Oggi fanno a gara a rinnegare il woke e le sue follie anti occidentali. Eppure bastava ascoltare Ratzinger più di 20 anni fa. Vi riproponiamo questo video, che non invecchia mai, per le vostre riflessioni! Buona domenica!
#woke#Occidente#Ratzinger
TERRIFYING: During a TikTok live battle, an Algerian Muslim influencer asks a girl why she’s wearing a cross. She says she’s a Lebanese Christian.
He then becomes enraged and says he’d spit on her, and threatens to rape her and kill her, declaring that Christians deserve nothing but to be tortured in this world and the afterlife.
He has half a million followers and has illegally arrived in France via Spain just a few days ago.
This is Islam. And this is how much they hate Christians. Imagine when they become the majority.
✍🏻 @GiovyDean
L'Italia è quel Paese dove nel giro di 24 un giovane nordafricano, ad Imperia, viene arrestato per aver violentato una ragazzina che tornava a casa; un uomo che ha subìto il furto di una catenina rincorre i due criminali in monopattino per farsi giustizia e li investe in auto per poi essere arrestato con l'accusa di tentato omicidio; dove un 21enne straniero colpisce con un pugno un coetaneo italiano mandandolo in coma e, sebbene dapprima arrestato, poiché la legge suggerisce i domiciliari, viene scarcerato tra applausi e musica dei parenti in attesa fuori dal carcere mandando nella disperazione la famiglia della vittima costretta ad osservare la scena. Così nascono i Vannacci, tra le pieghe dell'ingiustizia e di una politica con diversi gradi di colpevolezza, dalla complicità all'immobilismo. Non importa se questi Vannacci siano un bluff: il tema esistenziale della sopravvivenza avrà sempre priorità su tutto il resto, figuriamoci sui dibattiti dei disconnessi dal mondo reale riguardanti la presunta incostituzionalità del programma politico e l'aborto. Chi non comprende tale ovvietà è un mediocre.
Francesca Albanese & Erodgan: In 2024, the U.N. rapporteur held an in-person meeting with 🇹🇷 Erdoğan's ruling AK party to “discuss U.S.-Turkey relations.” @FranceskAlbs, what did this have to do with your mandate? Who arranged and paid for the meeting? Why didn't you disclose it?
“The UNICEF-led team's presentation revealed that Gaza now faces a new challenge: obesity and excess weight, which affect a combined 4 percent of children under the age of 5.”
https://t.co/CAV9Vcwyrk @Olivia_Reingold@TheFP
🚨 "I SAID I WANTED TO JOIN. THEY SAID TO COME TO THE MOSQUE TO TRAIN."
Went undercover in London. Told people I thought Sharia should run Britain.
Told them I wanted to join a group.
Told them I wanted to fight.
Asked about ISIS and Al-Qaeda.
“Definitely, bro.”
“100%.”
“Inshallah one day we bring the caliphate to this country.”
Not one person told me I was wrong. Not one person said that wasn’t Islam. They pointed me inside.
At the mosque the man running things didn’t flinch either.
He talked about conversions like it was a quota. Sixty, seventy people. Then he mentioned the training they run at 2 o’clock.
New arrivals. New believers. They start them immediately.
This is what “community” looks like when no one is allowed to notice.
Parallel institutions.
Parallel law. Parallel loyalty.
They convert, they train, they wait.
The rest of the country is told it’s Islamophobia to even describe what is happening in its own capital.
London already has neighborhoods where British norms are optional and Islamic ones are enforced.
The video didn’t invent that.
It just recorded people saying it out loud because they no longer feel the need to hide it.
They are not integrating. They are building. And every official who calls this “diversity” is lying to you on purpose.
Watch it. Then ask why the people in charge still pretend this is a mystery.
Roland G. Fryer jest rzadkim przykładem czarnego profesora topowego uniwerku, który dostał się na uczelnię nie za kolor skóry, ale za pracę naukową. Nie był oszustem, nie był plagiatorem, nie był obłąkanym mitomanem. Jego problem polegał na tym, że zrobił badania i uzyskał wyniki, które nie spodobały się władzom na uniwersytecie ani lewicowym aktywistom kontrolującym kampus. Mówimy tutaj o Uniwersytecie Harvarda.
