È sempre utile ricordare che la fauna selvatica è “Patrimonio indisponibile dello Stato”. Chi ammazza i selvatici, oltre a compiere azioni di estrema violenza contro esseri senzienti, depaupera i cittadini di un valore inestimabile su cui nessuno dovrebbe poter stendere le mani
✍🏻 Candelara Oggi
Io non ce l’ho con Virginia Libero.
Davvero.
Non mi interessa percularla. Il punto non è Virginia.
Il punto è avere il coraggio delle proprie affermazioni.
Sei pacifista? Legittimo.
Sei antimilitarista? Legittimo.
Pensi che non si debba combattere? Legittimo pure quello.
Vuoi addirittura «organizzare i disertori»?
Ecco, qui magari sentirei prima un penalista, perché tra Boris Vian e il codice penale militare potrebbe esserci qualche differenza. Ma facciamo finta che vada bene.
Poi però precisi.
Stai con l’Ucraina.
Condanni Putin.
La Russia è l’aggressore.
E allora, Virginia, perdonami: sticazzi, sei confusa di brutto.
Perché la realtà ha questo pessimo vizio: dopo gli slogan fa le domande.
Se l’Ucraina ha diritto a difendersi, chi la difende?
Se Putin va fermato, chi lo ferma?
Se nessuno deve combattere, chi impedisce a quello che ha deciso di combattere di vincere?
«Non manderei mai soldati italiani» è una posizione.
«L’Ucraina dovrebbe smettere di combattere e accettare un compromesso territoriale» è una posizione.
Persino dire:
«A me dell’Ucraina non frega un caz*o.»
è una posizione.
Cinica, egoista, discutibile. Ma una posizione.
Purché tu abbia il coraggio di metterci la faccia.
Invece siamo al meraviglioso supermercato della politica contemporanea:
voglio fermare Putin, ma non voglio dire come.
Sto con l’Ucraina, ma senza le conseguenze dello stare con l’Ucraina.
Sono contro le armi, però Kiev deve difendersi.
Con cosa?
Con le brutte intenzioni?
E soprattutto: «organizzeremo i disertori».
Poi, quarantott’ore dopo: Ah no, però non quelli ucraini.
Ah. E quali?
Perché se la diserzione è un principio morale, vale anche per loro.
Se invece il soldato ucraino fa bene a restare al fronte perché difende il proprio Paese, hai appena ammesso che esistono guerre nelle quali ritieni legittimo combattere.
Benissimo.
Dillo.
Non arriva la Polizia del Pacifismo a ritirarti il distintivo.
È questo che trovo insopportabile nella politica degli slogan: non le posizioni radicali, ma le posizioni radicali col paracadute.
La frase fortissima sul palco.
L’applauso.
Poi qualcuno fa la seconda domanda e comincia il festival del «non intendevo», «sono stata fraintesa», «naturalmente con un’eccezione».
No.
Le idee possono essere impopolari, ciniche, persino sbagliate.
Ma se fai politica devi avere il coraggio di arrivare fino alla fine della frase.
E metterci il faccino.
Altrimenti resta il più grande partito italiano di tutti:
«Sì, però non intendevo proprio così».
Non si è mai presentato alle elezioni.
Eppure ha sempre la maggioranza assoluta.
Beati quelli di Houston, che hanno un solo problema.
