"Li vedete i palestinesi in ginocchio, sotto tiro, circondati da soldati armati? Oppure contano solo quando gli ostaggi sono europei, bianchi, occidentali? Sono 78 anni che i palestinesi vengono rastrellati, rapiti, umiliati, torturati, rinchiusi in prigioni e lager israeliani.
Come da tradizione secolare, l'obiettivo ultimo dell'estrema destra resta sempre lo stesso: creare una nuova classe di schiavi senza diritti al servizio del padronato. In questo caso si tratterebbe dei quattordicenni, che andrebbero a rimpiazzare gli schiavi di razza sgradita.
"Cosa festeggia l'Europa?
Aver fermato un genocidio?
Fermato la guerra illegale di USA e Israele contro l'Iran?
Rotto le relazioni con Israele?
Fermato l’occupazione del Libano?
No, niente di ciò.
Kallas, potremmo cantare «Buon compleanno Trump, buon compleanno signor Genocidio»”
La foto di Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni non mi fa un effetto particolare, quello è un perimetro di sinistra che ha una sintonia spiccata su molti temi.
Io penso che le forze liberal-democratiche, riformiste, europeiste debbano unirsi in un “polo non terzo”, cioè in un’aggregazione che punti a costruire le condizioni per un'alleanza con la sinistra, così che si possa offrire un’alternativa vincente al governo Meloni - Salvini, con Vannacci o senza Vannacci.
Ho sentito Fratoianni dire che Pd, 5S e Avs rappresentano il 42%: se la loro strategia è quella dell’autosufficienza, auguri, ce ne faremo una ragione. Io auspico invece
che in particolare il Pd di Elly Schlein avverta, come nella tradizione del partito, la necessità di un'alleanza politica e elettorale con le forze liberali e riformiste.
Angelucci è deputato della Lega, proprietario di giornali e cliniche private e percepisce circa 4 milioni di euro l'anno.
Eppure, la sua dichiarazione patrimoniale alla Camera risulta quasi vuota.
Come è possibile? Gran parte dei beni e delle partecipazioni sono stati conferiti a una holding con sede in Lussemburgo, dove la tassazione è più favorevole rispetto a quella italiana.
Nel frattempo, un lavoratore dipendente che guadagna 30.000 euro l'anno paga regolarmente le imposte sul proprio reddito, senza alcuna possibilità di trasferire patrimoni o sfruttare strutture societarie internazionali.
Le tasse gli vengono trattenute direttamente in busta paga, mese dopo mese.
La destra sostiene da anni che una patrimoniale sui grandi patrimoni farebbe "scappare i ricchi". Ma chi dispone di grandi risorse economiche e vuole alleggerire il proprio carico fiscale spesso ha già gli strumenti per farlo.
Il paradosso è che chi può permettersi queste operazioni continua a influenzare le decisioni politiche e fiscali del Paese, mentre il peso del finanziamento dello Stato ricade soprattutto su lavoratori e pensionati.
Per questo il vero dibattito non dovrebbe essere se chiedere un contributo maggiore a chi possiede patrimoni enormi, ma perché il sistema consenta a pochi privilegiati di sottrarsi più facilmente al carico fiscale che grava sulla maggioranza dei cittadini.
Altro che difesa dell'interesse nazionale: quando si proteggono i privilegi di pochi a discapito di milioni di contribuenti, gli italiani vengono presi in giro.
+++ #Ucraina, la Cpi @CourPenaleInt «autorizza» #Putin a viaggiare. Ma solo per negoziati di pace Onu +++
Ribaltata la narrazione secondo cui indagini e mandati di cattura ostacolano la diplomazia. Vale anche per #Netanyahu@nelloscavo@Avvenire_Nei
https://t.co/Bt5ypO5E4A
Partì con 37 elefanti, la maggior parte morirono durante la traversata e dopo il primo inverno ne rimase solo uno.
Ah, per la cronaca, Annibale perse la guerra contro Roma.
Lui è quello "studiato", pensate gli altri...
Questa legge elettorale è la proposta più apertamente fascista che abbiamo visto negli ultimi decenni: svuota il voto dei cittadini e consegna pieni poteri a una minoranza. Per questo siamo pronti a mobilitarci ovunque, in Parlamento e nel Paese, per fermare questo attacco alla democrazia!
Dopo la notizia dell'accordo tra USA e Iran che comprende anche il Libano,i libanesi sfollati cercano di tornare a a casa, e Israele li ammazza.
Ieri 4 persone uccise a Mayfadoun e altre ferite da serie di bombardamenti.
“Ci vuole il dialogo, non isolare Israele” (cit. complici)
Oggi #Chiocci il direttore del #TG1 ha certificato che il tempo dell’amichettismo non è affatto finito.
Senza alcun imbarazzo. E con un pizzico di orgoglio.
La strategia ucraina di strangolamento delle filiere logistiche russe sta drasticamente accelerando. Tra i colpi messi a segno questa notte, alcuni sono di straordinaria rilevanza strategica e meritano di essere raccontati.
