Le classi sociali esistono e si distinguono anche da coloro che possono ancora riempire un carrello della spesa e chi non ci riesce.
Il problema è che qualcuno ha pensato che non avesse più senso la lotta di classe. E chi lo ha pensato oggi fa la spesa tranquillo.
Visto che la bugia degli “accordi di Istanbul” torna sempre nello spazio informativo italiano, riposto il mio articolo con un’analisi del testo dello stesso “accordo”: “La trappola della pace russa: non è vero che a Istanbul ucraini e russi siano stati a un passo da un accordo/1
Quattro ore. Tanto ci hanno messo Meloni, Tajani e Salvini a trasformare la crisi di Ceuta in un comizio elettorale.
Uno dietro l'altro, stessa identica richiesta: sospendere Schengen con la Spagna.
Hanno visto migliaia di persone e ci hanno visto dentro un sondaggio. Sciacallaggio puro.
E dentro quelle dichiarazioni, dalla prima riga all'ultima, una montagna di bugie e porcherie.
Mettiamole in fila, una per una.
Primo.
Ceuta è fisicamente in Africa. Si tratta di un fazzoletto di terra spagnola di 18 chilometri quadrati, dall'altra parte dello Stretto di Gibilterra. Sta più vicina a Rabat che a Madrid. Si esce di lì con un traghetto o con un aereo.
Chi ha attraversato quella frontiera, per arrivare in Italia, dovrebbe imbarcarsi verso la penisola iberica passando i controlli d'identità, attraversare tutta la Spagna, valicare i Pirenei, attraversare tutta la Francia e presentarsi a Ventimiglia.
Effetto della sospensione di Schengen con la Spagna sulla situazione di Ceuta: zero.
Il loro elettore però, che fino a martedì ignorava perfino l'esistenza di Ceuta e non saprebbe indicarla sulla cartina nemmeno se la ritrovasse scritta, adesso è convinto che stia dietro i Pirenei e che quella gente giovedì prossimo sia sotto casa sua.
Su quella convinzione ci costruiscono una campagna elettorale intera. Che bello essere un politico destra e avere davanti tanti destropitechi a cui puoi raccontare letteralmente la qualunque.
Secondo.
La porta che vogliono sbarrare è sbarrata da 35 anni.
Codice Frontiere Schengen, norme speciali per Ceuta e Melilla: chi parte da lì verso la Spagna peninsulare o verso qualunque altro Paese dell'area viene fermato e identificato, documenti alla mano, come se uscisse da fuori Schengen.
Ceuta e Melilla hanno infatti un regime speciale, proprio per via della loro posizione, che prevede doppi controlli al confine esterno: uno all'ingresso dal Marocco e un altro ancora quando si viaggia verso il continente europeo.
Il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana chiede di chiudere una frontiera nei fatti già chiusa.
Terzo.
Testuale, dal profilo di Tajani: "Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano che scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari è stata profondamente sbagliata".
Falso.
La Spagna ha approvato per decreto una regolarizzazione: permessi di soggiorno e di lavoro, di durata annuale, per gente che vive e lavora lì da anni, senza precedenti penali, già presente prima del 31 dicembre 2025. Documenti per firmare un contratto, pagare le tasse, uscire dal nero.
Il capo della nostra diplomazia ha scambiato un permesso di soggiorno per una cittadinanza e un passaporto europeo.
Il decreto spagnolo riguarda persone che stanno in Spagna da anni, entrate in larghissima parte in aereo con un visto turistico, dall'America Latina.
Chi lega le due cose sta raccontando una balla e la racconta sapendo perfettamente di raccontarla.
E se il problema sono le sanatorie (cioè le regolarizzazioni), qualcuno gli ricordi la più grande della storia repubblicana: 2002, legge Bossi-Fini, oltre 647mila persone regolarizzate.
Quarto.
Ingressi irregolari registrati nel 2025: 66mila in Italia, 36mila in Spagna.
Quasi il doppio da noi. Applicando alla lettera il principio di Tajani, il primo Paese da buttare fuori da Schengen è l'Italia. Con Tajani che firma il decreto contro sé stesso e Piantedosi che gli regge la penna.
Quinto.
Per quattro anni ci hanno raccontato sempre la stessa favola: "Non possiamo essere lasciati soli", "nessuno può affrontare la migrazione da solo", Cooperazione, solidarietà europea, redistribuzione.
Il 4 maggio scorso Meloni parlava ancora di crisi globale da affrontare insieme.
Poi la pressione si sposta di 1500 chilometri, tocca a qualcun altro e in quattro ore la solidarietà europea diventa una minaccia contro un governo alleato.
Sesto.
Il Marocco ha capito da tempo qual è la sua unica arma diplomatica: i corpi dei propri giovani. Apre il rubinetto quando le serve qualcosa sul Sahara Occidentale o per punire decisioni che non condivide (come gli accordi tra Sanchez e l'Algeria della scorsa settimana), lo richiude quando l'ha ottenuto. Era già accaduto, per esempio, nel 2014 e nel 2021, non c'entra nulla la politica migratoria della Spagna.
Davanti a un ricatto costruito sulle persone, il governo italiano ha puntato il dito contro chi quel ricatto lo subisce.
Il motivo di tanta delicatezza con il Marocco lo sappiamo tutti: i memorandum italiani con la Libia e con la Tunisia camminano sullo stesso identico meccanismo. Soldi e legittimazione in cambio di frontiere presidiate.
Chi ha appaltato i propri confini alla guardia costiera libica si guarda bene dallo spiegare al mondo come funziona il ricatto migratorio, perché il primo a restarci sotto sarebbe lui.
Settimo. E qui arriviamo al fondo del barile.
