Il caciottaro americano Justus Walker è stato espulso dalla Russia con tutta la famiglia.
Peccato, era uno dei più convinti sostenitori dell'emigrazione in Russia.
"Non è giusto, ho perso tutto" dice.
Ma no. Vedrai che finirà tutto in buone mani.
Di qualche bisnipote di Kadyrov.
QUELLO CHE È E QUELLO CHE NON È IL PATTO DI DIFESA ARABIA SAUDITA-PAKISTAN-TURCHIA -
Vi prego di leggere qui con attenzione:
Alcune mie osservazioni in merito al patto di difesa saudita-turco-pakistano, poi seguiranno i mei approfondimenti nelle corrispondenze di @RadioRadicale e nel mio articolo di domattina su @ilfoglio_it
- Secondo i termini dell'accordo, il patto impegna i tre Paesi alla difesa collettiva, ma è solo un impegno teorico: nulla è specificato in merito, è formulato in modo vago e con riserve.
- Molto probabilmente è una dichiarazione politica di solidarietà.
* La #Turchia e il #Pakistan si impegnerebbero davvero in attacchi diretti, ad esempio, contro gli Houthi, scontrandosi così apertamente con il loro principale sostenitore, l'Iran? La risposta è un sonoro “No”.
* Turchia e Pakistan non combatteranno mai contro l'Iran. Si presentano come Paesi equidistanti, “stabilizzatori” e pacificatori.
* Senza l’appoggio degli Usa, l’accordo è inefficace, soprattutto se da tale patto Israele dovesse sentirsi minacciata.
* Gli Stati Uniti restano comunque il principale fornitore di sicurezza.
CHE COSA NON È TALE PATTO DI DIFESA:
* Al momento possiamo dire che non è una Nato musulmana e né una Nato sunnita.
* NON sostituisce il ruolo degli Stati Uniti come fornitore di sicurezza per il Golfo.
* Non è un patto che mira all’aggressione.
CHE COSA È TALE PATTO DI DIFESA
* Mira a sviluppare un’architettura di sicurezza regionale basata su una proprietà regionale.
* Rafforza la deterrenza.
* Mira a isolare Israele e Iran politicamente finché le loro politiche non saranno meno aggressive e più orientate alla stabilità regionale.
* Né il Pakistan né l’Arabia Saudita né la Turchia normalizzerà le relazioni con Israele finché continueranno le politiche aggressive su Gaza e Siria.
* Molto probabilmente vi sarà un dispiegamento navale per la missione nel Mar Rosso e missioni di addestramento.
* La cooperazione industriale della difesa fiorirà.
* Amplieranno l’architettura di difesa regionale.
* L'accordo non preclude la possibilità di una normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e #Israele.
* Le partnership di sicurezza di Riyadh e le sue relazioni con Israele * si sviluppano su binari correlati ma in definitiva distinti. Se Israele dovesse compiere progressi significativi sul fronte diplomatico palestinese, è del tutto plausibile che l'Arabia Saudita torni a mostrare interesse nel promuovere la normalizzazione. Questo accordo non modifica sostanzialmente tale valutazione.
IMPLICAZIONI:
* Gli Stati Uniti potrebbero vedere questo patto come una condivisione del peso e accoglierlo favorevolmente perché non sostituisce il ruolo degli Stati Uniti come fornitore di sicurezza per il Golfo.
* Israele potrebbe sentirsi più in difficoltà per questo accordo per l'emergere di un blocco sunnita più assertivo in grado di rappresentare una potenziale minaccia per Israele.
* Per l’Arabia Saudita l'accordo riguarda innanzitutto una preoccupazione ben più profonda: la capacità di Riad di resistere da sola alle sfide alla sicurezza che la circondano. Il regno è alla ricerca di maggiore profondità strategica e di nuovi partner in un momento in cui il contesto di sicurezza regionale rimane estremamente incerto. Sa di essere vulnerabile di fronte al comportamento imprevedibile dell'amministrazione Trump e dinanzi agli attacchi non solo dell'Iran e delle milizie sciite in Iraq, ma più recentemente anche dell'altro alleato di Teheran, gli Houthi, che hanno ripreso a colpire il Regno e imposto un embargo sulle merci saudite in transito attraverso lo Stretto di Bab el Mandeb.
