È civile e doveroso interrogarsi su come e perché sia morto Fakir. Ma io sono un politico e non commento un episodio di cronaca, per di più così delicato, sette secondi dopo i fatti e senza conoscere prima gli esiti dell’autopsia.
Quello che so è che serve prudenza. Perché se passa il messaggio che ogni intervento delle forze dell’ordine è violento per definizione, nessuno interverrà più in nessun caso e per nessun motivo.
Così come so che chiamare immediatamente una piazza che inevitabilmente finisce per essere “contro” le forze dell’ordine è pericoloso e irresponsabile. Ed è, soprattutto, il miglior regalo alla destra più reazionaria che esista.
Allontanato per una battuta su Paperinik. Come ha fatto notare Gottardi sul Foglio ricorda la trama de Lo Scherzo di Milan Kundera, dove nella Cecoslovacchia comunista, il giovane protagonista per una battuta viene improvvisamente ostracizzato dalla vita pubblica
La pubblicazione, sulla piattaforma Mediaset Infinity e su eventuali altri siti, piattaforme o organi di informazione che abbiano riprodotto o diffuso i medesimi contenuti, dell’audio e della trascrizione di conversazioni intercorse tra Alberto Stasi e il suo difensore, il Prof. Angelo Giarda, pone una questione di straordinaria gravità sotto il profilo del rispetto delle garanzie costituzionali e della tutela del rapporto difensivo.
Nel nostro ordinamento le comunicazioni tra imputato e difensore sono assistite da una protezione rafforzata, posta a presidio del diritto di difesa e della libertà del cittadino di conferire con il proprio avvocato in condizioni di piena riservatezza. L’articolo 103 del codice di procedura penale vieta l’intercettazione delle comunicazioni difensive e sancisce l’inutilizzabilità dei relativi risultati nei casi previsti dalla legge. Tali conversazioni, oltre a non poter essere utilizzate processualmente, non possono essere oggetto di pubblicazione neppure dopo la conclusione del procedimento, ove non risultino utilizzate nel processo o riprodotte in provvedimenti giudiziari.
Se il cittadino non può avere la certezza che le proprie conversazioni con il difensore restino sottratte alla diffusione pubblica, viene inevitabilmente compromessa la pienezza stessa del diritto di difesa garantito dalla Costituzione.
Il problema non è il carattere accusatorio o difensivo del contenuto diffuso, ma il fatto stesso della pubblicazione di un colloquio tra imputato e difensore, che non può essere trasformato in materiale mediatico in assenza della volontà dell’interessato.
Appaiono pertanto necessarie la rimozione di tali contenuti da Mediaset Infinity e da ogni altra piattaforma o mezzo di comunicazione che li abbia diffusi, con la cessazione di ogni ulteriore pubblicazione, nonché l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali e dell’autorità giudiziaria competente in relazione alla violazione delle disposizioni che disciplinano la pubblicazione di atti e contenuti relativi a procedimenti penali.
Roma, 14 maggio 2026
La Giunta
Nello studio di Gruber il mondo gira all’incontrario: Putin diventa un bravo ragazzo, l’Europa bellicista, l’Ucraina una noia e la sinistra una terra promessa di cui Conte è il profeta. Meloni rappresenta il male assoluto qualsiasi cosa faccia.
Se non ti adegui a questa narrazione faziosa e miope diventi “il nemico”.
Il mondo crolla, ma un pezzo di politica e giornalismo continua con le polemiche da cortile come nulla fosse. Questo teatro dove i ragazzi ucraini vengono dileggiati e la faziosità sostituisce i valori e il ragionamento libero, rappresenta ciò che @Azione_it combatte. E ce n’è molto bisogno.
Il mondo dell'odio è talmente vasto ed è sempre più vasto": la senatrice a vita Liliana Segre lo ha sottolineato durante un convegno al Memoriale della Shoah. "Una valanga d'odio che trascina le persone a mandare messaggi a 96 anni 'perché non muori?'" ha aggiunto. #ANSA https://t.co/mRe7EmaAbS
Di solito non parlo di politica qui. Ma questa non è politica, è una dose minima di civiltà. @ellyesse, perché non esprimi la tua solidarietà chiara, netta, senza ambiguità alla #brigataebraica espulsa dal corteo del #25aprile? E a chi portava bandiere ucraine, insultati a Roma?
Il solito manipolo di “cosiddetti antiFa” ha sequestrato il 25 aprile! Dobbiamo liberare il 25 aprile dai fanatici che ogni hanno lo prendono in ostaggio. Solidarietà a @emanuelefiano e a tutti gli amici della brigata ebraica vittime di questo delirio. NO PASARAN
Ho sentito @TinoFerrari1, l’attivista aggredito durante il corteo del 25 aprile a Bologna solo perché sventolava le bandiere dell’Europa e dell’Ucraina.
Oltre a ringraziarlo e abbracciarlo virtualmente, ho voluto invitarlo a nome mio e del Parlamento Europeo alla Festa dell’Europa che si terrà in Campidoglio, a Roma, il prossimo 8 maggio con @EP_President
Sarà un grande onore averlo con noi, ringraziarlo di persona per il suo esempio luminoso perché non basta dire “siamo europei”: dobbiamo decidere che tipo di Europa vogliamo.
