Una caratteristica della stampa italiana é che scrivere di economia vuol dire scrivere di “risiko bancario” o di “futuro dell’Ilva”, e stop. Nessuno scrive di economia nel senso di applicare il metodo economico per interpretare il mondo intorno a noi. É miopia che non mi spiego.
Meloni voleva cambiare l'Europa, ma l'Europa dei nazionalismi - quelli che tanto le piacciono - le si è ritorta contro. Lo si è visto in primis con la questione "dublinanti".
E non basta. C'è una norma del nuovo Patto Ue su migrazioni e asilo che forse Meloni non sta considerando: se un Paese sistematicamente non assolve ai propri obblighi, come quello di riprendersi i migranti che gli spettano, rischia di perdere il diritto alla solidarietà europea - ricollocamenti e contributi economici - prevista dal Patto e che Meloni ha tanto rivendicato.
Su questo l’Italia è già sotto osservazione a Bruxelles.
Oggi su @DomaniGiornale
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#Belpietro, invece di perdere tempo a darmi del “sinistrorso” — cosa abbastanza comica, visto che sono liberale — dovrebbe forse dedicarsi a un problema un po’ più serio: la crisi di copie de La Verità.
Perché quando si parla di numeri, la realtà rischia di essere molto meno comoda della narrazione.
31.556 copie nel 2023. 26.570 nel 2024. 22.893 nel 2025.
In due anni, circa il 27,5% in meno.
E mentre le copie diminuiscono, arrivano anche 827 mila euro di contributi pubblici nell’ambito dei sostegni straordinari all’editoria.
Poi ci sono le malattie infettive.
Lì sarebbe consigliabile un po’ di prudenza in più: i numeri non si “interpretano” a piacimento e gli articoli del New England Journal of Medicine andrebbero almeno letti prima di citarli. Il menù del ristorante New England di Cape Cod è un’altra cosa.
Ma capisco: è molto più facile dare del “sinistrorso” a qualcuno che rispondere nel merito.
E allora facciamo così: lasciamo parlare i numeri.
In circa 1 ora, un mio post o un mio reel raggiunge un pubblico paragonabile — e spesso superiore — a quello che compra La Verità nell’arco di una settimana.
Io non ho un giornale da difendere, né contributi pubblici da giustificare.
Ho solo qualcosa da dire.
E evidentemente, qualcuno lo vuole ancora leggere.
La prossima volta, quindi, prima di chiedervi se io sono “di destra” o “di sinistra”, provate a chiedervi una cosa molto più semplice:
perché i vostri lettori continuano a diminuire?
Quella sì che è una domanda difficile.
E non basta chiamare “sinistrorso” chi la fa.
Tutta la destra, Meloni in testa, sta strumentalizzando le parole di Bonaccini, travisandone ad arte il significato. Bonaccini parlava di un fenomeno sociologico che riguarda tutto l’Occidente, dalla Brexit a Trump, dalla Le Pen a Meloni e Salvini, e cioè che chi ha meno opportunità, vive nelle aree più marginali e sta peggio economicamente si sente oggi più rappresentato dalla destra. Non un giudizio di valore sugli elettori, ma una critica severa alla sinistra, che dovrebbe saper parlare meglio a chi è rimasto indietro.
E hanno il coraggio di scandalizzarsi proprio loro, che hanno avuto un Presidente del Consiglio capace di dare pubblicamente dei “coglioni” agli elettori di sinistra. L’ipocrisia, a quanto pare, non ha colore politico, ma a destra la praticano con un certo talento.
Partiamo da un punto fermo, dalla concretezza di cui abbiamo profondamente bisogno. Se vogliamo dare una guida solida e autorevole al centrosinistra, le primarie restano la strada maestra, lo strumento più trasparente e democratico per restituire la scelta ai cittadini, ora che non sono emerse vie alternative ed efficaci. Continuare ad alimentare un dibattito quotidiano sui giornali, fatto di indiscrezioni e retroscena, finisce solo per disorientare i nostri elettori e creare un’inutile confusione che allontana le persone.
