@LeofaccoTweet Modificherei in "il proprietario ha diritto di sparare" non per difendere i beni ma la propria vita, che a quel punto ha lo stesso valore di quella dell'aggressore.
@LukeDuke1268@Frenkie_Woody Invece di importare ragazzoni neri non si potrebbe farlo per queste ragazze pallide?
Anche loro scappano dalla guerra, no!?
@ClaudioBorghi@dumbo54 La faccio breve, queste accise x i rimborsi delle guerre etiopi di 90 anni fa, ancora dobbiamo pagarle?
E le altre 3 o 4 simili, non si possono cancellare?
Essú 🤔
Una donna anziana con un tumore al terzo stadio si presenta in caserma perché qualcuno, in divisa, vuole sapere perché assume cannabis terapeutica. Le chiedono chi gliela prescrive, per quale malattia, dove la compra. Le fanno firmare un foglio. Copia, però, niente. È successo a Roma, a Milano, a Napoli, a Bologna, a Verona, a Rimini: centinaia di pazienti convocati negli ultimi due mesi come «persone informate dei fatti», in gergo sommarie informazioni testimoniali.
A raccontarlo per prime sono state Antonella Soldo, presidente dell’associazione Meglio Legale, e l’avvocata Cathy La Torre, che sui social hanno chiesto ad altri pazienti di farsi avanti. Le testimonianze arrivate disegnano lo stesso copione: convocazione, domande sulla terapia, sulla ricetta, sul medico, sul luogo di acquisto. In diversi casi sono stati chiesti pure screenshot di email e di chat WhatsApp. E nessuno, raccontano, ha ricevuto copia del verbale firmato. «Avevano una serie di domande già scritte, ho firmato il foglio ma mi hanno detto che non potevano darmene una copia», dice un paziente. Fra i convocati ci sono malati oncologici, persone con sclerosi multipla, giovani con anoressia o vulvodinia, e persino proprietari di animali curati con cannabinoidi.
Il pacco che diventa prova
Chi è stato ascoltato ha un tratto in comune. Lo spiegano Santa Sarta, dell’associazione Pazienti Cannabis APS, e Isabella Palazzo, di Tutela Pazienti Cannabis Medica APS: tutti ricevono il farmaco, regolarmente prescritto, spedito da una farmacia. E recapitare a domicilio una sostanza stupefacente, anche quando è una medicina, è vietato. Da lì l’indagine, da lì le convocazioni. I malati, va detto subito, non rischiano nulla sul piano penale: sono testimoni, non indagati. Solo che a un paziente oncologico la differenza, mentre gli si ritira il farmaco «per verifiche», dice poco. Un uomo di Bologna ha raccontato di essersi visto sequestrare il medicinale, restituito dopo il passaggio in caserma, e di aver dovuto esibire email, documenti e chat private. «Mi sono sentito trattato più come un sospettato che come un paziente», dice.
Una circolare del 2020 dietro tutto
Torniamo indietro, settembre 2020, piena pandemia. Il ministero della Salute, allora guidato da Roberto Speranza, con una circolare del 23 settembreestende ai farmaci cannabinoidi il divieto di spedizione fissato dal Testo unico sulle droghe, il dpr 309/1990, scritto quando in Italia la cannabis medica nemmeno esisteva. Il farmacista Marco Ternelli, di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, fa ricorso. Il Consiglio di Stato, con la sentenza 6877 del 2024, gli dà torto: la consegna di medicinali stupefacenti, scrive, può avvenire “solo da parte di enti o imprese autorizzate”, e la farmacia non rientra fra queste.
Il risultato lo misura lo stesso Ternelli: le farmacie che trattano la cannabis sono circa mille su 21 mila, e di queste almeno il 70 per cento rifiuta di ricevere il farmaco per conto di un collega, per timore di sanzioni. Resta una sola strada, il viaggio. A Bibbiano, dice, arrivano pazienti da Bolzano, da Trento, da Firenze. In carrozzina, con la sclerosi multipla, con il cancro. E chi si mette al volante rischia la beffa finale: con il nuovo Codice della strada firmato da Matteo Salvini, basta risultare positivi al Thc alla guida per perdersi la patente, prescrizione o no, anche senza alcuna alterazione. La ricetta, intanto, via pec non si può inviare: va spedita per posta. Cinque anni dopo quella circolare nata per l’emergenza, il combinato disposto è tutto qui.
