@Corriere È stato ritrovato anche Marco Di Marcello, della stessa spedizione, originario di Teramo. La famiglia non ha ricevuto alcuna assistenza da parte dello stato italiano
Mi sono divertito (si fa per dire) ad esaminare la proposta che il generale della divisione d’assalto putiniana dislocata in Italia, tal Roberto Vannacci, ha avanzato in merito alla remigrazione. Dopo qualche ricerca, ammetto di averne intuito all’inizio solo la disgustosa logica ma di averne sottovalutato la follia economica.
Il progetto viene spacciato in buona sostanza come un’iniziativa che porterà al rimpatrio forzato di tutti gli irregolari e ad un patto per il rientro volontario di quelli regolari, a fronte di incentivi che consentano a queste persone, pur già integrate in Italia, di rifarsi una vita nei loro paesi di origine.
Partiamo dagli irregolari. Il loro numero complessivo in Italia è di circa 600.000. La proposta prevede genericamente il loro rimpatrio, tuttavia solo 90.000, cioè il 15%, è effettivamente rimpatriabile.
Metà di questa platea proviene infatti da paesi in guerra, non sicuri, instabili o nei quali si rischia la morte, la tortura o l’oppressione per motivi politici, religiosi o sessuali. Queste persone non possono dunque essere espulse per vincoli costituzionali e in virtù delle convenzioni internazionali cui il nostro paese aderisce.
A questi si aggiungono altri 200-210.000 migranti che dichiarano di provenire da nazioni con le quali non ci sono accordi specifici per il rimpatrio o che non sono identificabili. Anche per loro il rientro è di fatto impossibile.
Nessuno di loro secondo l’idea di Vannacci può comunque essere accolto. La proposta prevede infatti anche la cancellazione della protezione speciale e vieta esplicitamente ogni possibilità di regolarizzazione. Avremmo quindi oltre 500.000 persone che non potrebbero essere né accolte né espulse, ma sarebbero costrette a rimanere in un limbo, invisibili per sempre, alimentando così lavoro nero, delinquenza comune e crimine organizzato, alla faccia dell’ordine e della sicurezza che la legge dovrebbe promuovere.
C’è poi una fascia di circa 150.000 migranti che hanno presentato una richiesta di protezione internazionale e che sono in attesa di risposta. La proposta include anche loro nell’elenco di coloro che possono aderire volontariamente al rimpatrio. Il punto è che tra le precondizioni per richiedere l’asilo c’è quella di trovarsi in condizioni di pericolo o di non poter esercitare liberamente le proprie libertà nel proprio paese d’origine. Perché qualcuno che è fuggito da un luogo in cui rischia di morire dovrebbe tornarci? Anche in questo caso la risposta è a dir poco controversa. La proposta prevede infatti l’azzeramento di ogni forma di tutela per i richiedenti asilo, i quali potrebbero essere alla fine costretti ad accettare soldi e rientrare nelle nazioni di provenienza dove rischiano la vita o l’arresto, piuttosto che vivere di stenti in attesa di una risposta che di solito arriva dopo anni.
Infine i regolari. Il totale dei migranti in regola è di circa 3,6 milioni. Si tratta di persone che svolgono normalmente lavori molto duri e che gli italiani non vogliono svolgere. Sono stranieri la gran parte dei lavoratori agricoli, un quarto di chi sta nei cantieri edili, quasi tutte le colf e le badanti, tantissimi operai che lavorano nelle fabbriche. La loro età media è di 36 anni, rispetto ai 47 dei cittadini italiani. I promotori della legge confidano di convincere una quota intorno al 9% in un triennio a tornare al proprio paese di origine. Parliamo di 300.000 persone alle quali si dovrà corrispondere una cifra adeguata (che la legge non quantifica, ma che dovrà essere abbastanza alta da risultare appetibile). La prima conseguenza sarà che interi settori rischiano di fermarsi, a partire dall’agricoltura, che per assurdo è quello che sta più a cuore ai sovranisti. Ma c’è anche un problema previdenziale da considerare. I migranti versano oltre il 10% del totale dei contributi che incassano gli enti previdenziali e riprendono a malapena lo 0,5% in termini di prestazioni. Oltre 640.000 pensioni oggi si pagano grazie ai contribuenti provenienti da altri paesi. Se i promotori raggiungessero il loro obiettivo di 300.000 regolari remigrati, alle casse dell’INPS verrebbero a mancare circa 1,5 miliardi all’anno, visto che si tratta, come si diceva, di lavoratori non immediatamente rimpiazzabili da altrettanti italiani. La conseguenza diretta sarebbe che non solo il genralissimo si aggiungerebbe alla lunga lista dei populisti alla amatriciana che hanno fallito nel proporre l’abolizione della legge Fornero sull’età pensionabile, ma riuscirebbe ad inasprirne i meccanismi, costringendo centinaia di migliaia di lavoratori a rimanere diversi mesi in più al lavoro per ciascun blocco di lavoratori rimpatriati, dal momento che verrebbero meno i contributi che permettono di pagare quelle pensioni.
