Com' è possibile che un' impresa edile faccia lavorare due operai senza contratto e li faccia salire su una gru a 10 metri d'altezza? Com' è possibile violare ogni regola e aggirare i controlli?
Morire di lavoro e di illegalità.
@Fabius99339874@CucchiRiccardo Non credo che i due in effetti possano ancora lavorare, e magari anche alla gru una revisione periodica non sarebbe guastata per poter esser ancora utilizzata.
Un momento storico così immondo che per far fuori un dittatore che ha ammazzato 30.000 suoi cittadini in due giorni e che da quattro anni foraggia la guerra alle nostre porte ci voleva un altro sociopatico che deve distrarre i suoi elettori da uno scandalo di pedofilia e abusi.
Congedo parentale? No.
Fine vita? No.
Salario minimo? No.
Contrasto alla precarietà? No.
Fondi per la sanità pubblica? No.
Ddl contro l’omotransfobia? No.
Fondi per l’istruzione? No.
Premierato? Sì.
Controllo magistratura? Sì.
Decreti sicurezza? Sì.
Questi sono.
Sbaglio o la nostra società tollera sempre meno i bambini? Mi colpisce come comportamenti del tutto naturali per i più piccoli vengano spesso considerati maleducati, anormali o problematici. Perché sentiamo il bisogno di trasformarli in piccoli adulti?
it's giving "era un bravo ragazzo, salutava sempre"... Prontooo??? Parliamo di uno che STUPRAVA E AMMAZZAVA BAMBINI???? E POI NE MANGIAVA LA CARNE????
vi possano mangiare i cani
Condannato a 12 anni per omicidio volontario l'ex assessore Adriatici. Per la morte di Younes El Boussettaoui, ucciso con un colpo di pistola in piazza a Voghera #ANSA https://t.co/NlbrKhLZsU
No. Qui stai facendo propaganda, non stai difendendo la libertà di nessuno.
Partiamo dal fatto base che cerchi di nascondere: Andrea Pucci non è stato “censurato dallo Stato”, non è stato escluso da Sanremo, non gli è stato impedito di parlare da nessuna istituzione. Ha scelto lui di rinunciare. Punto. Trasformare una scelta personale in “deriva illiberale” è una forzatura deliberata.
Secondo: confondi apposta tre cose diverse: critiche, insulti online e censura.
La critica pubblica, anche dura, non è censura. È il prezzo della visibilità. Se sei un personaggio pubblico, vieni applaudito e vieni attaccato. Succede da sempre, a destra e a sinistra. Solo che quando capita a uno “dei vostri”, diventa improvvisamente un attentato alla libertà.
Terzo: parli di “pressione ideologica” come se esistesse una centrale della sinistra che decide chi può salire su un palco. L’idea di una centrale della sinistra è una fantasia. Qui ci è solo il solito rumore dei social, un rumore amplificato, tossico, spesso disgustoso. Non ci è alcun complotto politico. L’ambiente stesso è l’ambiente che tu e i tuoi usate ogni giorno per attaccare gli altri.
Quarto: il “doppiopesismo della sinistra” è uno slogan vuoto.
Vuoi esempi reali?
Comici, giornalisti, artisti presi di mira dalla destra vengono insultati, minacciati, boicottati da anni. Mai visto un tuo tweet indignato per loro. Mai.
Quando tocca “ai vostri”, invece, diventa emergenza democratica.
Quinto: dici che la sinistra “invoca la censura”. Ma dov’è, concretamente, la censura in questo caso?
Non c’è.
Nessuna legge.
Nessun divieto.
Nessun intervento pubblico.
C’è solo gente che dice: “Quello che fai non mi piace”.
E tu lo chiami autoritarismo. Ridicolo.
Sesto: il vero doppiopesismo è il tuo.
Difendi la “libertà” quando riguarda i tuoi.
Taci quando vengono colpiti gli altri.
Se davvero non ti piace qualcosa, allora attacchi i media. Attacchi i magistrati. Attacchi i professori. Attacchi gli artisti.
Ma se qualcuno critica un comico vicino alla tua area, parli di “clima d’odio”.