Lo scrittore ucraino pacifista Artem Chapeye, arruolatosi all’inizio dell’invasione russa, risponde alla segretaria dei Giovani Democratici, Virginia Libero:
«Fanno bene i giovani a rifiutare le guerre di aggressione mosse dai loro governi. Ma la resistenza a un’invasione non è “la vostra guerra di destra”. È la stessa guerra che fecero i vostri partigiani. Onestamente, ne ho abbastanza di rispondere a formule astratte di persone privilegiate, che non si rendono nemmeno conto di quanto lo siano a non dover prendere decisioni così difficili come le nostre e a potersi limitare a fare retorica teorica. Spero davvero che gli italiani non si ritrovino mai più nella stessa situazione in cui siamo noi. Solo ora comprendo il significato profondo di quest’espressione, e da una città in guerra ve lo auguro sinceramente: la pace sia con voi». (La Repubblica)
Caccia, sondaggio Ipsos Doxa: il 75% degli italiani chiede di abolirla o ridurla fino a farla scomparire. Enpa: «La politica ascolti il Paese»
https://t.co/V6I4NXHJ9L
Alice Weidel becomes the first leader in the world who is anti-immigration but has an immigrant wife, is anti-LGBTQ+ but is a lesbian herself, opposes LGBT adoption but has adopted two children, and is a hardcore German nationalist but lives in Switzerland
«Leggendo il suo programma un aspetto del fascismo - il più insidioso - è già in atto: non è probabilmente la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista, ma trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica e dello spirito del fascismo. Più o meno si dichiara la superiorità dell'Italia, degli italiani e, vogliamo dire, della razza italiana. Non ho mai ritenuto la popolazione italiana a priori inferiore, ma non necessariamente superiore alle altre popolazioni.
(...) Ho il terrore di una ricostruzione psicologica di una 'italietta' e del fatto che siccome non riusciamo con i governi attuali a dare più crescita ai nostri cittadini... allora la popolazione dovrà essere soddisfatta dando corda alla sua identità.
(...) Io vedrei con molta maggiore preoccupazione questo che non l'atto di ricostituzione del Partito Fascista, che non auspico, e, vecchio come sono, se ci sarà modo di impedire questo, che lei vada avanti su questa strada, spenderò le mie ultimissime energie per questo".
Mario Monti a Roberto Vannacci. Applausi.
Anche il tuo. E dici un sacco di cazzate da vent’anni senza aver mai lavorato un giorno. Quindi direi di sì. Purtroppo si può. Ne sei la dimostrazione vivente @matteosalvinimi
Ho letto la seconda parte del programma di #FuturoNazionale del Mullah @RoVannacci . E, se la prima era già inquietante, qui siamo alla sharia Made in Italy: Stato minimo quando si parla di tasse, Stato padrone quando deve decidere come vivi, chi ami, cosa guardi, che religione rappresenta la Nazione e perfino quanto vale il tuo voto.
La perla è il “voto plurimo” per i genitori: più figli hai, più schede ricevi. Lo scrivono e ammettono che servirebbe modificare l’art. 48 della Costituzione.
Peccato che l’art. 48 dica che il voto è “personale ed eguale” e che la Consulta abbia già scritto che questo esclude “l’attribuzione del voto multiplo o di quello plurimo”. Non una cosa simile: proprio IL VOTO PLURIMO.
https://t.co/YP5I7sXSbh
O sono stupidi loro o vi prendono per scemi a voi che li seguite
E il trucco del “voto ai figli” è ridicolo: il minore non vota. Vota il genitore una seconda, terza o quarta volta al posto suo. Tuo figlio sedicenne può pensarla all’opposto di te: il generale ti consegna comunque la sua scheda. Se vuoi rappresentare i giovani, abbassi l’età del voto. Il resto son pagliacciate
Poi le unioni civili: da abolire perché “solo la procreazione ha rilievo pubblico”. Quindi un matrimonio tra ottantenni o persone sterili quale misterioso rilievo procreativo avrebbe? Nessuno. Il criterio non è la procreazione: è l’omosessualità. E nel caso Oliari la CEDU ha già condannato l’Italia per l’assenza di un adeguato riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.
https://t.co/xYV9LKNVkG
La vostra omofobia ornai non riuscite a mascherarla
Segue la TV: fascia 6-23 contro contenuti “genderisti/omosessualisti”, con sanzioni fino alla sospensione della licenza. Il partito che prima gridava “le idee non si processano” ora vuole decidere quali relazioni possano essere mostrate. La Grande Camera CEDU, caso Macatė, ha già stabilito che limitare l’accesso dei minori a contenuti solo perché presentano relazioni omosessuali come equivalenti alle eterosessuali non persegue un fine legittimo.
https://t.co/KV7FCUEfjB
Quanto siete ignoranti?