Così la donna anziana dell’inizio, quella con il tumore, finisce a giustificare in una caserma una cura che lo Stato le ha prescritto e che lo stesso Stato le rende quasi impossibile comprare in regola. La cosiddetta legalizzazione della cannabis medica regge sulla carta. Sul terreno chi la usa resta sospeso fra un farmaco introvabile e un verbale che non gli lasciano fra le mani.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
https://t.co/v3z6QnSqYz
@galeazzobignami Complimenti!
Avete speso parte del denaro a debito (da rimborsare) per fare cazzate volute dalla Von der Leyen che non servono a nulla.
@MilaSpicola Ci dica, da quale pannello fotovoltaico tiriamo fuori l'elettricità che ci serve negli orari dove c'è meno produzione?
E come risolve il problema che già esiste della sovrapproduzione nelle ore centrali quando vari campi di pannelli fotovoltaici devono essere disconnessi?
Stel je voor dat je mondhygiënist bent en in Zweden woont.
Je bent in dienst om "migrantenkinderen" te helpen met hun tandheelkundige problemen.
Als onderdeel van je werk onderzoek je de ontwikkeling van de verstandskiezen van de kinderen en je merkt dat 80% van die "kinderen" volledig ontwikkelde verstandskiezen heeft. Dit betekent dat het helemaal geen kinderen zijn, maar volwassenen ouder dan 18 jaar.
Je meldt dit aan de Zweedse Immigratiedienst en zij adviseren je om het schriftelijk vast te leggen.
Wanneer je de exacte details, met voorbeelden van specifieke patiënten, opstuurt, word je geschorst, onderzocht en ontslagen wegens het openbaar maken van privé-informatie over patiënten.
Dit overkwam Bernt Herlitz in 2017.
Toen hij in beroep ging tegen het onrechtmatige ontslag, verloor hij uiteindelijk en kreeg hij een boete van ongeveer $ 50.000.
Hij en zijn gezin kwamen in financiële problemen en dreigden hun huis te verliezen, totdat enkele gulle weldoeners geld voor hem inzamelden. Bernt is tot op de dag van vandaag werkloos, ondanks het personeelstekort aan tandartsen in zijn regio op Gotland.
Destijds werd er in Zweden minachtend gereageerd op de tests en beweerd dat ze "discriminatoir" waren, maar sindsdien hebben ze in stilte massale tandheelkundige tests ingevoerd voor mensen van wie de leeftijd onduidelijk is, uitgevoerd door de Nationale Raad voor Forensische Geneeskunde.
Bernt verdient een medaille. Geen laster en werkloosheid.
Via @therealmissjo
Secondo l’OCSE, in Italia servono 5 generazioni perché un figlio di una famiglia del 10% più povero arrivi al reddito medio nazionale. Cinque.
In Danimarca bastano 2 generazioni. In Germania e Francia ne servono 6. L’Italia è meglio della Germania (dove solo il 10% dei figli dei più poveri arriva nel 25% più ricco) ma resta lontana dai Paesi scandinavi.
Altri dati che pesano: Meno del 20% dei figli del 25% più povero riesce a entrare nel 25% più ricco. Il 30% rimane esattamente nella stessa posizione sociale dei genitori. Solo il 10% dei figli di genitori senza diploma consegue la laurea (contro il 30% in Danimarca).
Il 54% dei giovani si ferma allo stesso livello di studi dei genitori.
Questi numeri non sono opinioni: sono statistiche OCSE. Dimostrano che in Italia l’ascensore sociale è lento, inceppato soprattutto sulla scuola e sull’eredità familiare.