È ipocrisia pura.
Settimo: la parte sulla “satira sacra” è un’altra bugia, poiché satira viene criticata continuamente, anche a sinistra.
La differenza è che molti accettano il dissenso. Tu no.
Tu vuoi una satira libera solo se colpisce in una direzione.
Ottavo: “deriva illiberale”.
Lo ripeti perché suona forte, non perché sia vero.
La deriva illiberale è quando si attaccano i giudici, si delegittimano i media, si colpisce l’università, si mette pressione sulla cultura e
si usa il potere per intimidire. Cioè quello che il tuo governo fa sistematicamente.
Non quando uno riceve critiche sui social.
Tu non sai difendendo Pucci, ma stai facendo vittimismo politico per attaccare la sinistra e distrarre dai problemi reali.
Trasformi un caso individuale in guerra culturale perché ti conviene.
E la cosa più grave è che, mentre parli di odio, tu costruisci un clima di scontro permanente. In quel clima di scontro, chi non è dalla tua parte viene dipinto come nemico della libertà.
Non stai difendendo il pluralismo.
Stai usando la libertà di espressione come un’arma per fare propaganda.
72 minuti. 72 minuti di delirio in diretta mondiale.
72 minuti in cui il Presidente degli Stati Uniti ha confuso la Groenlandia con l’Islanda. Più volte. Mentre spiegava perché vuole comprarla.
72 minuti in cui ha minacciato un alleato NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.
72 minuti in cui ha definito la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.
72 minuti in cui ha dichiarato di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. Che farebbe 200%. Ma la matematica, evidentemente, non è il suo forte.
72 minuti in cui ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Peccato che sia falso. Gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Mai. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese. Durante la guerra ottennero solo basi militari temporanee. E nel 1946 provarono a comprarla offrendo 100 milioni di dollari. La Danimarca disse no. Non c’è stata nessuna “restituzione”.
72 minuti in cui ha sostenuto che “la Cina non ha pale eoliche”. La Cina. Il Paese che da 15 anni consecutivi è il primo produttore mondiale di energia eolica. Quello che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta.
Ma per Trump, “non hanno campi di mulini a vento”. Li vendono “agli stupidi”.
72 minuti in cui ha detto che “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. Peccato che il CEO di ExxonMobil, tre giorni prima, gli avesse detto in faccia che il Venezuela è “non investibile”. Peccato che Trump si sia infuriato e abbia minacciato di escludere Exxon. Peccato che le altre compagnie stiano alla finestra, terrorizzate.
Ma lui, a Davos, ha detto che “stanno venendo tutte”.
72 minuti in cui ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. L’inflazione americana è al 2,7%. Superiore all’obiettivo della Fed. In aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi.
Ma per lui, “praticamente non c’è”.
72 minuti in cui ha attaccato il presidente della Federal Reserve chiamandolo “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. In diretta. Davanti ai leader economici mondiali.
72 minuti in cui ha raccontato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.
72 minuti in cui ha detto che “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. L’Islanda. Un Paese con 380.000 abitanti. Che avrebbe fatto crollare Wall Street.
72 minuti in cui ha sostenuto che gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”. Il 100%. Quando la quota americana del budget NATO è circa il 16%.
Ma per lui, il 100%.
72 minuti in cui ha confuso l’Azerbaigian in “Aber-bajian”.
72 minuti di flusso di coscienza. Di bugie verificabili. Di numeri inventati. Di minacce ad alleati. Di insulti a funzionari. Di gaffe geografiche. Di millanterie smentite dai fatti.
E il mondo, in silenzio, ha guardato.
Ha guardato il Presidente della più grande potenza mondiale confondere due nazioni, minacciare la Danimarca, insultare la Fed, mentire sul Venezuela, inventarsi dati sull’inflazione, negare l’esistenza dell’industria eolica cinese.
72 minuti.
E pensare che una volta, per molto meno, le carriere politiche finivano.
Oggi, invece, si va avanti verso il prossimo delirio.
Benvenuti nel 2026.
#Davos #Trump