Sull’aborto arriva la furbata: “come già stabilito dalla legge 194/1978, l’aborto non è un diritto”. La 194 non “stabilisce” quella frase. Regola espressamente quando e come una donna può chiedere l’interruzione volontaria di gravidanza. Si può essere contrari, ma almeno non si faccia dire alla legge ciò che non dice.
https://t.co/fes0yyLUJT
Poi Ministero della Vita, Famiglia naturale e Identità, “identità cristiana”, educazione militare nelle scuole, militari nelle aree urbane degradate. Problema: la Repubblica non è uno Stato confessionale. Per la Consulta la laicità è un “principio supremo” dell’ordinamento.
https://t.co/VapSdUttRT
Infine la difesa: il programma parla del 5% “imposto da NATO e UE”. Falso. Il 5% è un impegno assunto dagli Stati NATO al vertice dell’Aia, con obiettivo 2035: 3,5% difesa core + fino all’1,5% sicurezza e resilienza. L’UE non lo ha imposto. E SAFE è uno strumento di prestiti cui lo Stato chiede di accedere, non una tassa obbligatoria.
https://t.co/1q7rkt6evg
https://t.co/sDjfudeyZl
Il filo è chiarissimo: “libertà” finché riguarda loro. Poi, appena entrano in scena famiglia, sesso, religione, informazione o voto, compare lo Stato etico con divieti e regolamenti.
Non è conservatorismo. È un progetto illiberale che pretende perfino di pesare diversamente i cittadini nell’urna a seconda di quanti figli hanno.
Altro che “Futuro Nazionale”. Qui il futuro somiglia parecchio a un passato che la Costituzione italiana è stata scritta precisamente per evitare.
La destra accusa Report di occuparsi prevalentemente di loro; il fatto che prevalentemente di loro debbano occuparsi anche investigatori e magistratura per una spiccatissima propensione al crimine dev'essere un dettaglio che gli sfugge
Mi domando come percepivano il fascismo Don Minzoni o Piero Gobetti o Giovanni Amendola mentre li bastonavano a morte, o quando davano ordine di «impedire al cervello [di Antonio Gramsci] di funzionare», o quando accoltellavano a morte Giacomo Matteotti o i fratelli Rosselli.
“Dal 2023 al 2025, (…) il Governo Meloni ha respinto circa 80mila richieste di presa in carico, portando a zero i trasferimenti” dei dublinanti.
Peccato che:
1) la Corte di Giustizia dell’Ue, con due sentenze del 2024 e del 2026, abbia dichiarato illegittima la non ripresa in carico di migranti come quella di Meloni;
2) a seguito delle sentenze e del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, ora i molti Paesi che dal 2022 al 2025 non ci hanno trasferito migranti stiano provvedendo a farlo (e con gli interessi).
Quindi, Meloni di cosa si sta vantando, esattamente?
Rastrellamento
L'ho letta in fila alla posta, sul telefono, e mi è salita una rabbia tale che ho perso il turno. Vannacci presenta Carmelo Burgio come candidato sindaco di Milano e spiega che quello saprebbe come rastrellare Rogoredo. Cinque giorni prima aveva già proposto di mandarci l'esercito, identica parola. Chi la pronuncia due volte in una settimana l'ha scelta.
Un generale conosce la differenza tra controllo del territorio e rastrellamento come io conosco quella tra un caffè e una camomilla. Sa benissimo cosa evoca. Le porte sfondate alle cinque del mattino, i camion fermi con il motore acceso, i nomi letti a voce alta da una lista. Non mi interessa cosa intendesse davvero. Mi interessa perché ha avuto bisogno di dirla, e di dirla a Milano.
Ieri a piazzale Loreto si commemorava l'eccidio del 10 agosto 1944, quindici uomini fucilati e lasciati per ore sull'asfalto perché la gente passasse a guardarli. Nello stesso giorno l'Anpi milanese ha dovuto rispondere a un ex generale che parla di rastrellamenti. La storia ogni tanto risparmia le metafore. Le basta un calendario.
