Se ai nostri politici e governanti interessasse davvero affrontare i problemi, andrebbero nella direzione opposta a quella intrapresa.
Ottimo Francesco Pallante oggi sul Manifesto.
La BBC ha recopilado pruebas de más de 160 niños palestinos que fueron deliberadamente disparados en la cabeza por francotiradores israelíes en Gaza.
Los informes dicen lo siguiente: "Los judíos israelíes cazan niños por diversión."
Quello che, pochi istanti fa, è andato in onda a Tagadà è sconcertante. E lo è persino per un collezionista di figuracce come Antonio Tajani.
Il ministro degli Esteri, incalzato dalla conduttrice Tiziana Panella sull'ironia che lo insegue da settimane per aver consigliato agli italiani negli Emirati di "non affacciarsi se ci sono i droni", ha pensato di difendersi così:
"Qualcuno ha ironizzato su quello che ho detto perché sembra una cosa ovvia. Ma è pure una cosa ovvia uscire subito da una discoteca se c'è un incendio in discoteca. Purtroppo, per mettersi a filmare, quaranta ragazzi hanno perso la vita".
A quel punto Tiziana Panella lo ha guardato e gli ha detto quello che chiunque con un briciolo di decenza avrebbe detto: "Hanno perso la vita in quella discoteca perché qualcuno non aveva fatto tutti i lavori che doveva fare".
La faccia di Tajani, in quel momento, è tutto ciò che serve sapere su questo governo.
È la stessa faccia di chi chiedeva all'ambasciatrice in fuga dall'Iran "oggi come sono stati i bombardamenti?".
Solo che stavolta non c'è da ridere.
Perché stavolta ha preso quaranta ragazzi morti, sei dei quali italiani, e ha detto in televisione nazionale che in fondo un po' è colpa loro.
E se ancora qualcuno si chiede in che mani sia la politica estera di questo Paese, eccola lì. Seduta su quella poltrona, con quell'espressione, incapace perfino di tacere davanti a una strage.
#CransMontana
La feccia umana di Destra ha perso la maschera. Finalmente.
L'odio fomentato da questi personaggetti della tv spazzatura è ai massimi livelli. L'italia non è mai stata così sporca.
Da ieri TikTok è di fatto sotto il controllo di una cordata di investitori americani legata a Trump, tra cui Larry Ellison, co-fondatore di Oracle.
Elon Musk possiede X e Grok. Mark Zuckerberg guida Meta, che gestisce Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e Meta AI. Sam Altman guida OpenAI e ChatGPT. Alphabet controlla Google, YouTube e Gemini. La famiglia Murdoch detiene Fox, il Wall Street Journal e il New York Post. Jeff Bezos possiede il Washington Post, Amazon Prime Video e Twitch.
Pochi oligarchi della tecnologia inseriti nell’orbita del potere trumpiano controllano oggi i canali dominanti con cui ci informiamo e a cui affidiamo sempre più spesso il compito di riassumere e interpretare ciò che accade.
Il fatto che nell'ecosistema rimangano presidi di informazione libera non deve ingannare. Il New York Times e il Washington Post continueranno a pubblicare inchieste degne di nota. Anche chi si oppone all'autoritarismo, dopo tutto, consuma.
Ma chi controlla i social media e l'intelligenza artificiale può determinare quali narrazioni diventano maggioritarie e quali, invece, si spengono nelle nicchie della rete.
Mentre il giornalismo tradizionale sarà probabilmente sempre meno influente: l'IA e i social ne stanno distruggendo l'audience e i profitti, mentre ne saccheggiano i contenuti.
Una parte crescente del pubblico non cerca più attivamente informazioni in rete. Le assorbe passivamente dai social media, oppure chiede all'IA di filtrarle, riassumerle e interpretarle, azzerando il bisogno di visitare le fonti originali.
Secondo alcune segnalazioni raccolte dal Washington Post, poco dopo la formalizzazione dell'accordo su TikTok, è crollato l'engagement dei video sulle proteste di Minneapolis, le violenze dell'ICE e gli Epstein files.
