Umberto Eco salì su un taxi e l'autista notò che portava con sé dei giornali italiani e, quindi, gli chiese per averne certezza: “Mi scusi, signore! Ma lei è italiano?“
Eco rispose: “Si, lo sono!“
Mentre continuava a guidare il tassista gli disse: “Senta le volevo chiedere una cosa. A voi italiani, nel mondo, chi vi odia?“
Eco: “Come, scusi?“
Il tassista esclamò: “Ma sì dai! Tutti i popoli vengono odiati da qualche altro popolo. A noi americani ci odiano tantissime persone come i russi o i palestinesi, e potrei stare qui ad elencarne altri per un quarto d'ora. Quindi, a voi italiani chi vi odia?“
Eco, sorpreso per questa domanda si limitò nel dire: “Ma guardi, nessuno ci odia!“
Il tassista ci rimase quasi male di questa risposta e dopo un po' gli chiese: “Scusi, ancora signore. Ma se a voi italiani non vi odia nessuno, invece, voi chi odiate? Perché tutti i popoli odiano un altro popolo. Gli americani odiano: i messicani, i cubani o i nativi, per esempio. E molti altri. Voi, invece, chi odiate?“
Eco ci pensò e disse: “Nessuno! Non odiamo nessuno sul piano internazionale.“
Il tassista ci rimase nuovamente male di questa risposta. Neppure se l'aspettava.
Umberto scese dall'auto e mentre camminava per le strade della città pensò che in realtà c'era una risposta ad entrambe le domande. Gli sarebbe piaciuto rincorrere quell'uomo, bussargli nel finestrino e dirgli: “Mi scusi. Vorrei rettificare. Le ho detto che noi italiani non odiamo e non siamo odiati da nessuno, ma avrei dovuto aggiungere che per compensare siamo formidabili ad odiarci a vicenda. Internamente. Su questo non ci batte nessuno.”
Noi italiani odiamo tantissimo noi stessi. Il nostro stesso paese. Forse lo amiamo, da un canto, ma dall'altro lo odiamo più di qualunque altro.
Umberto Eco - La Bustina di Minerva
«Ti dirò il più grave dei miei errori: quello di non aver amato abbastanza me stessa. Cioè di aver dimenticato che il grande comandamento «Ama il prossimo tuo come te stesso» parte dal presupposto di amare prima e innanzitutto se stessi.
Non ho amato abbastanza me stessa perché non sono mai stata contenta di me stessa, non mi sono mai molto piaciuta. Non ho capito insomma che non è necessario piacersi per amarsi, che amarsi è amare la vita.
Ho amato la vita in astratto, e non sulla mia pelle. O meglio, l’ho amata amando gli altri o sforzandomi di amare gli altri. Ma è tempo che io riconosca la più banale delle verità: tra gli altri ci sono anch’io. È tempo che io sorrida, che rida».
Oriana Fallaci