Oggi esce il programma di Futuro Nazionale. Remigrazione in ventidue misure, cittadinanza dopo vent'anni, destra identitaria pura e vitale, abrogazione della legge Mancino perché sarebbe una legge bavaglio. Prima si indica chi deve andarsene. Poi si irrigidisce la cittadinanza, torna in circolo la parola rastrellamento, e alla fine si chiede di cancellare le norme contro la propaganda razzista e l'istigazione alla violenza, oggi articoli 604-bis e 604-ter. Prima stacchiamo l'allarme, poi entriamo.
Questa Repubblica non è nata da un convegno. Ragazzi ammazzati nei fossi, uomini appesi ai lampioni, donne messe contro un muro. Gli operai della Breda e della Falck presi dopo gli scioperi del marzo 1944 e spediti a Mauthausen. Ci sono lapidi davanti alle quali passiamo da anni senza vederle. Sotto i nomi, a volte, c'è l'età. Diciannove. Ventidue. Ventisei. Sono morti anche per lasciarci il lusso di dimenticarli.
Ottant'anni dopo uno pronuncia quella parola, incassa gli applausi, vende libri, sta al sette per cento nei sondaggi, e i giornali scrivono che ha il coraggio di dire le cose. Il coraggio era nascondere qualcuno in cantina con i tedeschi che bussavano di sopra. Dire rastrellamento davanti a una telecamera, con la scorta che aspetta fuori, non costa niente a nessuno tranne che ai morti. È una schifezza, chiamiamola col suo nome.
Vannacci si muove sul filo del rasoio e lo sa benissimo. Misura la parola, la lascia cadere, poi spiega di aver detto altro. Nessun saluto romano, nessun manganello. Il fascismo del 2026 non ha bisogno dell'orbace, gli bastano un vocabolario, un partito al sette per cento e un ceto politico che guarda altrove. Chi aspetta il braccio teso aspetterà comodo fino alla fine.
La legge, intanto, esiste. La dodicesima disposizione finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. La Scelba dice quando quella riorganizzazione prende forma: quando un'associazione, un movimento o un gruppo di almeno cinque persone persegue le finalità antidemocratiche proprie del partito fascista attraverso le condotte indicate dalla legge. Tra queste ci sono l'esaltazione della violenza come metodo di lotta politica, la richiesta di sopprimere le libertà garantite dalla Costituzione, la denigrazione della democrazia e dei valori della Resistenza, la propaganda razzista. Non devono esserci tutte insieme. Quel testo è del 1952. Lo scrisse un Parlamento che aveva ancora addosso la guerra.
Lo scioglimento viene dopo e richiede una sentenza. Solo allora il ministro dell'Interno, sentito il Consiglio dei ministri, ordina scioglimento e confisca; nei casi straordinari di necessità e urgenza previsti dalla stessa legge può intervenire il Governo con decreto-legge. Nessuno scioglie un partito domattina per una frase, sarebbe falso pretenderlo. La sentenza però non arriva da sola. Prima vengono i fatti, poi gli accertamenti, poi eventualmente la magistratura. Vuota non è la legge.
Togliamo di mezzo anche l'altra favola, quella dell'intoccabile. L'immunità europea non è un salvacondotto sulla persona: tutela le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari e, quando opera, l'autorità nazionale competente può attivare la procedura per chiederne la revoca al Parlamento europeo. Le garanzie servono, e in uno Stato di diritto servono soprattutto per chi ci sta antipatico. Raccontarle come una corazza invalicabile trasforma una procedura in un alibi.
Piantedosi, non ti chiedo di mettere fuori legge chi non mi piace. Ti chiedo dove passa il confine. Rastrellare basta? Remigrazione no? Chiedere di abolire le norme sull'odio razziale nemmeno? Qual è la parola dopo, che almeno ci prepariamo. Dillo, mettilo per iscritto, firmalo. Il mestiere delle istituzioni è tracciare il limite prima che qualcuno scopra che non c'è più.
Nel frattempo tocca a te che leggi, e non è roba nobile. Andare alle commemorazioni anche ad agosto, anche se siete in venti e si suda. Contestare quella parola ogni volta che la senti, in televisione, al bar, nel gruppo di famiglia dove c'è sempre il cognato, sapendo che la discussione non la vinci. Iscriversi all'Anpi, roba da vecchi finché non serve. Guardare, prima di votare, chi si allea con chi. Nessuno ti applaudirà. Costa poco oggi, costava la vita a chi ce l'ha lasciato in eredità.
