E al Tg1 della notte scompare la notizia di #Fakir, morto per le strade di Bologna dopo esser stato fermato dalla Polizia. Su TeleMeloni c’è spazio solo per la grazia a #Roggero.
Vorrei chiede a @GiuseppeConteIT se le bombe lanciate dalla Russia su Kyiv, stanotte, sono il segno che vogliamo riarmarci perché stiamo “costruendo una minaccia russa”, secondo lui inesistente.
Chiedo.
Perché molti russi hanno sostenuto la guerra?
No, non siamo un popolo particolarmente assetato di sangue. Ma non siamo nemmeno semplicemente vittime della propaganda. Questo fenomeno ha un’altra spiegazione, ed è scomoda proprio perché universale.
Nel febbraio del 2022 sono rimasta scioccata non solo dalla guerra. Sono rimasta scioccata dalle persone intorno a me. Dal modo in cui alcune persone che conoscevo da anni l’hanno sostenuta. Compresa la mia migliore amica. Con lei ho interrotto ogni rapporto immediatamente: mi inviò il video del famoso “bambino crocifisso”, un falso già smentito da tempo. Ma ciò che allora mi colpì, e continua a colpirmi ancora oggi, è questo: avevo parlato con questa donna ogni giorno per molti anni. Il Donbass non era mai stato al centro della sua vita - anzi, non gli interessava proprio. La NATO, ancora meno. La televisione, sì, quella la guardava. E all’improvviso mi mandava propaganda di guerra del 2014 come argomento a favore dell’invasione del 2022.
Interruppi il rapporto non perché fossi animata da un senso di indignazione morale, ma perché quella era ormai un’altra persona, che non riconoscevo più. Nel mio modo di vedere il mondo, sostenere una guerra è semplicemente inaccettabile.
Negli anni successivi ho letto i commenti di molte persone su Facebook e Twitter, persone che la televisione russa non la guardavano nemmeno, e ho ritrovato esattamente gli stessi argomenti. Quindi il problema non era solo la televisione. C’era qualcosa di più profondo.
Ed è stato il conflitto israelo-palestinese ad aiutarmi a vedere questo meccanismo con una chiarezza quasi chirurgica, perché lì osservavo lo stesso fenomeno, in più contemporaneamente da entrambe le parti.
Come arriva una persona normale a sostenere una guerra?
Il primo meccanismo è la negazione selettiva. È il più diffuso.
La logica è semplice: “i nostri” uccidono solo i cattivi, tutto il resto è propaganda del nemico. “I nostri soldati” conducono un’operazione mirata contro obiettivi militari. Se è stato colpito un ospedale ostetrico, allora lì si nascondevano dei combattenti. Se vengono mostrate fotografie di donne incinte ferite, sono immagini costruite ad arte. Perché “i nostri” non possono colpire donne incinte. Non possono, punto.
Questa è una barriera praticamente invalicabile, e cercare di abbatterla con i fatti è inutile: ogni nuovo elemento di prova viene semplicemente classificato come un altro falso. Non si tratta di stupidità né di malafede. È un meccanismo di difesa psicologica che funziona esattamente come è stato progettato per funzionare.
Ho osservato lo stesso fenomeno quando le voci filopalestinesi negavano il 7 ottobre, oppure quando quelle filoisraeliane sostenevano che tutti i morti a Gaza fossero combattenti. Dopo l’attacco a un dormitorio universitario a Starobilsk comparvero nel giro di poche ore messaggi secondo cui lì non vivevano affatto degli studenti.
Il meccanismo è identico. Cambia soltanto la geografia.
Gli stessi riflessi, la stessa funzione: proteggere la propria visione del mondo dalle informazioni che la contraddicono. I tedeschi, dopo la guerra, sostenevano sinceramente di essere convinti che gli ebrei fossero stati trasferiti in luoghi sicuri e isolati.
Il secondo percorso è più radicale, ma anche più coerente dal punto di vista logico: disumanizzare completamente il nemico.
A quel punto non ha più importanza chi muore.
Tutti gli ucraini sono nazisti.
Tutti i palestinesi sono terroristi.
Tutti gli israeliani sono sionisti occupanti.
Se il nemico, per definizione, non è più una persona, allora non importa se a morire sono bambini, medici o donne incinte. Sono tutti “uguali”. E quindi tutto diventa giustificabile.
Questa non è una caratteristica russa né mediorientale.
I tedeschi costretti, dopo la Seconda guerra mondiale, a guardare i documentari sui campi di concentramento abbassavano lo sguardo e continuavano a non credere. Non perché fossero dei mostri. 1/
Fakir è steso a terra con la faccia contro l'asfalto, bloccato da 2 agenti. Urla per il dolore e chiede aiuto. Dopo pochi minuti l'uomo smette di gridare, i sanitari ruotano il suo corpo, è morto. Accade oggi a Bologna, nel giorni dell'anniversario della mattanza del G8 di Genova
Se davvero i medici radiati verranno reintegrati, quando e se avverrà, dovremo pretendere che venga reso pubblico l'elenco. Da cittadino che ha il diritto di accedere alla sanità pubblica, voglio sapere chi sono perché non voglio essere curato da ciarlatani e cialtroni