@carloalberto Bassi salari, aumento dell’età pensionabile, trattamenti di fine rapporto a rate lunghe; è quello che si ottiene in un mercato del lavoro “da manuale” liberato dai sindacati e da garanzie sociali.
@cpetruccioli@matteosalvinimi @_MariaZakharova Curioso che per le guerre del passato si utilizzi il solo nome del leader mentre per l'attuale si indichi il paese. Effetto semantico comunque scarso
Riceviamo e rilanciamo molto volentieri questa importante e necessaria iniziativa.
"Siamo un gruppo di cittadine e cittadini che da tempo sostengono la causa della resistenza ucraina contro l’aggressione russa e che credono fermamente nella necessità di una vittoria militare di Kiev, “costi quel che costi”.
Abbiamo seguito con attenzione e sincero apprezzamento la coraggiosa e coerente posizione dell’On. @CarloCalenda , che in questi mesi si è distinto per la sua determinazione nel contrastare la propaganda putiniana in Italia e per il suo continuo richiamo al dovere morale di sostenere l’Ucraina “fino alla fine”.
Tuttavia, riteniamo che le parole, per quanto nobili, non bastino più. È giunto il momento di passare dalle dichiarazioni ai fatti. Per questo chiediamo all’On. Calenda di dare il buon esempio e di arruolarsi personalmente nelle forze di difesa ucraine, un gesto concreto di coerenza e coraggio che siamo certi avrebbe un enorme valore simbolico e morale, tanto in Italia quanto in Europa.
Un simile atto d’altruismo e dedizione alla causa della libertà non solo rafforzerebbe lo spirito di resistenza del popolo ucraino, ma potrebbe anche ispirare molti altri politici e opinionisti italiani che, come lui, chiedono di “fare di più per l’Ucraina” a compiere lo stesso passo.
Chi crede davvero nella giustezza di questa guerra, deve essere disposto a combatterla in prima persona.
Invitiamo quindi tutti coloro che condividono questo principio a firmare e diffondere questo appello."
Da anni in Italia va in scena un numero di prestigio: far difendere i ricchi dai poveri. Lo schema è semplice. Si parla di una patrimoniale solo sui patrimoni sopra i 2 milioni di euro – circa l’1% del Paese – destinata a finanziare sanità e welfare, cioè ciò che serve a chi non ha santi in paradiso. Eppure la rivolta arriva dal basso. Il ceto medio, gli stipendi da 1.400 euro al mese, i proprietari di un trilocale in periferia. Tutti mobilitati contro una tassa che non li riguarderebbe. Un capolavoro politico.
Il trucco funziona così: si confonde patrimonio con reddito. Si fa credere che “ricco” possa essere chiunque, perfino chi fa fatica a pagare il mutuo. La parola “patrimoniale” viene lasciata marcire come minaccia sulla prima casa, che infatti non è solo un bene: è l’ultimo orgoglio rimasto, il testimone del sacrificio familiare. Toccarla, anche solo evocarlo, è come evocare una rapina a mano armata. Il risultato è che chi non è ricco si sente sotto attacco, e per difendersi difende chi ricco lo è davvero.
E mentre i lavoratori vengono arruolati a protezione dei patrimoni milionari, lo stesso governo che tuona contro l’“esproprio” sta portando a 300.000 euro la flat tax dei paperoni per i super-ricchi stranieri: venite, niente domande, pagate una cifra fissa e tenetevi tutto il resto. Cioè: ai miliardari che arrivano regali fiscali. A quelli che qui ci vivono, “mai una patrimoniale”. È la politica come marketing del lusso.
Il paradosso non è ingenuo. È costruito. Funziona perché lo Stato ha rotto il patto: si chiede di contribuire, ma non si vede il ritorno. E allora la paura diventa identità. Meglio difendere l’illusione della scalata sociale, anche quando l’ascensore è guasto.
In questo Paese la lotta di classe esiste. Solo che marcia al contrario. I ricchi guardano. I poveri combattono per loro.
Buon martedì.
(il mio #buongiorno per @Left_rivista)
https://t.co/GIHiKy0PmI
🧵 Auto elettrica.