È il momento di fare chiarezza e rimettere i contenuti al primo posto. La politica seria parte dalle idee, non dai posizionamenti personali. Per questo la sequenza deve essere limpida: prima ci si siede attorno a un tavolo per costruire un programma comune e definire le priorità condivise, dal lavoro e il caro vita alla sanità pubblica, dall’immigrazione alla sicurezza e dalla transizione ecologica ai diritti. Soltanto dopo si sceglie chi ha la forza e la visione per guidarlo.
In questo modo, le primarie tornano a essere una grande festa della partecipazione, un momento capace di unire ed entusiasmare chi aspetta una proposta credibile e di governo. Costruiamo prima le fondamenta e la visione del nostro futuro, e poi lasciamo che sia la nostra comunità a decidere a chi affidarle.
Se non posso applicare il patto di stabilità lo aggiro.
Nel tempo è stato chiesto lo scorporo per
1. Sanità
2. Scuola
3. Ammortizzatori sociali
4. Politiche per il lavoro
5. Fondi e prestiti europei
6. Interessi sul debito*
7. Politiche ambientali
8. Transizione energetica
9. Politiche industriali
10. Difesa
11. Cooperazione
Così di scorporo in scorporo falliamo; ma rispettando la disciplina fiscale!
*gli interessi sul debito sono già oggetto dello scorporo nella cosiddetta spesa primaria. Questo scorporo provoca già da anni inquinamento del dibattito economico
Il duro mestiere del no vax di destra è diventato ancora più duro.
Perché quando torna una malattia come la difterite bisognerebbe fare una cosa terribilmente banale: dire alle persone di vaccinarsi.
Ma vuoi mettere?
È molto più avventuroso discutere da dove sia arrivato il batterio. Con il barcone? Con Ryanair? Aveva il permesso di soggiorno? È sbarcato a Lampedusa o è entrato da Ventimiglia? E soprattutto: era almeno in regola con il decreto flussi?
Perché il problema, per una certa destra, non è più prendere la difterite. È prenderla da uno straniero.
Se la prendi da un italiano, evidentemente, è sovranista.
Ora, che alcune malattie infettive possano essere importate da Paesi nei quali circolano maggiormente è una cosa talmente ovvia che non occorre organizzare un convegno. I movimenti delle persone muovono anche virus e batteri. È sempre successo.
Ma qui viene la parte complicata.
Se davvero pensate che dall’estero possano arrivare persone portatrici di malattie prevenibili con i vaccini, dovreste essere i più sfegatati sostenitori delle vaccinazioni.
Dovreste stare davanti agli hub vaccinali con il megafono.
«Italiani, vaccinatevi! Prima gli italiani, soprattutto nell’ambulatorio vaccinale!».
Invece no.
Si riesce nel capolavoro logico di sostenere contemporaneamente che gli immigrati ci portano le malattie e che vaccinarsi contro quelle malattie è una faccenda sospetta.
È come denunciare che stanno arrivando i ladri e poi fare una campagna contro le serrature.
E allora viene un dubbio.
Possibile che non capiate una cosa così semplice? Che, da ovunque arrivi il contagio, la difesa più importante contro una malattia prevenibile resta vaccinarsi? Che i vaccini raccomandati e autorizzati hanno prove solide di sicurezza ed efficacia?
Possibile che, davanti a una bambina morta di difterite, invece di ricordare con chiarezza che vaccinarsi protegge da una malattia grave, vi appassioni soprattutto stabilire il passaporto del batterio?
Oppure lo capite benissimo.
E qui comincia il mestiere davvero duro.
Perché magari una parte dei vostri lettori l’avete allevata per anni a pane e sospetti: Big Pharma, virostar, sieri sperimentali, dittatura sanitaria, medici venduti, scienza ufficiale. E adesso spiegargli che sì, contro la difterite il vaccino è una benedizione della medicina potrebbe creare qualche piccolo problema editoriale.