E l’Europa che vogliamo ha bisogno del coraggio di Tino Ferrari e di chi come lui difende la democrazia e la libertà.
🇪🇺🇺🇦
Il 25 aprile muori qui, con fascisti che accerchiano la brigata ebraica urlando “siete saponette mancate” e che impediscono alle bandiere ucraine di partecipare alla manifestazione.
25 aprile 2026 @annapaolaconcia
Quindi l’idea sarebbe questa: diamo due soldi in premio all’avvocato in modo che costui, commettendo infedele patrocinio, convinca il proprio assistito, migrante in Italia, a tornarsene bel bello a casetta sua, insomma a fare il contrario di ciò per cui il migrante medesimo lo aveva nominato proprio difensore. Mi stavo chiedendo se roba di questo genere sia frutto di lunga ed approfondita elaborazione teorica, tipo un qualche centro studi, o salta fuori così, per talento naturale.
La Repubblica islamica ha ucciso più iraniani in due giorni di quanti ne abbiano uccisi le bombe israeliane e americane in 40, ma ha vinto la guerra dei meme quindi tutto ok
🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Hanno ucciso la Guida Suprema.
Eliminato decine di figure chiave del regime a piacimento, scegliendo come e quando fermarsi.
Distrutto o gravemente indebolito la Marina iraniana.
Degradato le scorte missilistiche di Teheran.
Danneggiato forse irrimediabilmente l’industria della difesa della Repubblica Islamica.
Colpito migliaia di postazioni dei Guardiani della Rivoluzione e delle forze Basij.
Colpito nuovamente i siti nucleari iraniani.
Indebolito l’infrastruttura di un regime che non può più contare sulla tenuta del patto sociale con gli iraniani dopo le proteste di gennaio (e si capirà nelle prossime settimane).
Inflitto colpi devastanti agli alleati regionali del regime.
Umiliato il nemico dimostrando il controllo dei cieli con una delle missioni di salvataggio più complesse e spettacolari della storia.
Ottenuto la riapertura dello Stretto di Hormuz senza concedere nulla al tavolo del negoziato, se non un negoziato.
Si poteva fare meglio? Certo.
Se chiedete a me, gli Stati Uniti e Israele avrebbero dovuto fermarsi soltanto a regime change compiuto. Quella era e resterà la “vittoria totale”.
Ma gli stessi che oggi dicono che “Trump ha perso, è stato umiliato” fino a ieri sostenevano che la guerra per un regime change fosse illegale e ingiustificata. Bisogna mettersi d’accordo.
I fatti dicono che abbiamo una sospensione degli attacchi di due settimane - neanche completa, vista l’intenzione di Israele di continuare a combattere in Libano - e l’opportunità di ottenere importanti risultati diplomatici. Se non verranno, fra due settimane - “two weeks” - o quattro o sei, comunque al termine di questo ciclo di negoziati, Stati Uniti e Israele torneranno a perseguire militarmente gli obiettivi che si sono dati.
Chiedo: la soluzione negoziale non era quella da tutti auspicata? E perché stamattina si è trasformata improvvisamente in un fallimento strategico?
La verità è che l’Iran ha fatto molte più concessioni di quanto abbiano fatto gli americani. La verità è che Teheran ha accettato ciò che aveva sempre detto di non poter neanche considerare: una tregua anziché un accordo di pace complessivo.
Se lo ha fatto è perché sottoposto a una pressione militare senza precedenti.
Se lo ha fatto è perché persino la prospettiva (altamente probabile) che questa si riveli una semplice “pausa tattica”, in vista di nuovi strike, gli appare preferibile alla continuazione della guerra e alla certezza di un’ulteriore escalation.
Questi sono fatti. Il resto è odio, ideologia o racconto politicizzato da parte di personaggi ossessionati da Stati Uniti, Israele, Trump e Netanyahu.
Dunque, se va di moda dire che Stati Uniti e Israele “hanno perso”, va bene, continuate pure.
Dico solo questo: nella vita mi (e vi) auguro di perdere sempre come hanno perso Stati Uniti e Israele.
Il tempo è galantuomo.
Lo sarà anche in questo caso.
Ps: vi aspetto sul Blog. E grazie ai tantissimi - davvero - che stanno respingendo gli assalti della propaganda iraniana e anti-americana dando fiducia a questa pagina: https://t.co/HPfjUHUqMm
A #Teheran sono riprese le esecuzioni capitali e la repressione più brutale. Liberare lo Stretto di Hormuz è importante. Fermare il nucleare militare anche. Ma non è certamente meno importante fermare la macchina della repressione, ottenere la liberazione dei prigionieri politici e la sospensione delle esecuzioni capitali. I ragazzi e le ragazze di Teheran che si battono per la loro libertà non vanno lasciati soli. È un dovere morale a cui nessun governo, nessuna istituzione può sottrarsi. E l'Italia e l'Europa agiscano.