"Jeden z kolegów wziął mnie na stronę i powiedział, żebym tego nie publikował, bo zrujnuję swoją karierę. Nie posłuchałem go i opublikowałem, i potem przez miesiąc pod moim domem stała policja, a na zakupy chodziłem z uzbrojoną ochroną. Kupowałem pieluchy dla dziecka w towarzystwie ochroniarza z bronią."
Groźby śmierci wysyłane przez lewicowych fanatyków to jedno. Drugą kwestią jest reakcja władz uczelni. Krótko po publikacji artykułu pojawiły się zarzuty, że Fryer flirtuje z pracownicami w swoim laboratorium EdLabs. Wytknięto mu "niepożądane zachowania o charakterze seksualnym" (głównie werbalne, w tym żarty). Harvard zawiesiła go na dwa lata bez wynagrodzenia, zamknął laboratorium i nałożył ograniczenia. Fryer przeprosił za nieodpowiednie żarty, zaprzeczył jednak zarzutom o molestowanie.
Nie napisałem jeszcze, co takiego odkrył Fryer, że rozwścieczył lewicowych cerberów politycznej poprawności. Otóż odkrył, że amerykańska policja wcale nie strzela i nie zabija czarnych częściej niż białych i że użycie broni przez policje warunkowane jest zachowaniem podejrzanego.
Tak, dobrze przeczytaliście. Tyle wystarczy, aby na Harvardzie chcieli cię zabić.
👍👍👍👍👍
Roberto Damico. La Pagina
LA LETTERATURA HALAL, IL NUOVO FENOMENO IN FRANCIA E REGNO UNITO
“Sui social media, alcuni influencer musulmani stanno chiedendo l'abbandono della letteratura classica francese ritenuta incompatibile con i loro valori religiosi. Al suo posto, promuovono la letteratura "halal", priva di qualsiasi contenuto considerato contrario ai principi dell'Islam.
Su TikTok e altre piattaforme, il termine "romanzi rosa halal" sta guadagnando visibilità. Si riferisce a romanzi rosa in cui le relazioni tra i personaggi devono rimanere conformi a determinati principi islamici, in particolare l'assenza di rapporti sessuali o sentimentali prima del matrimonio.
"Una relazione halal è una relazione che rispetta i precetti islamici del corteggiamento. Nessun rapporto carnale, nessuna relazione sentimentale prima del matrimonio", spiega un'utente di internet alla sua comunità.
Questa nuova categoria di lettura è accompagnata da consigli di libri che trattano, ad esempio, di matrimoni combinati o di personaggi musulmani. " Amore proibito , non vedo l'ora di leggerlo perché parla di un matrimonio combinato. Matrimonio combinato e musulmani nella stessa frase, questo mi basta per comprarlo", ha esclamato un utente di TikTok.
Per questi lettori, non si tratta più semplicemente di scegliere un genere letterario, ma di selezionare opere in base alla loro conformità a un quadro morale e religioso. Questa tendenza sta iniziando a concretizzarsi anche in specifiche offerte commerciali. Una piattaforma letteraria lanciata di recente, ad esempio, si presenta come "amica dei musulmani", ovvero adatta ai lettori musulmani.
Al di là del fenomeno editoriale, alcuni osservatori lo considerano un sintomo di una tendenza più ampia: quella del consumo culturale visto attraverso una lente religiosa. Per coloro che promuovono questo discorso, la letteratura classica francese, in particolare, è vista come rappresentativa di un mondo "bianco, borghese e parigino", lontano dalla loro identità culturale.
L'antropologa Florence Bergeaud-Blackler interpreta questa evoluzione come un esempio di logica di separazione culturale e religiosa. "Illustra la disintegrazione e la disintegrazione che questi giovani desiderano. Non hanno alcuna intenzione di rispettare le regole delle democrazie liberali. Ciò che conta per loro è imporre le proprie. Lo fanno lentamente, gradualmente, attraverso i beni di consumo."
