Il Guardian ha chiesto a 45 scienziati del clima un commento a questo 2023. Da leggere per rendersi conto del punto in cui siamo e dove siam diretti.
"Gli scienziati del clima hanno avvertito di questo per decenni e ora stiamo vivendo quelle previsioni".
45 climate scientists were asked what we thought of this years' climate disasters. Here are the highlights of what we said (thread) https://t.co/V1uqkTSb8W
Ripetiamo insieme “bisogna avere fiducia nella magistratura”
Si certo. Sacrosanto ovviamente.
Però porca puttana ci si impegnano proprio ehh..
https://t.co/gvNBywnTtj
Ogni tanto si ha la sensazione che si possa aver ragione solo se si piace alla gente che piace.
Gli altri tutti brutti. Tutti ‘gnoranti. Tutti sbagliati. Tutti cattivi.
Divisione eterna.
Polarizzazione perenne.
Due palle così
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Massimiliano De Cristofaro
MA QUINDI NON CI CAPISCE UN CAZZO NESSUNO?
Quindi l’AISI, cioè l’Agenzia informazioni e sicurezza interna, non capisce un cazzo?
Il giovane viene rintracciato in casa di un’amica a Milano. In un primo momento, un giovane qualsiasi. Poi emerge che era già attenzionato dai servizi di intelligence per attività di monitoraggio precedenti e non collegate alle recenti manifestazioni di piazza.
Bene. Andiamo avanti.
Gli investigatori della Questura di Milano non capiscono un cazzo?
Evidentemente neppure gli uomini altamente qualificati della task force istituita dal direttore dell’AISI, Bruno Valensise, che hanno incrociato i dati informativi e trasmesso una segnalazione formale alla Pubblica Sicurezza.
Non capiscono un cazzo neanche loro?
E, seguendo questo ragionamento, non capiscono un cazzo neppure i funzionari, gli ispettori e gli agenti degli uffici investigativi della Questura di Milano che hanno materialmente condotto le indagini e operato l’arresto.
Ma non finisce qui.
Non capisce un cazzo neanche il pubblico ministero Francesca Crupi, in servizio presso la Procura della Repubblica di Milano, che ha sostenuto l’impianto accusatorio?
Poi arrivano gli avvocati del giovane e dichiarano:
"Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato e noi nell’udienza abbiamo contestato le imputazioni dal punto di vista del diritto".
Il giovane, nel frattempo, si avvale della facoltà di non rispondere agli inquirenti.
E infine arriva la decisione della GIP di Milano, Tiziana Landoni: "arresto non convalidato e nessuna misura cautelare disposta"
E allora?
Davvero dobbiamo credere che tutti questi professionisti, dagli apparati di intelligence agli investigatori, fino alla magistratura requirente, abbiano preso un abbaglio colossale?
Oppure dobbiamo semplicemente accettare che ogni istituzione abbia compiti diversi, valutazioni diverse e responsabilità diverse?
La magistratura giudicante ha pieno diritto di decidere autonomamente.
È un principio fondamentale dello Stato di diritto.
Ma altrettanto legittimo è chiedere spiegazioni, discutere le decisioni e interrogarsi sulla coerenza tra gli elementi raccolti dagli investigatori e le conclusioni raggiunte in sede cautelare.
C’è però un ulteriore elemento che merita di essere verificato e contestualizzato.
Secondo quanto riportato, la GIP Tiziana Landoni, che ha disposto la liberazione di Youssef Siher, figurerebbe tra i firmatari dell’iniziativa "Giuristi per Gaza", nell’elenco aggiornato al 24 settembre 2025, al numero 767.
La circostanza, se confermata, è un dato biografico.
Non dimostra, di per sé, alcun pregiudizio né un collegamento tra quell’adesione e la decisione giudiziaria.
Per sostenere una simile conclusione servirebbero elementi concreti, non semplici coincidenze.
Ma la domanda politica e istituzionale resta.
Quando gli apparati investigativi raccolgono informazioni, le incrociano e ritengono di dover intervenire, è legittimo domandarsi quali elementi siano stati ritenuti sufficienti e quali, invece, siano stati giudicati insufficienti dal giudice.
Perché la sicurezza dei cittadini e le garanzie dell’indagato non sono nemiche.
Sono entrambe parti dello stesso Stato di diritto.
