"Le persone non sono uguali. Siamo liberi."
Questa è probabilmente la frase più importante pronunciata da Antonini de Jimenez. E contiene una verità che il socialismo ha sempre cercato di negare.
Gli uomini non nascono uguali nel talento, nelle aspirazioni, nell'intelligenza o nella capacità di intraprendere. Sono però uguali davanti alla legge e devono essere liberi di scegliere il proprio destino.
Il socialismo, invece, scambia l'uguaglianza giuridica con l'uguaglianza dei risultati. Ma per rendere tutti "uguali" è inevitabile che qualcuno debba decidere quanto ciascuno può guadagnare, possedere, produrre o perfino pensare. Ed è così che la libertà lascia il posto al controllo.
La storia del Novecento lo dimostra: ogni esperimento socialista ha promesso uguaglianza e ha consegnato povertà, repressione e milioni di vittime.
Una società libera non pretende che tutti arrivino allo stesso traguardo. Garantisce a tutti la possibilità di partire senza catene.
La vera alternativa non è tra ricchi e poveri, ma tra libertà e pianificazione, tra responsabilità individuale e controllo statale.
Perché il progresso nasce dalla libertà. Mai dall'uguaglianza imposta.
GIUSTIZIA PRIVATA, SCANDALO SOLO PER CHI AMA IL MONOPOLIO
Chi ha paura della GIUSTIZIA PRIVATA teme una cosa sola: perdere il monopolio della paura.
Nel 2026 lo Stato pretende ancora di venderci sicurezza e giustizia come servizi “pubblici”, ma li impone con tasse obbligatorie e risultati spesso indecenti: processi eterni, carceri disumane, cittadini disarmati, vittime dimenticate, burocrazie che proteggono se stesse prima degli innocenti.
Se un ristorante ti serve male, cambi ristorante. Se un’assicurazione non paga, la abbandoni. Se un giudice statale impiega dieci anni per decidere, invece, devi aspettare, pagare e ringraziare. Questo non è diritto: è SUDDITANZA.
La sicurezza dovrebbe nascere da CONTRATTI, PROPRIETÀ e RESPONSABILITÀ. Quartieri, condomìni, imprese e comunità volontarie potrebbero scegliere agenzie di protezione concorrenti, arbitri privati, clausole risarcitorie, assicurazioni contro aggressioni e frodi. Chi sbaglia paga. Chi protegge male perde clienti. Chi abusa risponde civilmente e patrimonialmente.
“Ma allora comandano i ricchi!”, strillano i sacerdoti dello statalismo. Curioso: oggi i ricchi hanno avvocati migliori, tempi più sopportabili e relazioni più efficaci proprio dentro il sistema pubblico. Il povero, invece, resta in coda davanti al tempio della procedura.
Il MERCATO non promette il paradiso. Promette una cosa più seria: uscita, concorrenza, scelta. Lo Stato, al contrario, ti dice: “Io fallisco, ma tu non puoi andartene”.
La civiltà comincia quando la vendetta viene sostituita dal risarcimento, non quando un monopolista armato decide chi può difenderti, quando e a quale prezzo.
La domanda vera non è: “Chi ci proteggerà senza Stato?”. La domanda è: “Chi ci proteggerà dallo Stato quando pretende di essere l’unico protettore?”.
#Libertà #Anarcocapitalismo #ProprietàPrivata
Nei paesi in via di sviluppo le aziende straniere propongono lavori e salari migliori di quelli disponibili localmente. Le persone li scelgono liberamente perché migliorano la loro vita.
Uno scambio volontario crea valore per entrambe le parti, senza bisogno di forza. Lo sfruttamento esiste solo con la coercizione.
I governi, con tasse e barriere, impediscono spesso questi benefici e mantengono la povertà.
@molibmedia
Il mercato del lavoro rigido favorisce i garantiti, i sindacati di mestiere, le grandi aziende capaci di pagare consulenti e burocrazia. Penalizza il garzone, la bottega, la startup, il professionista, il disoccupato che vorrebbe dire: “Accetto, provo, imparo”.
La vera riforma? MENO STATO: taglio del cuneo fiscale, abolizione delle gabbie contrattuali, libertà di licenziare e assumere, responsabilità civile al posto dell’arbitrio burocratico. Chi vuole sicurezza deve poterla comprare, negoziare, costruire. Non mendicarla da un ministero.
