Partiamo da qui: #Modena è una tragedia gravissima. Punto.
Otto persone travolte, quattro feriti gravi, vite spezzate: c’è una donna che ha subito amputazioni, ci sono famiglie distrutte, c’è una città colpita in pieno centro. Il colpevole, Salim El Koudri, deve rispondere fino in fondo davanti alla giustizia. Nessuna attenuante politica, nessuna minimizzazione, nessuna sociologia da quattro soldi quando ci sono vittime
E proprio per rispetto delle vittime bisogna dire la verità intera.
A fermarlo sono stati cittadini. Luca Signorelli, ferito mentre cercava di bloccarlo, Osama Shalaby, egiziano, insieme al figlio Mohammed; altri negozianti pachistani intervenuti nella stessa area. Rainews li ha definiti “gli eroi egiziani e pakistani” che hanno aiutato a bloccare El Koudri. Quindi, prima di trasformare Modena in uno spot razziale, almeno abbiate la decenza di guardare la scena fino in fondo.
Ed eccolo, il trappolone prevedibile: “Ma gli stranieri delinquono più degli italiani in rapporto alla popolazione”.
Risposta: in alcune categorie, soprattutto reati predatori e di strada, la sovra-rappresentazione degli stranieri tra denunciati/arrestati esiste. Negarlo è stupido. Ma usarlo per vendere la favola etnica è ancora più stupido.
Primo: “denunciati/arrestati” non significa “condannati”.
Secondo: “stranieri” non è una categoria sociale omogenea: dentro ci sono regolari, irregolari, residenti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, persone appena arrivate, cittadini di Paesi diversissimi, maschi giovani concentrati nelle aree urbane.
Terzo: il confronto secco con la popolazione totale è spesso drogato, perché gli stranieri residenti sono circa il 9% della popolazione, ma sono molto più concentrati nelle fasce d’età e nei contesti urbani dove la criminalità di strada è statisticamente più alta.
Quarto: molti minori “stranieri” sono nati o cresciuti qui ma restano giuridicamente stranieri per le regole italiane sulla cittadinanza. Quindi il dato misura anche un fallimento italiano, non un gene criminale importato.
La sovra-rappresentazione statistica può giustificare politiche serie: più controllo del territorio, espulsioni individuali quando legalmente possibili, certezza della pena, contrasto alle gang, intervento su irregolarità, scuola, quartieri, salute mentale, recidiva, minori fuori controllo.
Non giustifica la punizione collettiva. Non giustifica la “remigrazione” come parola magica. Non giustifica l’idea che un cittadino italiano possa essere espulso perché ha il nome sbagliato. Sul caso Modena lo ha dovuto ricordare persino Tajani: l’uomo è italiano, non c’è nessun permesso di soggiorno da revocare. E il Protocollo 4 CEDU vieta l’espulsione dei cittadini dal proprio Stato; la Carta UE vieta le espulsioni collettive.
Le Candyland di Tarantino sognate dai vannacciani il villaggio bianco, ordinato, gerarchico, senza “contaminazioni” esistono solo nella testa di chi confonde l’ordine pubblico con l’igiene etnica. Poi arrivano i dati sui crimini commessi da italiani nativi e il giocattolo si rompe: femminicidi, abusi su minori, omicidi familiari, aggressioni razziste, branco, estrema destra. Non dimostrano che “gli italiani sono il problema”. Dimostrano che era cretina la premessa: spiegare il crimine col sangue.
La sicurezza è una cosa seria. La propaganda no.
Se uno straniero commette un reato, va punito lui. Se un italiano commette un reato, va punito lui. Se una rete criminale sfrutta irregolari, minori o quartieri degradati, va smantellata quella rete. Se un politico prende un fatto di sangue e lo trasforma in odio contro milioni di persone, non sta difendendo l’ordine pubblico: sta facendo marketing sulla paura.
Il criminale ha responsabilità individuale. Lo Stato ha responsabilità istituzionale. Il politico che aizza l’odio ha responsabilità morale e politica.
Il resto è razzismo.
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Illegale. Questo ragazzo è illegale. Sorpasso da libri di storia. #BritishGP https://t.co/aOqrruqNVE