Lavitola a Ranucci: "Tu andrai a Palazzo Chigi e io sarò il tuo Gianni Letta".
La fonte di Ranucci gli organizzava anche sondaggi politici, e lui poverino cominciava già a sentirsi seduto sullo scranno di Palazzo Chigi.
La terapia con CAR-T dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma ha fatto sparire in giovani pazienti alcune malattie autoimmuni molto gravi.
È un orgoglio tutto italiano del quale ringraziamo il Professor Franco Locatelli, il Dottor Fabrizio De Benedetti e tutto il loro team.
#Noos
Trump ha firmato un ordine presidenziale contro i vaccini per i bambini.
Dopo aver perso tutte le guerre contro tutti, Trump perderà anche quella contro i virus. Peccato che a pagarne le conseguenze, non sarà lui, ma le future generazioni americane.
Viviamo in un mondo capovolto dove incompetenti e idioti si occupano di medicina, di vaccini e di salute pubblica
@Ci1812 Questa è manipolazione della realtà.
Italia Viva non ha firmato una promozione della gestione contiana della pandemia ma condanna al metodo di conduzione della Commissione da parte del centrodestra. La critica al Conte II è inalterata.
QUELLO CHE È E QUELLO CHE NON È IL PATTO DI DIFESA ARABIA SAUDITA-PAKISTAN-TURCHIA -
Vi prego di leggere qui con attenzione:
Alcune mie osservazioni in merito al patto di difesa saudita-turco-pakistano, poi seguiranno i mei approfondimenti nelle corrispondenze di @RadioRadicale e nel mio articolo di domattina su @ilfoglio_it
- Secondo i termini dell'accordo, il patto impegna i tre Paesi alla difesa collettiva, ma è solo un impegno teorico: nulla è specificato in merito, è formulato in modo vago e con riserve.
- Molto probabilmente è una dichiarazione politica di solidarietà.
* La #Turchia e il #Pakistan si impegnerebbero davvero in attacchi diretti, ad esempio, contro gli Houthi, scontrandosi così apertamente con il loro principale sostenitore, l'Iran? La risposta è un sonoro “No”.
* Turchia e Pakistan non combatteranno mai contro l'Iran. Si presentano come Paesi equidistanti, “stabilizzatori” e pacificatori.
* Senza l’appoggio degli Usa, l’accordo è inefficace, soprattutto se da tale patto Israele dovesse sentirsi minacciata.
* Gli Stati Uniti restano comunque il principale fornitore di sicurezza.
CHE COSA NON È TALE PATTO DI DIFESA:
* Al momento possiamo dire che non è una Nato musulmana e né una Nato sunnita.
* NON sostituisce il ruolo degli Stati Uniti come fornitore di sicurezza per il Golfo.
* Non è un patto che mira all’aggressione.
CHE COSA È TALE PATTO DI DIFESA
* Mira a sviluppare un’architettura di sicurezza regionale basata su una proprietà regionale.
* Rafforza la deterrenza.
* Mira a isolare Israele e Iran politicamente finché le loro politiche non saranno meno aggressive e più orientate alla stabilità regionale.
* Né il Pakistan né l’Arabia Saudita né la Turchia normalizzerà le relazioni con Israele finché continueranno le politiche aggressive su Gaza e Siria.
* Molto probabilmente vi sarà un dispiegamento navale per la missione nel Mar Rosso e missioni di addestramento.
* La cooperazione industriale della difesa fiorirà.
* Amplieranno l’architettura di difesa regionale.
* L'accordo non preclude la possibilità di una normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e #Israele.
* Le partnership di sicurezza di Riyadh e le sue relazioni con Israele * si sviluppano su binari correlati ma in definitiva distinti. Se Israele dovesse compiere progressi significativi sul fronte diplomatico palestinese, è del tutto plausibile che l'Arabia Saudita torni a mostrare interesse nel promuovere la normalizzazione. Questo accordo non modifica sostanzialmente tale valutazione.
IMPLICAZIONI:
* Gli Stati Uniti potrebbero vedere questo patto come una condivisione del peso e accoglierlo favorevolmente perché non sostituisce il ruolo degli Stati Uniti come fornitore di sicurezza per il Golfo.
