In questo momento abbiamo il reparto portieri da sesto posto in serie A, un attacco da 10º posto, un centrocampo da 12º posto, una difesa dal quarto posto. Possiamo raccontarci tutte le favolette di questo mondo, ma i fatti sono questi.
Con tutte le difficoltà del caso, con tutte le attenuanti del caso, resta il fatto che è imbarazzante consegnare ad un allenatore una Rosa identica a quella arrivata sesta l’anno scorso per il ritiro estivo. Non si può costruire nulla così, il lavoro diventa inutile.
Roy Keane ha centrato in pieno il punto con la solita, spietata onestà intellettuale che lo contraddistingue: la campagna mediatica di fango, sciacallaggio e accanimento nei confronti di un monumento vivente come Cristiano Ronaldo è diventata semplicemente disgustosa. Parliamo di un atleta che ha riscritto la storia dello sport, trattato da opinionisti e "soloni" del microfono come l'ultimo dei problemi o, peggio, come una macchietta.
Ma se in Inghilterra lo sciacallaggio fa rumore, in Italia abbiamo raggiunto vette di ipocrisia e livore semplicemente imbarazzanti.
Prendiamo l'esempio di gente come Trevisani e di gran parte del circo mediatico nostrano. C'è un odio viscerale, una bava alla bocca costante quando si parla di CR7 che non ha alcuna giustificazione tecnica o sportiva. È pura frustrazione. E qual è la vera radice di questo travaso di bile collettivo? È fin troppo evidente: il peccato originale di Cristiano Ronaldo è aver militato nella Juventus.
Se CR7 avesse firmato per i cartonati, per i romanisti, o per il Napoli oggi quegli stessi giornalisti che passano le giornate a vivisezionare ogni suo gesto, ogni sua smorfia o ogni sua stagione starebbero scrivendo poemi epici. Avrebbero chiesto l'edificazione di statue equestri e l'inserimento nei programmi scolastici.
Invece, siccome ha vestito la maglia bianconera nel culmine della nostra solidità societaria (dimostrando che la Juve poteva permettersi l'irraggiungibile mentre gli altri facevano i salti mortali con i bilanci), la narrazione doveva essere una sola: distruggerlo. Hanno provato a far passare il calciatore più decisivo della storia del calcio europeo come un "problema per il gioco", un elemento "tossico" per lo spogliatoio. Una barzelletta che non fa ridere nessuno.
La verità è che CR7 ha squarciato il velo del loro finto perbenismo. Ha mostrato la distanza siderale che c'è tra un vincente assoluto e una banda di mediocri provinciali che usa il microfono per sfogare i propri complessi d'inferiorità calcistica.
Ha ragione Keane, e abbiamo ragione noi a non piegarci a questa melma mediatica: la storia non si cancella con le vostre telecronache piene di fiele. Voi continuate pure a sputare sentenze dai vostri studi televisivi di periferia. Ronaldo resta nell'Olimpo del calcio. Voi rimanete i soliti guardoni frustrati. 👋🎪📉
@fr4nc3s3@ilbianconerocom immagino la voglia che avranno... Sia sta banda di pippe, ma pure l'allenatore, che diversi di questi li ha fatti fuori addirittura a stagione in corso