@dabramon21@CesarCavalhero Oui éliminer la crux de toutes les histoires en voilà une bonne idée post moderne. Exit la pomme de blanche neige, les cailloux du petit pousset, l'anneau du seigneur des Anneaux. Le graal des chevalierq de la table ronde ? C'est has been!
I was “black” when I read The Odyssey in high school...
...but somehow I never imagined the characters as looking like me.
Why?
Because they were GREEK characters.
I didn’t need Odysseus to look like me to appreciate his story.
I didn’t need Helen of Troy to look like me to understand her importance.
They were Greek characters from a specific culture, with a specific history.
And this is what Hollywood keeps getting wrong.
We don’t identify with characters because they look like us.
We connect with them because we recognize something human in them - their struggles, their courage, their flaws, their values.
Odysseus is a GREEK hero.
Helen of Troy is a GREEK woman.
Their identities are part of what makes their stories meaningful.
Casting Colombians and Africans and Indians as Greek ISN'T "representation."
It’s just insulting.
Stop it.
@ValerieHayer Wow l'algorithme d'une plateforme qui soutient des partis de droite et ça fait scandale ... l'appareil d'Etat à travers Radio France et France Télévision qui roule à gauche, ça en revanche c'est tranquille mimile
@Temestamanray@PerseusLeGrand Ce n'est pas la verticalité ou l'horizontalité le problème (cf. gratte-ciels), c'est que le moche est devenu le beau dans la post-modernité. On te fout des bananes sur un mur ou des détritus sur le sol et il y a des cons que ça émoustille. La déconstruction a commencé avec l'art.
@Stephane_Erler Les Grecs d'Asie mineure sont établis depuis l'époque archaïque voir mycénienne pour certains et non "depuis quelques siècles". Je connais bien mon sujet puisque Grec d'origine Bythinienne et dont la famille s'est établie dans la douleur en Crète (Héraklion) en 1923. 2/2
@Stephane_Erler Cette vidéo soit dit en passant comporte quelques erreurs et approximations. Les réfugiés grecs d'Asie Mineure s'installent en très grande majorité à Héraklion. La Canée ne prend qu'une toute petite partie. Je crois quasiment au même niveau que Réthymnon 1/2
@Stephane_Erler là où les choses ont divergé c'est dans la répression des minorités religieuses post-traité de Lausanne (il reconnaissait l'existence de minorités grecques à Imvros, Tenedos et Istanbul et turques en thrace). En 2026 il reste 2k Grecs en Turquie et +100k de Pomaques en Grèce 3/3
@Stephane_Erler Le traité de Lausanne a institutionnalisé la Turquisation de cette population grecque musulmane qui ne parlait, comble de l'ironie, quasiment pas turc à son arrivée en Turquie en 1923 et qui portait des noms de famille crétois typiques se terminant en-akis 2/3
@Stephane_Erler Les Turco-Crétois sont pour la grande majorité des Grecs convertis à l'islam. Les massacres des populations grecques orthodoxes de Crète par les Musulmans et inversement des populations musulmanes par les insurgés grecs orthodoxes sont à considérer comme une guerre fratricide 1/3
@GreenAngelsss@Diiez540878@CommanderTorenn D'ici à ce que L'IA et les robots prennent le relai la France sera devenue la Fronce. La remigration c'est du wishful thinking
Soykırımı red eden Kaymakamı öldüren Vali
1915 Ermeni soykırımı sırasında Lice Kaymakamı Hüseyin Nesimi Bey soykırım kararına karşı çıktı. Hüseyin Nesimi Bey (1868, Hanya/Girit – 23 Haziran 1915, Diyarbakır), sosyalist-katılımcı-hümanist bir dünya görüşünü benimsemiş, Bektaşi tarikatına yakın duran bir memurdu; 1900'de kurulan ülke çapındaki Hümanistler Derneği'nin kuruluşunda da etkin rol oynamış ve derneğin başkanlığını yapmıştı.
Diyarbakır Valisi Mehmed Reşit'in Ermenilerin öldürülmesi yönündeki emrini öğrenince, hem Ermenilerin hem Süryanilerin zarar görmemesi için güvendiği kişilerle temasa geçti; sürgün kafilelerine bizzat eşlik edip sürgünleri güvenilir tanıdıklarına teslim ederek koruma altına aldığı aktarılır. "Bu günaha ortak olmayacağım!" dediği kısa süre sonra, Vali Reşit tarafından Diyarbakır'a çağrıldı ve yolda, bir dağ geçidinde, Reşit'in emriyle Teşkilat-ı Mahsusa'ya bağlı bir subay tarafından öldürüldü.