* Per quanto riguarda l’Iran, abbiamo detto che Turchia, Pakistan e Arabia Saudita non cercano una guerra con Teheran. Tuttavia, l'accordo ha il potenziale per alterare un equilibrio di potere regionale che si stava spostando sempre più a favore di Teheran. Anche senza la creazione di un'alleanza anti-iraniana formale, un maggiore coordinamento tra tre grandi stati sunniti, ognuno con diverse risorse militari, economiche e geopolitiche, complica il contesto strategico dell'Iran. Il significato non risiede tanto in ciò che i tre paesi intendono fare oggi, quanto in ciò che potrebbero essere in grado di fare insieme durante una futura crisi.
* Infine: anche gli Emirati Arabi Uniti osserveranno attentamente la situazione. Abu Dhabi ha validi motivi per essere considerevolmente meno entusiasta di un ruolo crescente della Turchia nella sicurezza del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti considerano da tempo l'influenza regionale turca, in particolare i legami storici di Ankara con movimenti islamisti politici come i Fratelli Musulmani, come una sfida strategica. Un ruolo più incisivo della Turchia negli affari di sicurezza sauditi potrebbe quindi introdurre un'ulteriore fonte di attrito tra Abu Dhabi e Riyadh, pur rimanendo i due Paesi partner importanti su molte altre questioni.
* Vedremo come reggerà l’accordo quando comporterà costi militari effettivi.
Questo è Yuri, il fruttivendolo di Kherson che il mondo ha conosciuto attraverso il video del drone che ha tentato di ucciderlo.
«Ho implorato il drone: guardate, ho solo banane, pomodori, cetrioli e melanzane. In mano avevo un mazzo d’aglio che stavo pulendo. Gliel’ho mostrato e ho detto: “Vedete? Ho solo dell’aglio”. Volevo salvare il mio furgoncino. È l’unico mezzo che ho per lavorare.»
Yuri ha 52 anni e ogni giorno cerca di guadagnarsi da vivere vendendo frutta e verdura per le strade di Kherson. Quel giorno è sopravvissuto a un attacco che poteva costargli la vita.
Il medico che lo ha curato racconta:
«È stato fortunato. Ha riportato ferite da schegge che non hanno raggiunto gli organi interni e una commozione cerebrale. Ogni giorno nel nostro ospedale arrivano circa venti persone ferite dagli attacchi dei droni. Purtroppo molti sono in condizioni molto più gravi, con lesioni interne o amputazioni.»
A Giuseppe Conte e al resto del campo largo, che chiedono di smettere di aiutare l’Ucraina, suggerisco una cosa: andate a Kherson e il prossimo appello alla pace rivolgetelo al drone russo.
Con un mazzo d’aglio in mano, come Yuri.
Poi raccontateci se ha funzionato.
Iryna Terekh, CEO of Ukraine's missile maker Fire Point: “We started with the intention to win the war and destroy the Russian Empire.”
A 35-year-old architect by training, she built Fire Point from a garage startup into a top producer of long-range missiles and drones — TWZ. 1/
@realMaalouf They also make sure to keep that in your face along with burkas and hijabs - so you would think it’s normal, and stop fighting it.
It’s not normal.
If someone in Britain or France proposed a law banning prayer in public spaces, they would immediately be accused of Islamophobia, but if even in Muslim countries, blocking roads takes precedence over freedom of religion, how does it make sense that the West does not have such a law?
Did you know?
Muslims don’t take over and occupy streets to pray in Qatar, Dubai or even Saudi Arabia, the birthplace of Islam. It is illegal and considered disruptive.
They only do it in the West to assert dominance.
Alla fine anche Elvira Nabiullina è stata fatta fuori.
La Russia ha inserito l'ex vicepresidente della Banca Centrale della Federazione Russa nella lista dei ricercati, per presunta appropriazione indebita di 4 miliardi di rubli.
Insieme a lei anche Yuri Isaev, per presunta appropriazione indebita di 4,3 miliardi di rubli ai danni dell'ente statale che dirigeva in precedenza. È accusato di frode su larga scala. La pena massima per questo reato è fino a 10 anni di reclusione.
To those who say "it's her choice" I used to say the same thing about my own Hijab.
I was covered head to toe. Even on the beach. Even with my male relatives. And when people challenged me, I said: this is my choice. You know why? Because the other option was burning in hell, hung by my hair for eternity. That's what they taught me since childhood.
Yes, let me repeat it for you to just understand about our version of “freedom of choice.” I grew up in an Islamist culture that gave me two options. Cover yourself and go to heaven. Or don't cover, and be hanged by your hair and burned in hell.
Like when someone puts a gun to your head and says "you can go left or right", technically, yes, that's a choice.
I picked heaven. I called it freedom. And I believed it, because that's what happens when fear is all you've ever known.
