L’ultima volta che ero stata a Beirut, le auto erano parcheggiate lungo un solo lato della strada. Ora sono su entrambi e una delle due file è doppia: il primo segnale visibile dell’arrivo improvviso di centinaia di migliaia di persone fuggite dalle bombe.
Se hai un parente disperso, puoi presentarti all’ospedale Hariri per farti prelevare il DNA. I medici lo analizzano e poi ti dicono se c’è una corrispondenza con il contenuto dei sacchi neri che riempiono una cella frigo. Nei sacchi ci sono piedi, avambracci, corpi incompleti e senza volto delle vittime non ancora identificate. Si sono messe in fila 80 famiglie.
Il 14% delle vittime di queste guerra sono bambini. Il 15% del territorio libanese è invaso dalle truppe israeliane. E un libanese su 5 è sfollato: un milione e 200 mila persone su 5 milioni di cittadini.
Sono gli abitanti del sud svuotato dall’invasione, sono musulmani sciiti che professano la stessa religione dei miliziani di Hezbollah, il gruppo che la notte del 2 marzo ha lanciato sei razzi contro Israele per vendicare l’uccisione di Ali Khamenei. E si è tirato addosso una reazione spropositata, preparata per mesi.
Gli sciiti che sono scappati hanno due problemi. Il primo è che nei rifugi allestiti dal governo un po’ ovunque – nelle scuole, nei ministeri e negli stadi – c’è posto per 150mila persone. Circa un decimo di quelle che ne avrebbero bisogno.
Il secondo è la sensazione di Nakba. Nella sua tenda di plastica blu, Hoda mi dice che non vuole andare a vivere da straniera in un altro paese, come i palestinesi che ottant’anni fa erano scappati nei grandi campi profughi allestiti in Libano e poi ci erano rimasti per sempre. Però sa che questa guerra è diversa dalle precedenti: Israele vorrebbe rivedere la mappa demografica del Libano ed espellere dal sud gli sciiti come lei
Si ascolta su Stories, @Chora_Media
The victory of the opposition in Hungary yesterday, like the Polish election in 2023, is a victory for democracy, not just in Europe but around the world. Most of all, it’s a testament to the resilience and determination of the Hungarian people – and a reminder to all of us to keep striving for fairness, equality and the rule of law.
A Beirut un violoncellista suona tra le macerie ⬇️
Il violoncellista Mahdi Saheli ha pubblicato un video in cui suona il suo strumento tra le macerie di Beirut, distrutta dai raid israeliani. Il filmato, condiviso da utenti e televisioni di tutto il mondo, è stato definito un atto di protesta pacifica contro il conflitto in corso in Medio Oriente. "Nel bel mezzo della guerra e della distruzione, la musica suona una melodia di speranza, trasformando i sospiri della sofferenza in melodie che riflettono la resilienza dello spirito umano", ha scritto il musicista su Instagram.
"Dell'inumano varcando il confine
Conoscemmo anzitempo la carogna
Che ad ogni ambito sogno mette fine.
Che la pietà non vi sia di vergogna"
💪🫶🇵🇸
#Flottilla
Un giorno sei tra i banchi di scuola, pronta ad affrontare la tua “Maturità”. . . poi ti ritrovi Prof. ^^In bocca al lupo ragazzi. Siate coraggiosi. #maturità2024