''Diyarbakır Valisi Reşit Bey, vilayetindeki Hristiyanlar arasında kudurmuş bir köpek gibi azgınca saldırıyordu; kısa süre önce Mardin'de de, aralarında Ermeni piskoposun da bulunduğu 700 Hristiyanı, jandarma eliyle bir gecede toplatıp şehir yakınlarında koyun gibi boğazlattı.'' Mosul Alman konsolusu Holstein bunu yazıyordu gönderdiği telegramda vali için. (Lepsius, Johannes (haz.). Deutschland und Armenien, 1914–1918:s. 102)
Reşit Bey, Ermenilere karşı yaptıklarından dolayı hesap sorulmak üzere tutuklanacağı sırada, Şubat 1919'da intihar etti.
✍🏻 Roberto Riccardi
Elena di Troia non era nera e mai potrà esserlo. Qualcuno lo dica a quel somaro del regista Christopher Nolan, la cui Odissea uscirà il 17 luglio nelle sale di tutto il mondo, con Lupita Nyong’o nei panni di Elena e di sua sorella Clitennestra.
È l’ennesima invenzione farneticante del woke che ha impestato Hollywood e schiavizzato le case produttrici. Il woke è il moralismo dei mediocri travestito da giustizia sociale: una religione laica senza Dio, ma piena di peccati, eresie, scomuniche e tribunali.
Non cerca uguaglianza: pretende obbedienza linguistica, culturale e simbolica. Il suo metodo è semplice: riscrivere la storia, colpevolizzare l’Occidente, cancellare il merito, degradare l’identità europea a materiale intercambiabile e chiamare tutto questo “inclusione”.
Torniamo a Omero, visto che Nolan non lo ha mai letto e sui giornali la sinistra si affaticherà per inventare giustificazioni creative.
Non vi spaventate nel leggere, sarò breve con il greco antico, poi seguiranno degli esempi su altri film che vi lasceranno a bocca aperta.
Iliade, libro terzo, verso 121: “Iride venne come messaggera da Elena dalle bianche braccia.” Il termine è λευκωλένῳ, da λευκός, bianco, chiaro, e ὠλένη, braccio. Esiodo la chiama ξανθὴν Ἑλένην, Elena dai capelli dorati.
Nella lirica, la sorella Clitennestra riceve l’epiteto κυανῶπις, dagli occhi scuri, nero-bluastri, secondo un codice estetico greco ben riconoscibile. Occhi scuri e capelli chiari: un tipo mediterraneo specifico, che non ha nulla a che fare con l’Africa subsahariana.
Ma c’è un argomento che chiude il caso con la forza di un macigno. Nella tradizione troiana esiste Memnone, re degli Etiopi, figlio di Eos e Titono, che porta il suo esercito africano sotto le mura di Troia. L’universo epico greco conosce l’Africa. La sa distinguere.
Se Omero avesse voluto fare di Elena una figura africana, aveva gli strumenti lessicali, geografici e mitologici per farlo. Non l’ha fatto. Questo non si discute, si constata.
Elena è figlia di Zeus e di Leda, la moglie di Tindaro re di Sparta. Cresce nella casa spartana, sposa Menelao re di Sparta. È una figura del mito greco-spartano fino al midollo. Si può reinventarla, ma dal genere storico si passa al fantasy per ignoranti.
Non è la prima volta che qualcuno cambia le carte in tavola. È un programma.
Biancaneve, la principessa il cui nome significa “bianca come la neve”, è stata affidata da Disney a Rachel Zegler, di origini colombiane. La sceneggiatura ha riscritto l’origine del nome: non più la pelle candida dei Grimm, ma una tempesta di neve.
Il principe è stato definito dall’attrice uno stalker. Il bacio che spezza l’incantesimo è stato presentato come atto non consensuale su una donna in coma.
La soluzione: una canzone in cui Biancaneve chiede preventivamente di essere svegliata con un bacio, modulo di consenso in forma di duetto musicale.
I sette nani, l’unico ruolo che Hollywood offriva ad attori affetti da nanismo, sono stati cancellati e sostituiti con creature in CGI. Per proteggerli, li hanno eliminati. Risultato: 336 milioni di budget, 205 di incasso, 170 milioni di perdita. Uno dei più grandi disastri al botteghino del 2025.
