Negli scambi tra Steve Bannon e Jeffrey Epstein, l’Italia occupa uno spazio rilevante, con particolare attenzione alla Lega. I documenti contengono una mole significativa di comunicazioni con numerosi riferimenti ai politici italiani.
📌 #PresaDiretta domenica alle 20:30 #Rai3
Riassunto di una settimana di propaganda...
Le donne italiane devono mettere le gonne lunghe ed essere poco appariscenti... Le musulmane devono andare in tanga a scuola.
ATTENZIONE, COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: I RISULTATI ELETTORALI VERRANNO DECISI A TEL AVIV.
Alla fine hai preso fiducia. Hai deciso di andare a votare ed esercitare un tuo diritto.
Metti la scheda nell’urna e per un attimo ti senti soddisfatto, a posto con la coscienza.
Peccato che mentre pensavi a chi votare, da un’altra parte del mondo decollavano jet privati.
A bordo uomini che fino a ieri lavoravano per il Mossad, il servizio segreto israeliano.
Atterrano, prendono stanze d’albergo, accendono i computer e cominciano a lavorare e a polverizzare il tuo voto, ben prima che finisca nell’urna.
Non sto inventando un thriller: questa storia la racconta Antony Loewenstein, giornalista investigativo australiano, in un’intervista a Double Down News, un canale indipendente inglese che non vive di soldi pubblici come Libero. Loewenstein mette sul tavolo nomi, Paesi e metodi. E a un certo punto risulta evidente che la democrazia, in tanti posti, non è più una questione di partiti e programmi. È semplicemente, solo un mercato.
Due società in particolare tornano sempre. Black Cube e Black Core. Sembrano titoli da film, lo so, invece sono ditte private israeliane. Black Cube è nata e cresciuta con personale uscito dal Mossad. Dieci anni fa l’aveva già usata Harvey Weinstein, il celebre produttore di Hollywood, per diffamare le donne che lo accusavano di stupro. Oggi il cliente non è più un magnate in crisi. È un candidato, un partito, un governo. Black Core è la cugina più nuova, sempre israeliana, sempre fatta di gente che viene dai servizi, ma il mestiere è lo stesso: entrare in una campagna elettorale e manipolarla.
Prendiamo la Francia. Alle comunali di marzo tre candidati di La France Insoumise, il partito di Mélenchon, quello che sta con i palestinesi, si trovano a doversi difendere da una vergognosa campagna di fango. A Marsiglia spunta l’accusa di stupro contro Sébastien Delogu. Nascono siti falsi, profili inventati, adesivi con il QR code attaccati per strada. Commenti a raffica sui social, scritti in modo da sembrare gente del quartiere. Viginum, l’agenzia francese che caccia le interferenze digitali straniere, segue il filo e arriva a Black Core. Stesso schema, dicono i francesi, in Scozia contro John Swinney e lo SNP, a New York, in Togo e in Angola. Non è un’opinione da talk show. È un rapporto di Stato.
Poi la Slovenia. Pochi mesi prima del voto arrivano quattro volte i rappresentanti di Black Cube. Pochi giorni prima delle urne compaiono video “anticorruzione” che colpiscono l’area del primo ministro uscente Robert Golob, quello che aveva riconosciuto la Palestina. Vince Janez Janša, conservatore, amico di Trump e di Israele, per un soffio. I servizi sloveni confermano le visite. Il copione è sempre quello: atterri, filmi, spari il materiale al momento giusto, sparisci.
In Colombia il presidente uscente Gustavo Petro accusa Black Core della sconfitta stretta del suo campo. In Honduras gruppi allineati a Israele risultano coinvolti nel tentativo di far uscire di prigione Juan Orlando Hernández, ex presidente condannato negli Stati Uniti per traffico di droga. Ogni Paese ha la sua scena. Il regista però pare sempre lo stesso.
E qui arriva la parte che mi fa incazzare di più. I giornali italiani ed europei, quelli che leggiamo tutti i giorni, da anni ci polverizzano gli zebedei h24 con la pericolosità della propaganda di Mosca e Pechino. Su Tel Aviv invece, silenzio complice. Loewenstein lo dice senza girarci tanto attorno: l’ossessione occidentale sono Russia e Cina. L’industria israeliana delle interferenze, quella fatta di spie in pensione, bot e jet privati, chiaramente non esiste in prima pagina. Intanto i soldi girano. Decine di milioni in propaganda, la famosa hasbara. Influencer pagati. Siti costruiti apposta perché poi, quando apri una chat di intelligenza artificiale e chiedi di Gaza, la macchina deve risponderti già con la versione giusta.
Se ancora non avete capito, qui non si stanno sparando le solite cazzate da bar sugli ebrei che comandano il mondo. La questione è più che seria e il punto è che dietro alla propaganda c’è un’industria. Gente che ha imparato la guerra psicologica in un servizio segreto e adesso la vende al miglior offerente. Governi che fanno finta di niente perché il cliente è un alleato. Giornali che scelgono quale interferenza fa notizia e quale no.
Black Cube. Black Core. Viginum. Slovenia. Francia. Colombia. Non è un rebus, non ci vuole la scienza infusa. È una filiera ben organizzata. Di cui i nostri governanti sono complici fino al collo. In Italia siamo così avanti che abbiamo dato direttamente ad Israele le chiavi dei nostri servizi segreti: per nessuna ragione al mondo vincerà una coalizione che vada contro ai voleri di Israele.
Che ne dite, non sarebbe l’ora di iniziare a chiedersi chi li ha pagati, chi li ha fatti entrare e chi, mentre nelle nostre TV ci parlano di puttanate (tipo alleanze innaturali e primarie fra chi ha visioni diametralmente opposte), sta facendo paccate di soldi, grondanti sangue? Io qualche idea ce l’ho.
#GianniMagini #AllertaMedia
Comunque c'era d'aspettarselo che con questi prezzi di #gasolio e #benzina, commercianti e camionisti avrebbero fatto una serrata: blocco ai caselli, in autostrada, im città.
E, infatti, già dalla scorsa settimana... una beneamata minchia.
Chissà per chi votano...?
Fratelli, finalmente hanno alzato gli stipendi. Certo, ai cardinali… Però è un inizio.
#FratelliDiCrozza torna da venerdì 2 ottobre in prima serata sul @nove