Don Bonus parlava al nulla e per darsi un tono ha montato un video con la presenza della Meloni.
Il M5S è proprio la più grande operazione di raccolta ungulati mai comparsa sul panorama politico.
Presidente Conte, mi spiega come avete fatto a montare mie espressioni sul video del suo intervento, considerato che in quel momento io ero al Quirinale e quindi non in Parlamento?
Lo chiarisco solo per ricordare a tutti quanto la vostra politica si fondi su mistificazioni della realtà e fake news.
On This Day — June 10, 2007
Hamas turned Gaza into a butcher shop.
Two years after Israel unilaterally withdrew every soldier, ‘settler,’ and Jew from Gaza — leaving the greenhouses intact and handing over the keys in the name of peace — Hamas showed the world exactly what they do with power.
After winning the 2006 elections, they didn’t build a state. They butchered.
On June 10, 2007, during the final phase of the Fatah-Hamas civil war, Hamas gunmen grabbed Mohammed Sweirki, an officer in the elite Palestinian Presidential Guard. They dragged him to the roof of a 15-story apartment building — the tallest in Gaza — and hurled him to his death.
His body plummeted through the air and smashed into the concrete below in a public execution designed to send a message: This is what happens to our enemies.
Fatah retaliated that same night: they murdered the imam of Gaza’s Great Mosque and opened fire on Hamas leader and newly elected Prime Minister Ismail Haniyeh’s home.
Then, just before midnight, Fatah’s own terrorists seized a Hamas fighter and threw him screaming off a 12-story building.
Rooftop executions. Bodies shattered on pavement. Blood running in the streets of Gaza. This wasn’t politics or ‘resistance.’ The was raw, medieval savagery between two terror factions fighting over who would get to rule the ruins.
By June 14, it was over. Hamas completed its bloody coup. They seized total control of Gaza through murder, intimidation, and terror — throwing political rivals from rooftops, executing opponents in the streets, and dragging their bodies through the dirt.
This is how Hamas won absolute power.
Israel left.
Palestinians voted.
Hamas murdered its way to dictatorship.
And from that river of Arab blood spilled in 2007 flowed the October 7 Massacre in 2023.
Never forget how this nightmare actually began: not with ‘occupation,’ but with Hamas choosing barbarism and destruction over peace and building the moment they had the chance.
@Apndp Hai centrato l’errore della sinistra a livello planetario: irridere gli avversari (Berlusconi, Trump, Salvini…) senza cogliere il profondo, reale disagio/malcontento che intercettano e rappresentano. E questa strategia, come dimostra la storia recente, non funziona!
✍🏻 Roberto Damico
Se avessi voglia di scherzare, farei il verso a Andrea Tosa – il blogger, l'attivista, il palestinista – e scriverei un post che inizia come iniziano sempre i suoi post: "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo". Ma io adesso non ho voglia di scherzare. Non ho voglia di ironizzare. Non ho voglia di fare il verso a nessuno. Perché un post che inizi così – "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo" – e che parli delle donne afghane, non esiste. Non lo scrive Tosa. Non lo scrive la sinistra. Non lo scrive nessuno. Eppure – ieri è successo davvero qualcosa di terribile ad Herat, in Afghanistan. E se avete abbastanza anima – se non siete ancora diventati insensibili di fronte al dolore del mondo – potete cercare voi stessi. Le notizie sono lì. Frammentarie, ignorate, sepolte. Ma ci sono.
