@Faillaluca Nelle Università, esiste una legge di selezione naturale. Non c'è bisogno del numero chiuso, che ha lasciato fuori tante persone, proprio dagli ambienti medici e infermieristici. Detto ciò, i figli delle ultime generazioni, non hanno i soldi per pagare ai figli studi così lunghi.
Il disastro di Ischia è colpa dell'impossibilità dei cittadini di denunciare quello che succede in giro, perché gli abusi non sono solo edilizi. Ma, in Italia, denunciare gli abusi è sempre stato ed è sempre pericolosissimo, non per chi abusa, ma per chi denuncia. #Ischia
@yanez_2006 Se svuoti un contenitore, è perché vuoi riempirlo d'altro. Di cosa si svuota e di cosa si riempie? Ad alcuni basta la confezione. Sei succo di frutta, ma finisci in una lattina di birra, apparentemente diventi una birra...con la speranza che gli altri ne abbiano bevute troppe
@villinogiovanni@ferrarailgrasso Chi non trova lavoro o non lo ha mai trovato, non è uno che è sempre giovane..ma uno che giovane non lo è mai potuto essere. Poca comprensione per le persone, per la realtà, poca critica verso il sistema che è malfunzionante e va migliorato. Ma non migliorerà, se nessuno ascolta.
@pantycat@vitalbaa Oppure, in Italia, più che in altri posti, vale la pena essere onesti, perché non l'abbiano vinta quelli che non lo sono. L'Italia non appartiene alla pochezza, alla disonestà. L'Italia va protetta, perché tanti italiani sono morti per farci dono della libertà e va difesa.
La violenza ha tante forme e striscia protetta da menzogne e ipocrisia. Proteggere anche le donne che amano l'Italia, le persone, la verità e la libertà. #GiornataControlaviolenzaSulleDonne https://t.co/KkNCU3q22U
Hanno cancellato gli occhi del murales di #Borsellino e rubato 23 statuette dall’Albero dei tutti in memoria di #Falcone. Non è vandalismo, ma intimidazione. Si sfregiano gli occhi perché chi ha visto non veda più. Si attaccano le vittime di mafia per cancellare il loro coraggio.
Buon pomeriggio da #Cagliari ☺️
Dalla chiesa ormai distrutta di San Francesco di Stampace provengono un gruppo di azulejos “mocadoret” bicromo bianco-verde prodotte in ambito iberico nel Seicento.
Cosa resta dei giorni trascorsi in Sardegna
il suono del mare, la forza del vento, la luce e le nuvole nel cielo, i colori del paesaggio, la bellezza dei paesi, la cordialità delle persone
osservare i grifoni volteggiare alti nel cielo e custodire questa felicità
Ci sono date che è impossibile dimenticare.
Per esempio il 19 luglio, una settimana fa.
In quel giorno, nel 1992, la morte di Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta.
Poi ci sono date spesso dimenticate, come oggi, 26 luglio.
Stellina non si è mai data pace.«Perché non io? Ero senza senza legami…Lei aveva il suo bambino.»
Povera Stellina.
Mi ha raggiunto il 25 settembre 2011.
Io, Gina Galeotti, nome di battaglia “Lia”, e lei, Stellina Vecchio, nome di battaglia “Lalla”.
Di nuovo insieme, come allora
«Quando nascerà il nostro bambino, non ci sarà più il fascismo» avevo appena detto all’amica Stellina (che fortunatamente rimase illesa).
Non andò così, ma via, il nostro sacrificio ha permesso a voi di nascere in un Paese senza fascismo.
Quindi non è stato vano. Anzi.
Giuro che non li vidi a lato della strada.
Almeno fino a quando non ce li trovammo di fianco.
E fu troppo tardi per fuggire.
Da quel camion pieno di nazi-fascisti partirono raffiche di mitraglia.
Raffiche fatali per me e per il bambino che portavo in grembo
Io e Stellina arrivammo all’altezza dell’ospedale di Niguarda.
Sentimmo dei forti rumori provenire dalla Bicocca. «Forse è meglio fare il giro dietro l’ospedale», disse Stellina.
Ma io rifiutai.
«Mai scappare, siamo o non siamo donne coraggiose?».
Un compito pericolo lo so, ma quel giorno ero felice. Ricordo che dissi a Stellina: «Domani verrà liberato mio marito da San Vittore e quando nascerà il nostro bambino non ci sarà più il fascismo».
Già. Avete capito bene.
Portavo un bimbo in grembo.
Il mio bimbo di otto mesi.