Bisognerebbe dire: guardate, su questo vi abbiamo raccontato un sacco di sciocchezze.
E perdere un lettore è sempre doloroso. Perdere un lettore no vax, poi, può avere effetti avversi gravissimi sulla diffusione.
Così si cambia argomento.
Non il vaccino, ma l’immigrato.
Non «come ci proteggiamo?», ma «chi ce l’ha portata?».
È una soluzione politicamente formidabile, perché consente di tenere insieme due paure al prezzo di una: quella dello straniero e quella del vaccino.
Peccato che i batteri siano creature poco ideologiche. Non leggono i giornali, non votano, non partecipano ai talk show e soprattutto non chiedono il passaporto prima di infettare qualcuno.
La difterite se ne frega se il contagio parte da Palermo, Bucarest, Lagos o Marte.
E anche noi dovremmo preoccuparcene relativamente.
Possiamo discutere di controlli sanitari, flussi migratori, screening e prevenzione. Anzi, dobbiamo farlo. Ma alla fine resta una domanda semplicissima, quella che una certa destra no vax continua accuratamente a evitare:
il vaccino contro la difterite protegge oppure no?
La risposta è sì.
Ed è forse per questo che preferiscono parlare del barcone.
Questa è una di quelle giornate che segnano un prima e un dopo. Una di quelle date che finiscono dritte nei libri di storia perché quello che è successo non ha precedenti.
Il Procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo ha preso carta e penna e ha scritto una lettera senza ⏬
Me lo ricordo quando introdussero l'obbligo dello schwa. Fu un periodo durissimo. Pattuglie di drag queen passavano casa per casa a controllare. Un incubo.
Chiamarlo "La Verità" è ormai un insulto al vocabolario: questo non è giornalismo, è semplicemente la carta straccia della propaganda governativa. Avere la faccia di bronzo di titolare che "i maxi utili non esistono", proprio mentre colossi come Eni o Shell staccano bilanci storici da decine di miliardi di euro speculando senza ritegno sulla crisi energetica, significa trattare i propri lettori come se avessero l'anello al naso.
E per giustificare la stangata alla pompa di benzina cosa si inventano? Il complottone della "svolta ecologista" che farebbe chiudere le raffinerie. Qualsiasi persona dotata di raziocinio sa benissimo che quegli impianti vecchi chiudono da oltre vent'anni solo ed esclusivamente perché il libero mercato li ha resi anti-economici rispetto ai costi stracciati dei poli in Asia e Medio Oriente.
La benzina a due euro non è colpa di Greta Thunberg, ma delle compagnie petrolifere che ci marciano alla grande e, soprattutto, di un esecutivo che si è comodamente rimangiato ogni singola promessa elettorale sul taglio delle accise. Chiunque abbia un briciolo di senso critico sa riconoscere a chilometri di distanza una difesa disperata: quando non hai mezza prova o un argomento reale per giustificare i fallimenti di chi governa, l'unica cosa che ti resta da fare è inventarti un nemico immaginario da dare in pasto ai social. Più che direttori di quotidiani, ormai si sono ridotti a fare gli avvocati d'ufficio per le cause perse. Siete carta da 🚽 con fondi parastatali 😉
Messaggio per Conte, Schlein, Fratoianni, e compagnia cantante, ci avete rotto il cazzo. Chiudetevi in una stanza, (campolargo, campostretto centrosinistra e blocco costituzionale etc etc) fate un cazzo di programma alternativo a questa merda di destra, trovate un cazzo di candidato e proviamo a mandare a casa questo governo di incapaci, fascisti e delinquenti. Fate presto perché il vostro potenziale elettorato si è già rotto le palle del vostro narcisismo misto a egoismo e personalismo e vi manda affanculo.