In Europa, Stati Uniti e Giappone il mercato delle auto a combustione interna era più che maturo. Dopo il Dieselgate, le case automobilistiche tedesche vedono nell'elettrico già nel 2017 un modo per ripulire l'immagine e per giustificare ristrutturazioni 1/n
Lunedì 3 novembre 2025, dalle ore 16.30 alle 19.30, la rivista di politica e cultura La Fionda promuove in Campidoglio (Roma), presso la Sala del Carroccio, un incontro pubblico dedicato alla congiuntura internazionale e alla sua crescente complessità. Il focus della discussione si concentrerà sulle misure sanzionatorie rivolte contro alcuni dei paesi BRICS+ e sull’impatto che esse hanno generato sulla realtà sociale ed economica dell’Europa occidentale e dell’Italia in primis.
Quali effetti hanno sortito le sanzioni promosse dall’Unione Europea prima e dopo l’attacco russo all’Ucraina? Perché gli Stati Uniti impongono dazi e scelte antieconomiche a paesi certamente non ostili come l’Italia? Partendo da queste domande l’incontro vuole offrire delle riflessioni utili sui motivi che condizionano il presente economico e politico dell’Italia. Sul tavolo anche le scelte dell’Unione Europea in materia di riarmo, presentate come risposta a una presunta minaccia militare russa: si tratta di scelte realmente necessarie o di risorse sottratte alle politiche sociali ed agli investimenti pubblici? In questo quadro sarà affrontata anche la questione del doppio standard sulle sanzioni: dure contro la Russia e l’Iran, a lungo inesistenti o neppure simboliche verso Israele, nonostante il massacro deliberato della popolazione civile a Gaza.
Apriranno i lavori @virginiaraggi (già Sindaco di Roma Capitale) e @Dani_DellaValle (deputato al Parlamento Europeo).
Interverranno @battleforeurope (saggista), @GabrieleGuzzi (economista e docente presso l’Università di Cassino), Silvia Pegah Scaglione (studentessa italo-iraniana) e Maurizio Vezzosi (analista geopolitico).
A seguire, dibattito aperto.
Saranno presenti i direttori de La Fionda, i professori Nello Preterossi e Alessandro Somma, insieme a diversi membri della redazione. Verranno inoltre invitati esponenti del mondo della cultura, della politica e del giornalismo in linea con i temi dell’iniziativa.
“SIAM MICA QUI AD ABBASSARE LE BOLLETTE”
(da @Gitro77 )
In occasione del compleanno di Pier Luigi Bersani è riapparso in rete un vecchio post che gira ormai da 9 anni. Il post originale, di tale Ettore Ferrini, è stato ripreso e rilanciato da pagine tipo quelle di Lorenzo Tosa e Abolizione del suffragio universale. Insomma dal “meglio” di quello che ha da offrire la sinistra col rolex (o ZTL che dir si voglia).
E infatti lo scritto è l’elogio sperticato di Bersani che ha il merito di essere stato uno dei maggiori fautori della stagione delle liberalizzazioni italiane. A partire da quelle del settore energetico.
Ricordo per dovere di cronaca che la liberalizzazione del mercato dei prezzi energetici è stata imposta dall'Unione Europea a partire dal 1996, quando è stato approvato il primo "Pacchetto energia". In Italia, come dicevamo, il merito va al decreto Bersani del 1999 (e ad altri successivi decreti come quello Letta del 2000 e il Bersani bis del 2007 e l’abolizione del mercato tutelato del 2024).
Prima delle magnifiche liberalizzazioni (e delle privatizzazioni) il settore energetico era un monopolio pubblico (come dovrebbe d’altronde essere per qualsiasi monopolio naturale e per i settori strategici) e i prezzi erano controllati (e calmierati) dallo Stato.
Secondo la vulgata liberale tanto di moda a partire dagli anni 80, la mancata concorrenza impediva però al libero mercato di abbattere i prezzi (mentre in realtà impediva solo di abbattere i salari) penalizzando famiglie e imprese.
Siccome i numeri sono pietre e le chiacchiere invece se le porta via il vento, ci tenevo a dirvi che dalla liberalizzazione del mercato dei prezzi energetici il costo medio annuale dell’elettricità per una famiglia che consuma 2.700 Kwh è aumentato del 190,5% passando dai 272,33 euro del 1999 agli attuali 791. La bolletta media annuale del gas di una famiglia che consuma 1.400 metri cubi è invece aumentata del 131,4% passando da 750,44 euro del 1999 a 1.737 del 2024.
