“Pazienza” ha alla base la radice latina “patior”, cioè il patire. Sì, perché la vita comprende anche sussulti, sofferenze, ferite che si rimarginano solo con il tempo. La pazienza è quindi non solo creazione ma anche ri-creazione della persona e suppone coraggio e sopportazione.
Tutti viviamo giornate serene con imprevisti che, all’improvviso, ci fanno piombare nell’amarezza. Ma basta qualche ora per farci tornare il sorriso. È la mutevolezza tipica umana, come ci ricorda Pascal: «Poco basta a consolarci, perché poco basta ad affliggerci»
«Ogni giorno è in sè stesso una vita», scriveva il filosofo latino pagano Seneca.
Non è lecito sciupare neppure un frammento dell’esistenza perché in esso si annida sempre un senso da scoprire, un seme da far fiorire, una scintilla di luce da far brillare.
Nella vita quotidiana assistiamo spesso al trionfo del chiacchiericcio e dell'eccesso verbale, specchio di un'anima superficiale e colma di banalità. Diceva lapidariamente l' “Enrico V” di Shakespeare: «Mens of few words are the best men».