@Immediato_@soumi_ds Infatti!! Capiscono sempre fischi per fiaschi per dare contro. Ancora non hanno capito che noi italiani non siamo mai stati razzisti. Però vogliamo lo stesso rispetto che doniamo. Abbiamo anche adottato bimbi di colore. Li aiutiamo…
@boboviz@redroby5@Gio2020Gio L’italiano è difficile da imparare… molto più facile l’inglese. E comunque sempre la stessa risposta. Ma perché devi abbandonare l’inglese? Impara anche l’italiano no?
@redroby5@Gio2020Gio Se non volete lasciare l’inglese (che non capisco poi perché lasciarlo) per l’italiano e siete poliglotti potete sempre andare dove parlano la lingua che sapete. Noi italiani non siamo obbligati ad imparare altre lingue se viviamo qui. Ma se andiamo altrove ci tocca.
Ui, das ist heftig!
Die griechische Europaabgeordnete MdEP Aphroditi Latinopoulou ging auf die „Verdienste“ von v. d. Leyen ein.
„Frau von der Leyen, es gibt keine größere Rassistin gegenüber Europäern als Sie, und dafür gibt es Beweise.
Sie haben uns mit illegalen Migranten überschwemmt, uns mit Steuern und Bürokratie erdrückt. Sie haben unsere Landwirte, Viehzüchter und Fischer ruiniert. Sie schließen europäische Fabriken, und Hunderttausende von Arbeitsplätzen gehen verloren.
Sie haben die traditionelle Familie zerstört. Sie zwingen uns die „Woke“-Agenda, den grünen Wahnsinn und die Islamisierung Europas auf. Auf unsere Kosten versorgen Sie Millionen illegaler Migranten, die unsere Stadtteile zerstören, plündern, belästigen, morden – und am Ende stellen Sie ihnen sogar Ausweise aus, damit sie wählen können.
Dafür haben Sie uns aber Papierstrohhalme, festgeklebte Verschlusskappen und Gay-Prides beschert.
Sie sind nicht nur Merkels beste Schülerin. Sie haben sie übertroffen, Frau von der Leyen. Sie stecken tief in Skandalen und Korruptionsvorwürfen: PfizerGate, verschwundene Nachrichten und die Verweigerung von Kontrollen.
Und all das – ohne die Zustimmung der europäischen Bürger.“
“Sono anarchica e antagonista, facciamo il culo agli sbirri”, diceva in chat la dottoressa. Falsi certificati medici per impedire l’espulsione e il rimpatrio dei migranti irregolari. Per ideologia politica, per soldi o forse per entrambi. La polizia di Stato, tramite il Servizio Centrale Operativo e la Squadra Mobile di Ravenna, è impegnata in un’attività di polizia giudiziaria finalizzata all’esecuzione di plurimi decreti di perquisizione locale, personale e informatica emessi dalla Procura di Ravenna nell’ambito di un procedimento concernente la presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false, presumibilmente destinate a impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari presso i Centri di permanenza per i rimpatri.
@LeonardoPanetta Sui social… visibilità. Velo con rossetti neri e tatuaggi e capelli che scappano.
Conoscono solo questo: essere visibili e abbracciare l’ideologia senza ragionare. Facile fare un video. Hanno in testa il vuoto totale.
Milano, Porta Venezia. Immigrato spacciatore accoltella brutalmente un 13enne e il suo cane. Il bambino muore dopo due settimane di agonia. Sentenza di condanna leggera: solo 9 anni per l’uccisione con lama di un minore.
Perché? Perché, per la signora giudice, l’immigrato pusher “non poteva sapere l’età della vittima, errore scusabile” in quanto il bambino era cicciottello.
ERRORE SCUSABILE?
Dillo alla madre del 13 ammazzato.
MI DICONO CHE SONO UNA “CAROGNA RAZZISTA” PERCHÉ HO PUBBLICATO IL VIDEO DEL MARANZA CHE LECCA IL GELATO AL SUPERMERCATO E POI LO RIMETTE NEL CONGELATORE. “È UNA CHALLENGE”, MI SPIEGANO. AH, ALLORA VA BENE.
Ieri ho pubblicato il video di un maranza che, all’interno di un supermercato, apre un congelatore, prende una vaschetta di gelato, la apre, ne lecca abbondantemente la superficie, la richiude e la rimette tranquillamente al suo posto, a disposizione del prossimo cliente ignaro.
Qualcuno mi ha scritto che sarei una “carogna” e una “razzista” per avere pubblicato il filmato. Perché? Perché, mi spiegano, si tratterebbe di una challenge, cioè di una di quelle sfide che circolano sui social.
Ah, ecco. Allora siamo tutti più tranquilli.