Ecco cosa è successo. Si era appena svolta una manifestazione di donne afghane. Una folla di donne – nonostante il burqa, anzi, col burqa – ha riempito le strade di Herat. Centinaia, forse migliaia. Hanno chiesto – attenzione – non i diritti che abbiamo in Occidente (il diritto di voto, il diritto di abortire, il diritto di indossare una minigonna). Hanno chiesto neppure pari diritti. Hanno chiesto il minimo. Hanno chiesto l'istruzione – che in Afghanistan, per le donne, significa anche accesso alla sanità (perché nella legge afghana, una donna può essere visitata solo da una donna; ma se le donne non possono studiare, allora le donne non possono essere curate). Hanno chiesto di poter lavorare – di guadagnare un minimo, per non morire di fame, per non vedere i propri figli morire di fame. Hanno chiesto meno dei diritti che noi in Europa concediamo a un cane o a un gatto. Perché i nostri amici a quattro zampe – possono essere visitati da un medico (di qualsiasi sesso) se stanno male. Possono essere curati. Possono essere salvati. Le donne afghane – se stanno male – non possono essere visitate da un medico uomo. E se il medico uomo è l'unico disponibile, muoiono. Se – dopo un terremoto – si trovano sotto le macerie delle loro abitazioni, non possono essere estratte, perché un uomo non può toccare una donna. E muoiono sotto le macerie. Mentre ascoltano i soccorritori che non possono soccorrerle. È l'inferno. È l'orrore. È la follia.
E la risposta dei talebani a questa manifestazione di donne che chiedevano solo di non morire – è stata la violenza. Hanno sparato sulla folla. Al momento si parla di una ventina di vittime, ma le notizie sono frammentarie, non verificate, forse peggiori.
La notizia – come tutte le notizie che riguardano l'Afghanistan – è stata sepolta. Ignorata. Dimenticata.
E penso che oggi i telegiornali dovrebbero essere pieni di queste immagini. Che le piazze dovrebbero essere colme di gente – specie di donne arrabbiate – che esaltano l'eroismo delle donne afghane, che denunciano la brutalità dei talebani, che chiedono sanzioni, interventi, aiuti. Che parlano – sì – anche della loro disperazione. Della loro solitudine. Del loro abbandono. E invece – credo di essere uno dei pochi che ne stanno parlando. Uno dei pochi. Non perché io sia speciale. Perché gli altri hanno deciso di tacere e si indignano solo per Gaza.
Perché – come dice Fausto Bertinotti – "Gaza è l'ombelico del mondo". Almeno per la sinistra. Gaza – e solo Gaza – merita attenzione. Gaza – e solo Gaza – merita indignazione. Gaza – e solo Gaza – merita che si riempiano le piazze. Il resto – l'Afghanistan, lo Yemen, la Siria, il Sudan, la Nigeria, il Congo – non esiste. O esiste come rumore di fondo, come fastidiosa eccezione. Perché la sinistra – la sinistra palestinista – adora guardarsi l'ombelico senza alzare lo sguardo.
E se alzasse lo sguardo – se alzasse lo sguardo oltre Gaza – vedrebbe un mondo in fiamme. Un mondo che brucia. Un mondo in cui il jihadismo – la stessa ideologia che anima Hamas – uccide, devasta, distrugge. E bisognerebbe anche chiedersi quanto sia casuale che la propaganda per Gaza copra mille altri orrori. Quanto sia casuale che proprio Gaza – il luogo in cui Hamas comanda – sia diventato l'ombelico del mondo. Visto che Hamas è una derivazione della Fratellanza Musulmana – l'organizzazione che ha come obiettivo la creazione di un Califfato globale – visto che la Fratellanza vuole imporre la sharia in tutto il mondo, vuole cancellare i diritti delle donne, vuole sottomettere “gli infedeli”– è proprio casuale che Gaza e la sua propaganda impediscano di vedere ciò che il jihadismo sta facendo nel mondo?
@flancini
Avete azioni del FQ? Vendetele.
Se possedete azioni della SEIF (la società quotata de Il Fatto Quotidiano), è arrivato il momento di vendere.
La società è stata citata in giudizio a New York per 250 milioni di dollari dalla Cipriani Usa, più danni punitivi.
Un’altra causa da 5 milioni è in corso in Italia. Si tratta di cifre enormi per una piccola editrice quotata su Euronext Growth.
