“Leggerezza”, “buona fede”. Insomma tutto ok. Così il magistrato Franco Cassano, presidente della commissione esaminatrice del maxi concorso in magistratura (450 posti), risponde alle denunciate fughe di notizie sulle tracce oggetto di esame. Ci provi il semplice cittadino, da imputato, a rispondere così in tribunale: i magistrati gli fanno un mazzo così!
Questo accade quando i magistrati sono abituati a lavorare in una cultura di irresponsabilità professionale, disciplinare, civile.
(Intervista tratta dalla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi)
Geraci non ne azzecca una. è un privilegio però essere in una falsa democrazia come l'Italia, se no in quelle vere tipo russia e cina mica potevamo leggerle tutte ste perle. #sdeng
@michele_geraci Quella è una sala di attesa in area riservata dopo aver passato controlli vari e metal detector di una qualsiasi stazione dei treni dove devi arrivare almeno un’ora prima se non vuoi perdere il treno. Per chiarezza, ho vissuto 5 anni a HK e ho moglie cinese e casa a Guangzhou
basta vedere cio che scrive su feedback per poter seguire il suo nuovo iter di divulgazione scientifica e non. mi chiedo se l'istututo in cui lavora (pagato con le nostre tasse) abbia qualche commento sulla sua linea scientifica.
Ringrazio Luigi per aver condiviso questo articolo. Non mi convince del tutto e vorrei spiegare perché.
Prima, però, una premessa. Considero Gilberto Corbellini (peraltro allievo del mio mito scientifico Mario Ageno) uno degli epistemologi e filosofi della scienza più importanti del panorama italiano. Alberto Mingardi è una mente brillante, e mi capita quasi sempre di concordare con entrambi. Lo dico per chiarire che non sto liquidando l’articolo: è scritto da persone che sanno perfettamente di cosa parlano.
Allora perché non mi convince del tutto?
La ragione è sottile.
Corbellini e Mingardi sostengono che la scienza non dà risposte morali, ma costruisce modelli plausibili della realtà. Su questo sono completamente d’accordo. La scienza cerca di descrivere il mondo individuandone le regolarità e formulando modelli sempre rivedibili alla luce di nuove evidenze. Lo fa partendo da un presupposto rivoluzionario: che la natura non debba essere interpretata in funzione di uno scopo (“per qualcosa”), ma spiegata attraverso relazioni causali osservabili. Non è un passaggio banale, come ricorda la storia della scienza da Galileo in poi.
Negli ultimi anni, però, si è diffusa una specie di variante “da bar” del popperismo: l’idea che basti un controesempio – o anche solo una minoranza di ricercatori dissenzienti – per mettere automaticamente in crisi una teoria scientifica.
Non funziona così.
Se lancio una moneta cento volte e ottengo novantanove teste e una croce, quel singolo risultato non basta a confutare l’ipotesi che la moneta sia truccata. Un controesempio è prezioso perché costringe a verificare meglio il modello, ma non cancella di colpo un impianto teorico sostenuto da un’enorme quantità di dati.
La scienza è un’impresa collettiva: il confronto continuo tra ricercatori produce quel controllo reciproco che, nel lungo periodo, rende affidabili le nostre conoscenze. Se oggi il 95% della comunità scientifica converge su un modello e il restante 5% propone interpretazioni alternative, il dato interessante non è semplicemente la distribuzione delle opinioni, ma il fatto che, allo stato delle evidenze, il primo è quello meglio corroborato. Domani potrebbe cambiare. Oggi, però, è questo il punto in cui siamo.
Esco un momento dall’aplomb accademico per dire una cosa più terra terra: il mondo scientifico è pieno di c̶a̶c̶a̶c̶a̶z̶z̶i̶ persone intelligentissime che, talvolta, si innamorano più della propria idea che della sua capacità di spiegare i fatti. Succede. Per questo il metodo scientifico è più importante dei singoli scienziati.
Un monaco vissuto quasi mille anni fa, Guglielmo di Occam, ci ha insegnato che, tra due spiegazioni ugualmente compatibili con i dati, è ragionevole preferire la più semplice. È un’intuizione di una profondità enorme, della cui radice filosofica ho scritto altrove (substack in bio, post: E il Sole sorge ancora)
E quindi? Tutto questo per dire che Corbellini e Mingardi sbagliano sul clima?
Nemmeno per idea. Non sono uno scienziato del clima e non entro nel merito della questione. Prendo semplicemente atto che oggi la grande maggioranza degli studiosi attribuisce un ruolo rilevante alle attività umane nel riscaldamento globale. Fine.
Il punto che mi lascia perplesso è un altro. Gli autori utilizzano la provvisorietà della conoscenza scientifica – che, in questo caso, si manifesta nell’esistenza di una minoranza di studiosi che propone modelli alternativi – per criticare l’uso della scienza come fondamento del principio di precauzione.
Io sono d’accordo con la conclusione, ma per una ragione diversa. Anzi, più radicale. Il principio di precauzione non è un principio scientifico.
È un principio politico.
La scienza può dirci quali conseguenze è probabile che produca una determinata scelta. Può stimare rischi, benefici, costi e incertezze. Ma non può stabilire quale combinazione di quei costi e benefici una società debba ritenere accettabile. Quella è una decisione politica, cioè una scelta di valori.