Secondo lei, questa strategia fa parte di una forma di "riconquista culturale" che prende di mira, in particolare, le popolazioni musulmane ancora distanti dai movimenti islamisti. "È un tentativo di influenzare, di islamizzare secondo i codici dei Fratelli Musulmani o dei salafiti in generale, una popolazione che non è ancora controllata da questi gruppi", analizza l'antropologa.”
Di Jean-Baptiste Marty
Pubblicato il 24/08/2026 alle 06:40 -
di Europe1
The WNBA Store blocks “Jesus is God” and “Jesus Christ” from custom jerseys...
while allowing phrases like “Praise Allah,” “Hate Jesus,” “Bow to Islam,” and “Hate Whites.”
Care to explain @WNBA????
J’accuse
“Abbiamo perso questa città a favore della Sharia”.
Durante una seduta del consiglio comunale di Dearborn, in Michigan, il pastore afroamericano Lorenzo Sewell si scaglia contro l’amministrazione della città che ospita una delle più grandi comunità arabe degli Stati Uniti. Il sindaco Abdullah Hammoud respinge le accuse.
L'attuale ripudio del "woke" da parte della sinistra mondiale è come la NEP per l'Unione Sovietica.
Quando Lenin comprese che il comunismo metteva a rischio il nuovo regime, permise un parziale ritorno al libero mercato.
Ma alla NEP non seguirono la democrazia, o altro libero mercato, e nemmeno un "comunismo dal volto umano".
Dopo la NEP vennero Stalin e i piani quinquennali.
Oggi ripudiano il woke solo per tornare al potere e farvelo poi ingoiare meglio da una posizione di forza.
Bill Maher: “Jason Arday… he was the first Black professor at Cambridge… the youngest… really he was GUILTY of plagiarism and all sorts of incredible lies, and because [the left] is so captivated by DEI and wanting this. They just let it pass… It’s the soft bigotry of LOW expectations.”
New York Times’ Jeremy Peters: “They IGNORED the glaring red flags like grammatical errors in his thesis and things in his back story that just didn’t add up, like running 30 marathons in 35 days.”
*Audience Laughs*
“Cambridge has a LOT of explaining about how they seemed to have really cynically used this person who was obviously struggling with mental illness to FURTHER their diversity and inclusion goals.”
Bill Maher: “He said he ran the marathons with a broken leg... It’s like a prank! Like can we make liberals, who want to believe this, actually do it, and they did.”
“White people are crazy.”
Ancora sul woke.
Il fenomeno in Italia, a fine dei 10, veniva ridicolizzato. Ne ho scritto insieme a pochi altri, dopo aver visto direttamente come operava in un’università americana.
Alcuni sostenevano fosse un’invenzione della destra. Ignoravano cosa fosse e quanto fosse radicale nei suoi obiettivi e nei suoi metodi. Intersezionalismi, denuncia del white privilege e poi decolonizzazione di ogni disciplina umanistica. Condanna del maschio bianco eterosessuale e cis, in quanto motore di una storia finalizzata all’oppressione delle minoranze e costruttore di architetture epistemologiche volte al dominio.
In questo quadro, le discipline umanistiche dovevano, e forse devono, smascherare i sistemi di oppressione, decostruirli, svelando il ruolo tossico del maschio bianco occidentale. Da qui una ridefinizione di ogni disciplina, con la ricerca dei bias e dei sistemi di oppressione, e la militanza degli intellettuali (accademici e giornalisti) ma anche degli studenti, trasformati in attivisti.
Naturale conseguenza la marginalizzazione di chiunque non abbracciasse la visione woke. Bastava non schierarsi per essere colpiti da scomuniche di vario tipo.
Gran parte della cultura anti-occidentale e del fenomeno woke propagatisi nell’ultimo decennio si basa su un assunto tanto semplice quanto sbagliato: che il razzismo sia la caratteristica strutturale principale (se non esclusiva) dell’“uomo bianco”.