Finora nessun comunicato price-sensitive.
Zero righe sul sito SEIF, su 1Info o su Borsa Italiana.
Nessuna informativa agli azionisti su un rischio che potrebbe pesare pesantemente sul bilancio e sul valore del titolo.
Un silenzio che, per una società quotata, è https://t.co/MoQxTqdDbr flottante è già intorno al 40%, la società ha una capitalizzazione modesta e sta affrontando da anni problemi di conti e continuità aziendale.
Una condanna (anche parziale) o solo il protrarsi della lite con spese legali elevate rischia di bruciare cassa e far crollare ulteriormente il titolo.
Chi ha comprato azioni del Fatto probabilmente lo ha fatto per convinzione editoriale.
Ma in Borsa contano i numeri, non le bandiere.
E oggi i numeri dicono: alto rischio legale, zero trasparenza, esposizione a un contenzioso transoceanico con una controparte che ha risorse importanti.
Chiudete la posizione. Prendete quel che resta e andate altrove.
Il mercato non perdona chi sottovaluta i rischi, soprattutto quando la società stessa sembra far finta di niente.
A ogni denigrazione ed invettiva che il direttore del Fatto Quotidiano pubblica contro la controparte penso che la giuria USA alzerà l' importo da pagare di 2 milioni di $.
Questi non mi sembrano articoli di informazione, sono invettive che pongono gli azionisti ma soprattutto i creditori della società in crescente rischio di perdita.
Continuo a chiedermi che cosa stiano a fare il collegio sindacale e l' intero consiglio di amministrazione che per proteggere gli interessi di azionisti e creditori dovrebbero forse intimare al direttore del giornale, che non ha nessuna carica sociale, di smetterla.
Ricordo che ad oggi non trovo comunicazioni ufficiali della società al mercato circa i due procedimenti legali e che a 41 giorni dalla assemblea degli azionisti non vedo pubblicato il verbale di assemblea che mi risulta dovrebbe essere pubblicato dopo 30 giorni.
Che strano
L’URUGUAY IMMAGINARIO CREATO DAL FATTO QUOTIDIANO
Al di là delle accuse attribuite a Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti, ritenute false dalla Procura generale di Milano e poi smentite dalla massaggiatrice uruguayana ritenuta la gola profonda del caso, ciò che sconcerta della ricostruzione del Fatto quotidiano è la descrizione dell’Uruguay come di un porto franco. Una sorta di isola dei pirati dove i miliardari possono fare tutto ciò che vogliono, contando sulla copertura delle istituzioni. Festini con droga e prostitute, anche minorenni, che arrivano su jet privati evitando i controlli dell’ufficio immigrazione. Orfanotrofi che consegnano bambini al miglior offerente. Avvocati misteriosamente bruciati vivi. Massaggiatrici che denunciano il malaffare ma poi sono costrette a ritrattare per timore di ritorsioni. Ora spuntano anche due autisti che confermano di aver portato prostitute in un ranch e temono per la loro vita: “Non voglio finire in un fosso o incendiato”.
Ma questa descrizione grottesca dell’Uruguay non corrisponde alla realtà di un paese che, da sempre, è considerato una sorta di Svizzera del Sud America. In tutti i ranking internazionali l’Uruguay si posiziona su livelli comparabili ai paesi dell’Unione europea e nettamente superiori alla media dell’America latina. Il Democracy Index dell’Economist, con un punteggio di 8,92 (su 10), classifica l’Uruguay al 12° posto mondiale davanti a molte consolidate democrazie occidentali (l’Italia è al 37° posto), ed è l’unico paese del Sud America ritenuto una “piena democrazia”. Nell’ultimo report sulla “Libertà nel mondo” di Freedom House, l’Uruguay si colloca tra i primi posti al mondo (ed è il migliore in America latina) con 97 punti su 100: “L’Uruguay vanta una solida struttura di governo democratica storicamente consolidata e un’ottima reputazione in termini di tutela dei diritti politici e delle libertà civili, nonché di impegno per l’inclusione sociale”, scrive la ong, che attribuisce a Montevideo il massimo dei punteggi in voci come indipendenza della magistratura, trasparenza della pubblica amministrazione e garanzie contro la corruzione.