Il silenzio non è prudenza. Prudenza è scegliere le parole quando hai qualcosa da perdere. Il silenzio davanti a certe parole è lasciarle entrare, sedersi, prendere confidenza, finché nessuno ricorda più perché facevano paura. È già successo. Ricordiamo i nomi di chi disse no. Sarebbe ora di ricordare anche quelli degli altri.
“Un gesto che ci scuote e ci sveglia, ricordandoci che in Italia ci siamo abituati a tutto, anche a vedere una Repubblica antifascista guidata dai fascisti”.
Ben detto, prof.
#Marcinelle#8agosto
Quando Meloni venne attaccata da Trump, il premier spagnolo Sanchez fu il primo ad esprimerle pubblica solidarietà.
Quando Sanchez nei giorni scorsi ha dovuto affrontare un problema, Meloni è stata la prima ad attaccarlo.
Meloni è questa roba qua.
La solidaridad y la empatía son opcionales.
El respeto a los tratados europeos y a los datos, no.
👇🏼
Número de entradas irregulares entre 2021 y 2026 según Frontex:
Por Italia: 478.600
Por los Balcanes occidentales: 340.600
Por Grecia: 259.800
Por España: 234.760
Por la frontera oriental: 48.000
No es tiempo de dividir. Es tiempo de seguir construyendo una UE fuerte y unida.
Quattro ore. Tanto ci hanno messo Meloni, Tajani e Salvini a trasformare la crisi di Ceuta in un comizio elettorale.
Uno dietro l'altro, stessa identica richiesta: sospendere Schengen con la Spagna.
Hanno visto migliaia di persone e ci hanno visto dentro un sondaggio. Sciacallaggio puro.
E dentro quelle dichiarazioni, dalla prima riga all'ultima, una montagna di bugie e porcherie.
Mettiamole in fila, una per una.
Primo.
Ceuta è fisicamente in Africa. Si tratta di un fazzoletto di terra spagnola di 18 chilometri quadrati, dall'altra parte dello Stretto di Gibilterra. Sta più vicina a Rabat che a Madrid. Si esce di lì con un traghetto o con un aereo.
Chi ha attraversato quella frontiera, per arrivare in Italia, dovrebbe imbarcarsi verso la penisola iberica passando i controlli d'identità, attraversare tutta la Spagna, valicare i Pirenei, attraversare tutta la Francia e presentarsi a Ventimiglia.
Effetto della sospensione di Schengen con la Spagna sulla situazione di Ceuta: zero.
Il loro elettore però, che fino a martedì ignorava perfino l'esistenza di Ceuta e non saprebbe indicarla sulla cartina nemmeno se la ritrovasse scritta, adesso è convinto che stia dietro i Pirenei e che quella gente giovedì prossimo sia sotto casa sua.
Su quella convinzione ci costruiscono una campagna elettorale intera. Che bello essere un politico destra e avere davanti tanti destropitechi a cui puoi raccontare letteralmente la qualunque.
Secondo.
La porta che vogliono sbarrare è sbarrata da 35 anni.
Codice Frontiere Schengen, norme speciali per Ceuta e Melilla: chi parte da lì verso la Spagna peninsulare o verso qualunque altro Paese dell'area viene fermato e identificato, documenti alla mano, come se uscisse da fuori Schengen.
Ceuta e Melilla hanno infatti un regime speciale, proprio per via della loro posizione, che prevede doppi controlli al confine esterno: uno all'ingresso dal Marocco e un altro ancora quando si viaggia verso il continente europeo.
Il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana chiede di chiudere una frontiera nei fatti già chiusa.
Terzo.
Testuale, dal profilo di Tajani: "Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano che scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari è stata profondamente sbagliata".
Falso.
La Spagna ha approvato per decreto una regolarizzazione: permessi di soggiorno e di lavoro, di durata annuale, per gente che vive e lavora lì da anni, senza precedenti penali, già presente prima del 31 dicembre 2025. Documenti per firmare un contratto, pagare le tasse, uscire dal nero.
