Caro @marcotravaglio, questa è una di quelle occasioni - purtroppo sempre più frequenti - nelle quali credo che tu abbia passato il segno.
Passi pure il tuo giornalismo militante contro l'Occidente libero nel quale puoi impunemente scrivere menzogne a favore di una dittatura straniera, senza che nessuno te ne chieda conto. Passi anche il tuo sorrisetto beffardo e saccente col quale spacci le tue opinioni per nuove verità. Quello che non è poissibile accettare è che nei tuoi profondi inchini nei confronti del regime mafioso di Mosca, nell’abisso morale e deontologico dal quale divulghi quella che consideri “informazione”, tu trascini il sistema di regole che tutela la libertà e il diritto alla vita, legittimando gli istinti peggiori della setta di odiatori che ti applaude.
Nel tuo editoriale di oggi definisci l'attacco al treno ucraino al confine con la Polonia come un "normale atto di guerra contro consiglieri e spioni che aiutano militarmente Kiev". E, aggiungi che, "se poi i consiglieri militari vanno a Kiev per aiutarla ad attaccare la Russia, sono legittimi bersagli e il minimo che possa accadere è che rischino la pelle". Racconti quindi ai tuoi lettori che è normale e ovvio che continuino a piovere droni russi sul territorio ucraino e ad ammazzare gente, senza nemmeno più nemmeno un cenno di condanna verso un regime aggressore, invasore e assassino.
Sul treno che per te meritava di essere attaccato c'erano però solo civili (206, per la precisione) e anche qualora ci fossero stati a bordo funzionari occidentali (che erano in realtà su un altro mezzo), non sarebbe cambiato molto, visto che erano anche loro praticamente tutti civili ed un eventuale attacco diretto avrebbe messo a rischio anche tutti gli altri civili presenti sullo stesso convoglio. A dire che è ignobile e illegale non sono io ma le convenzioni internazionali, che si applicano anche alla tua amata Russia e, ti sorprenderà, persino ai tuoi editoriali del cazzo.
Come è potuto succedere che il giornalista che si ergeva contro la collusione tra politica e mafia, abbia iniziato a sostenere il più mafioso tra i regimi del mondo e a giustificare i suoi omnicidi?
Non c'è più nulla di sano nel tuo modo di approcciare alla questione ucraina. Non c'è più nulla di umano in te. Vuoi la distruzione di un intero popolo che per puro accanimento ideologico per te è diventato un nemico. Vuoi la disintegrazione del nostro sistema di libertà.
Vorrei poterti dire che mi fai schifo. Ma la verità è ormai che provo solo inifinita pena nel vedere che tu ti debba guadagnare da vivere sciorinando quotidiane offese contro chiunque difenda libertà e democrazia, esaltando ciminali, sterminatori, dittatori e corrotti di ogni dove e dovendo ogni giorno superare te stesso nel mentire ed offendere il nostro lavoro e la nostra patria.
Con profonda e sincera disistima.
@OpachiAndrea "Si può seguire chiunque e non essere d'accordo con quasi nessuno di chi si segue" è solo una flebile speranza... Anche perché se scrivi qualcosa che non piace di solito ti bannano subito.
@marsetac Non solo, tutti dovrebbero sapere che differenza c'era dopo tra vivere in Germania Ovest e vivere in Germania Est.
Qui invece dilaga l'ignoranza e la leggerezza nello sputare nel piatto in cui si mangia.
@GianpieroScanu Questo che hai scritto dovrebbe essere scontato, e il fatto che devi specificare di essere di sinistra la dice lunga sulla sinistra in Italia..!
@marsetac Il punto è che chi sta con i palestinesi non può non stare anche con gli ucraini, altrimenti o ha una grande confusione in testa o si è fatto abbindolare dalla propaganda anti-occidentale!
