa nei fatti. Umilia l’Ucraina con le “prostitute” e difende l’idea che la dipendenza russa sia un affare. È patriota, sì: ma non dell’Italia.
Queste donne che rischiano di essere impiccate perché non indossano un velo e fumano sull’immagine del loro oppressore, é per me l’immagine più potente del femminismo attuale.
Non quelle scappate di casa che abbiamo visto in varie manifestazioni con stracci in testa che esaltano regimi nei quali la donna viene vista come un’incubatrice, chiuse in casa e senza diritti.
Le varie organizzazioni pseudo femministe, ONG, l’ONU, ecc… insieme ai simpatizzanti dei regimi dittatoriali e fondamentalisti, sono complici della sofferenza delle donne, oltre all’ideologia ci sono flussi di soldi proprio da parte di paesi che non vogliono la libertà delle donne.
O sei complice per stupidità o per denaro, molte volte entrambe le cose.
Gloria a queste donne coraggiose, che finalmente abbiano libertà e diritti.
#IranRevolution2026 #IranProtests #FreeIran #IRGCterrorists
Da leggere questa dichiarazione di Fausto Desalu.
“Sono nato e cresciuto in Italia, tra le braccia forti e instancabili di mia madre. L’Italia è sempre stata casa mia: le scuole, gli amici, i sogni, le prime vittorie sulle piste d’atletica. Parlavo italiano, sognavo in italiano, respiravo questo Paese come fosse mio da sempre. Ma un giorno, a diciassette anni, la realtà mi colpì con una freddezza che non dimenticherò mai.
Quel giorno avevo superato me stesso: avevo corso come mai prima, battendo il record nazionale allievi nei 60 ostacoli indoor. Ero felice, fiero, convinto di aver lasciato un segno. Ma poi arrivò la doccia fredda, l’assurdità: “Il record non può essere omologato. Tu non sei cittadino italiano.
Rimasi lì, impietrito. Io? Non italiano? Ma se ero nato a Casalmaggiore, se avevo sempre gareggiato con la maglia italiana addosso, se avevo dato tutto a questo Paese… com’era possibile che non bastasse? Mi sentii tradito. Da un sistema che ti abbraccia solo quando gli conviene, che ti applaude quando vinci ma ti dimentica quando hai bisogno. Da bambino ingenuo avevo dato per scontato che l’Italia fosse anche mia. Ma quel giorno ho scoperto che, per la burocrazia, non ero nessuno.
Prima di diventare un campione olimpico, prima della medaglia d’oro nella staffetta 4x100 a Tokyo, io sono stato un ragazzo sospeso. Sospeso tra l’amore per una patria che non mi riconosceva e la rabbia di chi si sente invisibile. La mia storia non è un’eccezione: è la ferita aperta di tanti giovani nati e cresciuti in Italia, italiani di fatto ma non di diritto. Giovani a cui viene chiesto tutto, ma a cui non viene concesso nulla. Nemmeno un documento.
Oggi porto con orgoglio quella medaglia, non solo per lo sport, ma per ogni ragazzo che è stato messo in attesa. Perché l’Italia che corre, che vince, che sogna, non può permettersi di lasciare indietro i suoi figli solo per una legge miope o per paura del cambiamento. Siamo parte di questa nazione. E lo siamo sempre stati, anche quando ci dicevano di no.”
@JasonTSco I'm using schick and I like him, even tho he feels heavy most of the time even with engine, but his shots are lethal and both his ps+ are very versatile + he can suddenly sprint past defender out of the blue if people don't expect it
@oncloud_e The human equation - Ayreon (but also every other albums from them, love the fact that each album is part of a main general plot, saga-like 😍
@Kimpembro Imho they should have kept champs and rivals as they were, and adding a "grand final" for those who ranks tier 1 and 2 at max. Something like 5 more matches for really high rewards.
@MattHDGamer Is bellingham worth it? I'm trying his loan with engine, but I feel him so heavy on the ball and with too much emphasis on every animation.. But I need him to link walker and tchouameni... T.T
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@FUT_Rory I actually had to sold him, he was losing all the tackles and get robbed off the ball too easily. I switched back to Van de Ven. It might be an unpopular opinion, but as long as I reach top 3 ranks and I save some money, it's a win