Le professioni più prestigiose (notai, professori universitari) restano spesso “di famiglia”. L’Italia non è il peggior Paese al mondo (la Colombia ne impiega 11, Brasile e Sudafrica 9), ma è lontana dai modelli che funzionano meglio.
I dati parlano chiaro: la mobilità sociale non è un optional. È la misura reale di una società libera e meritocratica. Chi dice che “va tutto bene” dovrebbe prima confrontarsi con questi numeri.
Aujourd’hui, le monde a perdu une femme d’un courage exceptionnel.
Christine Cotton, biostatisticienne de haut niveau, ancienne dirigeante d’une CRO, a passé plus de 25 ans au cœur de l’industrie pharmaceutique. Au lieu de se taire, elle a choisi la vérité. Dès décembre 2020, elle s’est plongée dans les documents Pfizer avec une rigueur scientifique implacable. Elle a décortiqué les essais cliniques, mis en lumière les failles, les erreurs et les manipulations. Elle l’a fait au prix de sa santé, de sa tranquillité et, finalement, de sa vie.
Elle n’était pas une activiste en quête de gloire. Elle était une professionnelle exigeante, une lanceuse d’alerte intègre qui a protégé la vie toute son existence avant de décider, dans une souffrance insoutenable, de rejoindre le ciel.
Christine, tu as ouvert les yeux de milliers de personnes. Tu as offert des analyses précises, des documents sourcés, une parole rare dans un monde de mensonges et de silences. Tu as payé le prix fort pour cette honnêteté.
Merci pour ton combat. Merci pour ta détermination. Merci d’avoir tenu bon si longtemps malgré la douleur, les attaques et l’indifférence.
Que ton âme trouve enfin la paix et la lumière que tu appelles de tes vœux. Que ton travail continue à porter ses fruits et que la vérité que tu as défendue éclate au grand jour.
Tu n’es pas partie pour rien, espérons-le.
Tu resteras dans nos mémoires comme une grande dame, une vraie scientifique et une femme de cœur.
Repose en paix, Christine
Prions pour le repos de son âme 🙏
#ChristineCotton
@Pinperepette Mi sa che siamo arrivati allo scenario distruttivo esponenziale previsto per i satelliti che si scontran to con detriti (sindrome di Kessler). Non se ne esce più.
Quanto possiede lo Stato italiano? Lo Stato italiano non lo sa.
Inventario fantasma: il censimento del patrimonio immobiliare pubblico è partito nel 2010. Quindici anni dopo, il diciassette per cento delle amministrazioni ancora non comunica i dati. Non li nasconde — non li manda. E nessuno li obbliga davvero, perché il censimento è un obbligo di legge senza sanzione per chi non lo rispetta.
Quello che sappiamo — dai dati parziali — è che la pubblica amministrazione possiede circa due milioni e seicentomila tra fabbricati e terreni. Il valore stimato dei fabbricati è di duecentonovantasette miliardi di euro. Il valore dei terreni non è stato stimato. Lo Stato possiede un milione e quattrocentomila terreni e non sa quanto valgono.
Nel frattempo, le amministrazioni dello Stato pagano oltre ottocentotrenta milioni di euro l’anno in affitti a privati. Ottocentotrenta milioni per affittare uffici, caserme, sedi distaccate — mentre da qualche parte, in un elenco che nessuno ha finito di compilare, ci sono fabbricati pubblici vuoti, inutilizzati, dimenticati. Ma nessuno sa quali, dove, e in che stato siano, perché il censimento che doveva dirlo non è mai stato completato.
La Corte dei Conti lo scrive ogni anno: il problema della spesa pubblica italiana non è la grande corruzione. È la cattiva amministrazione quotidiana — appalti mal progettati, opere incompiute, consulenze senza risultato, società partecipate mantenute in vita senza funzione. Una zona grigia, poco fotogenica, enormemente costosa.
Questo è lo Stato che pretende di allocare risorse, pianificare investimenti, decidere dove costruire e cosa finanziare. Non sa quanti edifici possiede. Non sa quanto valgono. Non sa quali sono vuoti. Ma sa esattamente quante tasse devi pagare tu. (G.A.)