Il capo della nostra diplomazia ha scambiato un permesso di soggiorno per una cittadinanza e un passaporto europeo.
Il decreto spagnolo riguarda persone che stanno in Spagna da anni, entrate in larghissima parte in aereo con un visto turistico, dall'America Latina.
Chi lega le due cose sta raccontando una balla e la racconta sapendo perfettamente di raccontarla.
E se il problema sono le sanatorie (cioè le regolarizzazioni), qualcuno gli ricordi la più grande della storia repubblicana: 2002, legge Bossi-Fini, oltre 647mila persone regolarizzate.
Quarto.
Ingressi irregolari registrati nel 2025: 66mila in Italia, 36mila in Spagna.
Quasi il doppio da noi. Applicando alla lettera il principio di Tajani, il primo Paese da buttare fuori da Schengen è l'Italia. Con Tajani che firma il decreto contro sé stesso e Piantedosi che gli regge la penna.
Quinto.
Per quattro anni ci hanno raccontato sempre la stessa favola: "Non possiamo essere lasciati soli", "nessuno può affrontare la migrazione da solo", Cooperazione, solidarietà europea, redistribuzione.
Il 4 maggio scorso Meloni parlava ancora di crisi globale da affrontare insieme.
Poi la pressione si sposta di 1500 chilometri, tocca a qualcun altro e in quattro ore la solidarietà europea diventa una minaccia contro un governo alleato.
Sesto.
Il Marocco ha capito da tempo qual è la sua unica arma diplomatica: i corpi dei propri giovani. Apre il rubinetto quando le serve qualcosa sul Sahara Occidentale o per punire decisioni che non condivide (come gli accordi tra Sanchez e l'Algeria della scorsa settimana), lo richiude quando l'ha ottenuto. Era già accaduto, per esempio, nel 2014 e nel 2021, non c'entra nulla la politica migratoria della Spagna.
Davanti a un ricatto costruito sulle persone, il governo italiano ha puntato il dito contro chi quel ricatto lo subisce.
Il motivo di tanta delicatezza con il Marocco lo sappiamo tutti: i memorandum italiani con la Libia e con la Tunisia camminano sullo stesso identico meccanismo. Soldi e legittimazione in cambio di frontiere presidiate.
Chi ha appaltato i propri confini alla guardia costiera libica si guarda bene dallo spiegare al mondo come funziona il ricatto migratorio, perché il primo a restarci sotto sarebbe lui.
Settimo. E qui arriviamo al fondo del barile.
Il 19 giugno 2026, Donald Trump aveva appena raccontato al mondo intero che Giorgia Meloni lo aveva implorato per una foto al G7 di Évian e che lui gliel'aveva concessa perché gli faceva pena.
E in quel momento, tra 27 capi di governo, sapete chi ha preso la parola per difenderla? Pedro Sánchez.
Sono passati 41 giorni. Quarantuno.
Alla prima giornata di caos e di morti sulle coste spagnole in Africa, la prima a saltargli addosso è stata lei. Su una vicenda che si decide sulla frontiera marocchina, dove la Spagna è il bersaglio del ricatto.
Chi ti tende una mano quando sei a terra, gentaglia così se lo segna. E aspetta il momento buono per azzannare.
Ottavo.
Sapevano dove sta Ceuta. Sapevano che quella frontiera è controllata da 35 anni. Sapevano che a Ceuta gli sbarchi via mare erano stati zero fino a metà luglio. Sapevano che da noi gli ingressi irregolari sono il doppio dei loro. Sapevano che la mano che ha aperto quel confine sta in Marocco.
Hanno parlato lo stesso. Perché una bugia arriva a milioni di persone in tre ore e la smentita arriva a diecimila in tre giorni. E perché una crisi umanitaria, per loro, vale un punto nei sondaggi.
Che miseria senza fondo.
@Eltinxov@alemannoEU Adding staff does not create bureaucracy. Bureaucracy is the result of management decisions and process design. Cutting staff has the opposite effect: work piles up on fewer officials, slowing procedures. More work for fewer people means longer delays and greater inefficiency.