Per i regimi autoritari è vitale controllare le narrazioni che popolano il dibattito pubblico. L'amministrazione Trump sta rafforzando il controllo sulle infrastrutture che le veicolano. È un passaggio cruciale per acquisire il potere di riscrivere la realtà.
Nel prossimo post sul mio blog racconterò come l'IA stia aprendo nuove frontiere di guerra cognitiva, deformando l'ecosistema informativo e trasformando il modo in cui aggiorniamo le nostre convinzioni.
Lo invierò domattina alla newsletter: il link per iscriversi è nei commenti.
Certo se ci pensate Salvini è davvero fantastico.
Protestava per l'aumento delle accise sul carburante e per l'aumento dei pedaggi autostradali, mentre al contempo si opponeva strenuamente alla costruzione del ponte sullo stretto.
E oggi con l'approvazione la legge di bilancio la Lega aumenta le accise sul carburante e i pedaggi autostradali, incassando miliardi da mettere per costruire il ponte sullo stretto.
Sono unici.
Salvini è unico.
Ma più unico è chi ancora lo vota.
L’Italia si sta spegnendo
L’Italia si sta spegnendo. Non serve un economista per accorgersene. Basta entrare in un supermercato.
I dati 2022-2023 ci dicono che il volume delle vendite nella grande distribuzione è crollato tra il 4 e il 6 per cento. I discount, che dovrebbero essere l’ultimo rifugio delle famiglie in difficoltà, segnano un meno 7 per cento. La carne fresca scende del 10 per cento, il pesce del 12, la frutta e la verdura oscillano tra il meno 8 e il meno 14 per cento. L’ortofrutta registra il calo più violento degli ultimi vent’anni. Anche i prodotti considerati intoccabili cedono: pasta meno 3 per cento, latte meno 5, beni per l’infanzia meno 8.
Questi numeri hanno nomi e volti. Sono la madre che sceglie la carne più economica e la pesa due volte prima di metterla nel carrello. Sono il padre che rinuncia al pesce fresco perché costa troppo. Sono i bambini che non vedono più frutta a tavola tutti i giorni. Non è austerità. È povertà che avanza, casa per casa, carrello per carrello. È un Paese che non compra più perché non può più comprare.
Nel frattempo la vita si fa più cara. Gli affitti crescono fino al 25 per cento in due anni. Le bollette hanno accumulato aumenti del 40 per cento. La benzina resta su livelli improponibili per chi prende 1.400 o 1.600 euro netti al mese, che sono la condizione reale della metà dei lavoratori italiani. Sopra i 3.000 netti ci arriva meno del 10 per cento della popolazione. Sopra i 5.000 una micro minoranza che vive in un altro Paese, lontano dai supermercati dove il resto degli italiani conta le monete.
Un insegnante con vent’anni di servizio guadagna meno di 1.800 euro netti. Un infermiere che lavora su turni, notti e festivi si ferma poco sopra. Un impiegato di banca, figura che un tempo garantiva sicurezza, oggi vive con 1.600 euro e il mutuo sulle spalle. Mentre i politici si aumentano i rimborsi e le società quotate distribuiscono dividendi record. Mentre il governo annuncia il successo e la ripresa.
La sanità è un muro invalicabile. Una donna di cinquant’anni che scopre un nodulo al seno aspetta sette mesi per una mammografia. Sette mesi durante i quali ogni giorno è un pensiero che corrode. Sette mesi che possono fare la differenza tra guarigione e metastasi. Questo è il Sistema Sanitario Nazionale oggi. Un sistema che uccide per lista d’attesa. Reparti che lavorano con organici tagliati fino al 30 per cento. Oltre 2,5 milioni di persone che rinunciano alle cure per ragioni economiche. Una visita privata può costare 120 o 150 euro, una specialistica 250. Per milioni di italiani questo significa non curarsi. Significa scegliere tra mangiare e vivere.
Sul lavoro, l’età pensionabile è ferma a 67 anni, destinata a salire. Un Paese che obbliga a lavorare fino a quasi settant’anni con stipendi fermi da quindici anni non ha nulla di sostenibile. La mobilità sociale è tra le peggiori dell’OCSE. La povertà assoluta è ai massimi da quando esistono le rilevazioni. I giovani fuggono a centinaia di migliaia l’anno.
