RIP Bonnie Tyler.
Como dato curioso, ella fue la primera que cantó la canción “The Best”, en 1988.
Casi todo el mundo piensa que es de Tina Turner, pero la versión de Tina (que tuvo mucho más éxito) es un cover.
RIP Bonnie Tyler 😔💔🙏🏻
The iconic singer had recently fallen into a coma following a serious medical complication resulting from intestinal surgery.
With her powerful, raspy voice, she captivated the world. We say goodbye to a legend of the 80s and 90s.
In diretta dallo Strega, adesso, Matteo Nucci: sono passati 1000 giorni dall' inizio del genocidio palestinese (!!!)
Così a buffo, da Platone a Gaza.
(Non credo abbia letto Popper, tra l'altro).
#premiostrega
Tradurre Proust sotto il fascismo. Nel 1937 Natalia Levi, poco più che ventenne, riceve da Leone Ginzburg e Giulio Einaudi un incarico gravoso, tradurre «La strada di Swann» di Marcel Proust. Non ha mai tradotto prima. Non ha ancora letto la «Recherche». Eppure accetta.
Nel 1938 sposa Leone Ginzburg, intellettuale antifascista. Nel 1940, quando Leone viene internato a Pizzoli, in Abruzzo, Natalia lo raggiunge con i figli e porta con sé anche il manoscritto della traduzione. Il lavoro su Proust attraversa così anni difficilissimi tra matrimonio, maternità, leggi razziali, guerra, confino, persecuzione politica.
Nella famiglia Levi, intanto, Proust non godeva proprio di unanime venerazione. Giuseppe Levi, padre di Natalia, scienziato severissimo e figura centrale di «Lessico famigliare», guardava con ironia e fastidio quella letteratura così introspettiva, così lontana dal suo mondo concreto e brusco.
«La strada di Swann» uscirà nel 1946. Sarà uno dei primi grandi confronti della narrativa italiana del Novecento con la prosa labirintica di Proust. E Natalia Ginzburg, negli anni, prenderà una strada quasi opposta. Una lingua asciutta, limpida, antiretorica, fatta di memoria, frasi quotidiane, voci familiari.
Non una fuga da Proust. Forse.
Per quasi due anni il mondo ha raccolto miliardi di euro e di dollari destinati alla popolazione civile di Gaza.
Oggi una delle figure più autorevoli dell'Autorità Palestinese pronuncia accuse gravissime.
Mahmoud Al-Habbash, consigliere del presidente Mahmoud Abbas per gli Affari religiosi e islamici e Giudice Supremo della Sharia dell'Autorità Palestinese, durante un'intervista a Palestine TV afferma:
"Lo dico chiaramente. I fondi sono stati raccolti attraverso Hamas, i suoi rappresentanti e i suoi dirigenti..."
Alla domanda del giornalista se quei fondi siano mai arrivati alla popolazione di Gaza, la sua risposta è altrettanto netta:
"Sono scomparsi."
Non stiamo parlando di una dichiarazione israeliana.
Non stiamo parlando di un think tank occidentale.
Stiamo parlando di uno dei più stretti collaboratori del presidente dell'Autorità Palestinese.
L'intervista è disponibile sul profilo Facebook ufficiale di Mahmoud Al-Habbash, oltre a essere stata ripresa da diversi osservatori internazionali.
A questo punto una domanda è inevitabile.
Dove sono le Nazioni Unite?
Dove sono le grandi organizzazioni internazionali che per mesi hanno chiesto al mondo di finanziare Gaza?
Dove sono i movimenti, gli attivisti e i personaggi pubblici che hanno fatto della richiesta di nuovi aiuti una battaglia quotidiana?
Se accuse di questa portata vengono mosse da un altissimo rappresentante palestinese, non meritano forse la stessa attenzione e la stessa richiesta di trasparenza? non meritano piazze piene in supporto dei palestinesi che non hanno ricevuto neanche un centesimo dei soldi raccolti per loro?
La festa di San Fermín a Pamplona, in Spagna, si è aperta con un enorme striscione con la scritta "Distruggete Israele". Non sorprende, visto che in quel luogo tutti gli ebrei furono convertiti forzatamente, espulsi o uccisi. La storia si ripete.
SOPRAVVISSUTO ALL'OLOCAUSTO MUORE DI DOLORE — ULTIME PAROLE DOPO IL 7/10 💔
Yosef Wiener, un sopravvissuto all'Olocausto che ha perso il nipote Yahav, la nipote Hadar e il marito di lei Itay il 7 ottobre, è deceduto. Prima di morire, scrisse queste parole:
"Mi chiamo Yosef Wiener e ho 97 anni. Sono stato salvato dal fuoco delle bestie naziste; tutta la mia famiglia è stata annientata in quell'inferno terribile. Sono stato sradicato dalle mie radici profonde e ho eretto un monumento di basalto in loro memoria.
Per la totale spossatezza, per la disperazione, mentre stavo annegando, mi sono aggrappato alla terra e mi sono radicato a Sion.
Ho sposato Aviva e insieme abbiamo cresciuto due figli meravigliosi, Ofer e Nurit. Da Ofer e Michal sono nati quattro nipoti a Kfar Aza. Da Nurit e Miki sono nati sei nipoti a Kfar Aza. Avevo raggiunto la fase di un albero genealogico saldamente piantato nel suolo della patria, che portava frutto.
Ma improvvisamente, dalle mura del male, è arrivato il 7 ottobre 2023. Le terrificanti immagini di fuoco e polvere, il massacro e l'orribile uccisione di innocenti mi hanno raggiunto una volta." Di nuovo.
Mio nipote, Yahav (che riposi in pace), a me più caro di ogni altra cosa, è stato assassinato mentre proteggeva sua moglie, Shaye-Lee, e la loro figlia di un mese, Shaya.
Mia nipote, Hadar (che riposi in pace), a me più cara di ogni altra cosa, e suo marito Itay (che riposi in pace), sono stati assassinati mentre proteggevano i loro gemelli di dieci mesi, Roee e Guy.
Ancora una volta, sono allo stremo delle forze, disperato, sto annegando.
E non ho più terra a cui aggrapparmi.
🚨🪖🇮🇷🇺🇸🇮🇱 Uno degli oratori della cerimonia funebre di Ali Khamenei invoca l'uccisione di Donald Trump davanti a decine di migliaia di persone:
"Colui che ha ucciso il nostro imam, perché non dovremmo ucciderlo? Sarebbe una vergogna per noi! Se non uccidiamo il tuo assassino, da questo momento il sudario sarà il nostro vestito! Lo giuriamo sul tuo sangue: l’uccisione di Trump è nostra responsabilità!”.
Come combattono i tagliagole. Assolutamente niente uniformi, chè sono utili anche da morti per la propaganda, gli "Innocenti civili"! Immaginate un soldato IDF, che combatte a Gaza, in cui ogni civile può essere Hamas che tira fuori l'arma e gli spara.
«Quando il popolo teme il governo c'è tirannia. Quando il governo teme il popolo c'è democrazia» scrisse Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d'America, di cui oggi ricorrono i 200 anni dalla morte, avvenuta il #4luglio 1826.