@CucchiRiccardo@chiadegli A problemi complessi, solizioni complesse. Ma quando un gruppo di influenzer prestati alla politica governa un Paese si naviga a vista con slogan e soluzioni semplici da interazioni, da campagna elettorale. Preparare il futuro di una Società richiederebbe ben altro spessore.
@Tommasocerno Io chiederei un parere anche a Kim Jong-Un.
Comunque, è stata applicata la legge Salvini, che ora va a portargli le arance in carcere per farlo diventare il Nelson Mandela de noantri in favore della propaganda. Insomma, lo userete fin quando farà comodo, stile famiglia nel bosco
@petergomezblog Che 14 sono anche pochi.
Purtroppo perfetto per la macchina governativa della propaganda che lo userà fin quando non servirà più, vedasi famiglia nel bosco.
@LyonLollino "Dove non c'è stato di diritto c'è barbarie e dove c'è barbarie, tutti quelli che la stanno evocando (la legittima difesa inesistente) non durerebbero un giorno" 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻
Questo ragazzo, si mette in tasca i Salvini, i Nordio, i Vannacci, quasi tutta sta pessima destra con i menestrelli finti giornalisti che le fanno eco, tutte le capre che presuntuosamente parlano a sproposito e gli ingenui creduloni ignari che, come al solito, abboccano. BRAVO!
@chicazzoseiAle Quello che ha fatto il signore si chiama vendetta, che non è ammessa dalla legge ma sembra difficile da capire. Quando è davvero tale infatti, la legittima difesa viene riconosciuta: penso al ragazzo che pochi anni fa uccise il padre per difendere la madre dall'ennesima violenza.
Per anni hanno ripetuto una frase semplice, semplicissima. Talmente semplice da stare su un manifesto: la difesa è sempre legittima. Una meraviglia della comunicazione politica. Quattro parole che sembravano cancellare secoli di diritto penale.
Poi arriva la Cassazione. E scopriamo una cosa sorprendente: la Cassazione ha applicato proprio la legge del 2019, quella voluta da Matteo Salvini. Non il codice sovietico, non una norma scritta da qualche oscuro giurista nemico della proprietà privata. La loro legge.
Non una volta. Tre volte. Tre corti diverse, tre gradi di giudizio, tre condanne fondate sulla stessa norma voluta dalla destra. I giudici hanno stabilito che quando Mario Roggero sparò, il pericolo era già finito. I rapinatori erano fuori dalla gioielleria, stavano salendo in macchina. Fine dell’aggressione. Fine della legittima difesa. Lo dice la legge. Quella scritta da Salvini.
Naturalmente si può provare umana comprensione per Roggero. Anzi, è difficile non provarla. Quella famiglia aveva subito più rapine, aveva vissuto anni di paura, con moglie e figlia minacciate dentro il negozio. Lo Stato non era riuscito a proteggerla. Tutto vero. Ma il diritto serve proprio quando la comprensione rischia di trasformarsi nella giustificazione di qualsiasi cosa.
Ed è qui che Roggero diventa, paradossalmente, anche una vittima della propaganda della destra. Prima gli hanno raccontato che con la legge Salvini la difesa fosse sostanzialmente sempre legittima. Poi lo hanno convinto che chi reagisce a un delinquente sia, in qualche modo, al di sopra della legge. Infine, invece di spiegare che i tribunali hanno semplicemente applicato quella stessa legge, lo trasformano nel simbolo di una battaglia politica, alimentando l’illusione della grazia. È il modo peggiore per aiutare una persona: prima la si induce a credere che il diritto dica una cosa che non dice, poi la si espone a uno scontro istituzionale che rischia di renderle ancora più difficile qualsiasi esito favorevole.
La parte più curiosa, però, arriva dopo.
Invece di spiegare agli italiani che lo slogan era, appunto, uno slogan, il ministro della Giustizia decide di parlare di grazia. E qui si entra nel teatro dell’assurdo. Perché la grazia è una prerogativa del Presidente della Repubblica. Il ministro può istruire una pratica, non può trasformarla in un’iniziativa politica, costringendo il Quirinale a entrare in una polemica che non gli appartiene. Fa impressione dover ricordare al Guardasigilli l’abc delle istituzioni. E c’è anche un effetto paradossale: trasformando la grazia in una bandiera politica, si mette il Capo dello Stato nella condizione più scomoda possibile, finendo per allontanare, anziché avvicinare, proprio l’ipotesi che si dice di voler perseguire.
C’è poi un’altra questione, molto più seria e molto meno propagandistica. È giusto chiedersi se una famiglia già devastata da anni di rapine debba pagare risarcimenti milionari ai familiari dei rapinatori, mentre migliaia di vittime di reati non vedono un euro perché chi li ha derubati o aggrediti è nullatenente. Esiste un Fondo di rotazione per le vittime dei reati violenti e intenzionali. Peccato che il governo Meloni lo abbia lasciato largamente insufficiente rispetto ai bisogni reali. Se davvero si vuole stare dalla parte delle vittime, si comincia da lì, non dagli slogan.
E se davvero si vuole evitare che commercianti e cittadini si sentano abbandonati, la risposta non è promettere licenze di sparare. È garantire sicurezza. Oggi, secondo le stime delle rappresentanze del comparto, servirebbero circa dodicimila tra carabinieri e poliziotti in più per rafforzare gli organici e il controllo del territorio. Lo Stato dovrebbe arrivare prima delle rapine, non dopo.
La politica, invece, preferisce sempre gli slogan. Peccato che abbiano un difetto: prima o poi incontrano la realtà. E la realtà, ostinatamente, continua ad applicare le leggi. Perfino quelle scritte da Salvini.
@BelpietroTweet Quindi quando questa persona onesta è entrata armata in casa altrui a minacciare i genitori dell' ex fidanzato della figlia, secondo questa logica avrebbero potuto sparargli, no?
Sarebbero stati loro gli eroi.