✨️Il domani avrà il vostro viso!
🥾Questo fine settimana, una ventina di giovani da tutta Italia hanno camminato insieme tra Barbiana e Firenze alla scoperta dei luoghi in cui don Lorenzo Milani e Giorgio La Pira hanno vissuto e lasciato il segno.
La fede del vostro Popolo ora è messa a dura prova. Credere non significa avere già tutte le risposte, ma confidare che Dio è con noi e ci dona la sua grazia, che Egli pronuncerà l’ultima parola e la vita vincerà contro la morte.
Ho la fotografia più bella della mia vita, il
cuore pieno di gratitudine, in testa quelli che alzando lo sguardo non possono ancora vedere il cielo. Non ho mai pensato, in questi 21 giorni, che sarei stata a casa oggi. Grazie
Con Hezbollah in ginocchio la Repubblica islamica dell’Iran ha perso un'assicurazione sulla vita
Israele ha scommesso che l’Iran non avrebbe reagito mentre le bombe di Tsahal demolivano un pezzo alla volta il sedicente Asse della resistenza, perché Ali Khamenei non vuole imbarcarsi in una guerra che alla fine perderebbe. In nove giorni Israele ha riportato indietro di vent’anni la milizia più importante dell’Asse e la prediletta di Teheran. Costruire l’arsenale di Hezbollah, e la sua immagine di potenza, è un investimento che alla Repubblica islamica era costato decenni di lavoro e molti miliardi di dollari, ma l’arsenale e la classe dirigente del partito di Dio stanno saltando in aria a una velocità che nessuno aveva previsto.
Per l’Iran Hezbollah non è soltanto un alleato, è un’assicurazione sulla vita. Bombardare Tel Aviv è qualcosa che la milizia libanese può (poteva) fare meglio dei pasdaran, perché il territorio iraniano è a più di mille chilometri dallo stato ebraico mentre Hezbollah controlla la zona sud del Libano al bordo di Israele.
Perdere la garanzia che il gruppo libanese doveva rappresentare è un evento più spaventoso per la Repubblica islamica di altri attacchi subiti di recente. Un decennio fa il governo israeliano aveva deciso di bombardare il programma atomico dell’Iran, poi fece alcuni calcoli e scelse di annullare il piano per il timore di una risposta violenta da parte di Hezbollah: all’epoca l’assicurazione di Teheran funzionava. Ora è scaduta perché il partito di Dio è in ginocchio e non ha modo di rialzarsi in tempi brevi: ha ancora migliaia di combattenti ricoverati in ospedale dopo la serie di esplosioni dei cercapersone, la sua rete di comunicazione è in parte distrutta, con l’uccisione del numero uno Hassan Nasrallah Israele ha eliminato tutta la catena di comando della milizia, da lunedì – da quando sono cominciati i bombardamenti a tappeto contro i depositi delle armi del partito di Dio, che hanno ucciso centinaia di libanesi – Hezbollah sta perdendo anche parte del suo arsenale di decine di migliaia di missili. Compresi i missili balistici più potenti e precisi che in teoria sarebbero in grado di raggiungere le grandi città israeliane e che sono – o quantomeno erano – talmente tanti da potere sperare di saturare le difese aeree dello stato ebraico e andare a segno almeno in un punto.
L’Iran ha perso il deterrente su cui aveva contato a lungo per mettersi al riparo da eventuali attacchi del nemico contro il proprio territorio, e ora potrebbe far svolgere quella stessa funzione alla bomba atomica: l’uranio arricchito lo ha già, secondo l’intelligence americana, se lo volesse, Teheran sarebbe in grado di costruire la testata nucleare in un anno e mezzo. Ma sarebbero diciotto mesi ad alto rischio dal momento che – con l’uccisione di Ismail Haniyeh a Teheran nel giorno dell’insediamento del nuovo presidente, quando il leader di Hamas era uscito da poche ore dall’ufficio della Guida suprema – il Mossad ha dimostrato di avere il cuore politico della Repubblica islamica a portata di bomba.
La sorte di Hezbollah fa intendere che se il governo di Netanyahu e lo Shin Bet hanno frainteso la minaccia rappresentata da Hamas fino al peggiore fallimento d’intelligence della storia dello stato ebraico il 7 ottobre, sui nemici che non ha sottovalutato – Hezbollah e l’Iran – Israele ha raccolto informazioni per anni in modo tanto accurato da essere poi in grado di sgretolare un gruppo organizzato e ben armato come il partito di Dio in meno di due settimane.
Oggi i pasdaran e il clero iraniano sospettano che il Mossad sarebbe capace, se il governo d'Israele lo volesse, di uccidere Khamenei. La sorte di Hezbollah è un ammonimento per gli altri: Bashar el Assad in Siria e il movimento degli houthi di Ansar Allah in Yemen hanno capito che se il loro dominio violento fosse minacciato, Teheran non si prenderebbe troppi rischi per provare a salvarli. Questo è un equilibrio – o un disequilibrio – nuovo per il medio oriente. https://t.co/yo1lyPZqN3
@ricpuglisi@Corriere@repubblica@LaStampa É raccapricciante come da Giannino a Fabbri, passando per imen Jane scandali del genere siano diventati oggi cose di ordinaria amministrazione
#Mattarella:Nello studio dell’appartamento dove vivo ho collocato un disegno che raffigura un ragazzino, di quattordici anni, annegato, con centinaia di altre persone nel Mediterraneo. Recuperato il suo corpo si è visto che, nella fodera della giacca, aveva cucita la sua pagella
Ho scritto un libro, guarda a tre incendi che bruciano il mondo e alla generazione che tra quelle fiamme sta diventando grande.
Kateryna ha 28 anni, ha fatto la modella, ha amici in tutta Europa e all’inizio del 2022 spera che a casa sua, in Ucraina, scoppi la guerra: «Non sono così vile da augurarmi di vivere sotto il ricatto di Vladimir Putin per anni aspettando che sia un’altra generazione ad affrontarlo al posto della mia». Oggi Kateryna è al fronte.
Assim ha 23 anni, studia Ingegneria aerospaziale a Teheran e quando Mahsa Amini è morta ha cominciato con il suo gruppo clandestino a scrivere il nome “Mahsa” dappertutto, dai bagni delle università ai vagoni dei treni. Non sapevano che rogo immenso sarebbe partito da quella scintilla.
Nabila è una campionessa di kickboxing, è lesbica ed è una conservatrice fedele alla Repubblica islamica dell’Iran, ma pensa che una ragazza arrestata in una stazione della metro per un velo messo male e riconsegnata cadavere alla famiglia sia «una vergogna collettiva e un’enormità contro Dio».
Zarifa è cresciuta con l’idea che da grande avrebbe fatto politica nell’Afghanistan dove era possibile, dopo il 2001 e prima del 2021. Appartiene alla generazione che aveva immaginato e costruito la propria vita su presupposti incompatibili con le leggi degli estremisti. E oggi rifiuta di considerare il movimento dei talebani – che esiste da meno tempo dei telefoni cellulari e ha controllato il paese soltanto per sette anni, non consecutivi – il proprio destino.
Kateryna, Assim, Nabila e Zarifa sono alcuni fra i protagonisti di questo viaggio, li ho seguiti alle feste e sotto le bombe.
Da oggi “L’incendio” si può pre-ordinare nei negozi online (https://t.co/eC0ICfIaM6), esce il 12 settembre. @Mondadori