Guai a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso! #ViaggioApostolico#Camerun https://t.co/5xzuj8LePE
Capisco che, confrontato con il misero presente della politica italiana, il passato è sempre migliore, però questa santificazione di #Bossi mi sembra un tantino esagerata.
𝐋𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞’ 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐩𝐮𝐜𝐜𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨!
Prima di parlare e dare giudizi politici ed ideologici leggete gli atti.
Il “caso della famiglia del bosco” è molto più complesso di quanto trasformato in slogan sui social: richiede una lettura completa dei fatti.
1. La vicenda nasce da un episodio sanitario che, preso da solo, potrebbe anche non essere allarmante.
Un’intossicazione da funghi può capitare in qualunque famiglia, anche ben funzionante.
Qui però il problema non era l’intossicazione, ma le circostanze in cui si è verificata e le reazioni dei bambini alle cure.
I piccoli sono arrivati in ospedale dopo aver consumato funghi raccolti senza alcun controllo; e durante le procedure mediche hanno mostrato comportamenti fortemente atipici per la loro età, tali da insospettire gli operatori.
Non era il singolo evento a destare preoccupazione, ma il quadro complessivo e il potenziale rischio di vita emerso dalla gestione familiare dell’emergenza.
Da qui l’intervento dei sanitari e l’attivazione delle verifiche.
2. Sul piano educativo emergevano irregolarità chiare.
L’istruzione parentale non era stata rinnovata, come invece prevede la legge. In Italia l’homeschooling è possibile, ma richiede comunicazioni annuali e l’obbligo di sostenere gli esami di idoneità. In questo caso si trattava di un “unschooling” non conforme alle garanzie normative.
3. Le verifiche istituzionali hanno descritto condizioni abitative gravemente compromesse.
La casa era priva di acqua, luce e riscaldamento, in una zona nota per inverni rigidissimi. A questo si aggiungevano isolamento sociale, condizioni igieniche precarie e rifiuto sistematico dei controlli sanitari.
Un quadro che contrasta con quanto riferito dal pediatra: un’incongruenza che dovrà essere chiarita.
4. Un passaggio particolarmente grave: i genitori hanno rifiutato le visite neuropsichiatriche infantili richieste per valutare i minori, arrivando a pretendere 50.000 euro per ciascun figlio. Un comportamento incompatibile con qualsiasi percorso di tutela.
5. I minori vivevano in totale isolamento.
Non frequentavano coetanei, non praticavano attività sportive, sociali o educative. Una privazione relazionale che qualsiasi tribunale considera un rischio per lo sviluppo psicofisico di un bambino.
6. Chiarimento essenziale: i bambini non sono stati “strappati” alla famiglia.
Sono stati posti in protezione con la madre, che è sotto valutazione, come accade in moltissimi altri procedimenti analoghi.
Una misura temporanea e prudenziale, non una sottrazione forzosa.
7. La libertà di educare e di scegliere uno stile di vita è un diritto.
Ma questi diritti non possono tradursi in condizioni oggettivamente pericolose: vivere in un rudere senza acqua, luce e riscaldamento, in un isolamento totale, alla vigilia di un inverno durissimo, non rientra in alcuna forma accettabile di “scelta alternativa”.
8. Evitare paralleli semplicistici è fondamentale.
È vero che lo Stato mostra incoerenze, a volte gravi: non ascolta ragazzi che chiedono protezione, tollera minori sfruttati sui social, interviene a macchia di leopardo.
Ma usare queste contraddizioni per giustificare qualsiasi situazione è una fallacia logica. Se lo Stato è rigido con i “piccoli evasori”, non significa che tutti gli altri siano automaticamente innocenti.
Questa non è una storia ideologica.
È una storia di tutela minorile.
E per comprenderla davvero, bisogna leggere gli atti. Sempre.
Ogni volta che sentiamo dire che l’Italia spende poco per sanità, scuola, università o asili, la domanda naturale è: ma allora dov’è che spendiamo più degli altri? La risposta è semplice: sulle pensioni. È la più grande voce di spesa del bilancio, record europeo dopo la Grecia.