And if you think I shouldn't be telling you my story, I don't care. I really, genuinely, from the bottom of my heart, don't care. The women still living under that "choice"? I care about them.
#LetUsTalk
Hamas Terrorists Mohammad & Mohammad abducted Israeli girl during Oct 7 attack, later raped & killed her, have been sent where they deserve to be!
Both have changed their identity & living as food vendors but they traced, tracked and terminated by Mossad & IDF.
An Israeli survivor of October 7th recounts seeing Palestinian civilians laughing as they raped a woman they had pulled out of a car, then slaughtered her with a knife and continued to rape the dead body while laughing.
Never forget. Never forgive. Never again.
La Repubblica islamica ha impiccato anche il giovane manifestante Arvin #Kheirkhah, 20 anni, imprigionato a #Shahrood. Arvin era un manifestante arrestato durante le rivolte anti regime di gennaio scorso, condannato a morte per "Moharebeh" e impiccato questa mattina all'alba al grido di Allahu Akbar.
La famiglia del giovane si era riunita e aveva organizzato un sit-in davanti al carcere venerdì sera per protestare contro questa sentenza.
Negli ultimi giorni, la provincia di #Isfahan è stata al centro di uno dei più estesi casi di esecuzioni pubbliche di giovani manifestanti arrestati per aver partecipato alla rivolta popolare contro la "repubblica" islamica.
Il fulcro di queste esecuzioni è il caso noto come "Piazza Alikhani" a Isfahan, in cui 12 detenuti sono stati condannati a morte con l'accusa di "moharebeh". Abolfazl Sepahibadjani e Amirhossein Safari sono stati impiccati pubblicamente in Piazza Alikhani. Prima di loro, erano stati giustiziati Erfan #Esfandiari e Gol Mohammad #Mohammadi, altri due imputati dello stesso caso.
Ora sono nel braccio della morte almeno altri 60 giovani manifestanti.
BROWDER: Trump is contorting himself every day to try to stay on Putin's side. I was watching interview with him recently.
Journalist pointed out that Russia is providing Iranian targeting information to hit American bases, and asked Trump, "What do you think about this?"
Trump was desperately trying not to acknowledge it, and so he said, "Well, I'm not sure that's true. I'm going to check with Putin on that," and so on and so forth.
It's pretty obvious to me that Trump is on Putin's side. It's obvious to a lot of people who have been following this thing.
I don't think you can sort of look at the facts on the surface and say, "Well, it makes sense that America would be mad about that," because it's not America, it's Trump.
Trump has got whatever deal he has with Putin. I don't think we'll ever know exactly what that is.
But whatever that deal is causes him not to act in the US national interest when it comes to Russia.
Sono piuttosto incuriosito dal modo in cui la Russia interverrà per Wildberries. Secondo più fonti l’azienda aveva già una importante esposizione debitoria, che a questo punto potrebbe diventare assai meno sostenibile e persino problematica per il sistema bancario russo.
La distruzione totale di oltre una decina di mega hub equivale ad un danno di parecchi miliardi di dollari sia per le strutture sia per gli articoli andati in fumo, che in molti casi rappresentavano il 100% dell’inventario di aziende terze che sfruttavano le catene logistiche Wildberries per la distribuzione.
La mole di denaro che sarà necessaria per ricostruire gli hub e rimborsare i seller potrebbe impattare come una bomba (è proprio il caso di dirlo) su una situazione già molto problematica per gli istituti di credito russi, i quali stanno affrontando una straordinaria crisi di liquidità, ammessa persino dai vertici di Sberbank e che si è già tradotta in un niet delle banche rispetto alla richiesta di acquistare di titoli di Stato, cioè di finanziare il deficit ormai fuori controllo (tanto che anche le aste di luglio sono andate deserte nonostante tassi del 16%).
Sebbene ci sia la sostanziale disponibilità mostrata da VTB Bank, è improbabile che l’istituto possa farsi carico di finanziare tutti i costi di ripristino con un credito che peraltro dovrebbe essere molto agevolato per essere sostenibile (i tassi ufficiali in Russia sono attualmente al 14%, cui va aggiunto lo spread applicato dalle banche), inoltre una sottrazione di liquidità di questa portata in favore di un’azienda che potrebbe subire ulteriori attacchi (e diventare dunque insolvente) rischia di esporre enormemente VTB.
Da più parti si ipotizza un intervento di Stato e in questo caso l’Ucraina avrebbe raggiunto un ulteriore scopo: distrarre fondi di bilancio per aiutare imprese troppo grandi per lasciarle fallire significa averne meno a disposizione per prolungare la guerra.