Se la vergogna avesse un colore sarebbe quello delle 14 mila persone che si sono iscritte ad un canale telegram, creato con l’obiettivo di far circolare il video dello stupro avvenuto a Palermo.
Sono due chat, una pubblica e una privata, in una di queste circola la foto della vittima con scritto: “È la troia di Palermo?” chiede un utente. “Sì”, rispondono altri tre.
Al peggio non c’è mai fine, in questo gruppo tante persone si definiscono “Dipreisti”, un chiaro riferimento all’attore porno.
Si gioca a scambiare le figurine, solo che in questo caso il video riprende sette ragazzi che violentano una giovane donna,
Le frasi sono indecenti e senza alcun tipo di etica e di moralità: “Scambio foto di mia sorella 0–8 fatte ora, mentre è in mutande”, “scambio video bambini”.
Si va ben oltre: ci sono promesse di video di parenti minorenni riprese dal buco della serratura mentre hanno rapporti con i partner o mentre si spogliano e ci sono richieste di foto di “schiavi 1–3, max 17, no perditempo”.
Tutta questa storia mi indigna, sono in troppi ad avere smarrito la bussola. Troppi a pensare che uno stupro sia “solo una bravata”, una società malata su cui intervenire urgentemente.
Per la prima volta in assoluto ho dimenticato 50 centesimi nel carrello della spesa. E niente, sono arrabbiata perché ho capito che sto diventando tirchia 🤌🙈