Ci sono miti (fasulli) duri a morire!
Karl Marx non era un filosofo del popolo. Era un parassita invidioso che ha succhiato soldi per tutta la vita: prima dai familiari, poi da Engels, che lo manteneva con regolarità mentre lui bruciava tutto in speculazioni sbagliate e nel vizio.
Quando le richieste diventavano troppo oscene, Engels stesso si innervosiva. Marx non riusciva a nascondere l’invidia per la ricchezza altrui. E da questa invidia personale ha costruito un’ideologia.
Il comunismo non è una teoria della liberazione: è l’invidia elevata a sistema. Invece di creare ricchezza, insegna a odiare chi la crea. Invece di premiare il merito, premia il risentimento. E quando prende il potere, trasforma lo Stato in una macchina di saccheggio legalizzato.
Non è un caso che ovunque sia stato applicato abbia prodotto miseria, carestie, gulag e morte di massa. Oltre cento milioni di vittime nel XX secolo, come documentato nel Libro nero del comunismo.
Hayek lo aveva capito: il socialismo non è solo economicamente fallimentare, è il preludio inevitabile al totalitarismo. Solženicyn ha descritto l’orrore dei campi. Mises ha smontato la sua economia prima ancora che si realizzasse.
Marx non ha mai lavorato un giorno in vita sua in modo produttivo. Ha passato il tempo a teorizzare come rubare il frutto del lavoro altrui. E la sua ideologia ha solo fornito la giustificazione morale a generazioni di parassiti, tiranni e sicofanti.
Il comunismo non è una sfortunata applicazione di un’idea buona. È un’idea cattiva fin dall’origine, nata dall’invidia e dalla pigrizia intellettuale di un fallito che ha voluto rifarsi una vita a spese degli altri. E il mondo continua ancora oggi a pagarne il prezzo.
E la nostra battaglia culturale deve continuamente ribadirlo!
One of the most important videos you will see this year. Please share
⚠️ Extremely important testimony.
In this interrogation, Hamas operative Anas Muhammad Faiz Al-Sharif openly admits that he worked at Kamal Adwan HOSPITAL while serving in the Al-Qassam Brigades.
He details how Hamas, Palestinian Islamic Jihad, and other groups used the hospital as a base, storing and transporting weapons (AK-47s, pistols, grenades, mortars), conducting observation and patrols, and moving equipment in and out at night.
They chose it precisely because it was filled with civilians and patients, believing it provided a “safe haven” that the Israeli military could not directly target.
This is Hamas’s own words on systematically embedding military operations inside civilian hospitals. Not speculation. Not propaganda. A direct confession.
Hospitals are not supposed to be weapon depots or command centers. For three years we’ve heard the UN, propagandists, the media, fake NGOs, and politicians, scream about Israel hitting hospitals.
The propagandists denied hospitals were ever used. They denied any weapons were inside.
THEY LIED!!
👏👏👏👏👏👏👏
Roberto Riccardi
Da ex Pd, mi dispiace che il Pd non capisca che in questo modo non avrà un futuro.
Il PD difende i diritti delle donne e si allea con chi le copre. Celebra i Pride e corteggia chi impicca gli omosessuali. Invoca la laicità dello Stato e apre le scuole a chi non separa la legge dalla fede. Promuove la libertà di espressione e siede accanto a chi considera la bestemmia un reato capitale.
Non è una contraddizione. È cecità strategica. O, peggio, calcolo elettorale così cinico da non preoccuparsi nemmeno di apparire coerente.
La storia ha già scritto questo copione. L'Iran del 1979 è il precedente che nessuno a sinistra vuole rileggere. I laici, i comunisti del Tudeh, i socialisti, le femministe: tutti in piazza con Khomeini contro lo Scià. Tutti convinti di poter cavalcare l'onda islamista per poi guidarla. In meno di due anni erano in carcere, in esilio o sotto terra. La rivoluzione che avevano aiutato a vincere li ha divorati per primi. I mullah non avevano mai nascosto il proprio programma. Erano gli alleati laici ad aver deciso di non leggerlo.
Michel Houellebecq lo ha raccontato nel 2015 con "Sottomissione" e la Francia gli ha dato del visionario o del razzista, a seconda della trincea. Nel romanzo un partito islamico vince le elezioni francesi perché la sinistra preferisce allearsi con l'Islam politico piuttosto che lasciare vincere la destra. Il prezzo: l'università diventa confessionale, le donne spariscono dallo spazio pubblico, la laicità viene smontata dall'interno con il sorriso del compromesso democratico. Houellebecq non ha inventato nulla. Ha solo anticipato la logica che il PD sta applicando nelle scuole italiane: meglio Hamas in aula che perdere un voto.
Il paradosso finale è che l'Islam politico non ha mai chiesto al PD di rinunciare ai propri valori. Non ne ha bisogno. Basta aspettare che li svenda da solo, un seggio alla volta, una visita in moschea alla volta, un coro di bambini alla volta.
A Teheran nel 1979 le donne marciavano senza velo accanto ai futuri ayatollah. Oggi in Iran le ammazzano se lo tolgono. La distanza tra i due momenti non è stata un secolo. Sono bastati mesi.