@marsetac Chissà se con quell'aria pensierosa e filosofica può arrivare a capire che il problema non è il cittadino russo ma il governo russo (e il modo in cui probabilmente Putin vuole risolvere i problemi interni)
Oggi sfogliamo insieme alcuni libri di scuola italiani, ma dall'amaro retrogusto di propaganda russa. Geografia rivisitata, Storia riscritta, e un'Ucraina che anche sui più utilizzati libri scolastici soffre sotto il peso della disinformazione.
1/15 🧵
.@marcotravaglio si è urtato dopo il confronto con #Sachs e mi ha dedicato uno dei suoi editoriali nervosi pieni di riferimenti a deiezioni e fluidi corporali.
Si sa che Marco quando gli tocchi il cerchio magico putiniano si adombra e sputa tutta la pappina in giro per protesta. Era già successo con Orsini.
Sarà la vecchiaia, sarà la mancanza di una velina russa a supporto, ma il povero Marco ha preso un’altra topica.
Mi ha rinfacciato la famosa missione a San Pietroburgo con dei toni tipo: vi svelo un mistero…
Ma Marcolino bello se tu avessi ascoltato la trasmissione prima di sputacchiare il tuo pezzo, sapresti che ho ricordato io da Formigli quella missione per spiegare quanto sbagliato e prono fosse stato l’atteggiamento del nostro governo e dell’Europa nei confronti di Putin.
La prossima volta lo ripeterò in Russo. Così lo capirai bene e ti adeguerai immediatamente.
Ieri sera ho fatto un confronto con Jeffry Sachs e le sue strampalate teorie sulla Russia vittima di persecuzione degli europei. Gli ho posto un paio di domande a cui non ha saputo rispondere.
Con la propaganda putiniana funziona sempre così: loro accusano l’Europa e l’Ucraina di aver causato la guerra, tu argomenti le azioni di Putin e messi di fronte la realtà iniziano a balbettare.
Qui il link per recuperare il confronto integrale: https://t.co/SPY32DMwez
"Ho rapito un bambino da Mariupol". La Commissaria russa per i diritti dell'infanzia Maria Lvova-Belova, destinataria di un ordine di cattura internazionale spiccato dalla Corte Penale Internazionale ha ammesso un un’intervista di aver prelevato con la forza un bambino ucraino da Mariupol.
La donna ha ammesso che il bambino, di nome Philip, era ucraino, si sentiva ucraino e non voleva vivere in Russia, ma lei gli ha fatto il lavaggio del cervello per trasformarlo in un bambino russo. Nell’intervista spiega anche che il piccolo "visitava costantemente siti web pro-Ucraina, cantava canzoni ucraine e diceva: 'Amo l'Ucraina'. Quando l'ho visto, ho detto: 'Ascolta, è tutto'. Sei venuto in Russia, devi cambiare il tuo atteggiamento in qualche modo".
Le parole della donna, vicinissima a Putin, che con lui condivide la stessa accusa di rapimento di minori ucraini, è nei fatti la confessione di un vero e proprio crimine di guerra, a riprova di quanto gli esponenti del regime si sentano impuniti e al di sopra della legge, anche nel compiere gli atti più orrendi ed imperdonabili.
Il mondo sarà in pace solo quando questi criminali saranno processati per le loro oscene malefatte contro chi non ha alcuna possibilità di difendersi.
Il prossimo anno le spese militari aumenteranno di 3,5 miliardi. Il superbonus ce ne costerà 40. Qualcuno ricordi a @GiuseppeConteIT che la scelta non è oggi tra sanità e armi, ma ieri tra sanità, istruzione, sicurezza… e cappotti termici per le seconde case
“L’Unione Sindacale di Base ha sostenuto sin dall’inizio le repubbliche popolari del Donbas, autoproclamatesi indipendenti a seguito di un referendum popolare e dopo il golpe occidentale del 2014”. Inizia così un post da titolo “La guerra in Ucraina vista dal lato dei popoli: tutti in piazza contro NATO, UE e USA” pubblicato sul sito dell’USB il 24 febbraio 2022, giorno dell’inizio dell’invasione su vasta scala.