Nel giro di poche ore, sono stati distrutti ben cinque impianti radar in Crimea (Capo Tarkhankut, Severne, Snezhnoye, Portove e Steregushche, località quest’ultima dove è stato distrutto anche l’impianto missilistico OSA, che doveva difenderla), i quali formano una catena continua che sorveglia l'angolo nord-occidentale della penisola, proprio lo specchio di mare che guarda verso l'estuario del Dnipro e Odessa, e che rappresentavano gli occhi della Flotta del Mar Nero e dell'aviazione russa per la caccia ai droni aerei e marini.
Al di là del colossale danno economico ed operativo (per la costruzione e la taratura di strumenti di questo tipo possono essere necessari persino anni, tanto più per un paese sotto sanzioni, che ha oggettive difficoltà a reperire la componentistica occidentale necessaria) ora si rischiano conseguenze pesanti per l’intera penisola. Innanzitutto, senza questi 5 radar, la Russia ha perso la capacità di avvistare a lungo raggio i droni di superficie ucraini (Magura V5, Sea Baby), esponendo di fatto tutto il fianco occidentale della Crimea ad attacchi (e potenziali sbarchi) che a questo punto non possono più essere scoperti per tempo. In secondo luogo, con il colpo a Capo Tarkhankut si sono resi inutilizzabili i sistemi missilistici costieri Bastion, che tengono anche sotto tiro città come Odessa, lanciando i pericolosi missili supersonici Oniks.
Ma soprattutto il danneggiamento dei radar di Portove e Steregushche, che monitoravano le rotte aeree a bassa quota, comporta la creazione di un "corridoio cieco" nel nord della Crimea. Attraverso questa falla, i droni kamikaze a lungo raggio e i missili ucraini possono volare indisturbati e a bassissima quota per colpire i ponti d'emergenza o i treni merci diretti al mega-hub di Dzhankoi, senza che le batterie contraeree interne ricevano il preavviso radar. Vista la sequenza serrata di questi giorni, non è escluso che quest’ultimo colpo sia finalizzato a neutralizzare le ultime difese rimaste a protezione dell’unico collegamento ancora pienamente funzionante tra la penisola e la parte occupata di Kherson, la linea ferroviaria, senza la quale il traffico pesante sarebbe del tutto interrotto.
Tuttavia le cattive notizie per la Russia arrivano anche da Donetsk. Le forze ucraine hanno preso di mira e pesantemente danneggiato il ponte sul fiume Hruzkyi Yelanchyk a Novoazovsk, la "porta d'ingresso" dell'intero corridoio terrestre russo, a pochissimi chilometri dal confine sovrano della Federazione Russa. Novoazovsk si trova infatti sulla direttrice dell'autostrada M14, l'arteria vitale che i russi utilizzano per far entrare i convogli pesanti su gomma da Rostov sul Don verso Mariupol, Berdiansk e, infine, Melitopol e Kherson. Il ponte sul fiume Hruzkyi Yelanchyk era stato ristrutturato e potenziato dai russi nel 2024 proprio per aumentare la portata dei carichi logistici pesanti e sostenere lo sforzo bellico nel sud. I rapporti sul campo e le immagini satellitari confermano che l'attacco della notte scorsa ha centrato in pieno i camion militari russi che lo stavano attraversando. Il ponte è ora ridotto a una sola corsia agibile, forzando le autorità di occupazione a vietare il transito ai TIR pesanti e a deviare il traffico su strade secondarie e sterrate, allungando drasticamente i tempi di percorrenza.
Il fatto che queste azioni di questa portata vengano compiute in pochi giorni o addirittura in poche ore, senza dare alla Russia il tempo di adottare contromisure e seguendo un’unica strategia, rivela la straordinaria capacità di adattamento e di coordinamento delle forze armate ucraine, tanto più rispetto a quelle di Mosca, storicamente afflitte da rigidità e burocrazia e costrette dall’approccio repressivo ad edulcorare i rapporti, impedendo ai vertici militari di conoscere la reale situazione sul campo.
Ma soprattutto le capacità raggiunte dai droni ucraini stanno vanificando del tutto i vantaggi che la Russia contava di capitalizzare sul campo: la superiorità demografica, non più sufficiente - vista l’impietosa sproporzione di vittime tra le due parti - e la vastità delle aree conquistate, spacciate spesso anche dai propagandisti nostrani come il metro con cui misurare il trionfo di Putin, ma che, ora che nulla lì è più al sicuro, rischiano invece di diventare un insostenibile Vietnam che, per chi ha scommesso tutto sulla vittoria totale, equivale alla peggiore delle sconfitte.
«Se a Napoli un ragazzino di quindici anni ucraino viene pestato dai suoi coetanei per la sua nazionalità, lo dobbiamo soltanto a quei bastardi come Travaglio, Vannacci, Conte e compagnia bella.»
Questo video di @MaistroukV colpisce nel segno e merita il massimo repost!
Javier Bardem, messo nella lista nera di Hollywood,risponde ai mostri:
“Da mia madre ho imparato a far sentire la mia voce contro l'ingiustizia verso chi non ha voce.
