@PalliCaponera Soprattutto quando chi ti ha arrestato è gente che non scherza e, nonostante la tua propaganda, non è civile come chi ha arrestato gli altri prima di loro
I medici mi hanno sempre detto che con una malattia del genere (diabete di tipo 1), non avrei mai potuto diventare un atleta professionista, soprattutto in uno sport fisico come il tennis. Voglio assicurarmi che il messaggio sia chiaro: farcela è possibile.
Alexander Zverev
Alexander Zverev is living on needles for the last 25 years...taking Insulin everyday since age 4.
Today at 29, he became a GRAND SLAM CHAMPION. Overcame a life nemisis.
Huge Inspiration to children with diabetes. He runs a foundation for the same 👏
[Tablet, smartphone e AI: il solito eccelso Gianni #Rodari aveva previsto tutto!]
‘La macchina per fare i compiti’
«Un giorno bussa alla nostra porta uno strano tipo: un ometto buffo, vi dico, alto poco più di due fiammiferi.
Ha in spalla una borsa più grande di lui.
- Ho qui delle macchine da vendere, - dice. - Fate vedere - dice il babbo. - Ecco, questa è una macchina per fare i compiti. Si schiaccia il bottoncino rosso per fare i problemi, il bottoncino giallo per svolgere i temi, il bottoncino verde per imparare la geografia. La macchina fa tutto da sola in un minuto. - Compramela, babbo! - dico io. - Va bene, quanto volete? - Non voglio denari - dice l’omino. - Ma non lavorerete mica per pigliare caldo! - No, ma in cambio della macchina non voglio denari. Voglio il cervello del vostro bambino - Ma siete matto? - esclama il babbo. - State a sentire, signore – dice l’omino, sorridendo. - Se i compiti glieli fa la macchina, a che cosa gli serve il cervello? - Comprami la macchina. Babbo! Imploro. - Che cosa ne faccio del cervello? Il babbo mi guarda un poco e poi dice: - Va bene, prendete il suo cervello.
L’omino mi prende il cervello e se lo mette in una borsetta. Com’ero leggero, senza cervello! Tanto leggero che mi metto a volare per la stanza e rischio di volare giù dalla finestra.
- Bisognerà tenerlo in gabbia, adesso - spiega l’ometto. - Ma perché? - domandò il babbo. - Non ha più cervello, ecco perché. Se lo lasciate andare in giro, volerà nei boschi come un uccellino, e in pochi giorni morirà di fame!
Il babbo mi rinchiude in una gabbia, come un canarino.
La gabbia è piccola, stretta, non mi posso muovere.
Le stecche mi stringono, mi stringono tanto che… alla fine mi sveglio spaventato. Meno male che è stato solo un sogno!
Vi assicuro che mi sono subito messo a fare i compiti.»
La fine di una dannazione. Nessuno potrà più additare Zverev come il primo dei perdenti, a secco di titoli Slam. È stato un lungo viaggio fatto di sonore batoste e frustrazioni, di fantasmi mentali in campo, di accuse di ex fidanzate fuori dal tennis. La consapevolezza di essere inferiore sia ai Big 3 sia ai sopraggiunti Sinner e Alcaraz. Ammettiamolo, l’etichetta di Calimero è stata spesso irrispettosa nei suoi confronti, perché chi vince 24 titoli Atp e per giunta un oro olimpico è un vincente senza se e senza ma. Non si è fatto mancare nulla, compreso l’infortunio tremento proprio al Roland Garros di 4 anni fa, in semifinale contro Nadal: tre legamenti laterali della caviglia destra fanno crack, è costretto ad uscire in sedia a rotelle, ma una volta dentro lo spogliatoio chiede delle stampelle perché desidera tornare in campo, prima di ritirarsi vuole stringere la mano a Rafa.
Eccolo adesso che con gli occhi lucidi si coccola la Coppa dei Moschettieri, i 14 kg più leggeri della sua vita. Rende omaggio a Cobolli che gli ha reso difficile la vita restandogli aggrappato alle caviglie. Flavio ha annusato la tensione del tedesco, ha provato a minarne le certezze, perché quando sente la pressione Zverev entra in un tunnel da psicodramma, perde l’efficacia al servizi, manda a ramengo i drittoni &Co.
C’è un’altra vittoria che vale più di tutte. E la speranza è che tanti bambini davanti alla tv oggi abbiano avuto un genitore dire loro: anche lui è come te, se ce l’ha fatta lui ce la puoi benissimo fare anche tu.
No, non si tratta di vincere uno Slam. Si parla di condurre una vita normale.
Da quando ha quattro anni Zverev convive con il diabete di tipo 1.
In ogni torneo utilizza le siringhe di insulina durante i cambi di campo. Il quantitativo dipende dalla durata del match, in genere una partita di cinque set gli richiede quattro iniezioni. Lo ha fatto anche durante la finale del Roland Garros (FOTO).
Sascha non ha mai lasciato che il diabete lo fermasse. Per molto tempo lo ha nascosto, ne ha parlato pubblicamente solo nel 2022, il suo non è stato un eccesso di pudore, semplicemente non ha mai voluto suscitare pietismo. Perché questo è il punto: Zverev non vuole che sia il diabete a definirlo.
È questo il messaggio che consegna alle migliaia di giovani che aiuta attraverso la sua Fondazione. Ai genitori, i più frastornati dopo le diagnosi, spiega come i loro figli potranno continuare ad avere una vita attiva. È preoccupante l’aumento in età pediatrica dell’incidenza del diabete, per la cura servono attenzione e costanza quotidiana ma l’aiuto della tecnologia ha sostanzialmente rivoluzionato tutto con il monitoraggio continuo del glucosio, i microinfusori di insulina e le App.
La vittoria (finalmente) del primo titolo Slam di Zverev vale doppio. È la fine di una dannazione personale, è il megafono a non porsi limiti per i sogni degli altri.
(e tanti saluti agli specialisti che quando da adolescente Zverev sognava di impegnarsi a tempo pieno nel tennis, gli avevano detto: lascia perdere, non potrai mai fare sport ad alto livello)
#RolandGarros
Credits 📷 @rolandgarros & @Yahoo
@emrato Dopo aver parlato con l'avvocato dirà di essere dispiaciuto e addolorato per la vittima, che le sue parole sono state fraintese e chiederà scusa ai genitori di lei.
Fosse per me quando uscirà di prigione dovrà vivere facendo la coda alla Caritas perché gli hanno tolto tutto