Il 19 giugno 2026, Donald Trump aveva appena raccontato al mondo intero che Giorgia Meloni lo aveva implorato per una foto al G7 di Évian e che lui gliel'aveva concessa perché gli faceva pena.
E in quel momento, tra 27 capi di governo, sapete chi ha preso la parola per difenderla? Pedro Sánchez.
Sono passati 41 giorni. Quarantuno.
Alla prima giornata di caos e di morti sulle coste spagnole in Africa, la prima a saltargli addosso è stata lei. Su una vicenda che si decide sulla frontiera marocchina, dove la Spagna è il bersaglio del ricatto.
Chi ti tende una mano quando sei a terra, gentaglia così se lo segna. E aspetta il momento buono per azzannare.
Ottavo.
Sapevano dove sta Ceuta. Sapevano che quella frontiera è controllata da 35 anni. Sapevano che a Ceuta gli sbarchi via mare erano stati zero fino a metà luglio. Sapevano che da noi gli ingressi irregolari sono il doppio dei loro. Sapevano che la mano che ha aperto quel confine sta in Marocco.
Hanno parlato lo stesso. Perché una bugia arriva a milioni di persone in tre ore e la smentita arriva a diecimila in tre giorni. E perché una crisi umanitaria, per loro, vale un punto nei sondaggi.
Che miseria senza fondo.
@yesterdaypills Scusate, ma “John e Paul cantano praticamente all’unisono per tutta la canzone” non è affatto vero. Stanno cantando due voci ben distinte. Se intendete che cantano contemporaneamente per tutta la canzone ok, ma unisono significa con le stesse identiche note.
«La vita potrebbe essere divisa in tre fasi: Rivoluzione, Riflessione e Televisione. Si comincia con il voler cambiare il mondo e si finisce col cambiare i canali.»
Ricordando Luciano De Crescenzo, morto il #18luglio 2019.
A memoria mia i tre partiti di governo sono stati compatti in questi casi:
- nel difendere Daniela Santanché dalle accuse di falso e truffa ai danni dello Stato
- nel condurre una battaglia stupida contro la cd carne coltivata
- nel volere e finanziare la stupidata del CPR in Albania
- nel difendere Pozzolo per la pistolettata di capodanno
- nel difendere Del Mastro prima per l'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio e poi per la società con il prestanome dei Senese
- nel difendere la famiglia nel bosco
- nel difendere il poliziotto che sparò a Rogoredo e occultò le prove
- nel dichiarare, per bocca di Meloni Tajani e Salvini, che a Trump dovesse essere assegnato il Nobel per la pace
- nell'inventare balle a sostegno del referendum sulla giustizia
- nel difendere il gioielliere Mario Roggero
Quanto ci si può fidare di una coalizione che vanta un track record di minchiate così?
When Lavrov says Ukrainian land was always theirs, he's admitting that Russia never planned to uphold the multiple agreements they signed ratifying Ukraine's 1991 borders.
It's another reminder that agreements with Russia are worthless.
Remember that.
Ho ritrovato questo video con Leo Gullotta che ci racconta i crimini della decima mas.
Per smemorati, nostalgici che però neanche erano nati e speculatori vari.
#Vannacci che ne pensa?
Il caso australiano sul nucleare dovrebbe far riflettere anche noi.
Una commissione parlamentare ha messo a confronto due strade per decarbonizzare il sistema elettrico: puntare su nucleare oppure accelerare su rinnovabili e accumuli.
Il risultato è molto chiaro: il nucleare perde il confronto non sul piano ideologico, ma su quello economico, industriale e temporale.
Per tre ragioni.
Primo: i tempi.
Una nuova filiera nucleare richiede autorizzazioni, siti, competenze, catene di fornitura, consenso delle comunità, gestione delle scorie, regolazione e poi costruzione. In Australia si parla di almeno 15 anni. In Italia, dove il nucleare non esiste più da decenni, sarebbe difficile immaginare tempi più brevi.
Secondo: i costi.
Il rapporto conferma che il nucleare oggi è molto più costoso delle alternative disponibili. Le rinnovabili, invece, hanno costi in calo, sono modulari, scalabili e installabili in tempi molto più rapidi.
Terzo: la coerenza con il sistema elettrico del futuro.
Il futuro non è fatto di grandi centrali rigide che producono sempre allo stesso ritmo, ma di un sistema flessibile: rinnovabili, accumuli, reti intelligenti, comunità energetiche, autoconsumo, vehicle-to-grid, domanda che si adatta all’offerta.
Il punto non è negare che il nucleare produca elettricità a basse emissioni. Il punto è chiedersi quale tecnologia risponde meglio ai problemi reali di oggi: bollette alte, dipendenza dal gas, tempi stretti della transizione, sicurezza energetica, competitività delle imprese.
Per l’Italia la lezione è ancora più forte. Abbiamo già centinaia di GW di progetti rinnovabili in attesa e decine di migliaia di domande per comunità energetiche. Il collo di bottiglia non è la tecnologia: sono autorizzazioni, allacci, rete, accumuli e burocrazia.
Più rinnovabili significa più ore in cui il gas non determina il prezzo dell’elettricità. Significa ridurre strutturalmente bollette, importazioni fossili e vulnerabilità geopolitica.
La transizione ecologica non è un costo da subire. È una politica industriale, energetica e sociale.
Ma bisogna scegliere la strada più rapida, meno costosa e più partecipata.
Oggi quella strada si chiama: rinnovabili, accumuli, reti e comunità energetiche.
Non servono nuovi miraggi tecnologici. Serve sbloccare l’energia che cittadini, imprese e territori sono già pronti a produrre.
#rinnovabili #energia #transizioneecologica #nucleare #CER #sostenibilità #politicaindustriale
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