* Israele potrebbe sentirsi più in difficoltà per questo accordo per l'emergere di un blocco sunnita più assertivo in grado di rappresentare una potenziale minaccia per Israele.
* Per l’Arabia Saudita l'accordo riguarda innanzitutto una preoccupazione ben più profonda: la capacità di Riad di resistere da sola alle sfide alla sicurezza che la circondano. Il regno è alla ricerca di maggiore profondità strategica e di nuovi partner in un momento in cui il contesto di sicurezza regionale rimane estremamente incerto. Sa di essere vulnerabile di fronte al comportamento imprevedibile dell'amministrazione Trump e dinanzi agli attacchi non solo dell'Iran e delle milizie sciite in Iraq, ma più recentemente anche dell'altro alleato di Teheran, gli Houthi, che hanno ripreso a colpire il Regno e imposto un embargo sulle merci saudite in transito attraverso lo Stretto di Bab el Mandeb.
* Per quanto riguarda l’Iran, abbiamo detto che Turchia, Pakistan e Arabia Saudita non cercano una guerra con Teheran. Tuttavia, l'accordo ha il potenziale per alterare un equilibrio di potere regionale che si stava spostando sempre più a favore di Teheran. Anche senza la creazione di un'alleanza anti-iraniana formale, un maggiore coordinamento tra tre grandi stati sunniti, ognuno con diverse risorse militari, economiche e geopolitiche, complica il contesto strategico dell'Iran. Il significato non risiede tanto in ciò che i tre paesi intendono fare oggi, quanto in ciò che potrebbero essere in grado di fare insieme durante una futura crisi.
* Infine: anche gli Emirati Arabi Uniti osserveranno attentamente la situazione. Abu Dhabi ha validi motivi per essere considerevolmente meno entusiasta di un ruolo crescente della Turchia nella sicurezza del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti considerano da tempo l'influenza regionale turca, in particolare i legami storici di Ankara con movimenti islamisti politici come i Fratelli Musulmani, come una sfida strategica. Un ruolo più incisivo della Turchia negli affari di sicurezza sauditi potrebbe quindi introdurre un'ulteriore fonte di attrito tra Abu Dhabi e Riyadh, pur rimanendo i due Paesi partner importanti su molte altre questioni.
* Vedremo come reggerà l’accordo quando comporterà costi militari effettivi.
Thread sui vaccini terapeutici antitumorali. Cosa sono? Sono vaccini che non prevengono l'insorgenza di tumori, ma addestrano il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali già presenti nell'organismo. Come funzionano e come si disegnano?
Per la Repubblica islamica gli oppositori del regime dovranno scomparire. Giorno dopo giorno tutti i ragazzi arrestati saranno via via impiccati per aver partecipato alle rivolte popolari anti regime in Iran del gennaio scorso. Ecco il prossimo ragazzo che finirà sospeso ad una gru con la corda al collo.
Vedremo se i Tg continueranno a non parlarne.
Il kickboxer iraniano di Shiraz, Benyamin Naghdi, di anni 26, sta per essere impiccato all’alba, in nome di Allah, al grido della morte “Allahu Akbar”, richiamo che risuona tutte le mattine all’alba in #Iran, diventato il richiamo orrifico della morte che terrorizza la popolazione delle città in Iran. La Corte Suprema ha confermato la condanna a morte di Benyamin.
Dal 1° gennaio ad oggi sono stati impiccati almeno 950 prigionieri, gran parte prigionieri politici.
Benyamin voleva solo una cosa: un Iran libero dalla Repubblica islamica. Benyamin diceva che per ogni persona che la Repubblica Islamica uccide, altri si alzano per continuare il loro cammino.
Vedremo quanti Tg del mainstream parleranno di ciò che accade ai giovani in Iran e se parleranno delle impiccagioni quotidiane.
Segnalatemi qui i media che ne daranno notizia. Grazie!
Tutti dicono: "sul clima bisogna fare qualcosa subito". Giusto. Ma subito cosa?
Una cosa è dire che serve intervenire, un’altra è indicare misure concrete, realizzabili e capaci di produrre effetti percepibili in tempi non biblici. La riduzione delle emissioni resta il nodo principale sul lungo periodo ma è anche vero che per ottenere risultati globali servono accordi, politiche industriali, transizioni energetiche, investimenti enormi e il coinvolgimento di quasi duecento Paesi e nel frattempo le città, in estate, continuano a diventare sempre piu' calde.