Roberto Riccardi
✍🏻 Roberto Damico
Se avessi voglia di scherzare, farei il verso a Andrea Tosa – il blogger, l'attivista, il palestinista – e scriverei un post che inizia come iniziano sempre i suoi post: "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo". Ma io adesso non ho voglia di scherzare. Non ho voglia di ironizzare. Non ho voglia di fare il verso a nessuno. Perché un post che inizi così – "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo" – e che parli delle donne afghane, non esiste. Non lo scrive Tosa. Non lo scrive la sinistra. Non lo scrive nessuno. Eppure – ieri è successo davvero qualcosa di terribile ad Herat, in Afghanistan. E se avete abbastanza anima – se non siete ancora diventati insensibili di fronte al dolore del mondo – potete cercare voi stessi. Le notizie sono lì. Frammentarie, ignorate, sepolte. Ma ci sono.
Ecco cosa è successo. Si era appena svolta una manifestazione di donne afghane. Una folla di donne – nonostante il burqa, anzi, col burqa – ha riempito le strade di Herat. Centinaia, forse migliaia. Hanno chiesto – attenzione – non i diritti che abbiamo in Occidente (il diritto di voto, il diritto di abortire, il diritto di indossare una minigonna). Hanno chiesto neppure pari diritti. Hanno chiesto il minimo. Hanno chiesto l'istruzione – che in Afghanistan, per le donne, significa anche accesso alla sanità (perché nella legge afghana, una donna può essere visitata solo da una donna; ma se le donne non possono studiare, allora le donne non possono essere curate). Hanno chiesto di poter lavorare – di guadagnare un minimo, per non morire di fame, per non vedere i propri figli morire di fame. Hanno chiesto meno dei diritti che noi in Europa concediamo a un cane o a un gatto. Perché i nostri amici a quattro zampe – possono essere visitati da un medico (di qualsiasi sesso) se stanno male. Possono essere curati. Possono essere salvati. Le donne afghane – se stanno male – non possono essere visitate da un medico uomo. E se il medico uomo è l'unico disponibile, muoiono. Se – dopo un terremoto – si trovano sotto le macerie delle loro abitazioni, non possono essere estratte, perché un uomo non può toccare una donna. E muoiono sotto le macerie. Mentre ascoltano i soccorritori che non possono soccorrerle. È l'inferno. È l'orrore. È la follia.
E la risposta dei talebani a questa manifestazione di donne che chiedevano solo di non morire – è stata la violenza. Hanno sparato sulla folla. Al momento si parla di una ventina di vittime, ma le notizie sono frammentarie, non verificate, forse peggiori.
La notizia – come tutte le notizie che riguardano l'Afghanistan – è stata sepolta. Ignorata. Dimenticata.
E penso che oggi i telegiornali dovrebbero essere pieni di queste immagini. Che le piazze dovrebbero essere colme di gente – specie di donne arrabbiate – che esaltano l'eroismo delle donne afghane, che denunciano la brutalità dei talebani, che chiedono sanzioni, interventi, aiuti. Che parlano – sì – anche della loro disperazione. Della loro solitudine. Del loro abbandono. E invece – credo di essere uno dei pochi che ne stanno parlando. Uno dei pochi. Non perché io sia speciale. Perché gli altri hanno deciso di tacere e si indignano solo per Gaza.
Perché – come dice Fausto Bertinotti – "Gaza è l'ombelico del mondo". Almeno per la sinistra. Gaza – e solo Gaza – merita attenzione. Gaza – e solo Gaza – merita indignazione. Gaza – e solo Gaza – merita che si riempiano le piazze. Il resto – l'Afghanistan, lo Yemen, la Siria, il Sudan, la Nigeria, il Congo – non esiste. O esiste come rumore di fondo, come fastidiosa eccezione. Perché la sinistra – la sinistra palestinista – adora guardarsi l'ombelico senza alzare lo sguardo.
E se alzasse lo sguardo – se alzasse lo sguardo oltre Gaza – vedrebbe un mondo in fiamme. Un mondo che brucia. Un mondo in cui il jihadismo – la stessa ideologia che anima Hamas – uccide, devasta, distrugge. E bisognerebbe anche chiedersi quanto sia casuale che la propaganda per Gaza copra mille altri orrori. Quanto sia casuale che proprio Gaza – il luogo in cui Hamas comanda – sia diventato l'ombelico del mondo. Visto che Hamas è una derivazione della Fratellanza Musulmana – l'organizzazione che ha come obiettivo la creazione di un Califfato globale – visto che la Fratellanza vuole imporre la sharia in tutto il mondo, vuole cancellare i diritti delle donne, vuole sottomettere “gli infedeli”– è proprio casuale che Gaza e la sua propaganda impediscano di vedere ciò che il jihadismo sta facendo nel mondo?
@flancini
Per anni ci hanno raccontato che #Israele combatte contro il #Libano. E lo stanno facendo anche in questi giorni, sui giornali e alla televisione.