Evidentemente basta dare un nome inglese a una condotta incivile perché questa acquisti improvvisamente dignità. Se sputo nel vostro bicchiere è una porcheria; se lo filmo e lo chiamo Spit Challenge, diventa intrattenimento.
A me pare esattamente il contrario: se davvero si tratta di una challenge, la cosa è ancora più idiota e preoccupante, perché significa trasformare un comportamento che danneggia gli altri in un modello da imitare, filmare e diffondere per raccattare visualizzazioni.
E quale sarebbe esattamente la sfida? Chi riesce a contaminare più prodotti senza farsi vedere? Chi dimostra meno rispetto per gli altri? Chi colleziona più visualizzazioni comportandosi da incivile?
E soprattutto: che cosa si vince? Il premio coglione dell’anno? Il titolo di cittadino incivile dell’anno?
Io non so chi abbia inventato questa presunta challenge e non mi interessa. So che un prodotto alimentare destinato alla vendita, una volta aperto e leccato, non si rimette sullo scaffale affinché venga comprato e mangiato da uno sconosciuto.
Non è razzismo. Non è discriminazione. Si chiama civiltà. E se per non essere chiamati razzisti dobbiamo persino fingere che leccare il cibo degli altri e rimetterlo in vendita sia normale perché “lo fanno sui social”, temo che la vera challenge sia diventata un’altra: vedere fino a che punto riusciamo a sospendere il buonsenso pur di non giudicare mai niente e pur di non essere giudicati.
E non ci sto.
@FrenkieWoody Qualcuno offriva cibo per mangiare.
Ed era tempo che credevo non servisse.
Quel viaggio era scoperta
e c’era chi fumava,
si abbassava quindi un poco il finestrino
e si fermava l’aria con la mano
a trattenerla
rigida.
Che odore arriva ancora alle narici!
@FrenkieWoody Era bello viaggiare
guardare il verde, intravedere il mare. Improvviso il buio della galleria: “attenti al portafogli” qualcuno suggeriva.
Il sole poi colpiva gli occhi, e disturbava
Di scatto si volgeva il capo alla valigia intanto che si stava a chiacchierare.
@FrenkieWoody Siamo anime spente oggi in questo vagone;
un tablet, un video, un occhio di vetro.
Nessuno più guarda nel mondo, là fuori.
Ricordo di un treno e di un capostazione, saliva per ultimo ed eri tranquillo.
@Alessiotorrex@UnaGiorno Diffondere gli esiti. Ce ne diranno di tutti i colori, saremo offesi, ma si continua a diffondere. Se ci sono prove devono essere pubblicate
Nel settembre del 1979, a Qom, Oriana Fallaci ottiene un’intervista storica con l’Ayatollah Khomeini, il leader della rivoluzione islamica in Iran.
Durante il colloquio, la giornalista non si perita di incalzarlo su temi cruciali come i diritti delle donne e l’obbligo di indossare il chador.
Di fronte alle risposte del leader, che definisce il velo un abito “modesto” e adatto alle donne perbene, la Fallaci compie un gesto d’impatto e rottura:«Questo cencio da medioevo? Me lo tolgo subito».
Un atto di sfida visivo e politico che resta impresso nella storia del giornalismo mondiale, a testimonianza di una penna che non si è mai piegata di fronte a nessun potente.
✍️🇮🇹 #orianafallaci #storia #cultura
Ma perché invece che dare soldi per la guerra e continuare ad armare all’infinito Zelensky, non aiutiamo il Nepal o la Colombia dopo i disastri che sono successi? Aiutare per salvare, invece che aiutare per alimentare la distruzione
Il grembiule nero della scuola elementare di una volta era l'uniforme più democratica che esiste - quella tela nera che copriva i vestiti di tutti i bambini e li rendeva uguali indipendentemente da quello che c'era sotto, dal vestito buono del figlio del medico o dai pantaloni rattoppati del figlio del contadino.
Il grembiule nero con il colletto bianco - quello dei maschi - e il grembiule nero con il fiocco rosa o azzurro - quello delle femmine. Il nome scritto sull'etichetta cucita dentro. Il grembiule che la mamma lavava e stirava ogni settimana. I bottoni che si perdevano e si ricucivano.
L'odore del grembiule pulito del lunedì mattina. E quella foto di classe con tutti in grembiule nero allineati davanti all'obiettivo - una fila di bambini identici e tutti diversi insieme - che è la fotografia più democratica che la scuola italiana abbia mai prodotto.
Il grembiule diceva: qui siamo tutti uguali. Quella bugia bella che la scuola raccontava ogni giorno era anche il suo insegnamento più importante.
Post di Patrizia Benelli dalla pagina "Gruppo come eravamo" FB.