Niente di più falso. Il razzismo (o etnocentrismo) è una tendenza umana universale. L’essere umano è un animale tribale: preferire il proprio gruppo – etnico, culturale, religioso o linguistico – e guardare con sospetto gli outsider non è un’invenzione dell’Occidente, ma una caratteristica antropologica dell’uomo, di qualsiasi colore.
Basta leggere studi di psicologia sociale o di antropologia per capire che bastano differenze minime e arbitrarie per generare discriminazione. Questo meccanismo è presente in tutte le popolazioni, a ogni latitudine. Nessuna cultura ne è immune.
Gli esempi sono innumerevoli: le guerre tribali, lo schiavismo interno e la tratta araba alimentata da regni africani (Ashanti, Dahomey, Kongo…) nell’Africa sub-sahariana; il sistema delle caste in India; lo sterminio e la discriminazione di coreani e cinesi in Giappone; il trattamento di uiguri, tibetani e mongoli in Cina; la tratta degli schiavi africani nel mondo arabo-islamico, durata secoli e molto più a lungo di quella atlantica. L’elenco potrebbe continuare: non esiste società umana storicamente documentata in cui l’etnocentrismo sia assente.
Il presupposto “woke”, cioè che l’Occidente sia “strutturalmente razzista”, è selettivo e ideologico e poggia su due operazioni subdole e false:
• ignorare o minimizzare il razzismo di tutte le altre culture;
• attribuire a priori l’origine di ogni disparità tra gruppi (di reddito, istruzione, criminalità) al razzismo dell’uomo bianco invece che a differenze culturali, cognitive medie, strutture familiari o scelte comportamentali.
L’Occidente è, al contrario, la civiltà che nella sua evoluzione ha prodotto la critica più radicale al razzismo e che oggi applica standard di non-discriminazione istituzionale tra i più elevati al mondo. Questo non significa che il razzismo individuale o i pregiudizi residui siano scomparsi; significa solo che il quadro “Occidente = peccato originale razziale” è una narrazione politica di comodo, non un’analisi storica o scientifica.
Il razzismo non è un’anomalia occidentale: è una tendenza umana comune, più o meno contenuta a seconda delle istituzioni, della cultura e del livello di prosperità. Pretendere che sia un peccato strutturale esclusivo dell’Occidente serve a giustificare politiche identitarie, non a capire la realtà. La via più onesta è riconoscere questa tendenza universale e costruire istituzioni che la limitino, invece di fingere che esista solo dove fa comodo politicamente.
La Palestina, Carlos lo Sciacallo: assalto all'OPEC
Il 21 dicembre 1975 sei terroristi armati fecero irruzione nella sede dell'OPEC a Vienna, prendendo in ostaggio più di sessanta persone tra cui gli undici ministri del petrolio riuniti per il vertice semestrale.
A guidarli era un uomo che sarebbe passato alla storia come uno dei terroristi più ricercati del XX secolo: Ilich Ramírez Sánchez, meglio noto come Carlos lo Sciacallo.
Ma dietro quel blitz plateale non c'era una semplice rapina: c'era un intreccio di interessi politici che portava dritto a Baghdad, e al nome di Saddam Hussein.
Perché colpire proprio l'OPEC?
L'operazione fu ordinata da Wadi Haddad, leader di una fazione radicale scissionista del Fronte Popolare per la Liberazione della #Palestina (FPLP). Sul finanziamento le fonti divergono: secondo la versione più diffusa i fondi arrivarono dal dittatore libico Muammar Gheddafi, ma diversi storici sostengono che dietro l'operazione ci fosse in realtà l'Iraq di Saddam Hussein, allora ancora vicepresidente ma già uomo forte del regime.
La ricostruzione più accreditata da questa scuola di pensiero lega l'attacco a un calcolo politico interno: Baghdad era impegnata in una nuova offensiva contro la ribellione curda, e un colpo che destabilizzasse Arabia Saudita e #Iran, i due Paesi più propensi a mediare con l'Occidente dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973, avrebbe tolto ai vicini la capacità di reagire.
