Abbiamo appena scoperto che la Campania è...Sky TG24..."fanalino di coda"...bianco per creare suspense..."nel numero di tamponi fatti"....e che...udite udite...la Regione ha fatto un bando d'urgenza per individuare laboratori privati a cui ricorrere per aumentare il numero di
Antonio Conte e il Napoli: due anni che, per come li raccontiamo, sembrano già appartenere al passato. Due anni che proviamo a chiudere dentro una narrazione lineare, come se tutto dovesse per forza avere un inizio preciso, uno sviluppo e poi una fine. Ma anche qui, come sempre, è la nostra mente a costruire la forma. Non l’esistenza.
Il tempo, in realtà, non si comporta come lo immaginiamo. È una delle più grandi semplificazioni che abbiamo creato per orientarci dentro qualcosa che, di suo, non conosce direzione. Noi lo dividiamo in prima e dopo, in successo e fallimento, in arrivo e addio. Ma l’universo non funziona così. Non registra eventi come capitoli separati. Non conosce la parola “fine”.
Tutto ciò che esiste è trasformazione continua. Un ciclo che non si interrompe, ma cambia stato. E noi, per poterlo comprendere, lo comprimiamo in concetti lineari. Perché altrimenti sarebbe troppo vasto da reggere. E forse anche perché, così facendo, possiamo illuderci di controllarlo. Di dargli una forma. Di dominarlo.
Ma questa forma ha un prezzo: la paura. La paura della fine, della perdita, del non ritorno. Più il tempo diventa una corsa contro qualcosa, più diventiamo prevedibili, più diventiamo guidabili. Più lo temiamo, più cerchiamo ordine.
E più cerchiamo ordine, più ci allontaniamo dalla sua natura reale.
E allora proviamo a dircelo chiaramente, anche se va contro tutto ciò che sentiamo istintivamente:
“Non puoi tornarci nel presente che fu… è passato, non c’è via d’uscita. Esiste nelle foto, nei pensieri, nei ricordi. Ma se adesso fisicamente non puoi tornarci, in questo momento non esiste. Il tempo è statico. Quindi è sempre presente: non passa, passano le nostre esperienze registrate nel nostro cervello.”
In questa prospettiva il tempo non scorre: si deposita. Non si consuma: si stratifica dentro di noi. Quello che chiamiamo passato non è un luogo lontano, ma una traccia attiva nella mente.
E il futuro non è un destino già scritto, ma una costruzione continua del presente.
Dentro questa visione anche le storie cambiano significato.
Anche quelle del calcio, che spesso trattiamo come cicli chiusi: un allenatore arriva, trasforma, e poi lascia. Ma forse non è così netto.
Antonio Conte arriva al Napoli e costruisce un’identità, imprime un’intensità, lascia un segno che non si esaurisce nel momento in cui il rapporto si interrompe. Dopo due anni, la sua storia con il Napoli si conclude, almeno nella forma che conosciamo. Ma ciò che ha generato non scompare. Non può scomparire.
Salutiamolo con affetto, allora, ma senza la necessità di considerarlo un punto finale. Perché nulla si chiude davvero come pensiamo.
Tutto si sposta, tutto si riassesta, tutto continua a vivere nelle conseguenze che lascia.
E forse è proprio questo il senso più profondo: non esistono vere interruzioni, esistono soltanto cambi di forma. Conte non “finisce” nel Napoli.
Diventa parte della sua evoluzione. E il Napoli non “chiude” un ciclo. Lo trasforma in un altro presente, che noi chiamiamo futuro solo per riuscire a raccontarlo.
TVB MONTANA
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C’è un altro aspetto molto importante che fa capire l’importanza e l’autorevolezza di un personaggio come Antonio Conte, e che distrugge sempre, con i fatti, ogni discorso fatto in prefazione, a ritroso, nel presente, nel futuro o nel passato: vederlo soprattutto in comparazione con altri suoi colleghi e competitor.
Prendete coach Massimiliano Allegri: senza nessuna competizione, tra un po’ esce dalle zone importanti e mette a rischio quasi qualsiasi futuro. A differenza di Antonio, che già nel primo anno in un ambiente nuovo va primo in classifica e chiude con la miglior difesa d’Europa.
Senza parlare di coach Luciano Spalletti, un coach che per idea di gioco amo e amerò finché avrà voglia di allenare, che seppur da subentrato e da favorito distrugge completamente il futuro prossimo juventino, perché in termini economici questo scivolone sarà decisivo per il futuro senza introiti.
O lo stesso Gian Piero Gasperini, altro grande allenatore, che anch’egli non sa neanche come abbia fatto ad arrivare là.
Antonio Conte, in una stagione allucinante, a differenza di questi, non ha mai subito la pressione, le critiche e mai, e dico mai, ha messo in dubbio il suo obiettivo o l’obiettivo del club.
Il SSC Napoli è secondo in classifica perché nulla è scontato. Come non è scontato battere un Pisa già retrocesso. Come abbiamo potuto vedere con Spalletti tra Lecce e Fiorentina, senza citare Allegri o Gasperini che ne hanno combinate di ogni.
La gente deve imparare a capire che in ogni settore, anche se fai il garzone e porti un caffè, per performare devi essere un grande lavoratore. Devi pesare. Devi credere nelle tue qualità e nelle tue strategie, qualsiasi esse siano.
E non è per niente scontato quando guadagni 10 milioni all’anno e ne devi garantire 100 a qualcun altro.
È lì dentro che dovreste buttarvi: nel provare a portare sette caffè in un solo vassoio sotto il sole senza ribaltare tutto.
Provateci.
Provate a migliorare le vostre vite. Testatene il sacrificio e le difficoltà che ci sono, e poi forse potrete realmente capire chi è o cos’è Antonio Conte.
Altro che “bel gioco” o non “bel gioco”. Antonio Conte è uno status.
Antonio Conte, come vi ho scritto in un altro pezzo, è un naso profumiere destinato a restare addosso. Antonio Conte è Dominique Ropion.
Non è una copia sbiadita o, peggio ancora, uno che dura cinque minuti, magari come Vincenzo Italiano o chi per lui.
FNVPN 🧢
@Ant_5_0_2@tancredipalmeri Mi sembra che un riferimento
all'intelletto e contestualmente all'onestà per ciò che riguarda il tancburattino di piscitiello sia veramente una cosa da fantascienza estrema!