Proprio nelle città esistono interventi che possono avere effetti molto più rapidi sulla vita quotidiana delle persone come più alberi, più ombra, più aree verdi, meno superfici roventi, meno asfalto inutile, più suolo capace di assorbire acqua e respirare. Non è una soluzione magica ma è una delle poche azioni concrete che possiamo mettere in campo subito per ridurre l’isola di calore urbana e rendere meno pesanti le ondate di caldo.
Roma, pochi giorni fa, è finita anche in un servizio della CNN proprio per questo. Piazze storiche con tanto cemento, poco verde, piante secche o curate male, ombra insufficiente, superfici che durante il giorno diventano roventi e la sera restituiscono calore. Bisogna piantare alberi, scegliere specie adatte, garantire irrigazione, suolo sufficiente, manutenzione e continuità. Un albero in una vasca minuscola, circondato da pietra e cemento, senza acqua e senza spazio per le radici è solo arredamento urbano destinato a soffrire e mentre il mondo continua a discutere di CO2 senza mai raggiungere una soluzione condivisa, le persone camminano su marciapiedi bollenti, vivono in quartieri senza ombra e dormono in città che di notte non riescono più a raffreddarsi.
Il verde urbano è una risposta concreta, locale e immediata. Non risolve tutto ma può iniziare a cambiare qualcosa dove il caldo pesa di più, sotto casa nostra.
Per rinfrescarci un po’, oggi possiamo fare un salto dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda.
Una forte irruzione di aria antartica ha portato neve a bassa quota, temperature sotto zero, strade ghiacciate e disagi in diverse zone del Paese. Il dato più curioso arriva da Wellington, nella capitale sono tornati fiocchi di neve e nevischio, un evento raro che non si vedeva in modo così significativo dall’agosto 2011.
Il caldo nelle città non si combatte con gli slogan, ecco 10 cose concrete da fare subito.
Io ci provo, se siete d'accordo con le proposte e con questa visione, condividendo il post, magari qualche decisore politico potrà leggere. Fermo restando il discorso delle emissioni che resta importante ma con un impatto a lungo termine, il caldo urbano non dipende solo dall’atmosfera ma dipende anche da come abbiamo costruito le città. Troppo asfalto, troppo cemento, poca ombra, poco verde, superfici che accumulano calore di giorno e che lo restituiscono lentamente di sera e di notte come vi ho spiegato tante volte. Se vogliamo ridurre davvero il disagio durante le ondate di caldo, servono interventi concreti. Non miracoli, ma scelte pratiche. Ecco le mie proposte:
1. Mappare i quartieri più caldi con dati satellitari e sensori al suolo, così da intervenire prima dove il rischio è maggiore.
2. Depavimentare piazze, cortili scolastici, parcheggi e marciapiedi inutilmente cementificati, restituendo spazio a suolo naturale e permeabile.
3. Aumentare in modo serio gli alberi nelle strade, non piantarli a caso. Servono specie adatte, spazio per le radici, acqua e manutenzione.
4. Creare corridoi d’ombra lungo percorsi pedonali, fermate dei mezzi, scuole, ospedali, mercati e zone molto frequentate.
5. Rendere obbligatori materiali chiari e meno assorbenti per tetti, piazze, parcheggi, edifici pubblici e grandi superfici esposte al sole.
6. Trasformare i grandi parcheggi scoperti in aree ombreggiate, con alberi e superfici drenanti.
7. Proteggere gli edifici più sensibili. Scuole, ospedali, RSA devono avere schermature solari e raffrescamento efficiente anche attraverso un sistema di condizionamento efficace ma non invasivo.
8. Adattare gli orari dei lavori all’aperto durante le allerte caldo, soprattutto in edilizia, agricoltura, manutenzione stradale e logistica.
9. Recuperare acqua piovana e acque riutilizzabili per mantenere vivo il verde urbano anche nei periodi più secchi.
10. Introdurre per legge un test climatico per ogni nuova riqualificazione urbana. Quanta ombra crea? Quanto calore accumula? Quanta superficie impermeabile aggiunge? Quanto sarà vivibile a luglio ed agosto alle 15?