I bersagli, infatti, non erano casuali: il ministro saudita Ahmed Zaki Yamani e quello iraniano Jamshid Amuzegar erano visti dalle frange radicali palestinesi come troppo allineati agli interessi occidentali e troppo disposti a scendere a patti sul prezzo del greggio.
L'ordine di esecuzione mai eseguito
Haddad aveva dato a Carlos istruzioni precise: occupare l'edificio, costringere la radio austriaca a trasmettere un manifesto filo-palestinese e infine giustiziare i ministri saudita e iraniano. La prima parte del piano riuscì: il manifesto andò in onda.
Ma una volta che il commando atterrò ad Algeri con gli ostaggi, Carlos cambiò le carte in tavola. Invece di eseguire l'ordine, negoziò un riscatto colossale, stimato tra i 20 e i 50 milioni di dollari, presumibilmente versato da Arabia Saudita o Iran e liberò Yamani e Amuzegar.
Fu un tradimento che Haddad non perdonò mai: aveva scelto il denaro e la propria sopravvivenza al posto della missione politica.
Carlos venne espulso dal FPLP, ma proprio quella rottura lo spinse, alla fine degli anni Settanta, verso un nuovo protettore: la stessa Baghdad che, secondo molti resoconti, aveva finanziato l'assalto.
Nel dicembre 1977 Carlos incontrò personalmente Saddam Hussein, che gli offrì appoggio e protezione, aprendo una fase in cui il terrorista venezuelano operò a stretto contatto con l'intelligence irachena.
Vent'anni di latitanza dorata
Per quasi due decenni Carlos visse da uomo più ricercato al mondo senza mai davvero nascondersi. Trovò rifugio in Siria, Yemen e appunto Iraq, protetto da governi che ne condividevano (o ne sfruttavano) la causa.
Ma con la fine della Guerra Fredda, all'inizio degli anni Novanta, i suoi sponsor statali cominciarono a considerarlo un peso più che una risorsa: le voci di un suo possibile impiego da parte di Saddam per una nuova campagna contro obiettivi occidentali riaccesero l'attenzione dell'intelligence americana ed europea.
Rimasto senza alleati, nel 1993 Carlos si trasferì a Khartoum, in Sudan, vivendo sotto falsa identità come uomo d'affari libanese e frequentando i circoli mondani della capitale. I servizi francesi (la DST) e la CIA lo rintracciarono rapidamente.
Il Sudan, sotto pesanti sanzioni internazionali per aver dato rifugio a terroristi, accettò un accordo riservato con Parigi e Washington: consegnare Carlos in cambio di un alleggerimento della pressione diplomatica ed economica.
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L’Occidente ha impiegato secoli a distinguere la fede dal potere e la coscienza dalla coercizione: non semplicemente contro il cristianesimo, ma anche sviluppando quella sua intuizione radicale che fa della coscienza il luogo della responsabilità morale. Non liberarci da Dio, dunque, ma riconoscere nel libero arbitrio la condizione stessa della fede.È qui che l’Islam incontra il suo limite filosofico con la modernità occidentale: non soltanto nella distanza fra due tradizioni storiche, ma nel primato ultimo da riconoscere alla coscienza individuale o alla norma religiosa. Una fede è compatibile con una società libera nella misura in cui riconosce anche la libertà di disobbedirle. Il paradosso della sinistra è aver combattuto l’autorità del sacro in casa propria per poi esitare a giudicarla quando appartiene all’Altro, quasi che la differenza culturale potesse sospendere l’universalità dei diritti. Ma i princìpi che valgono soltanto per noi non sono universali: sono privilegi. E il prezzo di questa indulgenza, troppo spesso, viene presentato alle donne.
Jean-Luc Mélenchon, leader del più grande partito di estrema sinistra in Francia, spiega perché l'alleanza tra progressisti e musulmani è necessaria.
«Se contate sui lavoratori bianchi cristiani per instaurare il socialismo in Francia, non accadrà. Ma sui nostri fratelli e sorelle musulmani, sì.»
È lo stesso copione utilizzato dalla sinistra in tutti i paesi occidentali.