E il diritto di fare domande non può essere riservato soltanto a chi è d’accordo con la risposta.
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Massimiliano De Cristofaro
MA QUINDI NON CI CAPISCE UN CAZZO NESSUNO?
Quindi l’AISI, cioè l’Agenzia informazioni e sicurezza interna, non capisce un cazzo?
Il giovane viene rintracciato in casa di un’amica a Milano. In un primo momento, un giovane qualsiasi. Poi emerge che era già attenzionato dai servizi di intelligence per attività di monitoraggio precedenti e non collegate alle recenti manifestazioni di piazza.
Bene. Andiamo avanti.
Gli investigatori della Questura di Milano non capiscono un cazzo?
Evidentemente neppure gli uomini altamente qualificati della task force istituita dal direttore dell’AISI, Bruno Valensise, che hanno incrociato i dati informativi e trasmesso una segnalazione formale alla Pubblica Sicurezza.
Non capiscono un cazzo neanche loro?
E, seguendo questo ragionamento, non capiscono un cazzo neppure i funzionari, gli ispettori e gli agenti degli uffici investigativi della Questura di Milano che hanno materialmente condotto le indagini e operato l’arresto.
Ma non finisce qui.
Non capisce un cazzo neanche il pubblico ministero Francesca Crupi, in servizio presso la Procura della Repubblica di Milano, che ha sostenuto l’impianto accusatorio?
Poi arrivano gli avvocati del giovane e dichiarano:
"Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato e noi nell’udienza abbiamo contestato le imputazioni dal punto di vista del diritto".
Il giovane, nel frattempo, si avvale della facoltà di non rispondere agli inquirenti.
E infine arriva la decisione della GIP di Milano, Tiziana Landoni: "arresto non convalidato e nessuna misura cautelare disposta"
E allora?
Davvero dobbiamo credere che tutti questi professionisti, dagli apparati di intelligence agli investigatori, fino alla magistratura requirente, abbiano preso un abbaglio colossale?
Oppure dobbiamo semplicemente accettare che ogni istituzione abbia compiti diversi, valutazioni diverse e responsabilità diverse?
La magistratura giudicante ha pieno diritto di decidere autonomamente.
È un principio fondamentale dello Stato di diritto.
Ma altrettanto legittimo è chiedere spiegazioni, discutere le decisioni e interrogarsi sulla coerenza tra gli elementi raccolti dagli investigatori e le conclusioni raggiunte in sede cautelare.
C’è però un ulteriore elemento che merita di essere verificato e contestualizzato.
Secondo quanto riportato, la GIP Tiziana Landoni, che ha disposto la liberazione di Youssef Siher, figurerebbe tra i firmatari dell’iniziativa "Giuristi per Gaza", nell’elenco aggiornato al 24 settembre 2025, al numero 767.
La circostanza, se confermata, è un dato biografico.
Non dimostra, di per sé, alcun pregiudizio né un collegamento tra quell’adesione e la decisione giudiziaria.
Per sostenere una simile conclusione servirebbero elementi concreti, non semplici coincidenze.
Ma la domanda politica e istituzionale resta.
Quando gli apparati investigativi raccolgono informazioni, le incrociano e ritengono di dover intervenire, è legittimo domandarsi quali elementi siano stati ritenuti sufficienti e quali, invece, siano stati giudicati insufficienti dal giudice.
Perché la sicurezza dei cittadini e le garanzie dell’indagato non sono nemiche.
Sono entrambe parti dello stesso Stato di diritto.
E il diritto di fare domande non può essere riservato soltanto a chi è d’accordo con la risposta.
Ma se la Russia ha già vinto, come sostengono Travaglio e Orsini, come mai i russi stanno morendo come mosche senza avanzare praticamente di un centimetro?
@chiadegli Diciamo che sono sulla posizione sicuramente più autorevole della mia, di @iurimariaprado
Rubo le sue parole senza dubbio più azzeccate delle mie
https://t.co/58hp9Cjjtc
@chiadegli No. Solo stralci. Ma se anche la leggo il mio parere legale vale quanto quello del PM o GIP?
Perché qui o il PM fomenta il caos e il disordine generale. O la GIP concorre a creare insicurezza e sfiducia nella giustizia. Le parole che ho letto della ordinanza non erano leggere.