Dopo aver visto all'opera 44 governi posso dire che la classe politica di oggi rappresenta senza dubbio una delle peggiori espressioni della nostra storia repubblicana: superficiale, approssimativa e del tutto incapace di verificare i fatti prima di parlare.
Traduzione:
«Sono gay.
Non odio i musulmani. Non voglio che vengano tolti i diritti a nessuno.
Ma ho smesso di far finta di niente.
Quando i sondaggi mostrano che, in molti Paesi a maggioranza musulmana, ampie maggioranze continuano a sostenere la pena di morte per l’omosessualità, questa non è “fobia”. È realtà.
Quando gli attivisti progressisti emarginano un gay solo per averlo fatto notare, ma tacciono di fronte a vere teocrazie che gettano gli omosessuali dai tetti, questa non è “alleanza”. È codardia.
L’ideologia woke mi dice che il mio orientamento sessuale è prima di tutto un’identità politica e solo dopo una realtà personale.
Mi dice che devo celebrare ogni cultura, tranne quella che ha prodotto le società liberali nelle quali posso vivere apertamente.
Non sono “di estrema destra” perché voglio avere a Londra o a Toronto la stessa libertà di cui già godo.
Non sono un bigotto perché mi rifiuto di importare atteggiamenti che mi metterebbero al cappio.
Esistono persone gay normali.
Vogliamo semplicemente vivere la nostra vita senza prediche, né dalla moschea né dal campus universitario.
Basta.
L'ennesimo video di ragazze occidentali che asfaltano a colpi di sarcasmo i cliché occidentali sull'Islam...
La tecnica è furba: deridi le domande.. tiri fuori la battuta tagliente, ti porti a casa la valanga di like... Ci sta..
Il problema è che state spacciando i diritti garantiti dalle democrazie laiche per conquiste dell'ortodossia islamica.
Lo dice uno che viene da un paese dove l'Islam è la legge.
Una che l'Islam promuove l'indipendenza femminile libertà e consapevolezza nelle proprie scelte. Certo, sorella. Ma sei indipendente perché lo dice la tua religione, o perché vivi in Europa?
Perché se metti giù lo smartphone e vai a leggerti il fiqh vero, quello serio, la storia è diversa? La tua testimonianza in tribunale su questioni finanziarie vale metà di quella di un uomo, ed è scritto nel Corano stesso (2:282). 😏
Sull'eredità ti spetta la metà della quota di tuo fratello. E mentre tu per divorziare devi passare per il khul(è una forma di scioglimento del matrimonio musulmano che arriva su iniziativa della donna. È previsto dal Corano (IV-128 e II-229), e si verifica quando la moglie non riesce a convincere un Qadi (giudice) a pronunciarsi per un divorzio per colpa.) restituendo la dote, spesso con il suo benestare, lui ha in mano il ripudio unilaterale immediato, e può sposarsi altre tre volte. Tu invece no!! Fregata!
Sei "indipendente" perché vivi in un paese dove la costituzione ti garantisce diritto di famiglia civile, divorzio, parità salariale, voto ecc... Mica perché la sharia ti ha emancipata.
È simpatica quella parte in cui scherzano sulle costrizioni. "Mi ha costretto mio marito a mettere il velo", ridacchiano. "I miei hobby? Cucinare, stirare e sistemarmi il velo."
Bellissimo.... molto edgy...
Solo che scherzare sul marito-padrone è un lusso che ti puoi permettere perché vivi al riparo di uno stato di diritto che ti difende da quel "padrone". Quello del vero patriarcato!
Prova a fare lo stesso show in Iran, dove la polizia morale non coglie l'ironia e ti spacca la testa per una ciocca di capelli fuori posto.. Mahsa Amini, ve la ricordate?
O in Afghanistan, dove le donne sono state bandite dalla scuola, dal lavoro, dallo spazio pubblico. Lì non ridi, perché quella che qui è una battuta da TikTok, per milioni di donne è un inferno quotidiano.
Nessuno vieta a nessuno di convertirsi, mettersi l'hijab o girare reel divertenti al supermercato anzi.. ma è proprio la società laica a tutelarvi quella libertà.
Smettete di usare gli strumenti dell'emancipazione occidentale per fare da testimonial a un sistema che, ovunque abbia il potere assoluto, quegli stessi diritti li spegne.
È una narrazione confezionata bene per i social, che sopravvive solo perché dà per scontata l'infrastruttura laica che la rende possibile.
Siete libere di essere utili idiote, ma persino quella libertà non l'avete trovata nella sharia. L'avete trovata in Occidente.
