@fawollo13 Quindi:
* sinistra immagine ≈ sud-ovest
* destra immagine ≈ nord-est
👉 Le ombre vanno verso destra → nord-est
➡️ Il sole quindi è in sud-ovest
☀️ 2) Azimut solare preciso (Milano, 18 aprile)
Per Milano il 18 aprile:
Io vorrei chiedere al buon @andst7 perchè da settimane continuano queste truffe su X, se X direttamente ci guadagna, come è possibile che non possano bloccarle.
Questo è il paese dove un cretino può dire in televisione che i gay non sono normali ma se gridi viva l'Italia antifascista vieni identificato dalla polizia.
Con un nazista non si discute. Nemmeno se si fa chiamare generale.
Vannacci ha scritto un libro per dirti che il mondo è al contrario, che è sbagliato il mondo in cui un nero, una lesbica, una persona diversa da lui esistono senza chiedere permesso. Il titolo è già la confessione. Il resto sono note a piè di pagina.
Sotto i suoi post qui su Twitter c’è la sua truppa. Gente che sventola svastiche metaforiche e insulta chiunque non sia di etnia europea, qualunque cosa voglia dire etnia europea, visto che nessuno di loro saprebbe spiegartelo senza scivolare dritto in un manuale del 1938.
Si portano dietro un dizionario, però. «Sub-umano.» «Razza inferiore.» «Ratti.» «Scimmie.» Non sono parole mie. Sono le loro.
«Untermensch» l’hanno scritta loro, nera su bianco, prima di trasformarla in un binario e in una camera a gas. «Ratti» è il nome che davano agli ebrei mentre li caricavano sui vagoni. «Scimmia» è quello che vedono ancora oggi quando guardano un uomo nero che esiste senza chiedere permesso.
Quel vocabolario ha un proprietario. Glielo restituisco.
Perché «sub-umano» non descrive una pelle, non descrive un sangue. Descrive un gesto. È sub-umano chi guarda un uomo e ci vede una bestia. Quello è l’atto che ti sfila dalla specie umana: non subirlo, compierlo.
Allora la parola torna a casa. L’unico ratto, qui, è chi ha passato la vita a chiamare ratti gli altri. L’unica scimmia è chi ha avuto bisogno di sentirsi sopra qualcuno per restare in piedi. L’unico sub-umano è chi l’umanità l’ha tolta per primo.
Per questo niente confronto. Niente sedia. Niente palco. Niente «però sentiamo anche lui».
Non c’è nessuna ragione da ascoltare.
C’è solo da dire no, e tenerli fuori dalla porta. Il generale e le sue scimmie da tastiera, che la parola scimmia adesso che gliela sbatti in faccia non gli piace più.
Senza spiegazioni. Le spiegazioni gliele abbiamo già date una volta.
Si chiamavano Norimberga.
RICORDATI DI RICORDARE...
Mentre fate benzina ricordate sempre di rivolgere un pensierino ai lungimiranti "STATISTI" del CESSOdestra e poi, mi raccomando, VOTATELI ANCORA...
Ieri ad #ASCO2026 ho visto una sala piena di oncologi, ricercatori e operatori sanitari alzarsi in piedi per applaudire uno studio clinico sul tumore del pancreas.
Per chi non lavora in oncologia può sembrare una cosa normale.
Per chi, come me, ha passato anni a studiare i tumori guidati da KRAS, è stato un momento che difficilmente dimenticherò.
🧵
Un fascio nazista romano cerca lo scontro. Cerca la provocazione.
E così si presenta a una festa musulmana mangiando un panino con la porchetta, convinto forse di scandalizzare qualcuno o di lanciare un grande messaggio identitario.
Risultato: viene perculato senza pietà.
Gli spiegano che l’Italia è un Paese libero e che, se proprio ci tiene, può andare a mangiarsi la sua porchetta anche in moschea. Ridono di lui. Del suo razzismo becero. Della sua sceneggiata.
Lui se ne va.
E qui arriva il colpo di scena.
Mentre i cattivissimi musulmani ripuliscono il parco al termine della festa, trovano per terra il famoso panino con la porchetta. Anzi, i panini.
No, non li aveva mangiati. Li aveva buttati per terra. Non in un cestino. Per terra.
A quel punto fanno un secondo video. E lo perculano ancora.
Morale della favola: il paladino dell’identità nazionale non è riuscito nemmeno a portare a termine la sua provocazione gastronomica.
Musulmani 2. Fascio coglione 0. Fine della partita.