A proposito di corruzione, nell’indice di Transparency International sulla percezione della corruzione l’Uruguay si colloca al 17° posto mondiale, risultando il migliore dell’America latina (l’Italia è al 52° posto). Secondo il Rule of law index del World Justice Project, che misura la qualità dello stato di diritto – ovvero i limiti al potere governativo, l’assenza di corruzione, la trasparenza amministrativa, il rispetto dei diritti fondamentali, la sicurezza e il funzionamento della giustizia – l’Uruguay si colloca al 23° posto globale e al primo nella sua regione (l’Italia è al 34° posto).
L’idea che a Punta del Este uno come Cipriani possa avere le istituzioni a sua disposizione e godere di una impunità totale è assurda. Non tanto perché il ristoratore italiano sia in Uruguay solo uno dei tanti ricchi, e di certo non uno dei più ricchi. Ma perché i veri ricchi che si sono trasferiti a Montevideo – si pensi ai miliardari argentini Marcos Galperin, Alejandro Bulgheroni, Eduardo Costantini – hanno scelto l’Uruguay non perché sia una terra senza legge, ma proprio perché è un paese dove lo stato di diritto è meglio tutelato rispetto ai vicini.
Dipingere l’Uruguay come un paese in cui ricchi occidentali possono andare a rubare i bambini dagli orfanotrofi, organizzare festini a base di droga e minori, bruciare avvocati, minacciare testimoni e far sparire in un fosso autisti è un’offesa verso il paese sudamericano e un cattivo servizio nei confronti dell’opinione pubblica italiana. Fa capire, meglio delle notizie false o delle presunte prove, quanto sia distorta la visione del mondo alla base dell’inchiesta giornalistica sul caso Minetti. L’Uruguay è una democrazia solida dove si eleggono presidenti come Pepe Mujica, non un posto dove si comanda con “plata o plomo” come in una serie narcos di Netflix.
https://t.co/HAsoz0pqqG
SEIF S.p.A editore del Fatto Quotidiano riceve citazioni per danni per cifre enormi in USA e probabilmente anche in Italia. La S.p.A a me non pare in condizioni di sostenere neppure le spese per i procedimenti legali.
Per quale ragione mi sembra che non comunichi nulla ufficialmente agli investitori ma invece persone ad essa legate ma senza incarichi sociali scrivono della cosa su tutti i media ?
Ad oggi, ore 09:00 del martedì successivo al fine settimana nel quale la notizia ha ampiamente circolato, non vedo nulla che segnali queste notizie nella pagina di relazioni con gli investitori della S.p.A quotata in borsa e nemmeno sul sito di borsa.
Non conosco nei dettagli le normative italiane sulle comunicazioni degli eventi rilevanti per società quotate.
Ho chiesto a Google Gemini di ricapitolarmi la normativa e ho chiesto conferma ad un dottore commercialista che il riassunto fosse corretto.
Ha confermato.
Qui sotto il risultato.
Vedete voi.
Qualcuno dica a questi soggetti che piu' fanno cosí, piu' si mettono nei guai.
Inoltre: Ore 15:50 del 9 giugno.
La citazione a New York è del 5 giugno, in Italia il procedimento legale è avviato, la società è quotata in borsa.
Come mai non vedo nulla comunicato agli investitori in modi adeguati tramite comunicato stampa sulla pagina di investor relations e sul sito di Borsa ?
Continuo a leggere su vari media notizie assai rilevanti circa SEIF S.p.A quotata in borsa ma non leggo nessun annuncio agli investitori emanato dalla società.