Per questo, continuerò a denunciare il genocidio a Gaza e la brutale violenza dei coloni in Cisgiordania”
#Uomini
Al G7 in Francia ha partecipato il presidente egiziano. Meloni si è ricordata di chiedergli degli attivisti reclusi in Libia e della mancata collaborazione al processo per l’omicidio Regeni?
O è andata solo per foto, abbracci, sorrisetti e racconti autocelebrativi?
Comunque, dopo tante chiacchiere liberali e cristiane e tanti finti distinguo, Forza Italia ha votato insieme a Vannacci il regolamento europeo sui rimpatri.
Per andare in treno da Trapani a Messina, in Sicilia, servono dalle 7 ore e mezzaalle 9 ore e mezza, con due o tre cambi e appena 4 corse al giorno. Sulla carta è un viaggio dentro la stessa regione, in pratica è una traversata. E’ la Sicilia del 2026: la Palermo-Agrigento è sospesa dal 15 maggio al 30 settembre per i cantieri, un intervento da 85 milioni di euro con 250 tra operai e tecnici al lavoro, treni cancellati e bus sostitutivi proprio nei mesi in cui l’isola si riempie di turisti.
Il resto è storia vecchia, anzi vecchissima. La Trapani-Palermo via Milo è chiusa dal febbraio 2013 per una frana, e la fine dei lavori oggi viene ipotizzata per il 2028, dopo tredici anni di annunci e rinvii. La Caltagirone-Gela è ferma dall’8 maggio 2011, quando crollò un viadotto. Quindici anni di autobus. «Il problema è l’immobilismo», ha detto a Collettiva Domenico Maimone, coordinatore delle attività ferroviarie della Filt Cgil Sicilia, descrivendo una rete di oltre 1.300 chilometri ancora in larga parte a binario unico, dove per realizzare i lavori si è dovuto scegliere chi penalizzare tra pendolari e turisti. La scelta è caduta sull’estate, perché gli abbonati garantiscono i ricavi da settembre a giugno, e così il disagio è finito addosso a chi arriva in vacanza e a chi in vacanza proprio non può andarci. E i lavoratori delle tratte chiuse, racconta il sindacalista, si sono arrangiati: chi ha bruciato le ferie arretrate, chi è passato al part-time, chi ha accettato la trasferta.
Un’estate di bus sostitutivi
Solo che il problema ha smesso da tempo di essere siciliano. Per l’estate sono state annunciate 8 interruzioni programmate sulle linee principali, con circa 1.300 cantieri attivi ogni giorno: l’alta velocità Firenze-Roma si ferma dal 10 al 28 agosto, la Milano-Venezia dal 2 al 16 agosto con allungamenti fino a 90 minuti, la Milano-Bologna dal 10 al 17 agosto, e la Milano-Genova resta chiusa dal 20 luglio al 28 agosto per i lavori sul ponte sul Po. Dal 2023 le interruzioni programmate sulla rete sono cresciute del 115 per cento, e il Codacons ricorda che questa è la terza estate consecutiva passata tra deviazioni, bus e treni soppressi, chiedendo almeno una riduzione delle tariffe sulle tratte colpite. Del resto i pendolari sanno già come va a finire: sulla Palermo-Agrigento, dopo i lavori estivi del 2024, il comitato dei pendolari aveva contato in meno di cinque mesi 83 treni soppressi e oltre 14 mila minuti di ritardo.
I cantieri, certo, servono: il Pnrr ha scadenze rigide e l’infrastruttura paga decenni di manutenzione mancata. Eppure chi governa i trasporti italiani da quasi quattro anni ha scelto di raccontare un’altra storia, e di metterci pure la faccia.
Il ministro del ponte
Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, ha un dossier solo: il ponte sullo Stretto. Un’opera lievitata dai 3,9 miliardi della prima progettazione del 2006agli attuali 13,5 miliardi, con la Corte dei conti che nell’autunno 2025 ha negato il visto alla delibera di approvazione e un nuovo voto del Cipess atteso entro fine giugno, mentre l’entrata in esercizio è già slittata al 2034. Il governo ha addirittura spostato 2,8 miliardi dal ponte a Rfi per puntellare i conti dei cantieri ferroviari, un travaso che il ministro ha salutato con “grande soddisfazione”. Lui, da parte sua, ha smesso di dare date: «prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori», dice. E intanto, sul Ponte, è arrivata la Procura.
Il quadro è chiaro, senza troppe analisi: la propaganda corre verso un’opera che esiste solo nei rendering, mentre chi parte da Agrigento sale su un autobus, chi abita a Niscemi aspetta un treno dal 2011 e chi va da Trapani a Messina mette in conto nove ore. Il ministro promette il 2034. I siciliani, intanto, devono attraversare l’estate del 2026.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
https://t.co/sY3zUyxsEP
@AntoniFerrante quello che accadrà è che (nella tradizione della destra) andranno alle elezioni uniti e si metteranno a litigare dopo avere vinto. La sinistra invece (nella sua tradizione) litigherà prima, e si unirà dopo aver perso.