Si compie così un vero e proprio delitto di politica industriale: fondi che l’Europa ha concesso per digitalizzare il Paese, ammodernare gli asili, mettere in sicurezza il territorio e finanziare la transizione ecologica vengono letteralmente bruciati in spesa corrente per pagare una tantum il bollo a chi possiede auto a benzina o diesel (incluse vecchie vetture Euro 3 o Euro 4 purché sotto gli 80 kW). Una deviazione che sta già sollevando forti perplessità a Bruxelles, poiché contrasta frontalmente con i vincoli del principio di sostenibilità ambientale previsti dai trattati comunitari. Inoltre, l’uso dei fondi PNRR mette una pietra tombale sulla promessa della maggioranza di rendere il taglio "strutturale": poiché il PNRR terminerà tassativamente, dal 2028 lo Stato non disporrà più di questo espediente contabile e, per mantenere la promessa, dovrà finanziare il buco aumentando altre tasse indirette o allineando definitivamente l'accisa del diesel a quella della benzina.
Infine, la retorica del Governo naufraga definitivamente quando si analizza l'impatto sui bilanci degli enti locali. Il bollo auto è un tributo proprio derivato che costituisce la spina dorsale delle entrate autonome delle Regioni, risorse storicamente vincolate al finanziamento della sanità pubblica e del trasporto locale. Per compensare questo gigantesco vuoto di cassa, il decreto ha istituito un fondo di trasferimento compensativo di 2.293,5 milioni di euro (2,29 miliardi) per il 2027. La ripartizione teorica di questa gigantesca torta di rimborsi ricalcherà la storica densità del parco veicolare e del gettito di ciascun territorio, evidenziando squilibri territoriali enormi:
•La Lombardia farà la parte del leone, dovendo ricevere dallo Stato circa 350-400 milioni di europer coprire i buchi delle proprie utilitarie esentate.
•Il Lazio si attesterà su una richiesta di rimborso vicina ai 220-250 milioni di euro.
•Il Veneto e la Campania graveranno sul fondo statale per circa 200 milioni di euro ciascuna.
•A seguire, regioni ad alta densità come Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana assorbiranno quote comprese tra i 150 e i 180 milioni di euro ciascuna.
•Le regioni più piccole o le isole (come Sardegna, Basilicata, Molise e Valle d'Aosta) si spartiranno le fette restanti con importi che oscilleranno tra i 15 e i 40 milioni di euro a territorio.
L'aspetto farsesco è che il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha stabilito che i decreti ministeriali con il riparto centesimale definitivo per ciascuna Regione verranno emanati entro il 31 marzo 2027. Questo significa che per i primi mesi del 2027 le Regioni subiranno un traumatico blocco dei flussi finanziari correnti. La giustificazione formale del Governo, secondo cui "le Regioni risparmieranno i soldi della riscossione e del recupero crediti", si rivela una clamorosa falsità tecnica: poiché l’esenzione è parziale, selettiva e limitata a un solo mezzo per persona fisica, l'intera macchina burocratica di tracciamento e controllo regionale dovrà rimanere integralmente attiva e funzionante.
Gli uffici tributari locali dovranno continuare a incrociare i dati ACI e della Motorizzazione per verificare chi ha diritto allo sgravio e chi, possedendo una seconda auto o un mezzo sopra gli 80 kW, deve continuare a pagare. I costi fissi di gestione delle agenzie di riscossione rimarranno del tutto immutati, il gettito reale crollerà, i rimborsi statali rimarranno appesi alle tempistiche della burocrazia romana e la sanità locale andrà in affanno finanziario. Il cittadino si ritroverà tra le mani lo sconto di un anno su una tassa, ma lo pagherà con ospedali più poveri, trasporti locali inefficienti e un debito europeo usato per finanziare mance pre-elettorali.🤝
Scusate ma ho voluto approfondire questa illusione del Bollo auto
L’intera operazione imbastita attorno alla recente riforma del bollo auto per il 2027, varata a metà settembre 2026 dal Consiglio dei Ministri all'interno del Decreto Legge contro il caro carburanti, rappresenta un compendio da manuale di quella che in economia pubblica viene definita una marchetta elettorale. Si tratta di una misura congegnata non per produrre un beneficio strutturale nel tessuto economico del Paese, ma per generare un immediato dividendo di consenso (in vista della tornata elettorale del 2027) a fronte di un impatto reale che, numeri alla mano, si rivela essere una microscopica goccia nel mare.
La norma stabilisce l’esenzione totale dal pagamento del bollo auto esclusivamente per l’anno 2027, applicando tuttavia paletti talmente stringenti da svuotarne la portata sociale: il beneficio è riservato a un solo veicolo per persona fisica – escludendo le aziende, le flotte in leasing e le partite IVA – e si limita alle vetture a benzina, gasolio o ibride con una potenza inferiore o uguale a 80 kW (circa 109 cavalli). Il Governo sbandiera una platea di circa 13,2 milioni di automobili (che salgono a 14,5 milioni includendo i motocicli), ma basta incrociare questo dato con la fotografia reale del Paese scattata dagli ultimi indicatori ufficiali dell’ISTAT e dell’Annuario Statistico ACI per far esplodere la bolla propagandistica. In Italia circolano attualmente oltre 41,3 milioni di autovetture, con un tasso di motorizzazione record in Europa pari a 701 auto ogni 1.000 abitanti. Questo significa che la misura esclude deliberatamenteoltre 28 milioni di veicoli in circolazione, ovvero il 69% del parco automobilistico nazionale; milioni di famiglie che possiedono una seconda utilitaria, un'auto leggermente più spaziosa o un mezzo da lavoro non riceveranno un solo centesimo di sgravio.
Il carattere fittizio di questo intervento emerge se si analizza il paradosso temporale e il "buco nell'acqua" provocato dai contestuali interventi sui carburanti. Mentre l'esenzione del bollo proietta un ipotetico risparmio futuro nel 2027 (quantificabile mediamente tra i 150 e i 220 euro una tantum), il medesimo decreto ha regolato lo sconto temporaneo sulle accise del gasolio con un meccanismo a scalare che si traduce in una immediata stangata quotidiana: a partire dal 18 settembre 2026 lo sconto è stato fissato a 12,2 centesimi al litro (IVA inclusa), per poi subire un drastico dimezzamento a soli6,1 centesimi il 26 settembre 2026, fino alla sua totale cancellazione nei primi giorni di ottobre. È l’illusione ottica della politica monetaria: lo Stato concede un bonus differito nel tempo ma, nel medesimo istante e con la stessa mano, prosciuga le tasche dei contribuenti alla pompa di benzina, annullando il beneficio nominale del bollo nel giro di pochissimi mesi di normali rifornimenti.
Ma l'aspetto tecnicamente più scandaloso e paradossale dell'intera manovra risiede nella sua copertura finanziaria, stimata in un costo complessivo di 2,36 miliardi di euro. I dettagli del testo confermano che la fetta più imponente di queste risorse – ben 1,698 miliardi di euro – viene prelevata direttamente dalle casse del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Il Governo ha raschiato il fondo del barile contabile utilizzando le cosiddette "economie accertate", ossia sussidi (grants) e prestiti (loans) europei assegnati a progetti strutturali e non spesi entro le scadenze. …..segue
@geascanca Quando prima di SPID, CIE o qualunque altra cosa servirebbe un po' di alfabetizzazione digitale che non e sicuramente saper scrivere un messaggio folle su X i facebook... I motori di ricerca, il quarto mistero di Fatima