Per fare questi calcoli non servono eccelse doti matematiche, eppure sempre più italiani sembrano attratti da slogan tanto efficaci quanto lontani dalla realtà, che si appellano agli istinti peggiori di ciascuno (egoismo, cinismo, paura, diffidenza), per evitare che si ragioni sulle reali conseguenze delle proposte che si fanno. I populismi si nutrono di nemici (l’Europa, il migrante, l’Ucraina) e di disvalori, fanno appello alla convenienza anziché alla comprensione e hanno necessità di dividere per polarizzare. Nessuno di questi cialtroni proporrà mai soluzioni utili per l’Italia. Ci chiederanno solo di ringraziarli per averci resi persone peggiori e di votarli proprio per questo.
La decisione del #Torino Calcio di vietare sciarpe e bandiere della squadra ospite è la punta dell’iceberg di un sistema ormai degenerato. Ma la colpa non è solo di quella società che a fine campionato prende una decisione imbarazzante ma è figlia di un odio profondo instillato da una certa stampa, dai profili di certi giornalisti in cerca di like (e money) e dei media da sempre col dito puntato.
Anni di battaglie contro una sola squadra, creando un bersaglio perfetto. Hanno cavalcato il populismo becero, istillando odio, rancore e risentimento nel popolo tifoso pur di fare ascolti e vendere copie. Il risultato di questa narrazione tossica è sotto gli occhi di tutti, la paura, i divieti, gli stadi blindati e la fine dello sport.
Arrendersi all’idea che non si possa indossare una sciarpa per “motivi di sicurezza” significa aver perso. Avete trasformato la passione in una guerra e ora punite le famiglie e i tifosi perbene invece di colpire i violenti.
Sono profondamente schifata e nauseata da questo declino. Il calcio era della gente, ora è solo un tribunale mediatico pieno di veleno
Fossero stati ergastolani estradati, ci saremmo fatti trovare a Ciampino ad accoglierli.
Ma sono attivisti, civili, disarmati, rapiti in acque internazionali (per gli haters: zecche) quindi che si paghino pure il biglietto.
Prima gli italiani, ma mica tutti.
La memoria è importante per smascherare le strategie di chi conta sulla nostra assenza di ricordi. Ieri come oggi, con giornali e giornalisti complici, costruire una falsa realtà serve a chi ci vuole sudditi.
La verità ci rende liberi.
Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia.
Alla luce di quello che sta succedendo con #hantavirus e dell’importanza di interventi coordinati da parte di tutti i paesi del mondo, spero che il governo italiano voglia rivedere la sua posizione sul piano pandemico #OMS. E spiegare agli italiani perché non ha votato a favore dell’accordo pandemico globale: uno strumento per migliorare la prevenzione, la preparazione e la risposta a future pandemie su scala mondiale.
Una posizione #imbarazzante. Soprattutto in questo momento
Le parole di Giusi Bartolozzi sono eversione in purezza. Sarà interessante sapere cosa pensano della "magistratura plotone di esecuzione da togliere di mezzo" i familiari di Falcone, Borsellino, Livatino, Occorsio, Chinnici, Bachelet.