Eppure, ci sono sempre più voci libanesi che raccontano una realtà diversa. In questa intervista, il parlamentare libanese Camille Dory Chamoun ribalta la prospettiva: il vero problema del Libano non è Israele, ma #Hezbollah. Una milizia armata, finanziata e armata dall’Iran, che ha sottratto sovranità allo Stato, trascinato il Paese in guerre non scelte e messo a rischio il futuro dei libanesi.
Chamoun smonta la propaganda anti-israeliana: sottolinea come l’IDF sia l’unico esercito a inviare avvisi preventivi ai civili per consentire loro di evacuare prima di un bombardamento. Il vero pericolo per la popolazione libanese, spiega il parlamentare, sorge quando i terroristi di Hezbollah si nascondono tra i civili, trasformando quartieri, scuole e abitazioni in obiettivi militari e usando la popolazione come scudo umano.
Una posizione che raramente trova spazio nel dibattito europeo. Perché smantella una delle bugie più diffuse: quella di Israele che avrebbe scelto di attaccare il Libano.
La realtà è che Hezbollah ha aperto il fronte nord contro Israele il giorno successivo al 7 ottobre, lanciando migliaia di razzi e missili contro città e comunità israeliane e costringendo decine di migliaia di civili ad abbandonare le loro case.
Confondere Hezbollah con il Libano significa fare un favore alla #propaganda. E impedisce di vedere chi ha realmente trascinato il Paese in guerra, chi continua a sacrificarne il futuro agli interessi dell'Iran e chi sta pagando il prezzo più alto di questa scelta: il popolo libanese.
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Quello che è assurdo ,e che giustamente sottolinea GALEAZZO BIGNAMI, è la mancanza di informazione su un argomento così importante.
Trasmissioni con i soliti argomenti fissi , ripetuti alla noia ma di questo non si parla.
Tabù? Omertà?
Non ci resta che condividere qui per cercare di far sì che si possa avere una giustizia perchè non è possibile che chi ha lucrato sulla salute delle persone, chi ci ha rinchiusi per mesi, chi ha imposto obblighi continui ad essere libero.
Non mollate‼️ Grazie.
@galeazzobignami@FratellidItalia
@Mov5Stelle Avete la faccia come il culo! Il vostro capocchio vada in commissione Covid a spiegare le fantastiche parcelle…ah, non può perché in commissione indaga su se stesso! BUFFONIIIIII
@pierpi13 Eh, che novità! La solita truppa rossa di cantanti, nani e ballerine contraria ad ogni decisione di buon senso votata dal parlamento! Invece di ragliare, provino a cantare e recitare (se ne sono capaci).
Even Arab leaders admit it.
Everyone is sharing the Bill Clinton clip where he describes how Yasser Arafat rejected a generous peace offer at Camp David that would have given the Palestinians a state on 96 percent of the West Bank, land swaps, and a capital in East Jerusalem. Clinton says Arafat lied to him and that the Palestinian leadership never actually wanted a two-state solution. They wanted to destroy Israel. It’s a video often shared by people like @VividProwess, and it’s an important one for people to see.
Of course, critics immediately dismiss it. They claim Clinton is biased or he’s pro-Israel. They’ll tell you that you cannot trust the American perspective.
Ok, so let us set that aside.
Now watch this.
In this powerful interview, former Egyptian President Hosni Mubarak, a major Arab leader who was directly involved in negotiations, says exactly the same thing from the Arab side. He talks about the Mena House Conference in Cairo as well as the Camp David negotiations of 1978. All failed because of the Palestinians repeatedly rejecting any offer. The Oslo accords were signed but because Hamas and the Palestinian Islamic Jihad were not involved, they derailed the accords and any chance for peace by initiating 4 years of terrorist suicide attacks in Israel. Then came the second Camp David negotiations in 2000 which Arafat agreed to, then rejected and instead initiated the Second Intifada.
Mubarak explains how the Palestinians refused to even participate in the Mena House conference of 1977. He describes repeated opportunities they were given, including a detailed document that called for Israeli withdrawal from the Samaria, Judea and Gaza, security arrangements during a transitional period, and other major concessions. The Israelis were willing to negotiate on difficult issues like who would control security. The Palestinians, according to Mubarak, kept saying no and wasting chance after chance.
He speaks with clear frustration about how for decades the Palestinian side has rejected peace initiatives and realistic compromises.
The video further shows footage from the PLO representative in 1977, as well as old footage of Egyptian president Sadat who was involved in the Mena House and first Camp David negotiations of 1978.
This perhaps is far more impactful than Clinton’s account because it is not a Western or Israeli voice. It is prominent Arab leaders who lived the negotiations, who represented the broader Arab world, and who had zero incentive to defend Israel.
When leaders from both sides of the table describe the same pattern of Palestinian rejectionism and violence, it becomes much harder to dismiss as bias.
The pattern is clear across decades and across different voices… generous offers, repeated refusals, and continued demands for everything while giving nothing in return.
This is not ancient history. It is the core reason the conflict continues today.
If you value the truth, please share.
Palestinian kindergarten.
Children are brainwashed to kill Jews, become future terrorists, and die for jihad.
Western “human rights” liberals don’t care about child abuse because they can’t blame Israel for it.