Servono città che nei mesi estivi non diventino piastre roventi ed ogni metro quadrato sottratto alle superfici che diventano bollenti può fare differenza dove il caldo pesa davvero.
Scusate, ma che confusione! E quanta propaganda in reazione a Ceuta? Mamma mia, mai vista tanta propaganda.
Leggo che l'#Italia avrebbe sospeso lo spazio #Schengen con la Spagna.
Ma chiunque dovrebbe sapere che Schengen non è un accordo bilaterale tra #Roma e #Madrid da cui si può escludere un Paese. Si applica in 25 Stati membri su 27. Cosa può fare l'Italia? Può reintrodurre temporaneamente i controlli a una propria frontiera interna. Ma anche qui, chiunque dovrebbe sapere che questa misura può scattare solo in via eccezionale e solo in presenza di una grave minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza interna, come previsto dal Codice frontiere Schengen europeo e serve una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna; la misura dunque deve essere eccezionale, necessaria, proporzionata, e a tempo determinato. Tale misura va notificata a Commissione, Parlamento europeo, Consiglio e agli altri Stati membri. Ma, scusate, a me sembra che Italia e Spagna non confinino, quindi i controlli riguarderebbero solo i voli e i traghetti? Dunque il grosso del passaggio irregolare potrebbe avvenire solo attraverso la Francia. Aggiungo che Ceuta è una città spagnola che si trova in Africa, sulla costa del Marocco, davanti allo stretto di Gibilterra e non confina con nessun Paese europeo. Non vi alcun dubbio che dietro la crisi migratoria di Ceuta vi sia un'evidente regia del Marocco e che vi siano rapporti complicati tra Madrid e Rabát e con altri paesi del Nordafrica quale l'Algeria e che una crisi simile si è verificata anche nel 2021. Ma attenzione, bisogna prendere atto che negli ultimi 4 anni attraverso l'Italia sono entrati in Europa più del doppio dei migranti irregolari rispetto a quanti ne siano entrati in Spagna nello stesso periodo: 358.500 l'Italia e 195.000 la Spagna. Una sentenza della Corte Suprema Spagnola dell’8 luglio vieta i respingimenti sommari di chi arriva dal mare. Madrid dovrebbe dunque esaminare la posizione singolarmente e decidere chi far rimanere e chi respingere, intanto già 48.500 persone sono tornate in Marocco.
Quel che mi conforta è che né la Spagna né il Marocco confermano l'esistenza del ricatto. Il Marocco ha attribuito l’ondata a reti criminali. Il ministero degli Esteri spagnolo ha definito “eccellenti” i rapporti con il Marocco. Fine!
Cinque anni dopo il Covid la spesa sanitaria resta sopra i livelli pre-pandemia in quasi tutta l’Ocse. L’Italia invece perde terreno e arretra all’8,4% del Pil
Secondo i dati di OECD Health Statistics 2026, nel 2025 la spesa sanitaria (sia pubblica che privata) media dei Paesi Ocse raggiunge il 9,4% del Pil, contro l'8,8% del 2019. Perché l’Italia è in controtendenza? Bisogna investire più risorse nella sanità. Così si rischia che il sistema sanitario possa avere gravi problemi di tenuta. La politica non può continuare a girarsi dall’altra parte!!
Abbiamo vissuto gli anni terribili del fanatismo islamico post Bataclan e gli ultimi eventi di Modena, Berlino e Parigi sembrano delineare un nuovo attacco ai valori europei, ai diritti e alla libertà.
La mia interrogazione al Ministro Crosetto
ULTIM'ORA: La Repubblica islamica, come il regime Nazista. Rispolverata la dottrina khomeinista contro la popolazione curda. Il regime iraniano decide di fatto la soluzione finale contro i curdi senza distinzione tra politici o civili.
La Repubblica islamica considera il #Kurdistan un obiettivo militare. L'Assemblea consultiva islamica, il cosiddetto parlamento iraniano, adotta la vecchia dottrina jihadista di #Khomeini che definiva i curdi "obiettivi militari" a prescindere se siano armati o meno. È un ulteriore passo verso l'ampliamento di una definizione che cancella la distinzione tra civili e obiettivi militari, creando un quadro per legittimare la violenza politica e l'eliminazione di coloro che vengono percepiti come oppositori.