La scienza descrive il mondo. Non decide come vogliamo viverci. Per questo non condivido l’idea che il principio di precauzione dipenda dalla maggiore o minore solidità di un modello scientifico. Non dipende da quello.
Prendiamo il fumo. Scientificamente è una pessima idea. Ma rimane una scelta libera (se individuale).
Dirò una cosa ancora più netta. Anche se un giorno disponessimo di prove praticamente incontrovertibili che attribuiscano al riscaldamento globale una responsabilità antropica enorme, questo, da solo, non autorizzerebbe mai un governo a prendere decisioni semplicemente “in nome della scienza”. Non perché la scienza possa sempre sbagliare. Ma perché una società non è costruita soltanto sull’ottimizzazione di parametri scientifici.
L’esistenza umana è un equilibrio tra salute, libertà, benessere economico, rapporti sociali, responsabilità verso il futuro e anche un legittimo desiderio di vivere il presente. Nessuna equazione può dirci quale sia il compromesso giusto tra questi valori.
Questo spetta alla politica.
Sta al legislatore, democraticamente eletto e dunque inevitabilmente fallibile, assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Quindi, Bizzarri, sei un no-vax? No.
Credo nella responsabilità fondata sulla conoscenza. Se un governo, insieme al parlamento, conclude – sulla base delle migliori evidenze disponibili – che una vaccinazione obbligatoria sia necessaria per tutelare la salute pubblica, compie una scelta politica. Una scelta discutibile, criticabile, eventualmente sbagliata, ma pur sempre una scelta politica, assunta utilizzando le conoscenze scientifiche disponibili.
Ed è qui, secondo me, il punto fondamentale. La scienza deve informare i cittadini in modo il più possibile oggettivo, non sostituirsi alle loro aspirazioni morali e al loro voto.
So benissimo che una cattiva politica può produrre danni enormi. Ma considero questo un rischio inevitabile di una società democratica e libera. Libera anche di sbagliare.
Per questo non dovremmo usare la scienza né come fotografia perfetta della realtà per giustificare automaticamente una decisione politica, né come fotografia di un dibattito ancora aperto per sostenere che non si possa decidere.
Politici e commentatori non cerchino negli scienziati la foglia di fico delle proprie decisioni. Quelle spettano a loro, e del loro operato devono rispondere agli elettori.
Io non penso che cittadini e politici siano dei subumani chiamati semplicemente ad ascoltare “i professori”. È forse per questo, e perché nell’articolo mi sembra di intravedere una scorciatoia logica del tipo “la scienza è controversa, dunque non si può deliberare”, che, pur apprezzandolo molto, non sono riuscito a condividerlo fino in fondo. Ma magari ho letto male.
Non possiamo considerare l’#IA moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni. Il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano. #MagnificaHumanitas
I numeri che citi sono corretti, ma la domanda "chi deve cambiare stile di vita" è quella sbagliata, ed è curioso il motivo. Il concetto di "impronta di carbonio personale" fu reso popolare da una campagna BP del 2004, ideata da Ogilvy, l'obiettivo dichiarato era spostare la responsabilità del clima dalle compagnie fossili al singolo consumatore, e diciamocelo, ha funzionato benissimo, visto che ancora oggi discutiamo di quanto inquina il singolo indiano invece che di come si decarbonizza un sistema.
Il punto vero non è lo stile di vita, è il mix energetico. Un americano emette 16 tonnellate non perché sia cattivo, ma perché la sua rete gira a gas e la sua vita è elettrificata su fonti fossili. Un indiano ne emette 3 perché consuma poca energia, non per virtù. Quando l'India avrà i nostri consumi, e li avrà, la domanda non sarà "cambia stile di vita" ma "con quale energia la produce".
È lì che si gioca tutto! Non nel chiedere alle persone di consumare meno, ma nel rendere pulita l'energia che consumano. Decarbonizzi la generazione, e l'impronta personale crolla da sola, senza chiedere a nessuno di tornare indietro.
@OfficialTozzi@Andrea44cssm è che quello che ha scritto lei e una bella frase a effetto e fa fare molti like, quello che ha scritto andrea indentifica il problema da affrontare immediatamente per sperare di invertire la rotta a livello globale.
Inizia il più grande evento economico qua in russia
Sarò a tutti i panel possible e incontrerò tanti più posso per capire un po della situazione economic e sociale della Russia
4 giorni di studio intenso back to back dalla geopolitics alle condizioni delle zone rurali
Quindi l'Italia è all'avanguardia ambientale, con la sua non crescita. La prossima volta che l'editore del Sole piange per la stagnazione, ricordategli questo fondamentale punto.
@FabRavezzani fabio, come dicono gli inglesi:read the room
l'arroganza del burocrate binaghi è sgradevole, ma l'abisso di popolarità tra i 2 movimenti in questo momento è clamoroso.
@ilpost siete fantastici. su questo fronte c'è da fare un lavore ENORME di chiarimento e approfondimento su natura, uomo e etica. Le ricadute di alcuni fraintendimenti sono spesso citati a sproposito su temi che spaziano da alimentazione fino agli orientamenti sessuali.
@DarioBressanini ma no, è solo una sciocchezza, letta dalla platea per cui è stata pensata. la levata di scudi seccessiva è un riflesso della pochezza del ns dibattito.