@silvia_salis Complimenti ai genovesi e a Genova. Città mirabilmente accogliente, articolata, giustamente caotica, ancora vitale anche nelle aree più turistiche. La conservi così, sindaco.
Ferrari apre il suo osceno monologo con il santino di Marchionne. Quello che avrebbe «salvato» la Fiat portando i dipendenti italiani da 120.000 a 29.000, smantellando la più grande industria nazionale, delocalizzando produzione e sedi societarie e peggiorando le condizioni dei lavoratori. Un capolavoro: profitti per gli azionisti, desertificazione industriale per il Paese. È la lotta di classe condotta dal capitale, raccontata come una favola edificante.
Poi arriva il delirio ideologico: i diritti non esistono perché qualcuno dovrebbe avere il dovere di garantirli. Esatto, Ferrari. È precisamente il principio su cui si fonda la Costituzione italiana. Il diritto al lavoro, alla salute, all'istruzione, a un'esistenza libera e dignitosa non sono premi di produttività. Sono diritti fondamentali che la Repubblica ha il dovere di rendere effettivi, rimuovendo gli ostacoli economici e sociali che ne impediscono l'esercizio.
«Se non servi, se non produci, se non vali, nessuno ti deve niente». Eccola, finalmente, l'essenza di questa visione disumana: il valore di un essere umano ridotto alla sua redditività per il capitale. Il disoccupato, il malato, l'anziano, il disabile, il bambino: se non producono abbastanza, non meritano niente. Non è economia. È darwinismo sociale nella sua forma più brutale.
E naturalmente non poteva mancare il solito miserabile trucco della guerra tra poveri: il camionista contrapposto a chi rivendica diritti. Come se il camionista non avesse bisogno di salari dignitosi, tutele, sanità pubblica, infrastrutture costruite dallo Stato e politiche energetiche che garantiscano carburanti accessibili. Come se il suo lavoro fosse possibile senza quella collettività che Ferrari vorrebbe cancellare.
Il punto è che senza diritti non esistono nemmeno doveri reciproci. Esiste soltanto la legge del più forte, la giungla in cui chi possiede tutto comanda e chi non possiede nulla deve soltanto obbedire.
Ferrari dovrebbe però ripassare un po' di storia. Perché quando ai cittadini venivano negati tutti i diritti e imposti soltanto doveri, ogni tanto succedeva che smettessero di obbedire. E qualcuno finiva per perdere la testa. Letteralmente.
“Tra guerra e tecnocrazia, il destino dell’umanità”. Ne ho discusso al Forum Internazionale di @coldiretti e The European House – @Ambrosetti_ : con Luciano Canfora e Massimo D’Alema, moderati da Monica Maggioni.
• La tecnologia genera potere: chi risponde delle decisioni che rende possibili? Guerra e tecnocrazia sono due volti della «cultura della potenza» descritta da Magnifica humanitas di Leone XIV.
· Il potere ha cambiato casa. L’enciclica lo dice al n. 95: il controllo di piattaforme, infrastrutture, dati e capacità di calcolo non è appannaggio degli Stati. Un tempo erano gli Stati a guidare l’innovazione; oggi la guidano attori privati transnazionali, più forti di molti governi, che fissano le regole della visibilità e ridefiniscono l’accesso alla vita pubblica. Sono Stati dentro gli Stati. La domanda, con Leone XIV: chi detiene questo potere e a quali fini lo orienta?
· La democrazia è a rischio quando accettiamo che chi detiene il potere tecnico abbia il diritto di governare. La tradizione sociale la apprezza perché impedisce il monopolio di élite ristrette mosse da interessi particolari; oggi quel monopolio passa per l’infrastruttura digitale. È la deriva del «diritto del più forte». È Babele: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione.
· Con l’IA decidere sta diventando ratificare. Se la catena dal bersaglio al colpo si comprime in pochi secondi, chi conferma decide ancora? Auctor viene da augere: autore è chi fa crescere qualcosa e ne risponde. Evapora la responsabilità e con essa il tempo del dubbio: non perdendo tempo, perdiamo la decisione. Smarriamo la differenza tra calcolo e giudizio, e le decisioni letali non si affidano alle macchine.
· La guerra si prepara culturalmente. Il primo fronte oggi è cognitivo: una guerra di attenzione e di immaginazione, alimentata da algoritmi che premiano lo scontro. Se voci e video si fabbricano in pochi minuti, viene meno la realtà condivisa. E senza, come possiamo incontrarci?
· Stiamo perdendo la speranza perché viviamo nell’orizzonte del prevedibile: il forecast calcola il probabile, la speranza è evidenza delle cose che non si vedono.
@nomfup@lageloni Non s’allarghi va,che a malapena sa ripetere le battute previste dallo spartito che le hanno scritto.Perché?Perché non c’è un’ombra di riflessione in ciò che lei, Sensi, scrive, ma replicazione di quanto già possiamo supporre da noi: scommettere di poter mettere le nostre mani lì
@lageloni@andreacarugati Era un infiltrato in Lotta Continua, è un infiltrato nel PD. Quello è il suo mestiere, non ne sa fare altri. E gli stava costando pure la pelle.
@pablo13461 La pensione erogabile dev’essere 3 volte quella sociale, ovvero più o meno 1650 euro. Chi può aver versato in 20 anni contribuzione sufficiente per questo importo? 🥳
@StefanoFassina Useranno ogni stratagemma per comprimere ulteriormente gli spazi di espressione e partecipazione democratica,utilizzando gli avvenimenti nazionali interni e intraeuropei per contenere il fallimento completo su tutta la linea. Ma la domanda è: i democratici USA che faranno?
@andreacarugati@lucianocapone@marcoregni Al saldo dei decessi - poiché fra tanti di quei poveri ci sono persone ritirate dal lavoro con pensioni miserabili o persone che rinunciano a curarsi - la povertà è probabile che sia aumentata… invece.
@serenajanvier56@Laura12345XY@lageloni Non è provocatorio, è arrogante. Ma soprattutto consolida la rappresentazione di un PD che dimora sul ‘ma anche’… che poi è quello che ne ha determinato questa deriva e questa indeterminazione identitaria.
@spighissimo Eeehhh… quello fu un errore, forse l’unico prima di entrare in guerra con la Germania di Hitler, che commise Mussolini: un gesto di amicizia verso il nazista, anche andando contro gli amici ebrei che lo avevano servilmente sostenuto, come il podestà Renzo Ravenna. Una vanità. 😁