Journalism is not a crime. Bring Cecilia Sala home. The journalist was arrested in Iran on December 19th and is now detained in Evin Prison. Tehran has chosen to challenge everything the West universally holds sacred: our freedom https://t.co/Iwtre9TLAR
Forza @ceciliasala
Cecilia Sala arrestata in Iran: la giornalista italiana è stata fermata a Teheran il 19 dicembre, è in una cella di isolamento https://t.co/aWYNp5eQtP
Apprendiamo con sgomento dell’arresto della giornalista @ceciliasala a Teheran.
Condanniamo il tentativo del regime iraniano di silenziare i giornalisti indipendenti e chiediamo la sua immediata liberazione. Invitiamo le autorità italiane a intervenire per garantirne l’incolumità, affinché possa tornare presto a svolgere il suo prezioso lavoro.
#FreeCecilia
@Chora_Media
https://t.co/Ko8e6pfbZW
Ci stringiamo alla famiglia di Cecilia #Sala e alla redazione de @ilfoglio_it per l'orribile notizia del suo arresto a #Teheran.
IL GIORNALISMO 𝐍𝐎𝐍 È REATO!
Vorrei dire qualcosa a @ceciliasala che possa esserle utile, ma riesco solo a dire che (e non da oggi) ho per lei una sincera ammirazione.
A @GiorgiaMeloni e @Antonio_Tajani va detto invece che il governo italiano ed i nostri alleati devono fare l'impossibile per la sua salvaguardia immediata e liberazione successiva.
Eccolo qui, il contrappasso finanziario dei sovranisti: un’Europa unita è un asset, 27 paesi divergenti sono liabilities.
E gli investitori globali scappano, lasciando acceso il cerino del debito in mano agli elettori confusi e felici di aver appena votato per chi li ha immediatamente impoveriti.
Poi ci sono quelli che perdono 400.000 voti rispetto alle politiche, perdono 7.000.000 rispetto alle europee, vengono superati da un defunto
e si dichiarano vincitori.
Vabbè ma è Salvini, il politico più ridicolo del globo ex aequo con Kim Jong Un
Splendido titolo su HP: gemelli dispersi, marciare divisi per perdere uniti.
La costruzione di un'offerta politica moderna passa solo attraverso l'uscita di scena di Calenda Renzi e Bonino. Non hanno credibilità.
Per quelli che dovrebbero prenderne il posto, basta vincoli di amicizia, gratitudine e sguardi rivolti al passato, cosa che invece leggo anche in questi primi commenti sulla debacle.
Non succederà, credo
CONTE VS. CASALEGGIO
Ieri dopo che i risultati del voto europeo erano consolidati Casaleggio ha invocato le dimissioni di Conte, dato il risultato non soddisfacente.
Ci sono due aspetti che vale la pena sottolineare: il primo è che a Casaleggio ancora non è passata. Dopo solo pochi mesi dall'uscita de "Il Sistema Casaleggio" - il libro che ho scritto con @BiondoNik nel quale raccontiamo il potere dell'Erede, dall'azienda fino al Movimento 5 Stelle - Conte riesce a sfilargli il partito. Questo fatto Casaleggio non l'ha mai digerito. Nel tentativo di conservare la propria influenza nascondendo il proprio conflitto d'interessi non ha saputo, dopo quindici anni di lavoro, tutelare la creatura di suo padre, facendosela fottere dal primo avvocaticchio che passava di lì. Di fatto, nel nostro libro gli abbiamo dato il manuale per lo scippo, spiegando l'origine del suo potere, i punti deboli, gli errori. Più fonti, all'epoca, ci confermano che "Il Sistema Casaleggio" è stato strumentale ad allontanare dai palazzi romani il figlio del fondatore, che non ha decisamente l'autorevolezza del padre.
Il secondo fatto, corollario del primo, è che Casaleggio accarezza sempre l'idea di rientrare dalla finestra. Per questo va mantenuta l'attenzione alta, per questo i giornali si fiondano a intervistarlo quando ci sono sommovimenti nel partito, come quello di ieri.
Resta il fatto che Beppe Grillo, per quanto ne sappiamo, è ancora titolare del marchio del Movimento, e può deciderne le sorti. Ovviamente farà come sempre quello che conviene a lui: al momento Conte gli garantisce una consulenza da svariate centinaia di migliaia di euro all'anno, suppongo che qualsiasi potenziale successore debba dargli sufficienti garanzie per aspirare a prendere in mano il giocattolo.
Se volete approfondire il passaggio di mano da Casaleggio a Conte, vi propongo il quinto episodio de "Il Virus", il podcast sulla storia del Movimento che ho prodotto insieme a Nicola Biondo.
Ascoltatelo e fatemi sapere cosa ne pensate.
Mi chiamo Mario.
Nel 1961 avevo 26 anni e facevo il panettiere.
Il negozietto che avevo a Bagno a Ripoli non mi permetteva di tirare avanti decorosamente.
Ero disperato e per quello presi quella decisione.
Lasciare i miei affetti per cercare un futuro migliore in un altro Paese
C'e', in questa frase, il non aver idea di cosa sia la disperazione dello sfollato.
C'e' l'inumano snobismo del privilegiato che chiama "viaggio" la fuga disperata.
Ed infine, c'e' l'ipocrita assoluzione: son morti per colpa loro, son stati incauti. Non per colpa mia che impedisco i soccorsi usando il mio potere.
La quotidiana normalita' del male.