Anna Bolena, regina d’Inghilterra, decapitata nel 1536, personaggio storico documentato in ogni ritratto dell’epoca, è stata interpretata dall’attrice nera Jodie Turner-Smith. Anche il fratello George è nero.
La famiglia Tudor, interamente africana. La produzione l’ha chiamato “identity-conscious casting”, definibile con le parole del ragionier Fantozzi: “Una stronzata pazzesca.”
Cleopatra, sovrana macedone-greca della dinastia tolemaica, è stata rappresentata come donna nera in un documentario Netflix. Non finzione: formato factual. La regista ha ammesso su Variety che il casting era “a political act.”
Il governo egiziano ha risposto ufficialmente: Cleopatra aveva “tratti ellenistici, pelle chiara.” L’archeologo Zahi Hawass ha definito il documentario “completely fake.” Gradimento del pubblico su Rotten Tomatoes: due per cento. Di tutti i faraoni della storia egizia, Hollywood ha scelto l’unica greca di nascita per farne una donna nera.
Bridgerton racconta un’aristocrazia multirazziale nella Londra della Reggenza, dove la schiavitù era ancora legale. The Gilded Age presenta un farmacista nero laureato con servitù nella New York del 1880, meno di vent’anni dopo la fine della schiavitù.
La Sirenetta danese diventa nera. Gli Elfi di Tolkien diventano neri. Un rapper interpreta un bardo omerico perché, parole di Nolan, “la poesia orale è analoga al rap.” Nessun attore greco nel cast. Zero, fatta salva qualche possibile comparsa.
E qui si apre la voragine del doppio standard. Scarlett Johansson fu costretta a rinunciare a un ruolo perché doveva interpretare un transgender senza esserlo. La stessa Johansson fu attaccata per Ghost in the Shell perché interpretava un personaggio giapponese.
Dunque: un’attrice bianca non può interpretare un giapponese né un transgender. Ma un’attrice nera può interpretare una regina spartana, una Tudor e una sovrana macedone. La rappresentatività è sacra, ma solo in una direzione.
Ogni cultura merita fedeltà, tranne quella europea. Quella si riscrive a piacimento e chi protesta è razzista.
I greci lo hanno capito. Su Greek City Times hanno scritto a Nolan: “Non siamo scomparsi dopo l’età del mito. Siamo ancora qui.” Il deputato Papanikolaou ha chiesto chi abbia concesso i permessi di ripresa in Grecia senza controllare il casting.
Ma il punto vero non è il casting. Il punto è cosa succede nella testa delle persone.
Nel 2013 la deputata grillina Tatiana Basilio vide su Facebook una docufiction americana, “Mermaids: The Body Found”, falso documentario con un finto scienziato.
Postò il video: “Prove schiaccianti, sei scienziati le hanno viste.” Una deputata della Repubblica che certifica l’esistenza delle sirene perché ha visto un filmato su internet.
È lo stesso meccanismo. Milioni di spettatori vedono un “documentario” Netflix e credono che Cleopatra fosse nera, al punto che il governo egiziano deve intervenire per ristabilire la verità.
Milioni di ragazzi vedranno Nolan e registreranno che Elena era nera. Nessuno di loro aprirà mai il terzo libro dell’Iliade. Nessuno cercherà un ritratto di Anna Bolena.
Non si tratta di doppio standard. Si tratta di riscrittura sistematica della memoria collettiva occidentale, condotta attraverso l’unico strumento che oggi ha più autorità dei libri di testo: lo schermo.
Chi controlla lo schermo controlla la storia. E chi controlla la storia controlla l’identità di un popolo.
Omero, quasi tremila anni fa, affidò la trasmissione dell’identità greca a un bardo cieco che cantava versi. Oggi Hollywood affida l’identità europea a un regista che non sa leggere quei versi.
La differenza è che il bardo cieco vedeva più lontano.
@pat75014@MaudPK Tous les partis politiques français se sont mis à faire des primaires. En quoi le RN serait il différent ? À moins que la théorie de la PME familiale ne soit pas qu'une théorie ?
@marcosoza1@LePropheteEli Erotokritos le poème épique crétois comporte plus de vers que le coran n'a de versets et certains le connaissent par cœur sans que ce soit une obligation. Il est plutôt là le miracle. BTW 125 mots représentent 50% du Coran pas si compliqué qu'un enfant l'apprenne par coeur
@LecrenierArnau1@GabrielAttal Elle était 40 ème quand Macron était un de ceux qui murmuraient à l'oreille de François Hollande. Le slogan de Hollande aurait dû être : "le déclassement c'est maintenant"