Ora leggo di una causa in Italia per 5 milioni.
La S.p.A a leggere i bilanci non mi pare in grado di fare fronte a importi simili.
Al 31/12 il fondo rischi legali in passivo di bilancio contava 412,000 €.
Perché non ci sono notizie agli investitori ?
Noto un andamento peculiare, ma non insolito, nelle negoziazioni del titolo SEIF S.p.A editore del Fatto Quotidiano oggi in borsa.
Fino alle ore 16:03:14 il titolo perdeva -9.40% con discreti scambi, dato il titolo, di oltre 60,000 pezzi.
Poi, alle ore 16:10 e 16:12 quasi in chiusura ci sono due contratti per soli 2000 pezzi, 450 € l' uno, a valori nettamente piú alti, che fanno risalire il prezzo in chiusura a 0.226 € con un calo di solo - 2.56%.
Mi stupisce il comportamento di chi ha comperato quei due pacchetti di 2000 pezzi e mi pare quasi che non fosse interessato a spuntare la migliore quotazione.
Non è la prima volta che noto simili avvenimenti nelle negoziazioni di questo titolo.
Che strano.
cc: @ricpuglisi
A #Gaza si sono abbuffate ong di tutto il mondo, #Hamas ha costruito eserciti, arsenali e tunnel, gente inutile come #FrancescaAlbanese girano il mondo a sbafo, sparando minchiate su una gigantesca minchiata. Troppi affari per troppa gente, per non pomparla
Watch this 17-second clip carefully. What you are about to see is not what it claims to be.
For over 25 years I’ve worked as a specialist forensic analyst, both within the intelligence world as well as private security sector. So I’m going to show you how forensic analysis really works to uncover the truth about what we see put in front of us.
TRT World, Turkish state media, released this video claiming it shows an Israeli airstrike on a residential building in Al Zaitoun, Gaza on January 5, 2025. The dramatic footage with emotional Arabic overlay text was designed to generate instant outrage.
While obvious Pallywood often uses fake blood and staged injuries, this one is more sophisticated. It relies on perfect timing and internal preparation.
Here is the second-by-second breakdown:
Seconds 0 to 1: The camera is already perfectly framed on the building. White smoke begins venting from multiple windows simultaneously. At around the one-second mark, a bright red dot appears on an upper window for a fraction of a second right before the blast. This is the trigger light that lights up the instant before an explosive charge is detonated. It also acts as a marker for the cameraman. No incoming missile, no external impact flash.
Seconds 1 to 2: A massive dark smoke plume erupts violently outward and upward. Debris is ejected. When a real missile strikes a building, you typically see large flames from the missile’s fuel and the force ripping apart major sections of concrete, producing large chunks of debris. Here, we see no significant flames and only small debris mixed with heavy dust, exactly what you would expect from a small internal explosive device designed mainly to blow out windows and create a dramatic smoke plume. The explosion originates from inside the building and expands symmetrically.
Seconds 2 to 4: The smoke cloud balloons dramatically. The cameraman, already positioned and recording, smoothly tilts up to capture the most cinematic part of the plume.
Seconds 4 to 6: The camera tilts down to street level. A girl in bright pink walks across the dusty area almost casually, not showing the expected panic.
Seconds 6 to 9: Civilians appear relatively composed. Then the man in the red hoodie runs in, stops dramatically, and points upward while shouting in a theatrical manner.
Seconds 9 to 17: People mill about with surprising calm as dust swirls. The camera work remains composed enough to capture the drama while TRT World adds the emotional propaganda text.
This was not an airstrike. It was a carefully timed internal detonation, triggered from within (signaled by the red dot), filmed by someone who knew exactly when it would happen. The internal multi-window venting, perfect camera placement, and staged reactions all confirm it was manufactured for propaganda.
If you value the truth and appreciate such detailed analyses, please share.
Real tragedy does not need this level of staging. The information war continues.