L'agenzia dei pasdaran definisce i curdi "gruppi terroristici per procura". "A seguito dell'approvazione parlamentare, tutti i sionisti residenti nei territori occupati sono considerati personale militare".
La legge approvata dal Parlamento stabilisce che: "Tutti i sionisti residenti nei territori occupati, le forze terroristiche del #CENTCOM e i loro gruppi terroristici affiliati, i curdi, indipendentemente dal fatto che portino armi o meno, saranno considerati personale militare".
Per oltre quarant'anni, la Repubblica Islamica dell'#Iran ha costantemente cercato di dipingere i partiti politici del Kurdistan iraniano come burattini degli Stati Uniti e di Israele. Invece di riconoscere le rivendicazioni politiche e i diritti umani del popolo curdo come legittime aspirazioni civiche e democratiche, le autorità le hanno costantemente inquadrate come parte di un progetto di sicurezza sostenuto dall'estero. Questa narrazione è servita ripetutamente a giustificare le politiche militari e di sicurezza della Repubblica Islamica dell'Iran, compresi gli attacchi missilistici e con droni contro i partiti politici curdi con sede nella regione del Kurdistan iracheno, l'assassinio di attivisti curdi dentro e fuori dall'Iran, la repressione di attivisti politici e della società civile curda e l'imposizione di condanne a morte e lunghe pene detentive.
Sebbene la legislazione recentemente adottata non menzioni esplicitamente i partiti politici del Kurdistan iraniano, segue il consueto schema retorico della Repubblica Islamica dell'Iran, sostituendo la chiarezza giuridica con la propaganda, rafforzando la narrazione di sicurezza statale di lunga data, secondo la quale i partiti politici e gli attivisti curdi vengono sistematicamente dipinti come agenti di #Israele, degli Stati Uniti o di altre potenze straniere, nel tentativo di privarli del loro status politico e civile e ridefinirli come "nemici" o "agenti stranieri". Questa narrazione ignora la realtà storica che il movimento curdo è anteriore sia alla fondazione dello Stato di Israele che alla creazione della stessa Repubblica Islamica dell'Iran, nonché al successivo deterioramento delle relazioni diplomatiche dell'Iran con tali Stati.
In questo contesto, qualsiasi individuo o gruppo accusato dalle autorità di cooperare o di allinearsi con questi paesi rischia di essere privato delle protezioni fondamentali garantite dal diritto internazionale umanitario e di essere considerato un "legittimo obiettivo militare".
Le implicazioni di questa narrazione si estendono ben oltre i membri e i funzionari dei partiti politici curdi. Dato l'ampio sostegno sociale di cui godono questi partiti in tutto il Kurdistan, tale retorica potrebbe, in pratica, mettere milioni di curdi che simpatizzano con questi partiti, collaborano con essi o sono anche solo socialmente o familiaremente legati a essi, sotto una minaccia permanente da parte delle autorità. L'esperienza degli ultimi quarant'anni dimostra che la Repubblica Islamica dell'Iran ha fatto poca distinzione tra membri del partito, sostenitori, attivisti della società civile, giornalisti, familiari o semplici cittadini, prendendo di mira sistematicamente tutti loro con generiche accuse di minaccia alla sicurezza nazionale.
Questa legge è da inquadrare nel più ampio contesto storico delle politiche della Repubblica islamica dell'Iran nei confronti del Kurdistan. Dall'agosto del 1979, quando Ruhollah #Khomeini emanò l'ordine di "jihad" contro il Kurdistan, le autorità hanno costantemente cercato di privare i loro oppositori della protezione della cittadinanza e persino della dignità umana, al fine di giustificare la violenza sistematica contro la popolazione curda.
Questa retorica è sostenuta persino da parte di coloro che si oppongono alla Repubblica islamica dell'Iran e rafforza in ultima analisi lo stesso quadro propagandistico e di sicurezza su cui le autorità si sono a lungo basate per giustificare la repressione e l'eliminazione degli oppositori politici curdi. In un momento in cui la Repubblica islamica dell'Iran si trova ad affrontare una crisi di legittimità senza precedenti, l'esternalizzazione e la riproduzione di elementi chiave di questa narrazione da parte di settori dell'opposizione iraniana rischiano di restituire un certo grado di legittimità pubblica alla politica di violenza dello Stato contro il Kurdistan.