#islam #sharia #femminismo
Parlamento Europeo. La deputata irlandese di sinistra Linn Boylan, del partito Sinn Fein e nota per il suo sostegno alla Paelestina, prende la parola in commissione affari esteri. Si lamenta perché non potrà fare l’intervento nella sua lingua madre, l’irlandese, con un sottotesto di critica verso l’istituzione. Le viene risposto che può farlo, é stato previsto un traduttore dall’irlandese per consentire che possa essere compresa dagli altri in ascolto. La Boylan é stupita, il tentativo di polemica viene spento sul nascere, e lei cosa fa? Dice che allora proseguirà l’intervento in inglese perché non è preparata a farlo nella sua lingua madre.
Parlamento Europeo. La deputata irlandese di sinistra Linn Boylan, del partito Sinn Fein e nota per il suo sostegno alla Paelestina, prende la parola in commissione affari esteri. Si lamenta perché non potrà fare l’intervento nella sua lingua madre, l’irlandese, con un sottotesto di critica verso l’istituzione. Le viene risposto che può farlo, é stato previsto un traduttore dall’irlandese per consentire che possa essere compresa dagli altri in ascolto. La Boylan é stupita, il tentativo di polemica viene spento sul nascere, e lei cosa fa? Dice che allora proseguirà l’intervento in inglese perché non è preparata a farlo nella sua lingua madre.
@MichelaMeloni1 Non credo sia solo un fenomeno social, quelli non durano quasi 10 anni se dietro non c'è qualcosa di più solido. Probabilmente se sentissi una 20ina di sue canzoni diresti, ah si è vero, la conosco
I versi satanici e la dittatura della censura islmaica
C’è un istante nella storia recente in cui il confine tra civiltà e fanatismo si è incrinato non su un campo di battaglia, ma tra le pagine di un romanzo. Nel settembre 1988 Salman Rushdie pubblicò I versi satanici, un’opera di realismo magico che intrecciava migrazione, identità e metamorfosi. Non era un pamphlet teologico, ma un affresco letterario sul dubbio, sulla rivelazione e sul caos interiore dell’esilio. Eppure bastò quel libro per scatenare una reazione che superò ogni confine statale e trasformò l’inchiostro in una sentenza di morte globale.
Il 14 febbraio 1989, da Teheran, l’ayatollah Ruhollah Khomeini emise una fatwa che ancora oggi rappresenta uno dei più gravi attentati alla libertà di espressione nella storia moderna. Il testo, nella sua traduzione più diffusa, recita in sostanza:
«Informo tutti i musulmani zelanti del mondo che l’autore del libro intitolato I versi satanici,.compilato, stampato e pubblicato in opposizione all’Islam, al Profeta e al Corano e tutti coloro che sono stati coinvolti nella sua pubblicazione sapendone il contenuto, sono condannati a morte.»
Non si trattava di una semplice condanna politica. Era un appello metafisico e transnazionale: ogni fedele, ovunque si trovasse, diventava potenziale esecutore. Una fondazione iraniana legata alla Guida Suprema, la 15 Khordad Foundation, mise persino una taglia sulla testa di Rushdie, inizialmente intorno ai 2-3 milioni di dollari (aumentata nel tempo).
Il romanzo attingeva, in una sequenza onirica, a un episodio controverso della storiografia islamica antica: i cosiddetti "versi satanici".
Secondo narrazioni riportate da al-Tabari e da altre fonti precoci (ma respinte dalla stragrande maggioranza degli studiosi musulmani ortodossi come deboli o inventate), Maometto avrebbe temporaneamente recitato versi che lodavano le divinità pagane di Mecca, per poi ritrattare tutto come ispirazione diabolica. Rushdie usò quel materiale come dispositivo letterario, creando il personaggio di "Mahound" in una città immaginaria chiamata Jahilia. Per molti lettori credenti fu un’offesa insopportabile. Per la teocrazia iraniana divenne il pretesto perfetto per affermare un’autorità globale.
La reazione fu immediata e violenta. L’India patria di Rushdie bandì il libro già nell’ottobre 1988. In Pakistan e in altre nazioni si verificarono proteste e disordini. Nel Regno Unito, a Bolton e soprattutto a Bradford, copie del romanzo furono bruciate pubblicamente nel gennaio 1989, in roghi che evocavano fantasmi europei del Novecento. Leader religiosi radicali, sia sciiti che sunniti, da Islamabad a Londra e Delhi, si unirono al coro.
Ma la fatwa non si limitò alle parole. Aprì una stagione di sangue contro chiunque avesse toccato il libro.