Il lavoro non è un favore concesso dalla politica. È proprietà di sé. E dove non c’è libertà contrattuale, c’è servitù amministrata.
Qualsiasi "piano per l'occupazione" distrugge l'occupazione.
È colpa tua.
È colpa tua se i fascisti rialzano la testa cento anni dopo. È colpa tua se il nazismo torna a essere pronunciato senza vergogna. È colpa tua se i migranti sono diventati la scusa per tutto. Per l’ospedale che non c’è. Per la scuola che cade a pezzi. Per tutto.
È colpa tua se perfino il Papa ha sentito il dovere di denunciare che persone muoiono anche per scelte politiche. Fermati un istante. Il Papa. Non un giornalista. Non un leader dell’opposizione. Il Papa.
È colpa tua se chi strizza l’occhio al fascismo governa senza paura. È colpa tua se La Russa viene indicato come possibile Presidente della Repubblica. È colpa tua se ormai non ti scandalizzi più di niente.
È colpa tua.
È colpa tua e di quel trentasei per cento che il 25 settembre 2022 ha deciso di restare sul divano. Perché erano tutti uguali. Perché tanto non cambia niente. Perché votare non serve.
Ignavi.
Gli ignavi non sono neutrali.
Gli ignavi scelgono sempre.
Scelgono di lasciare che decidano gli altri.
Il fascismo non torna con le manganellate.
Torna con la tua astensione.
È colpa tua.
Anche adesso.
C’è uno schema che si ripete sempre uguale. È così prevedibile che dovrebbe far scattare l'allarme. Vediamolo:
-Inventano un problema (o lo ingigantiscono).
-Lo trasformano in un’emergenza esistenziale (“biblica”).
-I media ne parlano senza sosta.
-Lo Stato interviene con nuove leggi “per il bene comune”.
-Si individua un capro espiatorio (i non vaccinati, i “negazionisti”, i “ricchi”, chi non si adegua…).
- Si dichiara lo stato di emergenza.
- Si chiedono sacrifici e si introducono tasse e restrizioni “temporanee”.
- Chi dissente viene isolato, screditato e poi discriminato.
-Lo Stato passa alle minacce, poi alla violenza e alla segregazione.
- Il regime e i controlli avanzano.
Tutto questo viene sempre presentato come necessario, temporaneo e “per il nostro bene”. E ogni volta funziona, perché la gente, terrorizzata, accetta di cedere pezzi di libertà in cambio di una sicurezza che alla fine non arriva mai.
Il trucco non è nuovo. Cambia solo il pretesto: il virus, il clima, la guerra, il caldo, la “disinformazione”. Ma lo schema è sempre lo stesso.
Quando senti dire che “bisogna fare qualcosa” e che “chi non è d’accordo è contro il bene comune”, ricordati di questo elenco.
Perché una volta che arrivi all’ultimo punto, tornare indietro è molto più difficile.
(cit.)
C'è un problema di fondo che tante persone non hanno ben capito, la differenza tra:
Efficienza energetica e Risparmio energetico.
Il risparmio energetico si ottiene semplicemente riducendo i consumi.
L'efficienza energetica invece riduce i consumi a parità di prestazioni.
Facilissimo ottenere il risparmio energetico, chiaramente a scapito delle prestazioni, molto difficile invece ottenere l'efficienza energetica, perché deve essere sostenibile economicamente. Un intervento di efficientamento che si paga in 10 anni per una vita attesa dell'impianto di 15 anni è un investimento a rischio perché il ROI si basa su ipotesi, la realtà può essere dannatamente diversa.
Chiaramente se ricevete soldi gratis perché siete una PA o usate bonus, incentivi e altre truffe legalizzate, non si può fare nessuna valutazione economica perché sarebbe totalmente distorta.
La vera alternativa per una società prospera si basa su tre pilastri:
Mercato volontario: liberi scambi senza imposizioni.
Proprietà privata: il vero argine contro l'arbitrio del potere.
Responsabilità individuale: l'unica forza capace di generare valore reale.
La libertà non si pianifica a tavolino, si vive. Meno Stato, più libertà indivi
duale e di scelta.
