Per cortesia, non ascoltate i media mainstream che parlano di una cinquantina di morti. È FALSO!
Stanno riportando le veline del regime iraniano. I manifestanti uccisi in #Iran sono circa duecento. Secondo fonti sanitarie, di medici e operatori umanitari solo a #Teheran i morti sarebbero oltre cento.
Restate qui aggiornati per le notizie provenienti dall'Iran sulla rivoluzione in corso.
#IRGCTerrorists #IRGCterrorists
@RadioRadicale #Turchia
🔴 Reportedly Pounak, Tehran, now.
I'm asking every major account to please amplify optimistic messages and news, as a counterbalance to only doomsday casualty news.
People are out and fighting for their lives.
Don't scare them into going home.
AGGIORNAMENTO! CIRCA 3.500 MORTI E OLTRE 10.000 FERITI. TERRIFICANTE! IN IRAN È IN CORSO UNA CARNEFICINA DI GIOVANI! Il numeri dei morti aumenta esponenzialmente di ora in ora. Secondo fonti interne di personale medico e di organizzazioni umanitarie i morti sarebbero circa 3.500 e oltre 10.000 feriti. Questo è il numero totale dei manifestanti uccisi registrato dal personale ospedali degli ospedali del paese.
Per cortesia, fate girare ovunque i miei post. In queste ore la Repubblica islamica sta compiendo orribili crimini a porte chiuse. Lontano dai riflettori dei giornalisti e dagli occhi della popolazione che usa gli smartphone e Internet per diffondere le brutalità del regime.
Ecco un altro documento dell'orrore che si sta consumando...
#IranRevolution2026 #IRGCterrorists
@RadioRadicale #Turchia
ULTIM'ORA: Forse ai media mainstream non interessa molto, ma l'#Iran si sta via via liberando; lentamente, si sta liberando dalla Repubblica islamica dopo 46 anni di oppressione. Per il Medio Oriente questa rappresenterebbe una rivoluzione simile a quella Francese del 1789. Si tratterebbe di una rivoluzione epocale.
Con la caduta della Repubblica islamica il medioriente cambierebbe totalmente volto.
Nel video, proteste notturne anti regime a #Malard
"Morte a Khamenei", grida la folla.
Aggiornamenti a breve...
@RadioRadicale #Turchia
Dovevano dare la caccia agli scafisti in tutto il globo terracqueo, hanno ripiegato sulle manganellate alle ragazzine in shorts e canotta.
#Torino#Meloni
Da ieri i giornali di destra, di tutte le destre che stanno al governo, appartengono a un solo editore, Antonio Angelucci, che tra le altre cose è il ras delle cliniche private e parlamentare eletto nelle file della Lega, dopo esserlo stato per diverse legislature con Forza Italia.
Lo stato del giornalismo italiano sta tutto qui, nell’appuntamento fissato ieri alle 11 presso lo studio del notaio Cerasi in viale Tiziano a Roma, dove Paolo Berlusconi ha ceduto il 70% della Società Europea di Edizioni Spa, società editrice del quotidiano Il Giornale, nelle mani della See, Società Editoriale de Il Giornale ad Angelucci. Il costo dell’operazione è di 14 milioni, come rivelato per primo da Il Giornale d’Italia. A questi 14 milioni dovranno essere tolte le perdite di circa 4-5 milioni maturate dal primo gennaio al 31 agosto; di conseguenza il prezzo netto dovrebbe aggirarsi tra i 10 e i 9 milioni.
L’assemblea ordinaria ha provveduto a nominare il Cda formato da sette persone, di cui due in quota a Angelucci. Presidente onorario rimane Paolo Berlusconi, che tra le altre cose è il fratello dell’ex fondatore di Forza Italia nonché componente della famiglia che nei confronti del partito di maggioranza vanta un credito tale da poterla definire senza timore di smentita “proprietaria”.
Ieri è accaduto anche che Vittorio Feltri, incidentalmente consigliere regionale in Lombardia nelle fila del partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) tornerà a Il Giornale con il neo direttore Alessandro Sallusti in veste di direttore, pronto a sostituire Augusto Minzolini, passato al suolo di editorialista ma con lo stesso stipendio di prima.
Al quotidiano Libero (che insieme a Il Tempo compone la galassia della famiglia Angelucci) svetta come direttore editoriale Daniele Capzezzone, incidentalmente ex portavoce della prima Forza Italia e de Il Popolo della Libertà, affiancato da Mario Sechi come direttore responsabile. Un ritorno a casa pure per Sechi, che aveva lasciato Libero nel 2006, e a Il Tempo, quando però era ancora di proprietà del costruttore Domenico Bonifaci.
Approdato alla direzione dell’Agi (Gruppo Eni) dopo un’elezione fallita in parlamento col partito di Mario Monti, Sechi incidentalmente è stato capo ufficio stampa del governo fino allo scorso mese. Direttore di Libero resta invece Pietro Senaldi. Quello de Il Giornale potrebbe non essere l’ultimo acquisto per gli Angelucci. La trattativa con la Verità, smentita dal direttore Maurizio Belpietro, secondo molti rumors partirebbe già all’inizio del 2024. Ed è più di una voce di corridoio che Angelucci sia in procinto di acquistare una radio privata nazionale.
Incidentalmente accade anche che i nomi dei direttori e le firme di punta della galassia dei quotidiani di destra siano gli ospiti fissi in tutte le trasmissioni politiche delle reti televisive in mano alla famiglia Berlusconi e ultimamente anche in Rai su cui spira l’aria del governo. Sostanzialmente due famiglie controllano stampa e televisione che ogni giorno bombardano con la propaganda di governo.
Badate bene: questi sono gli stessi che lamentano di essere “oppressi” da “un pensiero imperante”. Sembra una barzelletta. L’altro ieri Angelucci (l’editore, parlamentare e re delle cliniche) ha incontrato l’indaffaratissima presidente del Consiglio Giorgia Meloni promettendole che i suoi giornali saranno “anche” critici con il governo. Sottolineando “anche”.
(il mio pezzo per @LaNotiziaTweet in edicola)
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