L’evasione fiscale supera 90 miliardi annui. È un pozzo senza fondo che nessun governo ha mai voluto tappare davvero. Si premia chi evade con condoni e rottamazioni, si punisce chi paga tutto. E intanto il PNRR, che doveva essere il motore della ricostruzione, arranca in modo imbarazzante. Oltre 40 miliardi di euro fermi. Quaranta miliardi che dovevano ricostruire il Paese e invece dormono in cassetti ministeriali, bloccati da burocrazia, incompetenza, incapacità strutturale. Soldi europei che l’Italia non sa spendere mentre annuncia tagli alla sanità, alla scuola, alle pensioni. È l’immagine perfetta di un governo che non governa. Che amministra il declino. E senza il PNRR saremmo già in recessione tecnica, mentre tutta l’Europa cresce più di noi.
A questo punto arriva l’obiezione di regime: “È colpa del Superbonus 110 per cento.”
No. Il Superbonus è stato gestito da incompetenti e ha generato distorsioni gravi. Ma non ha causato il crollo dei consumi. I dati lo dimostrano: la crisi era già in atto nel 2022 e 2023, mentre il 110 era ancora attivo. La grande distribuzione segnava le prime contrazioni, le famiglie tagliavano già carne e pesce. E soprattutto: il vero problema strutturale dell’Italia è che siamo l’unico Paese OCSE dove i salari reali sono calati negli ultimi trent’anni. Mentre in Germania, Francia, Spagna salivano del 20, 30, 40 per cento, in Italia scendevano. Questo è il cancro. Non il Superbonus.
La Spagna investe e cresce. La Francia investe e cresce. Il Portogallo investe e cresce. L’Italia taglia e affonda. Il governo usa il 110 come capro espiatorio per coprire il proprio fallimento.
Poi c’è la parte più grottesca. La premier che racconta un’Italia che “raggiunge risultati storici”, che “è diventata un modello europeo”, che “ha migliorato tutti gli indicatori”. Ed è qui che entra in scena la vicenda più simbolica. La libertà di stampa. Reporter Senza Frontiere piazza l’Italia nel 2024 al 46° posto, cinque posizioni più in basso rispetto all’anno precedente. Un crollo. Un segnale grave. Un campanello d’allarme internazionale.
E cosa fa la premier? Sostiene il contrario. Dice che l’Italia ha “guadagnato posizioni”. Che stiamo risalendo. Che la stampa è più libera. Tutto pronunciato con sicurezza assoluta. Poi arriva la verità. Era un errore. Stava leggendo la classifica al contrario. Il fondo scambiato per la cima. La discesa letta come salita. Una gaffe che se fosse rimasta in privato sarebbe ridicola. Detta da chi governa un Paese diventa una metafora perfetta del modo in cui si governa: prendere i numeri, rovesciarli, trasformarli in propaganda.
Vale per la stampa. Vale per l’economia. Vale per la povertà. Vale per il PNRR. Vale per la sanità. Vale per l’occupazione. Vale per tutto ciò che il Paese vive e che il governo finge di non vedere.
L’Italia si trova davanti una frattura reale, documentata, misurabile. Consumi che crollano. Grande distribuzione in contrazione pesantissima. Redditi stagnanti. Inflazione che divora i salari. Servizi pubblici degradati. Giovani che fuggono. Pensioni che slittano. Povertà che sale. E una politica che si racconta trionfatrice guardando grafici sottosopra.
Un Paese così non può rialzarsi finché non riconosce la verità. E la verità, oggi, è scritta nei numeri. Non nelle conferenze stampa. Non nelle frasi preparate. Non nelle illusioni. Nei numeri.
E i numeri dicono che l’Italia è in crisi. Profonda. Strutturale. Negata solo da chi continua a leggere il foglio nel verso sbagliato.