🚨🚨 La vacuna contra la polio contenía el virus cancerígeno SV40, el mismo que contiene la "vacuna" COVID y que es utilizado en laboratorio para inducir tumores en ratas...Ha causado una explosión de cánceres de tejidos blandos en la actual generación...
Robert F Kennedy Jr.
Quando affermo che mai prima si era visto un fenomeno del genere, nel mondo liberal-libertario, non esagero. Ha diffuso idee e giganti del nostro pensiero come nessuno altro.
https://t.co/lrRWAnc3Om
LIBERTÀ DI PAROLA O PERMESSO DI PARLARE?
La CENSURA moderna non arriva più col manganello: arriva col MODULO, col regolamento, con l’“autorità indipendente”, con la piattaforma che obbedisce prima ancora che qualcuno ordini. È la censura normativa: elegante, burocratica, igienizzata.
Non ti dicono: “Taci”. Ti dicono: “Parla responsabilmente”, “non disinformare”, “rispetta gli standard”, “evita contenuti dannosi”. Traduzione: puoi parlare, purché tu non disturbi il POTERE.
La LIBERTÀ DI ESPRESSIONE non serve per dire ciò che piace ai ministri, ai giornali di regime o ai professori stipendiati. Serve per dire ciò che irrita, scandalizza, mette in dubbio. Una libertà concessa entro limiti decisi dallo Stato non è libertà: è LICENZA REVOCABILE.
Il problema non è solo chi censura. Il problema è l’idea che esista un’autorità morale superiore al libero individuo, autorizzata a stabilire cosa sia vero, falso, accettabile, pericoloso. Ma la verità non nasce nei decreti: nasce dal confronto, dall’errore, dalla responsabilità personale.
Chi invoca leggi contro le “fake news” sta chiedendo un MINISTERO DELLA VERITÀ. E ogni ministero della verità, prima o poi, diventa ministero della menzogna obbligatoria.
Che fare? Semplice: parlare, pubblicare, decentralizzare, sostenere canali indipendenti, rifiutare il linguaggio del padrone. La libertà non si mendica: si esercita.
Se una frase può mandare in crisi un sistema, non è la frase a essere pericolosa. È il sistema a essere marcio.
La scuola pubblica obbligatoria è una forma di abuso sui minori sponsorizzato dallo stato e di indottrinamento? - La preoccupazione per come la scuola obbligatoria influisca sui bambini parte da un’osservazione concreta: milioni di famiglie si ritrovano a consegnare i propri figli a un’istituzione unica, finanziata con la forza e gestita da un monopolio statale.
Partiamo dal principio più semplice. Ogni persona possiede se stessa. Un bambino non è proprietà dello Stato né dello “collettivo”. Quando la legge impone la frequenza scolastica pena sanzioni ai genitori, si viola il principio di non aggressione: si usa la coercizione per separare il minore dalla famiglia e inserirlo in un ambiente dove il curriculum, i metodi e i valori sono decisi centralmente.
Questa struttura produce due effetti prevedibili. Il primo è l’indottrinamento. Un monopolio educativo tende a trasmettere la narrazione che giustifica il proprio potere: la necessità dello Stato come arbitro ultimo, la bontà della tassazione, la legittimità della pianificazione centrale. I programmi non emergono dal mercato delle idee, ma da commissioni politiche. Il secondo effetto è l’abuso sistemico di tempo e autonomia. Ore quotidiane di conformità passiva sostituiscono l’apprendimento guidato dall’interesse e dalla curiosità, spesso con conseguenze misurabili su ansia, creatività e capacità di giudizio indipendente.
Le famiglie che cercano vie d’uscita – homeschooling, micro-scuole, apprendimento basato su progetti – incontrano ostacoli legali proprio perché il modello statale teme la concorrenza. Eppure, quando l’educazione diventa volontaria e competitiva, come avviene nei segmenti di mercato già parzialmente liberi, la qualità sale e i costi scendono, proprio come accade in ogni altro settore senza monopolio.
Rifletti un momento: se il sapere fosse davvero un bene pubblico che richiede coercizione, perché i bambini di famiglie che scelgono percorsi alternativi spesso mostrano risultati paragonabili o superiori? La domanda non è se l’istruzione sia importante, ma se la forza sia lo strumento giusto per trasmetterla.