Il 3 luglio 1991 a Milano l’attentatore colpì Ettore Capriolo, traduttore italiano: multiple coltellate, ma sopravvisse. Pochi giorni dopo, l’11-12 luglio 1991, il traduttore giapponese Hitoshi Igarashi studioso di letteratura araba e persiana fu accoltellato ripetutamente al volto, al collo e alle braccia nel corridoio della sua università di Tsukuba.
Morì dissanguato. Il delitto resta irrisolto. Il 11 ottobre 1993, a Oslo, William Nygaard, editore norvegese di Aschehoug, fu colpito da tre colpi d’arma da fuoco davanti a casa sua. Sopravvisse dopo mesi di ospedale. Le indagini, riaperte più volte, hanno collegato l’attentato alla fatwa.
Per nove anni Rushdie visse sotto protezione, cambiando identità in "Joseph Anton" (omaggio a Conrad e Čechov), spostandosi continuamente. Scrisse il monumentale memoir Joseph Anton (2012) su quegli anni di clandestinità forzata. Molti sperarono che il tempo e la morte di Khomeini (giugno 1989) avessero spento il fuoco. Ci sbagliavamo.
👇🏻 Continua #islam #quran #censura
Ecco…
Roberto Damico. La Pagina
Seguo un programma su La7. Parla una conduttrice — non ne riconosco il volto, ho la prosopagnosia, e non compare il nome — che fa un discorso contro le polemiche di Venezia e il cosiddetto "voto etnico". Per farlo, porta il caso di una ragazza originaria del Bangladesh, non velata, influencer con 180.000 follower, che insegna italiano. Tanto è integrata. Da lì parte per la tangente: lungo discorso, domanda retorica finale — perché un cittadino musulmano dovrebbe essere trattato diversamente da uno cristiano? "Siamo tutti uguali", "La religione non conta", "Non si può discriminare". Parole sante, in astratto. Peccato che il problema non sia quello.
Noto anche en passant che la Lega — il partito di Salvini, quello dipinto come razzista e islamofobo — ha candidato e ha votanti musulmani. Non è un segreto. Il problema non è che un musulmano si candidi.
La conduttrice usa la tecnica dello straw man: costruisce un argomento che nessuno ha mai sostenuto, lo attribuisce agli avversari, e lo demolisce con facilità. "Qualcuno pensa che un musulmano non debba candidarsi perché è musulmano." Ma chi ha mai detto questo? Nessun partito, nessun politico, nessun commentatore serio. Non è questo il punto. Anche il dialogo tra Bersani e un esponente della Lega che circola in queste ore usa la stessa tecnica: uno costruisce la tesi dell'altro, l'altro si difende da una tesi che non ha mai sostenuto.
Il problema reale — che la conduttrice, Bersani e molti altri fingono di non vedere — è che alcune candidature portano avanti esplicitamente le istanze della comunità musulmana come tale. Non "ecco il mio programma per la città": "io rappresento i musulmani, voto per i musulmani, lotto per i musulmani." In uno stato laico, questo è un problema. La politica non dovrebbe essere identitaria, religiosa, comunitaria. Dovrebbe essere universale.
La religione di un candidato non mi riguarda. Non dovrei sapere se è cristiano, musulmano, ebreo, buddhista, ateo — è un fatto privato, non pertinente alla sua capacità di amministrare o legiferare. Se lo sbandiera è già un problema. Se ne fa il centro della campagna elettorale, non è più un fatto privato. È confessionalismo. E il confessionalismo nello spazio pubblico — scuola, comune, regione, stato — non è accettabile.
È il problema di Zohran Mamdani, che oggi non è andato a una festa ebraica perchè palestinista. Il problema non è essere musulmani. Il problema è fare della propria religione un programma politico.
E se una cosa vale per i candidati musulmani, deve valere per tutti. Mario Adinolfi — il candidato cattolico integralista che ha fatto campagna sulla croce, sulla Madonna, sulla tradizione cristiana — è stato deriso, attaccato, ridicolizzato. "Bigotto", "retrogrado", "fuori dal tempo". Ma se porti il velo o hai la barba e preghi Allah, è multiculturalismo e inclusione. Non c'è coerenza. O il confessionalismo è accettabile per tutti — e allora riabilitiamo Adinolfi — oppure non è accettabile per nessuno. Non si può applicare la laicità a geometria variabile.
La laicità vera non ammette eccezioni. O la religione resta fuori dallo spazio pubblico per tutti, o non siamo in uno stato laico. La sinistra che si dice laica ha finora scelto il doppio standard. È una contraddizione che prima o poi dovrà risolvere — o smettere di chiamarsi laica.