E qui si apre la verità: tutto questo non è un errore. È un tradimento del patto sociale. Un governo che rovescia i numeri, rovescia anche la fiducia. Se continua così, tra due anni il crollo dei consumi sarà irreversibile. La sanità non rallenterà: collasserà. I giovani non emigreranno: scapperanno. Il PNRR non sarà un’occasione sprecata: sarà la condanna definitiva al declino.
Mentre il Paese conta le monete alla cassa del supermercato, qualcuno a Palazzo Chigi legge i grafici sottosopra e annuncia il miracolo.
Non è incompetenza.
È menzogna di Stato.
E un Paese che si regge sulla menzogna non si salva.
Affonda.
@SavinoBalzano La destra invece le tasse te le aumenta proprio, con il governo Meloni pressione fiscale al 40,5%. E negli ultimi anni i lavoratori quanto hanno pagato in più di irpef per la mancata restituzione del drenaggio fiscale?
Tra gli esponenti della maggioranza, in pochissimi stanno commentando la morte di Satnam Singh, il bracciante abbandonato in mezzo alla strada dal suo datore di lavoro insieme al suo braccio amputato.
Mi colpiscono molto le dichiarazioni di La Russa, Lollobrigida e Calderone che parlano di tolleranza zero contro lo sfruttamento del lavoro e assenza di spazio per chi vuole operare al di fuori delle regole.
Concetti di una banalità disarmante che si scontrano con i fatti: nell'ultimo anno tutti gli indici di irregolarità sul lavoro rilevati dal rapporto annuale dell'INL sono PEGGIORATI. Caporalato + 205% in un anno. E questo è solo un esempio.
Non ho mai sentito una e una sola parola sul lavoro povero, sottopagato, sullo sfruttamento, sulle centinaia di testimonianze di lavoro nero e irregolare che negli anni abbiamo raccontato io, con Il Fatto Quotidiano e Today, e tanti altri colleghi. Mai una. Ne ho sentite però moltissime contro i giovani che non hanno voglia di fare un cazzo e contro il reddito di cittadinanza per nullafacenti.
Nemmeno di fronte alle evidenze si sono mai presi provvedimenti contro questi fenomeni, anzi si sta puntando a precarizzare sempre di più il lavoro, a introdurre facilitazioni per "non disturbare i produttori di ricchezza".
Poi però arriva chi muore e via con le dichiarazioni di facciata, che nella pratica si traducono in nulla. Di questa vicenda ci scorderemo tra pochi giorni e tutto tornerà come prima, com'è già accaduto in passato.
Questa gente non produce ricchezza ma solo miseria umana e mi spiace per voi in Italia questo tipo di titolari sono diffusissimi in ogni settore. E favorirli è fare uno sgarbo agli imprenditori veri, che agiscono rispettando le regole e non sfruttando i dipendenti.
Non so se è più pietoso a) il racconto di Forti sull’accoglienza da RE in carcere b) il racconto su come Schettino che in carcere evidentemente chiamano ancora “il comandante” abbia chiesto di vederlo per dirgli “sei il mio eroe. In pratica un assassino si gongola del fatto che un uomo che se ne è scappato mentre una nave affondava e risucchiava in mare i suoi passeggeri sia fiero di lui. C) la spaghettata in carcere, prassi comune in tutte le carceri del paese per tutti i detenuti. D) Vespa che se la ride chiedendo non se si sia pentito di aver fatto fuori un uomo per bieche ragioni di denaro, ma se tornerà a fare surf. A FARE SURF. (notare che l’omicidio per cui Forti ha l’ergastolo è avvenuto su una spiaggia) Il tutto sottolineando il dramma dell’omicida Forti rimandato in italia senza neppure un calzino.
Tutto questo in un paese in cui le carceri sono sovraffollate, in uno stato di degrado totale, con detenuti evidentemente di serie b che faticano ad accedere a servizi igienici decenti e cure e che se vogliono uscire per visitare un parente devono aspettare (se va bene) il suo funerale. Sempre che il funerale non sia il loro, visto il tasso di disperazione e suicidi in carcere.
Che paese di merda.
Ah, notare il crocifisso sullo sfondo. Del resto accoppare la gente fa notoriamente parte dei valori cristiani tanto cari a questo governo.