(@molibmedia )
Maurizio Landini, emblema del parassitismo per antonomasia, ha un’idea molto chiara: per risolvere i problemi dell’Italia bisogna prendere più soldi ai “ricchi”. E lo dice con la consueta sicurezza.
Secondo lui, se 500.000 persone su 60 milioni pagassero un “contributo di solidarietà” dell’1,2% sulle rendite finanziarie e immobiliari, si recupererebbero 26 miliardi da destinare a scuola, sanità e politica industriale. E se questi 500.000 se ne vanno? “Vadano pure”, tanto “siamo noi a pagare sanità e scuola pubblica per loro”.
Peccato che questa narrazione sia piena di buchi.
Innanzitutto, presuppone che questi “ricchi” oggi non paghino praticamente nulla, il che è una semplificazione grossolana.
In secondo luogo, ignora che il capitale è mobile: se lo colpisci troppo, non resta fermo ad aspettare la randellata. O se ne va, e allora i 26 miliardi non arrivano, o si nasconde meglio, e allora i soldi li pagano comunque i soliti (imprese, professionisti, ceti medi).
Landini poi sostiene che l’astensionismo è dovuto soprattutto alle disuguaglianze di reddito. Anche qui, una lettura parziale: chi non vota può farlo per mille motivi, non solo perché “i ricchi pagano troppo poco”. Ma il punto più chiaro è un altro: Landini ragiona da sindacalista di vecchio stampo. Per lui la soluzione ai problemi è sempre la stessa: prendere i soldi dove ci sono e distribuirli. Senza chiedersi se quel prelievo distrugga incentivi, faccia scappare capitali o finisca per colpire chi produce.
Il risultato è sempre lo stesso: più tasse, meno crescita, e alla fine meno risorse anche per chi dovrebbe beneficiarne.
Chi controlla l’infanzia controlla il futuro.
La SCUOLA PUBBLICA non è soltanto un edificio con banchi, registri e campanelle: è il più grande monopolio culturale dello Stato moderno.
In questi giorni di esami, pagelle e maturità, milioni di famiglie assistono al rito civile dell’obbedienza certificata. Lo Stato prima tassa i genitori, poi restituisce loro un servizio obbligatorio standardizzato, ideologico, burocratico, spesso mediocre, e pretende pure gratitudine.
Il punto non è se esistano bravi insegnanti. Certo che esistono. Il punto è che lavorano dentro una struttura fondata su un principio inaccettabile: l’educazione dei figli viene sottratta progressivamente alla FAMIGLIA e al mercato libero, per essere consegnata a ministeri, programmi nazionali, concorsi, circolari e pedagogie di regime.
La scuola di Stato non educa alla libertà: educa alla dipendenza. Insegna che i diritti arrivano dall’alto, che la ricchezza si redistribuisce, che il mercato è sospetto, che l’imprenditore va sorvegliato, che la proprietà privata è tollerata solo se fiscalmente munta.
Una società libera avrebbe SCUOLE DIVERSE, metodi diversi, prezzi diversi, visioni diverse. Cooperative di genitori, scuole private, istruzione domestica, voucher veri senza ricatti, concorrenza tra modelli educativi. Chi sbaglia perde studenti. Chi innova cresce. Chi indottrina viene abbandonato.
Invece abbiamo il monopolio: paghi anche se non usi, subisci anche se dissenti, obbedisci anche se capisci.
La vera rivoluzione non è occupare una scuola. È liberarla. Restituire ai genitori il diritto naturale di scegliere come educare i propri figli. Perché un bambino non appartiene allo Stato. Appartiene a sé stesso, e la famiglia ne è custode, non delegata del ministero.
Discutiamone, ma senza superstizioni stataliste.
Il problema dei governanti italiani di oggi, criminali certo ma anche insopportabilmente arroganti, ignoranti e presuntuosi, è quello di pensare di poter decidere della vita altrui secondo regole che sono fuori dalla natura umana.
Un po' come se un matematico avesse la pretesa di inventare una nuova teoria, partendo dal presupposto fallace che 2+2 faccia 5.
Viviamo, peraltro, dentro ad un Truman Show realizzato con l'aiuto della stampa igienica, solo che la scenografia inventata non è quella di una bella cittadina all'apparenza normale, funzionante, macché.