Dissero che aveva preso soldi da Telekom Serbia: non era vero.
Dissero che aveva raddoppiato i prezzi con l'Euro: era stato Berlusconi.
Dicono che vada in giro a tirare i capelli a chi lo provoca: non è vero.
Romano Prodi fa paura ai cattivisti perché è stato il miglior presidente del Consiglio mai visto in Italia e aveva una visione di Paese che cozza contro chi ha in mente uno stato egoista e autoritario.
Per questo, anche oggi, è il loro incubo.
Gente che per anni e anni ha difeso un puttaniere, ora se la prende con un uomo di 85 anni perché avrebbe tirato i capelli a una giornalista. #rassegnazione
"Nella Resistenza i partigiani sparavano. Non andavano a funghi. La sinistra si è ammantata della parola pace come se fosse un evento di natura e non qualcosa che si difende continuamente". Grazie Umberto Galimberti #torredibabele
🔎 Abbiamo verificato 402 dichiarazioni di Giorgia Meloni da quando è presidente del Consiglio. Il 61% di queste dichiarazioni non è risultato attendibile, il restante 39% sì.
https://t.co/K2panV5nkP
«Io ho firmato un accordo programmatico tra Lega e Russia unita, il partito di Putin. Ritengo che Putin sia uno dei migliori uomini di governo al mondo. Se avessimo Putin anche in Italia staremmo meglio, e questo lo dico perché ne sono convinto.» #matrice
Siamo riusciti a costringere un povero padre disperato ad umiliarsi pubblicamente per chiederci scusa, dopo aver ascoltato contro ogni regola giuridica e umana una sua privatissima e drammatica conversazione. Forse lo avremmo applaudito se avesse aggredito il figlio dandogli dell’assassino, bastardo, feccia umana, nel primo incontro dopo quella tragedia indicibile. Tutto ciò mentre sul versante giudiziario e dell’ordine dei giornalisti nessuno ha fatto un plissè per questo scandaloso caso di pornografia giudiziaria. Sono io che chiedo scusa a lei, signor Turetta, questo è un paese impazzito ormai
Nicola Zingaretti è un grande mistero della politica italiana. Nel 2019 viene eletto segretario del Pd. Nel 2021 si dimette da segretario con un post su Facebook dicendo di vergognarsi del suo partito che parla solo di "poltrone e primarie". Un anno dopo, è il 2022, si candida alle elezioni politiche, si fa eleggere alla Camera e si dimette da presidente di Regione (il Lazio vota e vince il centrodestra). Un anno e mezzo dopo, nel 2024, si candida alle Europee, nella circoscrizione dell'Italia Centrale, e verosimilmente sarà eletto. L'arte di non finire mai un lavoro iniziato, potendo contare però su un elettorato che ha, a sua volta, delle responsabilità, perché dà il voto a chi si vergogna del partito che dirige ma non, quando serve, dei voti necessari per sedersi sulle odiate "poltrone".
Devono essere "umiliati" per crescere, bastonati se scendono in piazza, presi in giro perché "l'emergenza climatica non esiste", puniti se occupano, precari per sempre, espatriati per affermarsi. Bell'affare essere giovani, in Italia
La bassezza del populismo spiegata bene: una presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che da leader dell'opposizione diceva no alla ratifica del Mes e ora sta per dire sì; un ex presidente, Giuseppe Conte, che quando era in carica ha detto sì e ora che è all'opposizione dice no
Il 47% dei contribuenti italiani dichiara di non avere reddito. I 2/3 dell' Irpef totale sono versati dal 14% dei contribuenti che pagano il 62% del totale. Dati del Centro Studi Itinerari Previdenziali.
Sconcertante. I servizi goduti da tutti pagati da pochi.
#9novembre
@GiuseppeConteIT Lei ha scassato le finanze pubbliche per i prossimi decenni con una misura folle come il bonus 110%. Abbia almeno il buongusto di tacere.