Questa storia dello scontro con la Spagna è una mezza follia. Si può dare un segnale in ossequio alla propaganda ma poi un attimo dopo ci si ferma. Anche perché gli immigrati di Ceuta per arrivare in Spagna debbono attraversare a nuoto lo stretto di Gibilterra. Invece torniamo alle barriere dentro l’Europa, esattamente ciò che vogliono Vladimir, Donald e Xi.
🔴⚫ "E chi 6, Franco Baresi?". Per molti anni, nei cortili e nelle scuole calcio, nelle strade di paese e agli oratori, questa domanda retorica è scattata puntuale dopo una grande azione difensiva del bambino e del ragazzo di turno. Poteva essere un intervento roccioso, un'uscita palla al piede elegante, una chiusura coraggiosa: poco cambiava, avevi fatto una cosa "alla Franco Baresi", meritavi una menzione speciale. Da tifoso e innamorato del Milan quale sono, associo il volto di Baresi alle immagini di tanti trionfi sul campo, di tante coppe alzate al cielo da Capitano. Ma per qualche ragione, alla notizia della sua morte, mi vengono in mente le uniche due volte in cui l'ho visto piangere.
La prima risale al 1994, a una finale Mondiale leggendaria con la maglia dell'Italia. Franco giocò una partita eroica, a soli 25 giorni dalla rottura del menisco, un infortunio che per molti avrebbe dovuto obbligarlo a salutare la compagnia e a tornare a casa. E invece? E invece Baresi non solo restò, ma scese pure in campo. Fece una delle "sue" partite. Guidò la difesa italiana con intelligenza, fu protagonista di interventi straordinari, non fece passare uno spillo contro i terribili brasiliani. Poi ai rigori si presentò sul dischetto, con coraggio, quello che non gli è mai mancato. E poiché questo sport sa essere tanto bello quanto crudele, sparò alto come un altro mito della nostra Nazionale: Roberto Baggio. Quando tutto finì, il condottiero di mille battaglie crollò sulle ginocchia martoriate: dove non era riuscita la natura era riuscito il fato. Fu allora che Baresi scoppiò a piangere come un bambino sulla spalla di Arrigo Sacchi.
La seconda arrivò qualche anno più tardi. A San Siro, nella partita del suo addio al calcio, Baresi pianse durante un infinito e commovente giro di campo, col popolo rossonero a tributargli una standing ovation memorabile, mentre in sottofondo passavano le note di Mina, a ricordargli che "sei grande, grande, grande, come te, sei grande solamente tu". Sei, come la maglia numero 6, ritirata dal Milan in suo onore, perché un altro giocatore degno di indossarla come lui non ci sarebbe più stato.
"Clonate Franco Baresi", recitava un cartellone allo stadio quella triste sera d'autunno del 1997. Perché? Perché i tifosi del Milan avevano paura di un futuro senza di lui, il "Piscinin" arrivato bambino e diventato grande senza mai abbandonare il rossonero, nemmeno in Serie B.
Anni più tardi, venne coniato uno slogan più rassicurante: "Baresi: 6 per sempre". È a questo che stamattina dobbiamo aggrapparci, nel giorno in cui a piangere siamo noi. Che sia qui o altrove: 6 per sempre il nostro Capitano.
Nella giornata di oggi, il Vicepresidente della Fnopi Carmelo Gagliano ha partecipato alla MidSummer School 2026 organizzata da @MOTORESANITA a #Roma, nella Sala Capranichetta di Piazza Montecitorio.
Exciting news! 🚀
Astra Europa has joined the Founding Committee of @europeisti_eu, a bold new Italian movement uniting Italy’s pro-European, federalist & centrist forces. 🇮🇹🇪🇺
We share Europeisti’s commitment to Ukraine, European sovereignty & unity. Let’s unite Europe’s patriots!
Indro Montanelli? "La depressione lo perseguitava fin dall'età di undici anni, da quando una notte si era svegliato di soprassalto gridando: muoio, muoio, mentre una mano immaginaria gli stringeva la gola fino a soffocarlo. Quando quella mano tornava lui spariva, si ritirava nel suo eremo di Montemarcello, fra la terra e il mare, e in quei giorni di buio era più lucido che mai, perché capiva l'inutilità di ogni cosa e l'insufficienza della vanità come surrogato della speranza. L'ironia, per Montanelli, era la medicina che si somministrava da solo per non lasciarsi morire. Rideva per restare a galla". (Vittorio Feltri)
📁 DALL'ARCHIVIO
Foster + Partners svela il progetto definitivo del memoriale nazionale per la Regina Elisabetta II. Un parco commemorativo permanente nel cuore di #Londra, tra sculture, giardini e un ponte in vetro ispirato alla tiara del giorno delle nozze.
L'articolo su #DiarioDiac: https://t.co/yWMS6ih9Po
‼️ Inizia oggi la collaborazione con #Diac di Lorenzo Bardelli, fino a tre mesi fa direttore delle Aree Ambiente e Servizi idrici di #ARERA.
☢️ Nel dargli il benvenuto, vi invitiamo a leggere il suo primo articolo per #DiarioDiac, come il Consiglio di Stato ha trattato la regolazione del settore dei rifiuti? Articolo completo: https://t.co/DuQdTFt8l3
Da professore di storia russa, da marito e padre di donne russe, da amico di dozzine di russi:
La russofilia di struscio di questi scribacchini e intellettuali del menga fa una gran pena.
Da studioso e professore di storia del discorso sulla guerra: questo pacifismo superficiale e incapace di generare solidarietà—rispetto alle vittime di questa guerra fa ribrezzo.
Mi fanno ribrezzo il manto di idealismo e l’umanitarismo di maniera che nascondono posizioni politiche irresponsabili. Un discorso che è un deserto etico, in cui puoi chiacchierare fino alla nausea di pace e diplomazia senza dover rendere conto di nulla, lavandoti le mani delle conseguenze pratiche per le vittime ucraine. In cui eviti di ragionare sulle scelte difficili e i comportamenti che NOI avremmo la possibilità di adottare per migliorare la condizione delle vittime.
Cioè: umanitarismo un corno.
È un’ipocrisia disgustosa.