La casta e i suoi sodali, e in Italia, ha costruito un manicomio a cielo aperto politico-fiscale-monetario, e ovviamente sanitario, ed ha la pretesa di farci vivere dentro come se tutto fosse normale, obbligandoci anzi ad ascoltare i dirigenti di questo manicomio, che hanno come compito quello di farci credere che 2+2 faccia davvero 5.
Purtroppo, una gran parte degli inquilini di questa enorme "casa di cura", si è convinta che 2+2 faccia davvero 5. E che il caldo d'estate sia un problema! Purtroppo, non è così facile trovare gli espedienti che ti permettono di eludere siffatta bolgia.
Il cervello ha bisogno che alziate il culo dal divano.
C'è un legame indissolubile tra il movimento del corpo e la salute cerebrale.
Il cervello infatti si muove fisicamente all'interno del cranio e questo movimento non è guidato dal cuore o dalla respirazione.
Ed allora, cosa fa "esercitare" il cervello?
Le contrazioni dei muscoli addominali, che attivano una connessione vascolare di tipo idraulico tra la cavità addominale e il sistema nervoso, spingendo e direzionando il movimento del cervello.
La cosa apre una marea di nuove strade da esplorare.
Le conclusioni più straordinarie dello studio citato in calce infatti stanno nell'impatto che questo accoppiamento meccanico ha sulla fluidodinamica cerebrale.
Il movimento del cervello, generato dall'esercizio, agirebbe come una vera e propria pompa idraulica capace di spingere il liquido interstiziale attraverso e fuori dal tessuto cerebrale, direzionandolo nello spazio subaracnoideo.
Questo movimento dei fluidi avviene in direzione opposta rispetto al flusso che si osserva tipicamente durante il sonno, suggerendo l'esistenza di un sistema complementare di pulizia e lavaggio cerebrale che si attiva esclusivamente quando siamo in movimento.
Questa scoperta dimostra su base puramente meccanica e biologica perché l'esercizio fisico sia assolutamente fondamentale e insostituibile per il cervello.
L'attività motoria e la contrazione muscolare, in particolare quella del core e dell'addome, non si limitano a migliorare la circolazione generale o a rilasciare endorfine, ma esercitano un'azione meccanica diretta che ripulisce e drena il cervello.
Questo flusso idraulico indotto dal movimento è cruciale per la rimozione delle scorie metaboliche e per il mantenimento dell'omeostasi cellulare del sistema nervoso centrale.
Mens sana in corpore sano, lo sapevamo duemila anni fa, guardate ora che fisici di merda abbiano i professoroni che dovrebbero guarirci.
Ricerca:
Brain motion is driven by mechanical coupling with the abdomen
L’Italia è stata condannata più volte dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per il modo in cui il Fisco esercita i suoi poteri. Non si tratta di casi isolati, ma di un problema strutturale, endemico, storico.
Ne riporto un paio recenti. Nel febbraio 2025, con la sentenza Italgomme Pneumatici, Strasburgo ha bocciato le ispezioni fiscali presso i locali aziendali perché prive di garanzie sufficienti e di un reale controllo giurisdizionale. Pochi mesi dopo, nel gennaio 2026, è arrivata la sentenza Ferrieri e Bonassisa, che ha censurato l’accesso indiscriminato ai dati bancari dei contribuenti.
La Corte ha rilevato che la normativa italiana attribuisce al Fisco un potere praticamente illimitato, senza motivazioni stringenti, senza proporzionalità e senza rimedi effettivi per il cittadino. In pratica, lo Stato italiano può ficcare il naso nei conti correnti, nei movimenti e nelle operazioni bancarie di chiunque, con pochissimi freni. E quando qualcuno si lamenta, persino Strasburgo gli dà ragione.
Questo non è un "Fisco amico", ma un Fisco criminale. È un apparato che tratta i contribuenti come potenziali nemici da sorvegliare, senza le garanzie minime di uno Stato di diritto. Invece di riformare un sistema oppressivo, l’Italia continua a collezionare condanne europee, dimostrando di preferire il potere discrezionale alla tutela dei diritti fondamentali.
Quando un Paese viene ripetutamente condannato per violazione della privacy e del domicilio fiscale, il problema non sono i contribuenti. Il problema è lo Stato.