Tre giorni prima in un post pubblicato sulla scorta delle crescenti tensioni al confine russo-ucraino il sindacato criticava “l’interventismo italiano”, e si stringeva “intorno ai fratelli e alle sorelle delle Repubbliche Popolari di Luhansk e Donetsk”. Una corrispondenza di amorosi sensi, verrebbe da dire, visto che 24 ore dopo l’inizio della guerra sempre sullo stesso sito appariva una lettera di ringraziamento della Federazione Sindacale di Lugansk.
Già nel 2016 d’altra parte una delegazione dell’USB aveva pensato bene di fare visita nelle zone occupate e di pubblicare un articolo nel quale raccontava di aver avviato iniziative di solidarietà “subito dopo l’inizio dell’aggressione alle popolazioni del Dombass [scritto proprio con la “m”], che resistono da più di due anni all'attacco nazifascista del governo di Kiev”. Poche righe più avanti spiegava anche di aver “promosso una serie di iniziative in molte città italiane per far conoscere la verità su una guerra ormai oscurata dai media mainstream, che hanno diffuso una visione tutta a favore degli interessi economici e delle mire espansionistiche dell'Unione Europea”, annunciando anche l’intenzione di continuare a “denunciare la vera e propria guerra di aggressione che i fascisti di Kiev, appoggiati da UE, USA e NATO, stanno portando avanti contro le popolazione di quelle terre”.
Non credo serva altro per chiarire come anche l’operazione di marketing messa in piedi sulla tragedia di Gaza da USB e Potere al Popolo, i quali si sono limitati a lanciare qualche bandiera in piazze che si sarebbero riempite comunque (per poi intestarsi la primogenitura di una mobilitazione che ovviamente prescinde da forze che su lavoro, pensioni e diritti portano in strada assai meno gente), nasca in realtà da un approccio squisitamente ideologico e non umanitario. E bisogna essere molto franchi nel dirci che sono proprio atteggiamenti come questo, cioè la strumentalizzazione di un evento drammatico, un crimine, pur di portare avanti una lotta che nulla ha a che vedere con i diritti dei civili della striscia, che rendono quelle piazze divisive e quindi indigeste per molti di coloro che hanno veramente a cuore il destino di quella gente. Ed è poi anche la ragione per la quale dalle piazze propal viene ad esempio cacciato in malo modo chi si presenta con bandiere ucraine, come ha dimostrato di recente @Ivan_Grieco, perché non funzionale alla narrazione di un Occidente aggressore.
Perché tra le tante sfortune dei palestinesi dobbiamo metterci pure questa, e cioè che per più di qualcuno il loro dramma è diventato una grande opportunità per guadagnare consenso o visibilità. Lo è per la politica, che, come scriveva ieri @mattiafeltri, si è cimentata nella produzione di una miriade di ordini del giorno differenti, per piazzare una propria bandierina ideologica rispetto al piano di pace di Trump, ma lo è anche per i tanti sciacalli rossobruni, che hanno persino scelto ieri di abusare di uno strumento come lo sciopero, senza spostare di una virgola il problema Gaza, piuttosto che rinunciare ad una forma “lotta”, che ha alla fine causato disagi in Italia e non certo in Israele, per poi magari devolvere il guadagno della giornata lavorativa al sostegno umanitario di chi ha perso tutto.
E nessuno che si domandi per un attimo a chi giovi veramente dividere la società e trasformare una battaglia potenzialmente condivisa per la vita e la libertà in un derby tra opposte tifoserie. Sicuramente non a Gaza, le cui macerie restano tali anche se qui si bloccano stazioni e tangenziali e dove magari qualcuno potrebbe ricordare ai nostri strabici sindacalisti che non esistono occupazioni accettabili o popoli sacrificabili.