[fonti
¹ https://t.co/BSehjz2bSC
² https://t.co/TFISZHd9Vm
³ https://t.co/IUywnKVWQC]
🚨🚨 In a bombshell new report for @MCC_Brussels, I reveal how the European Union’s Jean Monnet Programme, ostensibly an academic initiative, is in fact a taxpayer-funded, global propaganda network designed to embed pro-EU narratives, quash dissent and shape public opinion far beyond the classroom. This programme, part of Erasmus+, funnels an estimated €25 million of public money every year into universities worldwide, transforming academic institutions into vehicles of institutional propaganda. 🧵 👇🏻
https://t.co/uchokLPCgv
🇮🇹 Molti definiscono il Presidente della Repubblica un "atlantista". Non so se sia vero, ma se lo fosse, come si concilia questo con il suo ruolo di garante della Costituzione?
È una domanda che intellettuali e analisti dovrebbero porsi seriamente, in un Paese che destina solo il 7% della spesa pubblica all’istruzione, appena l’1% alla cultura e un altro 1% all’ambiente, che ha oltre il 23% della popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale, e che ha appena impegnato il 5% della spesa pubblica per il riarmo nell’ambito della NATO.
L’Europa si arrende (di nuovo).
Al G7, i governi europei si piegano a Trump: niente tasse per le Big Tech americane, via
libera alle armi USA e al gas made in Texas (triplo del prezzo, ovviamente).
Nel frattempo ci raccontano che i cattivi sono Russia e Cina.
Ma il vero suicidio è accettare tutto questo in silenzio.
🔥 Se anche tu non ci stai, vieni a Fest8lina:
📍 Putignano (Pisa)
📅 9–13 luglio
🎤 Il più grande festival europeo di controinformazione e pensiero critico.
Ottolinatv#Fest8lina #controinformazione #g7 #globalminimumtax #trump #europa
Ieri sera @marcotravaglio ha detto praticamente tutto su questo teatrino triste, sconfortante, paradossale.
L’ipocrisia di chi si straccia le vesti per poi fingere di affogare nelle proprie lacrime è davvero insopportabile.
Di #Francesco, in ore e ore di diretta televisiva, si ricordano solo gli aspetti più irrilevanti: a che ora si svegliava la mattina, quali biscotti mangiasse, quante volte andava a far visita alla cugina. Ore e ore di testimonianze inutili.
Ieri sera, a cena, scherzavo con alcuni parenti chiedendomi se prima o poi intervisteranno qualcuno anche sulla sua regolarità intestinale. Ci arriveremo a qualcosa di simile, ne sono certo.
Gli elementi rivoluzionari del suo pontificato vengono deliberatamente ignorati, nascosti sotto il tappeto: metterli in luce significherebbe gettare nell’ombra - anzi, nel buio totale - i nani che ballano attorno alla sua salma. Nani perlopiù politici, giornalisti e opinionisti.
Ieri mattina, il direttore di un volantino che per fortuna non legge nessuno (e che non cito per non rischiare di decuplicarne i lettori), non è riuscito a contenere il proprio livore nei confronti del #Papa: lo ha dipinto come antioccidentale, addirittura ostile all’#Europa.
Solo perché non sposava le logiche della violenza, della #guerra, dell’odio.
È un ragionamento ridicolo: essere critici verso l’Unione Europea sul tema del riarmo, ad esempio, è proprio il modo migliore per dimostrare amore verso gli europei, soprattutto verso i più deboli, quelli che rischiano di restare indietro.
Non esiste un’unica idea legittima di Occidente e di Europa: alla maggioranza delle persone, infatti, ripugna la vostra idea di #Occidente e di Europa. È una cosa un tantino diversa.
Ma si sa, i "democratici" di oggi non amano troppo le alternative, né il confronto: la #democrazia è bella solo se si fa quello che dicono loro. E quello che dicono loro, quasi sempre, per noi è una fregatura.
Si spegne una voce importante contro la #guerra.
#Francesco ha denunciato le ipocrisie del conflitto in #Ucraina e la vergogna del genocidio a #Gaza.
Per me, questo vale più di tutto il resto.
La sua voce era preziosa, soprattutto in questo momento storico.
Che il Signore non ci privi del messaggio di #pace che la Chiesa è chiamata a diffondere nel mondo.
This is the most insane headline I’ve ever read.
“Germany is exploring levers to prevent the resumption of Nord Stream 2, which may allegedly be restarted under an agreement between the US and Russia as part of the settlement of the war in Ukraine...”.
@CarloCalenda Con la guerra l'inflazione sale sempre. Nel 1914, prima dell'ingresso dell'Italia nella Prima guerra mondiale l'inflazione era a 0 , salì al 7% nel 1915, al 25,1% nel 1916, fino al massimo del 41,4% nel 1917. A parte il patriottismo europeista, che ne dice di questa esperienza ?